LibriNuovi

Causa penuria di nuovi libri la rubrica riprenderà a settembre

Ogni giorno un libro nuovo

COPSORCIO23 GIUGNO Maigret senza Maigret. È un’assenza sopportabile ne “Il sorcio” di Georges Simenon. Lo ha pubblicato Adelphi, nella collana “Biblioteca Adelphi”, al prezzo di 18,00 euro. In questo romanzo, che è stato definito “un Maigret senza Maigret”, Simenon ha messo dentro, in compenso, alcuni dei più celebri “comprimari” del famoso commissario: Lucas, qui promosso, e il perennemente scalognato ispettore Lognon. Sullo sfondo dei quartieri più chic di Parigi, tra i caffè degli Champs-Élysées e gli alberghi di lusso intorno all’Opéra, Simenon si diverte a mescolare con abilità la scomparsa di un cadavere, una banda di gangster, una “pupa” che è uno schianto, un faccendiere ungherese, l’alta finanza, l’alta società, la Polizia giudiziaria e un rapimento da film americano. Ma, soprattutto, dà vita a uno dei suoi personaggi più accattivanti: Ugo Mosselbach, detto il Sorcio, un anziano barbone di origine alsaziana (in passato organista e insegnante di solfeggio), il quale, tutt’altro che mortificato dalla sua condizione, è una sorta di guitto beffardo. Lo scrittore lo descrive così: “un ometto magro, con due occhi eccezionalmente vivaci e maliziosi, una peluria rossiccia che tendeva al bianco sporco e un modo personalissimo di portare stracci troppo grandi per lui con una dignità che rasentava l’eleganza”. La sera in cui trova un portafogli gonfio di dollari, il Sorcio architetta un piano infallibile, che dovrebbe permettergli di comprarsi la vecchia canonica di Bischwiller-sur-Moder dove sogna di finire i suoi giorni. C’è purtroppo un piccolo dettaglio, che complicherà parecchio le cose: il portafogli era accanto a un cadavere. Sarà la curiosità (ma anche la voglia di sfidare l’ispettore Lognon!) a spingerlo a condurre una sua indagine parallela, che lo catapulterà in una sequela di guai.


COPQUESTANON22 GIUGNO Tra Scerbanenco e Jannacci. È una Milano che oscilla fra i due quella raccontata, in sfumatura di giallo, da Alessandro Robecchi in “Questa non è una canzone d’amore”, pubblicato da Sellerio, nella collana “La memoria”, al prezzo di 15,00 euro. “Milano non è una città da guardare ad altezza d’occhi” racconta Alessandro Robecchi. “Per capirla davvero bisogna guardare in basso, dove i seminterrati si riempiono di traffici, magazzini, laboratori, (…) oppure bisogna guardare in alto, dove i palazzi del primo Novecento sono cresciuti come per levitazione”. Tra la Milano di sotto e quella di sopra si svolge una storia irrefrenabile di delitti e scherzi del destino, che vede in azione un gruppo vario e strampalato di personaggi che bene raccontano lo stato delle cose, quel misto assurdo e a tratti esilarante di fortuna e disgrazie, ricchezza e povertà, violenza e moralità. Un fortunato autore televisivo ha abbandonato la trasmissione cui deve il successo. Si chiama Crazy Love e racconta la vita sentimentale della «né buona né brava gente della Nazione». Sotterfugi, tradimenti, odio, passioni e rancori, al motto di «Anche questo fa fare l’amore». Un enorme successo, ma lui non ne può più. Mentre è felice e orgoglioso della sua scelta, una sera gli si presenta in casa un tizio che cerca di ucciderlo. Tre dita di un buon whiskey di 14 anni gettate in faccia al malintenzionato gli salvano la vita. Ma da qui in poi è un disastro. Una coppia di killer colti e professionali, due zingari in cerca di vendetta, una giovane segugia col cuore in frantumi, collezionisti e contrabbandieri di souvenir nazifascisti, qualche morto di troppo…


COPSATANTANGO21 GIUGNO Comunismo al tramonto. Che viene minuziosamente raccontato da Laszlo Krasznahorkai in “Satantango”, edito da Bompiani, nella collana “Letteraria straniera”, al prezzo di 20,00 euro. Questa prosa inesauribile eppure claustrofobica, con la sua tessitura di frasi lunghe e dense, come corde tentatrici tese tra la banalità e l’apocalisse, assicura all’autore un posto nella tradizione europea di Beckett, Bernhard e Kafka.” Ecco il giudizio del “The Independent” sul romanzo. Il comunismo è ormai al tramonto e nella fangosa campagna ungherese quel che resta di una comunità di individui abbrutiti vive una vita senza speranza in una cooperativa agricola ormai in sfacelo. Tutti vogliono andarsene e sperano in un futuro migliore grazie al denaro che riceveranno dalla chiusura della loro fattoria collettiva. Quando all’improvviso si diffonde la notizia che il carismatico Irimiás, sparito due anni prima e dato ormai da tutti per morto, è stato visto sulla strada che porta al villaggio e sta per tornare pare un miracolo. È l’inizio dell’attesa, dell’avvento incombente di qualcosa che li può liberare ma che avrà pesanti conseguenze sulle loro vite disperate. Si troveranno infatti a far fronte non solo alle astuzie di Irimiás, ma anche ai conflitti che li dividono.


COPCORRUZIONE20 GIUGNO Chi tradire? Se lo domanda Danny Malone in “Corruzione”, l’ultimo e movimentato romanzo di Don Winslow. Lo ha edito Einaudi, nella collana “Stile libero BIG”, al prezzo di 21,00 euro. A New York potevi aspettarti che finisse in galera chiunque. Il sindaco, il presidente degli Stati Uniti, persino il papa. Chiunque ma non il poliziotto eroe Dennis Malone. Lo sbirro che aveva messo in piedi la migliore unità dell’NYPD. Che sapeva in quali armadi erano nascosti tutti gli scheletri. Perché molti li aveva nascosti lui. Danny Malone voleva solo essere un bravo poliziotto. Era il re della Manhattan North Special Force, detta Da Force. L’unità che imperversava sulle strade di Harlem come un vento impetuoso spazzando via ogni immondizia. Ma ora che Malone è finito in galera, quel vento non soffia piú. Malone e i suoi erano i piú svegli, i piú abili, i piú veloci. Quelli che in città tenevano a bada “la giungla” e a Natale regalavano, di tasca propria, un tacchino ai poveri. Per diciotto anni Malone era stato in prima linea, per strada, e aveva fatto tutto il necessario per proteggere una città che si nutre di ambizione e corruzione, dove di pulito non c’è piú nessuno. Compreso Malone stesso. Ad Harlem era diventato una specie di intoccabile, ma anche un sorvegliato a vista. All’improvviso però “la sua città, la sua zolla, il suo cuore” gli si sono rivoltati contro. E ora che è stato incastrato dai federali non gli resta che decidere chi sia meglio tradire.


COPSERPENTE19 GIUGNO Brutto serpentaccio! Non poteva che uscire fuori che in Inghilterra l’evocato “Serpente dell’Essex” di Sarah Perry. Il romanzo è edito da Neri Pozza, nella collana “I narratori delle tavole”, al prezzo di 18,00 euro. Londra, fine Ottocento. Le campane di St-Martin- in-the-Fields suonano a morto per le esequie di Michael Seaborne e i rintocchi si diffondono in tutta Trafalgar Square. Cora Seaborne, la giovane vedova del defunto, invece di mostrarsi contrita tira un sospiro di sollievo: la morte di Michael, un uomo stimato e influente, ma anche freddo e crudele, l’ha resa finalmente libera, sollevandola da un ruolo, quello di moglie, che non ha mai sentito suo. Dopo il funerale, accompagnata dal figlio undicenne Francis, un bambino taciturno e stravagante, e dalla fidata bambinaia Martha, Cora cerca rifugio a Colchester, nell’Essex, dove stanno portando alla luce dei fossili lungo la costa. Da sempre appassionata naturalista, la giovane donna vuole approfittare della ritrovata libertà per dedicarsi a quelli che lei chiama «i suoi studi»: frugare tra le rocce e il fango alla ricerca delle ossa fossilizzate di animali vissuti migliaia di anni fa, sull’esempio della paleontologa Mary Anning. A Colchester Cora si imbatte in alcune bizzarre voci secondo cui un serpente mostruoso, ricoperto di scaglie ruvide e con occhi grandi come una pecora, è emerso dalle paludi salmastre del Blackwater ed è risalito fino ai boschi di betulle e ai parchi dei villaggi. Un grande essere strisciante, dicono, più simile a un drago che a un serpente, che abita la terra tanto quanto l’acqua, e in una bella giornata non disdegna di mettere le ali al sole. Il primo ad averlo avvistato, su a Point Clear, ha perso il senno ed è morto in manicomio lasciandosi dietro una dozzina di disegni realizzati con frammenti di carbone. E poi c’è stato quell’uomo annegato il primo giorno dell’anno, ritrovato nudo e con cinque graffi profondi su una coscia. Cora sospetta di trovarsi davanti a un caso di probabile interesse per il British Museum: l’animale leggendario che terrorizza la gente del posto potrebbe essere una specie nuova non ancora scoperta che va esaminata, catalogata e spiegata. Impaziente di indagare è anche il vicario locale, William Ransome, convinto, al contrario, che non si tratti altro che di un’empia superstizione e che sia suo compito ricondurre il paese alla tranquillità e alla certezza della fede in Dio. Cora e William guardano il mondo da punti di vista diametralmente opposti, scontrandosi su tutto. Ma allora perché, anziché sentirsi irritato, William si scopre preda di un’eccitazione e di un’euforia inspiegabili ogni volta che si imbatte in Cora?


COPDONNEFUGA17 GIUGNO Lontane da. Si allontanano le donne studiate da Maria Serena Mazzi in “ Donne in fuga. Vite ribelli nel Medioevo”, pubblicato da il Mulino, nella collana “Intersezioni”, al prezzo di 14,00 euro. “Si può fuggire inseguendo un miraggio, una speranza di vita e di lavoro migliore. Si voltano le spalle a mariti violenti. Si schiude il battente di un convento nel quale non si voleva entrare e dove ogni giorno impone la sua pena. Si tenta di andare lontano da creditori e sfruttatori. Si scappa dalle case altrui, dalla servitù e dalla schiavitù, dalle mani rapaci dei padroni, dalla mancanza di diritti. Oppure si abbandona una casa, una famiglia, per tentare la sorte in un altrove indefinito, per un richiamo di curiosità, per non rimirare ogni giorno lo stesso limitato orizzonte”. Nel Medioevo le donne vivevano in una rigida sottomissione. Non assecondare la volontà della famiglia, non ubbidire agli uomini, padri, mariti o padroni, manifestare indipendenza di giudizio o di comportamento facevano di loro delle ribelli. Ma non sono mancate sante, regine, badesse, semplici monache, umili contadine, serve, schiave, eretiche, streghe, prostitute che hanno scelto di sottrarsi a destini segnati, resistendo, opponendosi, fuggendo. Donne decise a viaggiare, conoscere, insegnare, lavorare, combattere, predicare. O semplicemente a difendersi da un marito violento, da un padrone brutale. O a salvarsi la vita, scampando ai roghi dell’Inquisizione. Da Margery Kempe a Giovanna d’Arco, da Santa Brigida a Eleonora d’Aquitania, alle tante ignote o dimenticate donne in fuga verso la libertà. Queste figure, sia quelle note che quelle meno note, le trovate in questo saggio.


COPMETAMORFOSI16 GIUGNO Cambia il mondo. E ne parla Ulrich Beck in “La metamorfosi del mondo”, edito da Laterza, nella collana “Tempi nuovi”, al prezzo di 16,00 euro. Ulrich Beck, in questo saggio, argomento dello stato di choc in cui si vive la contemporaneità. Perché la metamorfosi del mondo produce un’esplosione che manda all’aria le certezze su cui si fonda la società contemporanea, quelle che finora sono state le costanti antropologiche della vita e della concezione del vivere comune? “Non capisco più il mondo”: è l’affermazione su cui si troverebbe d’accordo la maggioranza delle persone di ogni parte del globo. E con ragione. Il mondo è attraversato da un vero e proprio processo di metamorfosi: non è cambiamento sociale, non è trasformazione, non è evoluzione, non è rivoluzione, non è crisi. La metamorfosi è una modalità di cambiamento della natura dell’esistenza umana. Chiama in causa il nostro modo di essere nel mondo. È innegabile che si vive in un mondo sempre più difficile da decodificare. Non sta semplicemente cambiando: è in metamorfosi. Ciò che prima veniva escluso a priori, perché totalmente inconcepibile, accade. Sono eventi globali che passano generalmente inosservati e si affermano, al di là della sfera della politica e della democrazia, come effetti secondari di una radicale modernizzazione tecnica ed economica. Basta pensare alla serie di avvenimenti accaduti negli ultimi decenni: la caduta del Muro di Berlino, gli attentati dell’11 settembre, il catastrofico mutamento climatico in tutto il mondo, il disastro del reattore di Fukushima, fino alle crisi della finanza e dell’euro e alle minacce alla libertà create, come ci ha rivelato Edward Snowden, dalla sorveglianza totalitaria nell’era della comunicazione digitale.


COPMINISTERO15 GIUGNO Vent’anni dopo. Ma non è Dumas. È, a vent’anni da “Il dio delle piccole cose”, Arundhati Roy con il suo ultimo romanzo “Il ministero della Suprema Felicità”. Lo ha pubblicato Guanda, nella collana “Narratori della Fenice”, al prezzo di 20,00 euro. Anjum, nuova incarnazione di Aftab, srotola un consunto tappeto persiano nel cimitero cittadino che ha eletto a propria dimora. Dopo di che incontriamo l’incorreggibile Saddam Hussain, l’inquieta Tilo e i tre uomini che l’hanno amata: tra loro Musa, il cui destino è indissolubilmente intrecciato al suo, con la stessa forza con la quale le loro mani si stringono fin da quando erano ragazzi. Il padrone di casa di Tilo, un altro dei suoi innamorati, è adesso un agente dei servizi segreti di stanza a Kabul. E accanto a loro le due Miss Jebeen: la prima nata a Srinagar e sepolta, a soli quattro anni, nell’affollato Cimitero dei Martiri della città kashmira; la seconda apparsa a mezzanotte, in una culla di rifiuti, su un marciapiede di New Delhi. Dolente storia d’amore e insieme vibrante protesta, Il ministero della suprema felicità si snoda tra sussurri e grida, tra lacrime e qualche risata. I suoi eroi, spezzati dalla realtà in cui vivono, si salvano grazie a una cura fatta di gesti d’amore e di speranza. Ed è per questa ragione che, malgrado la loro fragilità, non si arrendono.


COPDIVORZIARE14 GIUGNO Divorziare in allegria. Si può con “Divorziare con stile”, ultimo romanzo di Diego De Silva per la serie “Malinconico”. Lo ha pubblicato Einaudi, nella collana “I coralli”, al prezzo di 19,00 euro. Mentre vive, Vincenzo Malinconico cerca di capire come la pensa. Per questo discetta su tutto, benché nessuno lo preghi di farlo. Abilissimo nell’analizzare i problemi ma incapace di affrontarli, dotato di un’intelligenza inutile e di un umorismo autoimmune, si abbandona alla divagazione filosofica illuminandoci nell’attimo in cui ci fa saltare sulla sedia dal ridere. Malinconico, insomma, è la sua voce, che riduce ogni avventura a un racconto infinito, ricco di battute fulminanti e di digressioni pretestuose e sublimi. Puri gorgheggi dell’intelletto. Questa volta Vincenzo e la sua voce sono alle prese con due ordini di eventi: il risarcimento del naso di un suo quasi-zio, che in un pomeriggio piovoso è andato a schiantarsi contro la porta a vetri di un tabaccaio; e la causa di separazione di Veronica Starace Tarallo, sensualissima moglie del celebre (al contrario di Malinconico) avvocato Ugo Maria Starace Tarallo, accusata di tradimento virtuale commesso tramite messaggini, che Tarallo (cinico, ricco, spregiudicato e cafone) vorrebbe liquidare con due spiccioli. La Guerra dei Roses tra Veronica e Ugo coinvolgerà Vincenzo (appartenente da anni alla grande famiglia dei divorziati) molto, molto piú del previsto. E una cena con i vecchi compagni di scuola, quasi tutti divorziati, si trasformerà in uno psicodramma collettivo. Roba da morire. Dal ridere.


COPNOTTIBLU13 GIUGNO Segreti ingombranti. Che è inutile tenere nascosti perché alla fine, prima o poi, si fanno vivi. Sono segreti a fare l’ossatura di “Le notti blu”, romanzo di Chiara Marchelli. Lo ha pubblicato Perrone, nella collana “Hinc”, al prezzo di 15,00 euro. Tutti crediamo di conoscere le persone che amiamo: Larissa e Michele si conoscono da una vita, così come pensano di conoscere Mirko, il figlio che lascia gli Stati Uniti, dove è nato, per vivere in Italia e sposare Caterina: un colpo di fulmine che non hanno mai approvato pienamente. Larissa e Michele sono sposati da oltre trent’anni, vivono a New York, hanno una vita agiata e hanno saputo costruire un rapporto solido, basato sulla cura reciproca, sulle piccole e generose attenzioni e sulle affettuose abitudini della loro quotidianità. “Le notti blu” racconta, come una specie di lastra a raggi x, il matrimonio di Larissa e Michele e la loro vita che sembra normalissima, se non fosse per un lutto, un dolore tremendo che accompagna, e regola, le loro esistenze. È una notizia dall’Italia a rompere l’equilibrio che la coppia ha faticosamente costruito.


COPPREZZO12 GIUGNO Torna Kostas Charitos. Il commissario è ancora protagonista in “Il prezzo dei soldi” di Petros Markaris. Il giallo “seriale” è pubblicato da La nave di Teseo, nella collana “Oceani”, al prezzo di 19,00 euro. Dopo anni di crisi, la Grecia vive un’entusiasmante ripresa economica, il denaro inizia di nuovo a scorrere e i greci tornano alle loro vecchie e buone abitudini. Così, quando un funzionario dell’Ente del turismo viene trovato morto nella sua abitazione, ucciso da un colpo di pistola alla testa, le indagini vengono chiuse in fretta con la confessione di due ladruncoli. Il miracolo economico non si può arrestare. Poco dopo, il nuovo vicecomandante ferma anche l’inchiesta sull’assassinio di un noto armatore. Solo il commissario Kostas Charitos nutre dei dubbi: strane coincidenze legano gli investitori che scommettono sul rilancio del paese al riciclaggio di denaro sporco nelle Isole Cayman. Due vittime sono molte, tre diventano troppe: il giornalista Sotiròpoulos, vecchia conoscenza di Charitos, viene giustiziato nella sua auto e il commissario decide, allora, di seguire il suo intuito, di indagare per conto proprio e contro il volere dei superiori. Charitos sa che solo ricostruendo la provenienza dei soldi potrà risolvere la serie di misteriosi omicidi.


COPDARWIN10 GIUGNO Dolce meglio che duro. Lo pensa e lo scrive Michel Serres in “Darwin, Napoleone e il samaritano. Una filosofia della storia”, pubblicato da Bollati Boringhieri, nella collana “Nuova cultura”, al prezzo di 16,00 euro. Pochissimi azzardano oggi una filosofia della storia. Il garbuglio e l’incertezza dei tempi scoraggiano l’impresa. Per esserne all’altezza occorre una capacità di visione che si spinga molto indietro nel passato, guardi al presente con appassionato realismo e abbia così a cuore il futuro da reclutare senza esitazione l’utopia. Tra i rari intrepidi, il più crepitante è Michel Serres. Ce lo dovevamo aspettare da chi ha attraversato il pensiero di mezzo secolo con l’impertinenza di chi è sempre pronto a scoperchiare panieri e distribuire i contenuti che i concetti astratti etichettano e tengono sigillati. Qui a saltare sono addirittura i sigilli (cronologici, disciplinari, interpretativi ) dell’intera vicenda del mondo, il cui Grande Racconto, nella narrazione di Serres, sposta la scrittura da invenzione umana a codifica universale comune a rocce, piante e animali, portando molto indietro l’orologio e stabilendo una continuità tra il primordiale e il digitale. Nella fantasmagoria dei paesaggi macroscopici o invisibili che per millenni si sono generati e offerti alla decifrazione, corrono tre età della storia scandite da altrettante figure emblematiche. Dal regno naturale sotto il segno di Darwin, all’interminabile dominio della violenza mortifera simbolizzato da Napoleone, all’epoca attuale, la più pacifica dall’alba dell’umanità, dove la vita riprende il sopravvento all’insegna empatica del samaritano: ecco il percorso che Serres fa culminare nella nostra “età dolce”, l’età del dolore alleviato, della negoziazione e del virtuale, che si è lasciata alle spalle l’”età dura” della primazia insanguinata della morte. Un imprevedibile modo di vedere le cose, quello di Serres, se confrontato al dilagante, cupo giudizio sul presente e ai catastrofismi di maniera. Statistiche alla mano, adesso gli uomini, “portatori sani di aggressività”, si comportano in modo meno violento rispetto ai loro predecessori. Spesso non ce ne accorgiamo, ma il possibile acquista già vigore, perché “il dolce dura più e meglio del duro”.


COPQUARANTUNO9 GIUGNO Una giostra senza fine. Gira, gira, gira in Cina nel romanzo di Mo Yan ”I quarantuno colpi”, pubblicato da Einaudi, nella collana “Supercoralli”, al prezzo di 22,00 euro. Per espiare i suoi peccati e pervenire, facendosi buddhista, alla suprema saggezza, il giovane Luo Xiaotong racconta, continuamente distratto dall’arrivo di una folla di persone e dalla rutilante “Sagra della carne” che si sta organizzando all’esterno del tempio, la propria vita al Grande monaco Lan. È in primo luogo la storia della rovina della sua famiglia, con il padre che, dopo essere scappato con un’altra donna, torna a casa pentito ma finisce per uccidere la moglie quando scopre che è diventata l’amante di Lao Lan, il capo villaggio. Ma è anche, e soprattutto, la testimonianza del degrado morale che ha comportato il passaggio, in Cina, dall’economia socialista a quella di mercato. Il mito della prosperità ha trasformato la macellazione, un’attività tutto sommato artigianale e tradizionale alla base dell’economia del posto, in una carneficina industriale che non si ferma nemmeno davanti a metodi illegali e molto crudeli. E Luo Xiaotong, benché ancora bambino, è parte attiva in questo processo, perché l’idea di rendere accessibile a tutti la carne, di cui è patologicamente ingordo, gli stimola uno spirito imprenditoriale che fa di lui l’eroe della zona, osannato come un santo, elevato a divinità. Ma quando la madre muore, il padre finisce in prigione e la fabbrica è messa sotto processo per frode, è costretto a vagare per le campagne chiedendo l’elemosina. Nel momento in cui però trova i proiettili di un vecchio mortaio nasce in lui il desiderio di vendetta nei confronti di Lao Lan, l’artefice dell’arricchimento degli abitanti e della sua rovina.


COPTEMPISELVAGGI8 GIUGNO Ecco il secondo capitolo. Ossia il secondo libro della trilogia di Yeruldelgger. Qualcuna, qualcuno, potrebbe obiettare che non ha letto nemmeno il primo. Ma c’è tempo per rimediare e per conoscere Ian Manook, autore di questo noir ”Tempi selvaggi”. Lo ha pubblicato Fazi, nella collana “Darkside”, al prezzo di 17,00 euro. È inverno inoltrato e la steppa è avvolta nella morsa dello dzüüd: le temperature si aggirano sui meno trenta, un vento gelido imperversa e il paesaggio è spazzato da tormente di neve. Sembra di respirare vetro. È la leggendaria sciagura bianca, che al suo passaggio lascia dietro di sé una scia di cadaveri. Milioni di vittime, uomini e animali. Da un cumulo di carcasse congelate, incastrata fra un cavallo e una femmina di yak, sbuca la gamba di un uomo. È solo il primo di una serie di strani ritrovamenti. Nel frattempo, in un albergo di Ulan Bator, viene assassinata la prostituta Colette, delitto del quale è accusato proprio il commissario Yeruldelgger. E poi c’è la scomparsa del figlio di Colette, le cui tracce porteranno il commissario fino in Francia, in una fitta trama di giochi di potere dei servizi segreti, loschi affari dei militari e corruttela della politica. Yeruldelgger non ha più niente da perdere ed è pronto a uccidere. Il fuoco va sconfitto col fuoco, proprio come si fa quando scoppiano gli incendi nella steppa: si creano muri incendiari. E intanto, la neve continua a ricoprire la Mongolia…


COPNEUROBIOLOGIA7 GIUGNO Tempo fuori o dentro? Questa è una delle vaste questioni che Arnaldo Berlini affronta in “Neurobiologia del tempo”, pubblicato da Raffaello Cortina, nella collana “Scienze e idee”, al prezzo di 14,00 euro. Il tempo è negli eventi che scorrono o è dentro di noi? Oppure, come sostengono i fisici da Einstein in poi, è un’illusione ostinata che ci impedisce di capire il mondo? Due secoli di indagini naturalistiche e sperimentali sui meccanismi della vita e della coscienza confermano ciò che i fisici negano: tutti gli esseri viventi dotati di un sistema nervoso, anche semplice, possiedono il senso del tempo. Ampiamente documentata da un apparato critico approfondito, questa posizione è avvalorata da ricerche ed evidenze presentate qui con chiarezza e rigore. Il senso del tempo è reale ed è una dimensione essenziale della vita. Come il linguaggio e il senso dello spazio, è un evento biologico prodotto da meccanismi nervosi emersi per selezione naturale. L’organizzazione nervosa dei meccanismi del tempo è complessa. Le neuroscienze cognitive, impegnate nello studio di processi come il dolore fisico, lo spazio, il senso del bene e del male, la volontà, la musica, il silenzio, il movimento, se ne occupano da almeno trent’anni, ma ancora oggi alcuni dilemmi fondamentali restano oscuri.  La tesi del libro, nonostante tutto questo è che la neurobiologia del tempo sia certamente uno dei meccanismi fondamentali della coscienza. Arnaldo Berlini è professore emerito di Neurochirurgia e neurologia presso l’Università di Zurigo.


COPCENTOVITE6 GIUGNO C’è di tutto. E di più (sarà troppo?) in “Le cento vite di Nemo”, romanzo di Marco Rossari in corsa per lo Strega di questo anno. Lo ha edito e/o, nella collana “Dal mondo”, al prezzo di 18,00 euro. Qual è il segreto della felicità? Nemesio non l’ha ancora scoperto. Vive una vita grigia, ha un lavoro opaco e non parla con il padre da anni. Anzi, per distinguersi dal vecchio, che gli ha dato il suo stesso nome, si fa chiamare Nemo, nessuno. Al contrario il padre, un grande pittore, ha avuto una vita che definire piena è poco: ragazzo del ‘99, ha partecipato a due guerre mondiali, ha combattuto da partigiano, ha vissuto il futurismo e tutte le avanguardie del secolo, e ha amato tante donne, tra cui quella con cui ha concepito Nemo, quando aveva già superato i settant’anni. E ancora non molla. Allo scoccare del Duemila e di una grande mostra retrospettiva per i suoi cent’anni, il vecchio maestro ha un malore che costringe il figlio a recarsi al suo capezzale. Nemo non sa che sarà l’inizio di un viaggio fantastico: grazie a una serie di oggetti portentosi, nel corso di una settimana rocambolesca, Nemo rivivrà le cento vite di un padre sconosciuto, di un mondo lontanissimo ma vivo, di un amore lungo tutto il Novecento. La storia di un uomo che ha visto tutto e di uno che non ha visto niente, ma anche di un secolo e di una settimana. Un romanzo pieno di tutto in cui, tra storia e invenzione, sfilano gli amori e le passioni di tutta un’era, la Parigi bohémienne e la Germania di Weimar, l’Italia fascista e l’intransigenza del PCI. Occorre altro?


COPRITORNOMATAR5 GIUGNO Tragica Libia. Fa da sfondo a “Il ritorno. Padri, figli e la terra fra di loro” di Hisham Matar, pubblicato da Einaudi, nella collana “Supercoralli”, al prezzo di 19,50 euro.  Hisham Matar ha diciannove anni quando suo padre Jaballa, fiero oppositore del regime di Muammar Gheddafi, viene sequestrato nel suo appartamento del Cairo, rinchiuso nella famigerata prigione libica di Abu Salim e fatto sparire per sempre. Ventidue anni piú tardi il figlio Hisham, che non ha mai smesso di cercarlo, può approfittare dello sprazzo di speranza aperto dalla rivoluzione del febbraio 2011 per fare finalmente ritorno nella terra della sua infanzia felice. Quel viaggio verso un presente ormai sconosciuto diventa un itinerario storico e affettivo molto più grande. Visitando i luoghi e incontrando i parenti e gli amici che hanno condiviso con Jaballa decenni di prigionia nel “nobile palazzo” di Abu Salim, Hisham può recuperare un passato che gli suona dentro con un’eco incessante e ritagliare i contorni di un padre che, in assenza di un corpo, risulta privo di confini. Le tappe del viaggio privato diventano al tempo stesso tanti capitoli storia libica del secolo scorso, dalla resistenza all’occupazione italiana ai rapporti obliqui di Gheddafi con l’Inghilterra blairiana.


COPFINTA4 GIUGNO La scrittrice “sacrificata”. Cioè Esther Kreitman Singer di cui segnaliamo “La finta cieca e altri racconti”, pubblicato da Bollati Boringhieri, nella collana “Varianti”, al prezzo di 16,00 euro. Questi racconti suscitano una domanda. Quanti bellissimi romanzi avrebbe potuto scrivere l’autrice, se non fosse stata “sacrificata” prima da un’infanzia e una giovinezza passate a leggere di nascosto tra una faccenda domestica e l’altra, e poi da un matrimonio combinato da un padre indifferente e da una madre che la trovava “bruttissima”? Sono tutti molto diversi l’uno dall’altro, per temi, stile, tono, dimensioni. E quasi tutti contengono lo spunto per un romanzo, probabilmente già nella mente della Kreitman mentre li scriveva. La raccolta si apre con I racconti dello shtetl, e nel “Mondo nuovo” la piccola Esther non ancora nata parla al lettore dal grembo materno: “La prima volta che mi sentii infelice fu nel ventre di mia madre”. Tutto un programma, quello dell’intera vita dell’autrice. Che prosegue a raccontare la propria nascita, da quando viene infilata in una cesta sotto il tavolo della cucina, a quando viene consegnata alla balia che se la terrà per alcuni anni. Il tono della narrazione passa continuamente dal comico al patetico, con una versatilità di scrittura almeno pari a quella dei suoi più famosi fratelli. Il registro di ”La finta cieca”, che dà il titolo alla raccolta, passa invece agilmente dal comico al grottesco, e insiste proprio su cupezza e ambiguità, agitando il fantasma dell’incesto, della menzogna e del tradimento in un anomalo nucleo familiare ebraico trapiantato a Londra.


COPANDARELUOGHIDIETA3 GIUGNO Buona salute condivisa. È quella che propongono Elisabetta Moro e Marino Niola in “Andare per i luoghi della dieta mediterranea”, edito da il Mulino, nella collana “Ritrovare l’Italia”, al prezzo di 12,00 euro. Secondo Plutarco “Non ci sediamo a tavola per mangiare e bere, ma per mangiare e bere insieme”. Convivialità, stagionalità, sostenibilità. Sono i segreti della dieta mediterranea. Uno stile di vita che ha conquistato il mondo. Scoperta negli anni Cinquanta tra Napoli e il Cilento da due scienziati americani. Fondata sugli alimenti-simbolo della triade mediterranea (cereali, olio e vino) questa dieta che non è una dieta combina felicemente eredità del mondo classico e tradizioni locali. Gli autori ce la raccontano partendo dai suoi luoghi sacri: dalla Campania, con Amalfi e le acciughe di Cetara, o con Pozzuoli, regno dei frutti di mare, alla Puglia, con le orecchiette di grano arso di Tricase e con la pasta di mandorle di Lecce, dalla Lucania, con il suo pane antico, alla Sicilia, con i tonni di Favignana, le panelle di Palermo e gli arancini di Catania. Tutto Sud? Ma no. Vogliamo dimenticare quegli autentici empori di tipicità che sono stati e sono Genova e Venezia?


COPRAGAZZIHADDON1 GIUGNO Torna quello del cane. Sarebbe Mark Haddon che riapproccia lettrici e lettori con “I ragazzi che se ne andarono di casa in cerca della paura”, edito da Einaudi, nella collana “Supercoralli”, al prezzo di 20,00 euro. Questo libro propone la prima raccolta delle storie brevi dell’autore dello “Strano caso del cane ucciso a mezzanotte”. Ed è stata accolta in Inghilterra e negli Stati Uniti come una manifestazione di vero talento narrativo, inventiva ed equilibrio. Soddisfatto il gusto anglosassone, Haddon saprà piacere anche a noi mediterranei? Per cavarsi il dente del dubbio forse la cosa più semplice è addentrarsi in questi nove racconti molto intensi, nove storie che spaziano dall’essenzialità di un fantastico surreale e allusivo, all’avventuroso piú scatenato. A seguire qualche esempio di cosa aspettarsi. Un gruppo di giovani esploratori nella foresta amazzonica scopre che l’oscurità piú spaventosa non è quella che li circonda, ma quella dentro di loro. Due ragazzini trovano una pistola semiautomatica, e il colpo che sparano segna il primo confine della loro vita. Un estraneo minaccioso si presenta alla porta di una famiglia borghese riunita per Natale: la sua visita sarà l’inizio della fine delle loro tante ipocrisie. Il vecchio pontile di una città di mare crolla sotto lo sguardo, pieno di compassione ma impotente, di un Dio che dall’alto osserva il dolore e la grazia nascosti in ogni dramma.


COPCHECADAVERI31 MAGGIO Un tripudio di cadaveri. È quello con cui si conclude il “noir” di Jean-Patrick Manchette e Jean Pierre Bastid “Che i cadaveri si abbronzino”. Lo ha pubblicato Edizioni del Capricorno al prezzo di 13,00 euro. Un piccolo villaggio sperduto spazzato dal sole a picco, nel profondo Sud della Francia. Luce, l’eccentrica proprietaria del villaggio, cinquantenne pittrice anarcoide, alcolizzata, ricchissima, ci passa le vacanze coltivando con cura il proprio rimpianto per la giovinezza perduta. Per allontanare i turbamenti dell’anima (e della mezza età), ospita liberamente amici, amici degli amici, nuovi e vecchi amanti e tutti coloro che si presentano nel villaggio. Senza fare troppe domande. Neppure quando, a 10 chilometri da lì, 250 chili d’oro scompaiono durante un sanguinoso assalto a un furgone portavalori. Sì, certo, i nuovi arrivati non hanno proprio nulla di convenzionale, ma che importa? E quando un’ignara coppia di gendarmi sale fino al villaggio, tutta la sua gioiosa e bizzarra popolazione si trova coinvolta in un tripudio di violenza, alla fine della quale non resterà che contare i cadaveri.


COPORDINETEMPO30 MAGGIO Un tempo incerto. Non parliamo del tempo inteso come clima; quello della serie “non ci sono più le mezze stagioni”. No, si parla proprio di Tempo con la T maiuscola. Anzi ne parla Carlo Rovelli  con questo “L’ordine del tempo”, pubblicato da Adelphi, nella collana “Piccola Biblioteca Adelphi”, al prezzo di 14,00 euro. “Pensiamo comunemente il tempo come qualcosa di semplice, fondamentale, che scorre uniforme, incurante di tutto, dal passato verso il futuro, misurato dagli orologi. Nel corso del tempo si succedono in ordine gli avvenimenti dell’universo: passati, presenti, futuri; il passato è fissato, il futuro aperto… Bene, tutto questo si è rivelato falso”. È un mistero non solo per i profani, ma anche per i fisici, che hanno visto il tempo trasformarsi in modo radicale, da Newton a Einstein, alla meccanica quantistica, infine alle teorie sulla gravità a loop, di cui Rovelli stesso è uno dei principali teorici. Nelle equazioni di Newton era sempre presente, ma oggi nelle equazioni fondamentali della fisica il tempo sparisce. Passato e futuro non si oppongono più come a lungo si è pensato. E a dileguarsi per la fisica è proprio quello che si crede sia l’unico elemento sicuro: il presente. Sono tre esempi degli incontri emblematici su cui si concentra questo breve saggio, che è, al tempo stesso, un “report” su ciò che la fisica è stata e su come si sta modificando.


COPTRALORO28 MAGGIO Una storia personale. È quella dei suoi genitori che Richard Ford racconta in “Tra loro”, edito da Feltrinelli, nella collana “I narratori”, al prezzo di 15,00 euro. Nel profondo Sud degli Stati Uniti, tra i ruggenti anni venti e gli anni desolati della Grande depressione, una strana coppia batte le strade assolate del Mississippi e dell’Arkansas su una Ford a due porte del 1927. Lui è il rappresentante di una ditta che produce amido per il bucato. Lei è sua moglie. Si sono conosciuti giovanissimi, si sono sposati, si amano e hanno deciso di fare insieme quel lavoro che altrimenti li costringerebbe a una dolorosa separazione. E cosi, per una ventina d’anni, passeranno da un grossista all’altro, da un albergo all’altro, da un ristorante all’altro (festeggiando ogni tanto con qualche bevuta, alla faccia del proibizionismo), felici di una vita che non potrebbe essere migliore. La prima non prevista gravidanza della moglie cambia tutto. L’arrivo di un figlio inatteso divide inevitabilmente quella coppia così unita, costringendo lui a un pesante lavoro solitario, e lei a lasciare la strada per mettere radici in una città…


COPVOLEVO27 MAGGIO Non dovremmo leggerlo. Almeno per le volontà dell’autore. Stiamo parlando di “Volevo tacere” di Sandor Marai, pubblicato da Adelphi, nella collana “Biblioteca Adelphi”, al prezzo di 17,00 euro. “Volevo tacere. Ma il tempo mi ha chiamato e ho capito che non si poteva tacere. In seguito ho anche capito che il silenzio è una risposta, tanto quanto la parola e la scrittura. A volte non è neppure la meno rischiosa. Niente istiga alla violenza quanto un tacito dissenso”: sono le parole che Márai incide come incipit a questo libro bruciante. Un libro di cui nel suo diario dice: “Non voglio che questa triste confessione, questo atto d’accusa nei confronti della nazione ungherese, venga letto anche da stranieri”. Tant’è che si era deciso a pubblicarne solo una parte (la seconda: “Terra, terra!”), e solo nel 1972. Un “testamento tradito”? Quasi sicuramente, sì. Márai ci racconta gli anni che vanno dall’Anschluss (quando lui era ancora un autore e un giornalista famoso) al giorno in cui i carri armati tedeschi varcarono i confini ungheresi nel marzo 1944, e spinge lo sguardo fino ad altri giorni tristi: l’arrivo dei sovietici nel 1945, la scelta dell’esilio nel 1948. In quegli anni “una sorta di nebbia gialla era calata sugli occhi di una società in preda all’amok”, una società che continuava a cullarsi in una “speranza autoingannatoria” senza rendersi conto di vivere “su un pantano ribollente sotto cui gorgogliava un vulcano”.


COPVOLGARE26 MAGGIO Lo sapeva Dante? Chissà se Dante poteva immaginare che quel suo “Volgare eloquenza” sarebbe diventato il titolo del saggio di Giuseppe Antonelli, il quale aggiunge, come sottotitolo, anche un “Come le parole hanno paralizzato la politica”. Lo ha edito Laterza, nella collana “Tempi nuovi”, al prezzo di 14,00 euro. Nel momento stesso in cui si mitizza il popolo sovrano, lo si tratta in realtà come un popolo bue. Qualcuno a cui rivolgersi con frasi ed espressioni terra terra, cercando di risvegliarne bisogni e istinti primari. Da questa idea di popolo discende un’eloquenza volgare, rozza, semplicistica, aggressiva. L’epoca in cui viviamo si definisce post-ideologica. È il tempo della post-politica e della post-verità. Ovvero (cambiando l’ordine degli addendi, la somma non cambia) politica e verità da post. Parole e slogan virali che fanno il giro della rete propagandando spesso opinioni su fatti mai esistiti. Quello a cui ci si riferisce con questa sfilza di post è, in realtà, un pensiero pre-politico. E la lingua che lo veicola, più che una neolingua, è una vetero-lingua che invece di mirare al progresso porta a una quasi infantile regressione, rivolgendosi a istinti e pulsioni primarie. Indietro, o popolo! Dal “Votami perché parlo meglio (e dunque ne so più) di te” si è passati al “Votami perché parlo (male) come te”. Come la pubblicità, come la televisione, anche la politica alimenta il narcisismo dei destinatari, i quali ( lusingati ) preferiscono riflettersi che riflettere. Il meccanismo del ricalco espressivo innesca una continua corsa al ribasso. Un circolo vizioso che toglie al discorso politico qualunque forza propulsiva, qualunque dinamismo. Non una risposta ai bisogni, ma pura ecolalia: ossia ripetizione ridondante. Così le parole stanno paralizzando la politica.


COPBABILONIA25 MAGGIO L’esilio perpetuo. Se lo costruisce Yasmina Reza nel romanzo “Babilonia”. Il libro è edito da Adelphi, nella collana “Fabula”, al prezzo di 17,00 euro. In un posto chiamato Deuil-l’Alouette (che, tradotto alla lettera, sarebbe “Lutto -l’Allodola”), un posto qualunque nella periferia di Parigi, una donna qualunque, con un buon lavoro, un marito, un figlio, una sorella e dei vicini di casa, si lascia coinvolgere, nel corso di una strana notte di quasi primavera, in una faccenda che potrebbe costarle assai cara. Per affettuosa solidarietà con un uomo di cui non sa molto, tranne che è solo, molto, molto solo. O forse perché, di colpo, ha voglia, fosse pure per un’ora, di respirare fuori dal banale quotidiano, di farsi un giro “on the wild side”, di entrare in una “dimensione di tenebra”. Le fila di una vicenda, dove comico e tragico si miscelano in maniera inestricabile come in una sorta di perverso vaudeville, Yasmina Reza racconta delle angosce più segrete, mettendo in scena un beffardo teatrino dalle crudeltà,le connivenze e le mostruosità che può diventare la coppia. E azzarda che (non diversamente dagli ebrei, che “sulle rive dei fiumi di Babilonia” sedevano e piangevano “al ricordo di Sion”) tutti vivono in esilio: da sé stessi, da quello che avrebbe voluto essere, dagli altri.


COPCORTILE24 MAGGIO Sette fate. Compaiono ogni notte in “Cortile Nostalgia” di Giuseppina Torregrossa, pubblicato da Rizzoli, nella collana “Scala italiani”, al prezzo di 19,00 euro. A Palermo c’è una piazzetta abitata dalla magia, dove ogni notte sette fate, una chiù bedda di n’autra, rapiscono i passanti per condurli verso luoghi lontani e poi riportarli a casa, storditi dalla meraviglia, alle prime luci dell’alba. È in questo cortile che vive Mario Mancuso, nel cuore dell’Albergheria, tra le abbanniate dei mercanti di Ballarò e i rintocchi del campanile di Santa Chiara. Orfano, ha conosciuto solo l’affetto di zia Ninetta, che però lo abbandona al primo giro di vento, inseguendo i propri sogni. L’incontro con Melina è la sua occasione per ritrovare in una nuova famiglia il calore che il destino gli ha negato. Per lei, bella e infelice, quel ragazzo rappresenta la libertà da due genitori che l’hanno educata più alle privazioni che all’amore. Lo sposo però deve partire per Roma, dov’è stato assegnato come carabiniere semplice, così le nozze sono celebrate in fretta e furia, e con la stessa voracità vengono consumate. Forse soltanto un figlio può colmare la distanza tra marito e moglie, sempre in bilico tra tenerezza e passione; ed è così che nasce Maruzza. A legarli sarà una sottile nostalgia, la stessa che gli abitanti della piazzetta, di Paesi e colori diversi, curano ogni sera con i piatti cucinati dalla donna che tutti chiamano Mamma Africa e che sembra avere lo stesso dono delle sette fate.


COPMARIAANTONIETTA23 MAGGIO Brioches. Evocate con frase non felice hanno contribuito al ritratto, non amichevole, di una donna: Maria Antonietta. Di e su lei hanno scritto Edmond e Jules de Goncourt con “Storia di Maria Antonietta”, edito da Sellerio, nella collana “La nuova diagonale”, al prezzo di 20,00 euro. ”Una donna, una donna del diciottesimo secolo che ama la vita, i divertimenti, le distrazioni, come li ama e li ha sempre amati la gioventù della bellezza. Una donna un po’ vivace, un po’ pazzerella, un po’ beffarda, un po’ sventata, ma una donna onesta, pura, che non ha mai avuto ( secondo l’espressione del principe di Ligne) che ‘una civetteria di Regina di piacere a tutti’”. Poco amata, spesso vituperata, per lo più considerata frivola, gli storici non sono stati teneri con Maria Antonietta. Più indulgenti, o meno “irreggimentati”, i Goncourt si impegnano a radicare la sua vita nel secolo in cui visse. La storia, per i due fratelli del naturalismo francese, deve scendere dal suo piedistallo di razionalità o di disegno della provvidenza. La raccontano dall’interno, dai sentimenti: essa diventa “inchiesta sull’uomo” e curiosità per i ritratti illustri. E rovistano nella immensa quantità di cronache e di vicende, per ricostruire il documento preciso di una esistenza. Così con Maria Antonietta, la giovane moglie di Luigi XVI, morta nel 1793 sulla ghigliottina, dopo il marito: ma mentre il re fu mandato al patibolo in carrozza coperta e a mani libere, lei vi fu trasportata sulla carretta con i capelli rozzamente tagliati e le mani legate. E oltre il giudizio, di piena assoluzione, sulla controversa sovrana ciò che conta per i due infaticabili eruditi dell’Ancien Régime è di entrare dentro le stanze e gli ambienti, nei momenti intimi di una corte decadente e feroce. “Cerchiamo di mostrare i caratteri, le abitudini, il modo di vivere dei principi e delle principesse coi quali ella deve vivere, le simpatie e le antipatie che necessariamente incontra. Questo quadro è importante per la giustizia storica”.


COPIOELEI21 MAGGIO Se c’è lei io non ci sono. E viceversa. Si parla, anzi si scrive, di morte in “Io e lei. Oltre la vita” di Edoardo Boncinelli, edito da Guanda, nella collana “Piccola biblioteca Guanda”, al prezzo di 14,00 euro. Occuparci della nostra nascita per noi è impossibile, il prima ci è sconosciuto. Ma di certo, da vivi, possiamo riflettere sulla nostra morte, anche se il poi ci è ignoto. Edoardo Boncinelli racconta di avere avuto consapevolezza della morte a cinque anni, mentre a Bologna nell’immediato dopoguerra, ospite di un centro profughi allestito alla meglio in una caserma, parlava con la mamma di persone che non c’erano più. Di colpo si rese conto che anche i nonni erano destinati ad andarsene, e pianse. Da allora la morte per lui è diventata un concetto acquisito, ma non angosciante. E proprio questo gli ha facilitato l’intensa meditazione che ci regala in questo libro. Da scienziato e pensatore libero Boncinelli ne indaga tutti gli aspetti e le possibili interpretazioni con una serenità di animo e una acutezza di analisi che restituiscono a questo evento la sua naturalità, privandolo delle sovrastrutture negative. Discute con lucidità delle consolazioni della religione, dai miti delle origini al paradiso cristiano, alle credenze più diffuse. Esamina con passione divulgativa le risorse della scienza, fino a esporre a parte delle ultime ricerche della genetica e della biologia. Infine prova ad affrontare quel mistero dell’universo che è la coscienza. E sintetizza il suo sentimento dicendo: “Verrà la morte e non chiuderò i miei occhi”.


COPANDAREPERCINEMA20 MAGGIO L’Italia a grande schermo. La ricostruisce “Andare per i luoghi del cinema” di Oscar Iarussi. Lo ha edito il Mulino, nella collana “Ritrovare l’Italia”, al prezzo di 12,00 euro. Paese del neorealismo con i suoi attori “presi dalla strada”, l’Italia è anche un set favolistico per le produzioni hollywoodiane, da Guerra e Pace girato in Piemonte alla Passione di Cristo in Basilicata, all’Inferno nella Firenze dei nostri giorni. Trame, luoghi, volti e avventure produttive con cui il nostro cinema ha continuato a ispirare generazioni di cineasti. L’Italia oggi ha ripreso a vincere premi e a far parlare nel mondo della sua Grande Bellezza. Una bellezza sfaccettata e contraddittoria, difficilmente convenzionale, che viene fuori dal racconto di dieci “città del cinema”: Torino col suo Museo, Milano borghesissima e proletaria sullo schermo, Venezia decadente e festivaliera, Bologna e la sua Cineteca, Firenze con vista sulla storia, Roma eterno caos calmo, Napoli da Totò a Gomorra, Palermo gattopardesca e “paradisiaca”, Bari capitale di Lamerica e Matera capitale della cultura europea nel 2019.


COPAPRILE19 MAGGIO Rovesciate la Tour Eiffel. Avrete la copertina di “Aprile”, romanzo di Jérémie Lefebvre, edito da Fandango al prezzo di 16,00 euro. ”Equità, solidarietà, dignità” Una nuova insegna nazionale per una Francia dominata da un governo anticapitalista e rivoluzionario. In un mese d’aprile di un anno sconosciuto, gli oppressi di ieri si prendono la loro rivincita, che è spietata e violenta, proprio come la caduta del vecchio mondo. I ricchi sono deportati in quella che un tempo era chiamata “la banlieue” mentre i precari, o meglio i “martiri del popolo”, s’insediano nei bei quartieri. La proprietà privata è abolita. I media internazionali, in primis americani, evocano “deportazioni violente”. Nei nuovi ghetti si ritrovano amministratori delegati, avvocati, miliardari. Tutti sono rieducati con lo scopo di comprendere meglio le sofferenze dei poveri di un tempo. I prodotti agricoli destinati alla popolazione potranno essere venduti esclusivamente dai loro produttori: il valore dei prodotti della terra non sarà più soggetto ad alcuna speculazione. Non soltanto alloggi e economia, anche giustizia, politica, moda… Nessun settore sfugge alla rivoluzione. Questa nuova, forse improbabile, “Rivoluzione” è raccontata dall’autore alternando estratti di dialoghi di cittadini francesi (rivoluzionari o no), e documenti ufficiali.


COPSIRIA18 MAGGIO Quanto sappiamo di Siria? Si può verificare con “Siria. La strategia del caos sotto i nostri occhi” di Paolo Sensini. Lo ha pubblicato Jaca Book, nella collana “Attualità internazionali”, al prezzo di 12,00 euro. Cos’è accaduto realmente in Siria dalla cosiddetta Primavera Araba cominciata nel 2011? Paolo Sensini descrive con cura tutto l’armamentario della strategia del caos nel Levante. Nulla di “complottista” o “cospirazionista”, come di solito si usa bollare gli studi che contraddicono le narrazioni di regime, ma una scrupolosa ricerca e un’attenta analisi dei principali tasselli del puzzle mediorientale. Si vedono così da vicino tutte le anomalie e gli interessi geopolitici in atto in quest’area cruciale del pianeta che, se ben inquadrati, mostrano la vera posta in gioco del conflitto siriano. In realtà, questa guerra non è stata cominciata dal “popolo”, ma è piuttosto un conflitto programmato e pianificato in tutti i dettagli. Quindi l’opposto di come è stato raccontato da molti media. Che vi fosse del “marcio in Danimarca», per dirla con Amleto, era cosa ben nota da tempo. Ma dubitiamo che anche la fervida immaginazione del Bardo avrebbe potuto spingersi a tanto. Questo libro è un viaggio quasi ai limiti della realtà. O forse oltre. Il volume si apre con i testi di due studiosi siriani che ricostruiscono la storia del Paese nel periodo moderno e dagli anni ’50 al 2005.


COPCONTROVENTO17 MAGGIO I viaggi cambiano. Non è una scoperta. Ma lo argomenta comunque bene “Controvento. Storie e viaggi che cambiano la vita” di Federico Pace, edito da Einaudi, nella collana “Super ET. Opera viva”, al prezzo di 14,00 euro. I viaggi hanno segnato la vita di molti e sicuramente di molti altri la segneranno nel tempo che verrà. Per Pace viaggiare non vuol dire soltanto attraversare il cuore dei continenti. Viaggiare è anche l’uscita dall’infanzia, l’inizio di un’amicizia, la rottura di un legame che credevamo non potesse finire mai. Perché è quando si va altrove che le cose importanti cominciano ad accadere, quando la vita ci mette alla prova e ci svela una parte di noi che prima non conoscevamo. Dai colori dell’India ai segreti del Monte Athos. Dalla sterminata cordigliera dell’America Latina agli ipnotici silenzi della Siberia. Dalle dolci sinuosità della Moldava fino al Pacifico e oltre. Dalle antiche vie che costeggiano il mare alle strade che uniscono le grandi città. Il viaggio in auto di Oscar Niemeyer lungo oltre mille e duecento chilometri da Rio de Janeiro fino a Brasilia per dare vita a una città mai esistita prima. Il cammino a piedi di Vincent Van Gogh tra il Belgio e la Francia nell’inverno in cui finì per capire cosa gli serviva davvero per diventare pittore. La soglia inattesa con cui è costretta a misurarsi Frida Kahlo. La fuga di Joni Mitchell dalle battaglie meschine della fine di un amore. La corsa insonne di Keith Jarrett verso Colonia. “Controvento” racconta le storie di chi, attraversando un ponte, mettendosi su una strada, salendo su un autobus o un treno, ha trovato in un giorno, in un istante, il modo di cambiare e trasformarsi. I viaggi hanno segnato la vita di molti e sicuramente di molti altri la segneranno nel tempo che verrà: perché l’altrove ha sempre da parte qualcosa che non si è ancora conosciuto.


COPUNO16 MAGGIO Meglio non sapere? Sentite un po’ cosa ne pensa Waldo, l’io narrante di “Uno zero” di Hanif Kureishi, edito da Bompiani, nella collana “Scrittori stranieri”, al prezzo di 16,00 euro. Waldo, celebre regista con una vita vorticosa e una carriera di successi e premi alle spalle, per nulla rassegnato alla mortificazione di dover passare la vecchiaia da recluso in casa, è intossicato dal sospetto che la devota moglie Zee, ancora bellissima e molto più giovane di lui, abbia un amante, Eddie: un giornalista cinematografico più sveglio che competente, un parassita annidatosi nelle loro esistenze con il pretesto di rendersi utile. Diventato voyeur della propria dimora e della propria quotidianità, l’udito amplificato da un apparecchio e teso a interpretare qualunque fruscio, Waldo accumula con pazienza le prove del tradimento e medita una vendetta squisita. “Com’è banale, e sconvolgente e rassicurante, svegliarsi e scoprire che la tua amata è diventata un’estranea che ama un estraneo.” Kureishi punta il suo sguardo corrosivo sulla trasforma la vita di coppia messa alla prova dalla vita come dalla prospettiva della morte in una commedia nera di sesso, perdono, rabbia, narcisismo, decadenza. Tutta questa roba in sole 125 pagine.


COPGRANDEREGRESSIONE14 MAGGIO Depressione è regressione? La depressione (economica e psicologica) di questi anni è fortemente “regressione” per i quindici intellettuali che contribuiscono a “La grande regressione”, curata da Heinrich Grieselberger. Lo ha edito Feltrinelli, nella collana “Campi del sapere”, al prezzo di 19,00 euro. Mentre lavoro, ricchezza, pace e stabilità sembrano assottigliarsi di giorno in giorno nelle società occidentali, la retorica della sicurezza prende il posto della rivendicazione dei diritti umani e civili, e i principi di cooperazione transnazionale sono sostituiti da violenti appelli per il rafforzamento della sovranità degli stati. Fino a una decina di anni fa la globalizzazione neoliberale e la sua versione democratica sembravano le sole opzioni possibili della politica e dell’economia globali. Oggi, denunciano quindici intellettuali globali,, siamo di fronte a una grande regressione. Da Bauman a Zizek, da Arjun Appadurai a Paul Mason, quindici voci ragionano insieme per scoprire e analizzare le cause di questa grande regressione, cercando di inserirla nel suo contesto storico per delineare gli scenari possibili e ideare le strategie per contrastare queste tendenze inquietanti, con l’obiettivo di avviare un dibattito internazionale.


COPTERREPROMESSE13 MAGGIO Una terra promessa. C’è chi ce l’ha e chi no. Di sicuro la hanno i protagonisti di “Terre promesse”, romanzo di Milena Agus. Lo ha edito da Nottetempo, nella collana “Narrativa”, al prezzo di 15,50 euro. Ciascuno di noi ha la sua terra promessa, anzi, le sue terre promesse, perché non c’è momento della nostra vita che non guardi a “quel vago avvenir che in mente avevi”, come dice il poeta tutelare di questo romanzo. Ma vale la pena di continuare a cercarle? Questa è la domanda che Milena Agus si pone, inseguendo le terre promesse di tre generazioni di una famiglia sarda, dalla madre che sogna il matrimonio della figlia con un ricco possidente, alla figlia che sogna di essere amata da un uomo sfuggente, al nipote che si trasferisce in America, già terra promessa dell’Italia povera, inseguendo la musica. Tutti procedono da una terra promessa all’altra, illusi e delusi, finché, un giorno, forse decideranno di fermarsi e dichiarare concluso questo viaggio così sfinente e faticoso.


COPVITTORIA12 MAGGIO Guerre mai leggere. Le guerre non sono mai “leggere”. Concetto ovvio, ma spesso qualcuno se ne dimentica. A ricordarlo il saggio di Ahron Bregman “La vittoria maledetta. Storia di Israele e dei Territori occupati”, pubblicato da Einaudi, nella collana “Biblioteca Storica”, al prezzo di 33,00 euro. Nella breve ma decisiva Guerra dei sei giorni del 1967, Israele, con una mossa che avrebbe modificato per sempre la mappa del Medio Oriente, ha conquistato la Cisgiordania, le Alture del Golan, la Striscia di Gaza e la Penisola del Sinai. “La vittoria maledetta” è la prima storia completa delle turbolente conseguenze di quella guerra: un’occupazione militare dei territori palestinesi che compie adesso cinquant’anni. Fondato su documenti presi da fonti attendibili e finora inaccessibili, il libro propone una cruda cronaca di come la promessa di Israele di una “occupazione leggera” rapidamente sia stata disattesa e di quali siano stati i tormentati tentativi diplomatici di concluderla. Bregman innesta nuovi argomenti sui momenti critici del processo di pace, muovendosi i dietro le quinte delle decisioni che hanno determinato il destino dei Territori. E analizza i motivi che hanno occultato o trascurato non poche opportunità cruciali di risolvere il conflitto e la fine dell’occupazione.


COPODIARE11 MAGGIO Detestabile poesia! Ora lo si può pure dire con l’appoggio di “Odiare la poesia” di Ben Lerner, edito da Sellerio, nella collana “Il contesto”, al prezzo di 12,00 euro. Nessuna forma d’arte è stata denigrata quanto la poesia. Gli stessi poeti sono i suoi primi critici, e sembra esistere una sorta di condivisa sprezzatura, come di fastidio per la sua presuntuosa inutilità. “Io stesso” ha ammesso Ben Lerner “la detesto pur avendo organizzato la mia vita sulla poesia. Non considero questo una contraddizione perché la poesia e l’odio per la poesia sono fusi insieme ed è questo che voglio arrivare a spiegare”. Lerner esamina i sentimenti che si hanno per la poesia come punto di partenza per una difesa del mondo dell’arte. Parla di coloro che hanno disapprovato la poesia, a partire da Platone, analizza poeti grandi e meno grandi ricorrendo a esempi concreti che attraversano le opere di Keats, Dickinson, Whitman, McGonagall (secondo Wikipedia il peggior poeta di tutti i tempi) e molti altri. Il suo tentativo è quello di spiegare la nobile arte del fallimento alla base di ogni poema, che sia riuscito o meno, e la sua è un’analisi personale e altamente originale di una vocazione essenziale quanto inattuabile. Esistono innumerevoli tipi di poeti, e per ognuno di loro la poesia può significare cose diverse. Lerner cerca di sondare e comprendere le aspettative che le persone nutrono verso di essa, e capire come la parola “poesia” sia utilizzata per dare un nome a un tipo di richiesta impossibile da esaudire: il desiderio di fare qualcosa con le parole che le parole in realtà non possono fare, ossia unire le persone oltre quelle che sono le loro differenze, plasmare ciò che gli esseri umani condividono per costruire un mondo nuovo, a cui tutti sembrano voler appartenere. E in questa presunta universalità c’è forse una logica crudele, quella che fa dire “siamo tutti poeti”, “siamo poeti senza neanche saperlo”. Eppure non siamo tutti pianisti, o scultori, o ballerini. È in questa illusione, in questa speranza, che magari risiede il luminoso e tragico paradosso dell’arte della parola?


COPERAVAMODEI10 MAGGIO Selvaggio Est. Ma qui da noi, in Europa, e nel romanzo “Eravamo dei grandissimi” di Clemens Meyer, edito da Keller, nella collana “Passi”, al prezzo di 19,00 euro. Daniel, Mark, Paul e Rico sono cresciuti come “pionieri” nella Germania dell’Est. Sono gli ultimi anni prima della caduta del Muro e sogni e illusioni sono amplificati dal mito dell’Ovest a portata di mano. Con la riunificazione delle due Germanie anche la loro vita cambia trasformandosi in una folle corsa fatta di furti d’auto, alcol, paura e rabbia. Meyer ha scritto un romanzo vero e duro sulla generazione a cavallo della caduta del Muro raccontata alla “Trainspotting” con la franchezza di chi allora cercava di sopravvivere e di inventarsi un futuro nel Selvaggio Est. Saltando da un piano temporale all’altro, il libro descrive pure la Lipsia delle case occupate, degli incontri clandestini di boxe, degli hooligan, delle prime discoteche e delle bevute disperate con la profondità di chi quegli anni li ha amati a carissimo prezzo, vedendo perdersi uno dopo l’altro i propri amici d’infanzia e sgretolarsi, a poco a poco, il mito dell’Ovest.


COPROBLEDO9 MAGGIO Lavorare gratis. È la “misson” dei protagonisti di “Robledo”, secondo romanzo di Daniele Zito, edito da Fazi, nella collana “Le strade”, al prezzo di 17,00 euro. Lavorare senza essere pagati: un’usanza che per molti, specie all’inizio, rappresenta il pegno da pagare per accedere al mondo del lavoro. Ma se, anziché essere una tappa obbligata, fosse una scelta consapevole o, peggio, il frutto di un’ossessione? Se là fuori, cioè, ci fossero delle persone che lavorano per il semplice piacere di farlo, di recarsi ogni giorno nello stesso luogo, indossare una divisa e, per otto, nove, dieci ore, mescolarsi ad altri al solo scopo di dare un senso alle proprie giornate, sapremmo riconoscerle? Sapremmo capirle? Sapremmo narrare le loro storie? Robledo racconta di questa specie di zombie, della loro caparbia determinazione, dei loro folli “percorsi di liberazione” e lo fa a partire dalle tracce che si sono lasciati alle spalle: notizie di cronaca, interviste, biglietti d’addio, pagine di diario che la loro organizzazione, nata per necessità, ha via via generato. Oltre che dei crumiri felici il libro è anche la storia di Michele Robledo, la prima persona che ha raccontato, e forse inventato il loro mondo, i loro volti, le loro utopie. Grottesco e feroce questo romanzo, quanto meno originale, offre inconsueti punti di vista sulle contraddizioni della società dei nostri tempi. Come afferma lo stesso protagonista: “Ogni versione è ugualmente plausibile. Tutte, però, possono essere confutate, e nessuna smentita del tutto. A chi credere, dunque? Di chi diffidare?”


COPSWING7 MAGGIO Amiche per la danza. È una storia di appartenenza, amicizia e danza quella che racconta Zadie Smith in “Swing time”. Lo ha pubblicato Mondadori, nella collana “Scrittori italiani e stranieri”, al prezzo di 22,00 euro. La loro pelle ha la stessa sfumatura di bruno, hanno lentiggini negli stessi punti e sono alte uguali. Quel sabato mattina del 1982 non sono ancora amiche né nemiche, si rivolgono appena la parola. Eppure una forza invisibile le collega, sulla soglia della loro prima lezione di danza. Tracey e la narratrice di questa storia sono simili, ma anche diverse. Tracey ha riccioli seducenti raccolti con nastri di raso, minigonne e un sorriso vivace. Ha un talento luminoso per la danza. La narratrice ha intelligenza e un naso severo, una tendenza alla malinconia. Ha i piedi piatti ma un intuito anticipatore per la musica. Amiche, complici, rivali. Alla prima lezione di danza arrivano accompagnate dalle madri, che non potrebbero essere più opposte. Obesa, vestita di strass e marchi vistosi, chiassosa ed entusiasta del talento della figlia, quella di Tracey. L’altra così bella da non avere bisogno di trucco o gioielli, forse nemmeno di sua figlia, una femminista protesa verso il salto sociale nel mondo colto e radical chic. Malgrado le loro madri, l’amicizia tra le due ragazzine cresce, strettissima, alimentata da una competizione sotterranea. Poi di colpo finisce. Sono diventate grandi, ognuna deve fare i conti con il proprio talento: Tracey entra in un prestigioso corpo di ballo ma la vita non si rivela così facile come era stato danzare a sette anni, la narratrice diventa assistente di una cantante famosa tirannica e magnetica. È per seguire i capricci filantropici della star che la storia si sposta in Africa, in un territorio dove si viaggia indietro nel tempo per trovare le proprie radici. E si balla, proprio come Tracey.


COPTUTTOINORDINE6 MAGGIO Tempi e luoghi. La fanno da protagonisti, insieme all’Irlanda, in questo raccolta di dieci racconti scritti da Brian Friel e “armonizzati” in “Tutto in ordine e al suo posto”, edito da Marcos y Marcos, nella collana “Gli alianti”, al prezzo di 18,00 euro. I luoghi sono d’Irlanda, splendida e aspra: il vento dell’Atlantico spazza le colline, ma dietro le dune, centinaia di allodole invisibili formano un ombrello di musica nella calura celeste. Qui le donne non si fanno illusioni. A volte si induriscono, oppresse da troppe fatiche. Ma sanno accoglierti davanti al fuoco, ridere fino alle lacrime e abbandonarsi pienamente alle cose, visibili e invisibili. Gli uomini invece coltivano spesso nella mente un’idea diversa della vita. Il tempo potrebbe essere oggi, domani, sempre. Piccole crepe si aprono nella realtà conosciuta, nel quieto vivere, nelle convenzioni erette come barriere. Il mistero filtra e dilaga; sono donne, illusionisti, vecchi pescatori, rabdomanti a custodirlo.


 COPALLONTANARSI5 MAGGIO La saga continua. Con il quarto volume della saga dei Cazalet, ossia “Allontanarsi” di Elizabeth Jane Howard, edito da Fazi, nella collana “Le strade”, al prezzo di 20,00 euro. Un Luglio 1945. Allontanarsi si apre all’indomani della pace e quella che dipinge è una vera e propria diaspora familiare. La fine della guerra, attesa e sognata nei volumi precedenti, ora pone ognuno davanti a delle scelte: dopo la lunga convivenza forzata, è quasi fisiologica la spinta centrifuga che porta i membri della famiglia ad allontanarsi l’uno dall’altro. Questa dinamica riguarda soprattutto le coppie, che sembrano esplodere a seguito di una lunga compressione: nella disapprovazione generale della famiglia, Edward lascia Villy; Rupert e Zoe faticano a rimettere insieme il loro rapporto coniugale dopo la lunga separazione forzata; il matrimonio fra Louise e Michael si è ormai sfasciato completamente e anche l’allontanamento di Raymond e Jessica sembra irrimediabile. Viene inoltre a mancare un grande punto di riferimento per tutti: tutta la famiglia sarà scossa dalla morte del Generale.


COPULTIMO 4 MAGGIO Un tocco di classe. A secondo dei campi gli esempi sono molteplici. Nel cinema vige per antonomasia quello di Lubitsch. Da qui il sottile libro di ricordi “L’ultimo tocco di Lubitsch” di Samson Raphaelson. Lo ha pubblicato Adelphi, nella collana “Piccola Biblioteca Adelphi”, al prezzo di 12,00 euro. Fra le leggende del cinema spicca quella del “tocco di Lubitsch”: l’impronta, il sigillo che faceva sì che qualsiasi storia, toccata dalla mano di Lubitsch diventasse qualcosa di unico. Ma chi era Lubitsch? Di solito è molto difficile farsi, nel mondo del cinema, un’idea precisa dell’artista nascosto nella leggenda. Nel caso di Lubitsch l’inafferrabile sembra essere il primo spiraglio di luce con cui scrutare il regista. “Con Ernst Lubitsch ho lavorato a nove film sonori dal 1930 al 1947. Eppure non ho mai avuto l’impressione di conoscerlo, né che lui conoscesse me” Così dice l’autore di questo piccolo volume che è soprattutto una testimonianza, pubblicata nel 1981 sul New Yorker e mai raccolta in un volume a oggi. Raphaelson ricorda: “le migliaia di ore trascorse insieme sul lavoro” che sfoceranno in “segni di uno straccio d’interesse reciproco”. In qualche modo “il tocco di Lubitsch” si è trasmesso, per uno strano processo di osmosi, anche al vecchio amico e collaboratore Samson.


COPPAROLEGIOCO3 MAGGIO Parole poco serie. Addirittura si potrebbe dire giocose. E lo dice chiaramente Stefano Bartezzaghi in “Parole in gioco. Per una semiotica del gioco linguistico”, edito da Bompiani, nella collana “Overlook”, al prezzo di 17,00 euro. Capire quando una parola giochi e quando faccia sul serio non è facile, e forse non è neppure del tutto sensato. Il gioco è una potenzialità sempre presente nel linguaggio umano. Non c’è lingua e non c’è epoca in cui non si sia giocato con le parole: troviamo giochi di parole nei testi più solenni di religioni, letterature, filosofie. Sono una dimensione comune a tutti: dagli analfabeti ai premi Nobel. Ed è proprio dalla classicità e dal folklore che la cultura di massa ha ripescato le più curiose ed enigmatiche combinazioni linguistiche per adattarle alla contemporaneità. Dall’enigmistica alla pubblicità, dalla satira ai tweet, la lingua mette in gioco le parole in modo che ci avvincano ancora prima che convincerci. In queste pagine Bartezzaghi ci spiega la natura e la storia di questi lampi d’intelligenza, con l’invito a “saccheggiarli”.


COPINVECCHIANO2 MAGGIO Anziano sarà Lei! Forse c’è pure questo modo di apostrofare in “Invecchiano solo gli altri” di Marco Aime e Luca Borzani. Il libro è edito da Einaudi, nella collana “Super ET Opera Viva”, al prezzo di 13,00 euro. Non ci sono più gli anziani di una volta. Sono tanti, saranno sempre di più, padroni di un futuro ancora lungo. Ma anche i giovani non sono più quelli di una volta. Sempre meno numerosi, discriminati, prigionieri del presente. È ancora possibile trovare un equilibrio tra le generazioni in un mondo che ha messo al bando la vecchiaia? L’età media della popolazione italiana non è mai stata tanto alta, eppure oggi nessuno più si sente vecchio. Definirsi anziani è diventato un tabù; e tutti vogliono rimanere giovani, cedendo alle lusinghe di un’”eterna giovinezza”. La questione della vecchiaia, però, diventerà sempre più centrale e porterà a profondi mutamenti sociali e culturali che ci coinvolgeranno tutti. Senza dimenticare che non si può negare un futuro alle nuove generazioni. Perché essere anziani significa aver imparato molte cose, e dunque prendersi l’autorità e la soddisfazione di raccontarle. Ma significa anche avere il diritto di scoprire uno spazio della vita tutto da reinventare, andare lenti, osservare meglio il mondo, lasciare spazio a chi è più giovane. Gli autori, oltre che approfondire queste riflessioni, si prendono anche il compito di proporre la riscoperta di una fase dell’esistenza che, forse, comincia ad essere un po’ ingiustamente rimossa.


COPQUELLACOSA30 APRILE Storie di lontananza. Sono quelle, e non solo, che narra Chimamanda Ngozi Adichie in “Quella cosa intorno al collo”, edito da Einaudi, nella collana “Supercoralli”, al prezzo di 19,00 euro. In questi racconti l’autrice delinea, con lucidità e senza reticenze patriottiche, gli aspetti più problematici della società nigeriana, attraversata da scontri religiosi, omicidi politici, corruzione, brutalità nelle carceri e maschilismo. Tra senso di smarrimento e più concreti problemi di soldi e di documenti, risulta però chiaro che neppure l’emigrazione assicura una vita felice, nello specifico in quell’America che, anche se tanto vagheggiata, vista da vicino è ben diversa dal paradiso di ordinate villette unifamiliari dipinto in certi film. Gli affetti, i sapori e le usanze di casa continuano a tormentare le protagoniste dei racconti. Vale per quelle che sono arrivate negli Stati Uniti quasi per caso, sposando un uomo ricco che poi le ha parcheggiate nell’agio di una terra straniera con figli e domestica, come per quelle che attendono per anni il ricongiungimento con il compagno. A dare il titolo alla raccolta è la storia di Akunna, una ragazza che vince la Green Card e che, dopo essersi scontrata con la dura filosofia del “dare per avere”, ha quello che nell’opinione di molti sarebbe un incredibile colpo di fortuna. Ma liberarsi di “quella cosa intorno al collo”, un soffocante senso di solitudine e non appartenenza, è tutt’altra cosa. Fra gli altri racconti è poi particolarmente toccante sono i racconti “L’ambasciata americana”. Qui la protagonista, che all’improvviso si è ritrovata in un incubo, attende in fila sotto un sole cocente l’apertura dei cancelli dell’ambasciata americana, dove sta per fare domanda di asilo politico. Insensibile alla folla, riesce a pensare solo al figlio e alla macchia, rossa come olio di palma fresco, che ha visto allargarsi sul suo petto.


COPGRAMSCI29 APRILE L’inattuale Gramsci. È il punto di vista, visibilmente dolente, di Angelo D’Orsi e del suo saggio “Gramsci. Una nuova biografia”, pubblicato da Feltrinelli, nella collana “Storie”, al prezzo di 22,00 euro. Questa nuova biografia di Antonio Gramsci è arricchita delle acquisizioni documentali degli ultimi due decenni. Ed è attenta soprattutto agli aspetti intellettuali e politici della complessa personalità di Gramsci, senza però trascurare l’universo affettivo del personaggio. Il libro è diviso in quattro parti, ciascuna corrispondente a un ben preciso periodo della vita di Gramsci, così da mostrare di volta in volta le riprese che Gramsci farà in epoche successive di spunti che lancia nei diversi periodi, tra la sua Sardegna e la Torino dove scoprirà la classe operaia e la grande industria, tra la militanza nel Psi e quella successiva nel Partito comunista che contribuirà a fondare, tra comunismo italiano e sovietico, tra Togliatti, Bordiga e Stalin, tra sofferenze fisiche e morali, tra le poche vittorie e le molte sconfitte… La convinzione di D’Orsi è che Gramsci sia oggi terribilmente inattuale (in quanto lontanissimo dai modelli dominanti dell’agire dei politici ma anche di quello degli intellettuali). Quando invece sarebbe molto necessario.


COPANNIE28 APRILE Antigua al centro. La piccola isola delle Antille riempie “Annie John” di Jamaica Kincaid, pubblicato da Adelphi, nella collana “Fabula”, al prezzo di 14,00 euro. “Il genio ha molte sorprese, e una di queste è la geografia” ha scritto Derek Walcott a proposito di Jamaica Kincaid. Ed è proprio la geografia di Antigua, così luminosa e così e celeste, a imporsi nella prosa piena di incanti del in questo che è il primo romanzo dell’autrice: gli alisei, i riti della pesca e dell’obeah si confondono in una seducente sinfonia, mentre l’albero del pane e le sgargianti poinciane stonano con la chiesa anglicana, con la divisa scolastica, con i quaderni che hanno in copertina la regina Vittoria. E intanto Annie John cresce in una felice solitudine, al centro dell’universo della sua bellissima, giovane madre. Ma poi, la catastrofe: Annie “diventa signorina”, e la madre, che come una divinità può dare e togliere tutto, incomprensibilmente si trasforma in un’algida nemica. “Io vivevo in un paradiso così” dice Annie dei suoi anni di bambina. Ma ogni paradiso ha il suo “orribile serpente”. E per Annie entrare nell’adolescenza significherà ingaggiare un tormentoso duello quotidiano.


COPVALZER27 APRILE Dove riposa van Gogh. È Auvers-sur-Oise dove si svolge “Il valzer degli alberi e del cielo” di Jean-Michel Guenassia, edito da Salani, nella collana “Romanzo”, al prezzo di 16,90 euro. Nella torrida estate del 1890, a Auvers-sur-Oise, un uomo si presenta a casa del dottor Gachet. Con quell’aspetto povero e trasandato è normale che Marguerite, figlia del medico, lo scambi per uno dei tanti braccianti agricoli che lavorano nella zona. L’uomo è Vincent van Gogh. Marguerite ama dipingere e si dibatte tra l’insoddisfazione di non riuscire a creare nulla di apprezzabile e una condizione di figlia predestinata a un matrimonio borghese. Così van Gogh prende per lei, giorno dopo giorno, le fattezze del maestro, del genio, dell’amore. Guardandolo dipingere, la giovane vede con nuovi occhi i paesaggi in cui è cresciuta: le case dai tetti di paglia, le acque del fiume, i fiori, gli alberi, il cielo. Mentre la potenza della vera arte la invade tutta, la relazione con Vincent si fa sempre più stretta, più pericolosa e infine fatale. Mettendo insieme racconto e verità documentaria, con pagine di vera poesia quando con Marguerite si immagina la nascita dei capolavori di van Gogh, Guenassia fa rivivere l’epoca d’oro degli impressionisti e propone nuove ipotesi sulla fine dell’artista e sui misteri che circondano alcune sue opere.


COPPRONTO26 APRILE Dottor Amnesia. Sarebbe il medico Pierdante Piccioni che, insieme al giornalista Pierangelo Sapegno, ha scritto “Pronto soccorso”. Il libro lo ha pubblicato Mondadori, nella collana “Strade blu”, al prezzo di 18,00 euro. Per chi ci lavora, a contatto con il dolore delle persone, il pronto soccorso di un ospedale è una trincea, una frontiera tra la malattia e cura. Pierdante Piccioni, però, non è un medico qualunque. Nel 2013, a causa di una lesione alla corteccia cerebrale ha perso la memoria e si è risvegliato dodici anni prima della realtà che stava vivendo. Dodici anni inghiottiti in un buco nero. Da lì è ripartito con fatica, tra depressione e rabbia, e ha combattuto con tenacia per riconquistare la propria vita, i propri affetti, il proprio posto nel mondo. Lui, il dottor Amnesia, ora è di nuovo un primario di pronto soccorso. Ma adesso che è in prima linea, resta ancora un paziente costretto a fare i conti con la disabilità, ed è forse questo ad avergli fatto maturare una nuova empatia nei confronti di chi è malato: ne conosce le sofferenze, ne comprende il disagio dinanzi a quell’elefantiaco “emporio della salute” che è l’ospedale. Avendo vissuto tutto ciò sulla propria pelle, in ogni occasione cerca di comportarsi come avrebbe voluto che i medici avessero fatto con lui, una condizione che se da un lato lo premia, dall’altro emotivamente lo sfinisce. Scenario del suo ostinato lottare contro vecchi schemi e abitudini è il pronto soccorso, un luogo di confine dove le vite di molti, con le loro incredibili storie, sembrano incrociarsi senza un senso apparente, paradigma di una società nella quale lo stesso Piccioni spesso si sente un reduce senza futuro, costretto ad aspettare ancora il miracolo più grande, quello che gli deve restituire, insieme alla memoria, tutte le emozioni perdute e il senso di un’esistenza da riallacciare. Ma forse quel miracolo è semplicemente un segreto che ci portiamo dentro. È la passione di vivere, la stessa passione che lo spingerà ad andare oltre il suo ruolo di primario, per inventarsi un nuovo lavoro, occupandosi dei pazienti più fragili, dei più soli, degli ultimi. Di quello che lui è stato e che, in fondo, ancora lo definisce: essere “diversamente normale”.


COPDUETESTE23 APRILE Matematica libera. E anche rivoluzionaria, a sentir dire Marco Malvaldi e il suo recente saggio “Le due teste del tiranno. Metodi matematici per la libertà”. Lo ha pubblicato Rizzoli, nella collana “saggi italiani”, al prezzo di 18,00 euro. La matematica è rivoluzionaria. Attinge alla dimensione della libertà umana per creare mondi diversi e opposti, negando un codice già affermato per strutturarne liberamente un altro. Affermazioni matematiche all’apparenza inutili o sbagliate preannunciano quasi sempre vere e proprie rivoluzioni del pensiero. Il teorema di Bayes, per esempio, da puro gioco intellettuale è diventato un pilastro della diagnostica medica, della scienza forense, delle neuroscienze e nelle ricerche sull’intelligenza artificiale. In un viaggio che dai filosofi greci ci conduce alla “Ultimate Machine” di Claude Shannon, Malvaldi argomenta che la matematica è rivoluzionaria anche in un modo più profondo: ci mette in grado di capire il mondo e di partecipare alla costruzione della società; di sconfiggere il tiranno: quello vero, ma soprattutto quello generato dal nostro stesso pensiero. Tutti possono intervenire, decidere se un ragionamento è corretto o meno, e tutti possono accedere agli assiomi iniziali e alle regole usate per svilupparli. Nel mondo fantastico dei numeri e dei teoremi non ci sono limiti all’immaginazione e in questo esercizio di fantasia tutti sono liberi e tutti sono uguali. Non c’è nulla di controverso. “Sire”, spiegò ad Alessandro Magno il suo precettore Menecmo, “in geografia esistono strade per i re e strade per il popolo, ma in geometria c’è un’unica strada per tutti.”


COPBORGO22 APRILE Borgo selvaggio. Non il natio di Leopardi, ma “Borgo Vecchio” di Giosuè Calaciura, romanzo edito da Sellerio, nella collana “Il contesto”, al prezzo di 14,00 euro. Nel piccolo quartiere raccontato da Calaciura sembra concentrarsi l’energia esplosiva di un’intera città. È solo una manciata di viuzze nel cuore di Palermo ma ne contiene tutto il carattere, l’oscurità, la violenza e la bellezza. Qui si rispecchia, si deforma ogni vizio e virtù, cuore e budella, come fosse un condensato di vita, una versione forte di sapori palesi e occulti, pubblici e privati. Qui vivono Mimmo e Cristofaro, amici fraterni, compagni di scuola e complici di fughe; Carmela la prostituta e Celeste, sua figlia, che porta in nome il colore del perdono; Totò il rapinatore che tiene la pistola nella calza perché è più difficile da usare. Qui si allevano cavalli per le corse e si truccano le bilance delle salumerie, mentre l’ululato del traghetto che parte verso il Continente si confonde con i lamenti causati dai pugni di un padre ubriaco. Da un lato c’è il mare, col vento che scombina gli odori in vortici, portando quasi il sapore della carne nelle case di chi carne non mangia mai. Dall’altro c’è la piana distesa della metropoli, coi suoi negozi, le signore benestanti, la legge e le guardie. Nei vicoli il profumo del pane sfornato due volte al giorno è così stupefacente che ciascuno si segna con la croce. E può capitare che le forze dell’ordine cingano in assalto il quartiere fino a presidiarne gli ingressi, come in un assedio medievale. Sembra tutto fantastico e inventato, e invece nell’immaginazione di questa storia, nella lingua che la racconta, nel suo ritmo è tutto vero. Palermo è una città assai contraddittoria, come altre. Non può soffocare le sue viscere, il suo cuore, perché si perderebbe la sua anima. E con lei, pur tra tante efferatezze, una speranza del futuro.


COPBASIL21 APRILE Un romanzo da scandalo. Diede scandalo, ma più di centocinquanta anni fa, “Basil” di Wilkie Collins, edito da Fazi, nella collana “Le strade”, al prezzo di 20,00 euro. Giovane rampollo di una famiglia aristocratica, Basil si innamora perdutamente e a prima vista della figlia di un commerciante, incontrata per caso su un omnibus. Da quel momento la sua vita cessa di scorrere sui quieti binari di sempre per imboccare la strada ignota e accidentata che conduce alla tragedia. La decisione di sposarsi in segreto con la giovane Margaret, tanto vanitosa quanto priva di scrupoli, per non scatenare le ire del padre, saldamente ancorato ai propri pregiudizi sociali; la condiscendenza con cui accetta, su richiesta del suocero, di aspettare un anno prima di consumare il matrimonio: ogni passo, ogni singola scelta compiuta da Basil in buona fede si rivelerà un errore, e il cammino che avrebbe dovuto condurlo alla felicità gli spalancherà improvvisamente le porte di un baratro di abiezione e di ferocia. E il lettore verrà trascinato con lui fino in fondo, oltre l’apparenza della ordinaria, ma non per questo meno angosciosa, normalità. Il romanzo è uno spaccato della società inglese della seconda metà dell’Ottocento, divisa tra una classe nobiliare arroccata sui propri privilegi e una borghesia mercantile in piena ascesa. “Basil”, pubblicato nel 1852, è il secondo romanzo scritto da Wilkie Collins ed è quello che lo rivelò al grande pubblico. Ma fu anche, per l’audacia con cui tratta Il sesso, la violenza, l’adulterio, la follia, oggetto di scandalo. Almeno per la stampa benpensante dell’epoca.


COPPORCOSPINO20 APRILE Una storia interessante. Ma solo più tardi. Questo si dice, anzi si conclude, di “Il porcospino”, romanzo di Julian Barnes. Lo ha pubblicato Einaudi, nella collana “L’arcipelago”, al prezzo di 13,00 euro. Il Procedimento Penale Numero 1 ha inizio il 10 gennaio davanti alla Corte suprema. L’ex Presidente di un innominato paese dell’Europa dell’Est arriva sotto scorta militare: una figura bassa, tarchiata, con indosso un impermeabile abbottonato e i suoi soliti occhiali spessi, con le lenti leggermente colorate. Scende dalla Čajka, si leva il cappello e mette in mostra ancora una volta una testa che la nazione non stenta a riconoscere, per via dei numerosi francobolli che l’hanno raffigurato. È Stoyo Petkanov, Presidente destituito e intransigente veterano del partito lealista, finalmente chiamato a rispondere dei propri reati. In aula deve scontrarsi con il Pubblico Ministero Peter Solinsky, figlio di un intellettuale del Partito e vittima del regime. In un paese abituato a nascondere e tacere, la diretta televisiva è una delle tante trovate della pubblica accusa. La popolazione vorrebbe vederlo inchiodato per reati gravissimi: omicidio di massa, tortura, rovina della nazione. Ma qualcosa si guasta strada facendo, il meccanismo si inceppa, e nel lamento delle pance vuote della nazione si conclude che “spesso la storia è soltanto quello che succede. Solo piú tardi diventa interessante”.


COPINTELLIGENZA19 APRILE Amate le api? Sì? E allora amate pure “L’intelligenza delle api. Cosa possiamo imparare da loro” di Randolf Menzel e Matthias Eckoldt. Lo ha edito Raffaello Cortina, nella collana “Scienza e idee”, al prezzo di 29,00 euro. Amiamo le api soprattutto perché producono il miele. Ma sono anche fra gli animali più importanti e più intelligenti del pianeta. Senza la loro attività di impollinatrici, in tutto il mondo ci sarebbero problemi per le risorse alimentari. Sono però in grado di fare di più: il loro minuscolo cervello pensa, pianifica, fa di conto e forse sogna. Le api possiedono, sorprendentemente, molte delle nostre capacità mentali. Come percepiscono i profumi e vedono i colori, come si forma la loro memoria, come apprendono regole e modelli, addirittura come riconoscono i volti, da dove derivano le loro conoscenze, che cosa sanno e come vengono prese le decisioni in quel superorganismo che è una popolazione di api: sono i grandi temi di questo particolarissimo saggio. I due autori si soffermano anche sulla moria delle api e sul ruolo che possono avere nel creare un sistema di allerta precoce contro gli effetti nocivi delle nocive tecnologie.


COPGUARDIANI18 APRILE Ancora, Maurizio? Ebbene sì, ancora un romanzo di Maurizio De Giovanni, ancora ambientato a Napoli, ancora pronto a inaugurare una serie come quella di Ricciardi o dei “Bastardi”. Il libro è “I Guardiani”, edito da Rizzoli, nella collana “Scala italiani”, al prezzo di 19,00 euro. Ma, come direbbe Papa Francesco, “chi sono io per giudicare?”. Nessuno, quindi meglio se giudicate voi. Noi ci limitiamo all’antefatto. Sotto la Napoli che molti conoscono ce n’è una sotterranea, nascosta agli occhi del mondo, con il buio al posto della luce. Marco Di Giacomo l’aveva intuito, un tempo, quando era un brillante antropologo e aveva un talento unico nell’individuare collegamenti invisibili tra le cose. Poi qualcosa non ha funzionato e ora, ad appena quarant’anni, non è altro che un professore universitario collerico e introverso, con un solo amico, il suo impacciato ma utilissimo assistente Brazo Moscati. Considerati folli per le loro accanite ricerche sui culti antichi, i due sono costante oggetto dell’ironia di colleghi e studenti. Perciò nessuno si meraviglia quando il direttore del loro dipartimento li spedisce a fare da balie a una giornalista tedesca venuta in Italia per scrivere un pezzo sensazionalistico sui luoghi simbolo dell’esoterismo. Per liberarsi della seccatura, Marco chiede aiuto a sua nipote Lisi, ricercatrice anche più geniale dello zio ma con una preoccupante passione per le teorie complottiste. I quattro s’imbatteranno in una lunga catena di reati e strani eventi, scoprendosi parte di un disegno che potrebbe coinvolgere l’intera umanità.


COPVITASUO15 APRILE La terra trema. Non in una delle tante nostre zone sismiche, ma in copertina (con il manifesto del capolavoro di Visconti) di “La vita nel suo movimento. Recensioni cinematografiche 1950-1951” di Elsa Morante. Lo ha edito Einaudi al prezzo di 20,00 euro. All’inizio del 1950 la Rai assegnò a Elsa Morante l’incarico di critico cinematografico per un programma radiofonico settimanale. La Morante era molto interessata al cinema (aveva anche avuto esperienze dirette in occasione della sceneggiatura di un film di Lattuada) e prese molto sul serio questo incarico. Finché un giorno i funzionari Rai rifiutarono di mandare in onda una sua recensione in cui criticava un film italiano di guerra (“Senza bandiera” di Duilio Coletti) accusandolo di nostalgie fasciste. Elsa non tollerò la censura e, dopo meno di due anni, interruppe la collaborazione. Ora le quarantasette schede scritte in quel biennio 1950-51 sono state raccolte da Goffredo Fofi e vengono pubblicate per la prima volta. Vi sono recensiti i film dell’adorato Visconti, quelli di Orson Welles giudicati tra luci e ombre (“eccezionali qualità del regista”, “torte barocche avvelenate dal cattivo gusto”), e poi John Ford, Vincente Minnelli, Clouzot, Germi e tanti altri, maggiori e minori. Nella prefazione Fofi, anche partendo da ricordi personali, traccia il complesso rapporto della scrittrice con il cinema. E in appendice altri brani inediti della Morante sul cinema, sul suo ambivalente rapporto col neorealismo, sul suo apprezzamento dei film di Pasolini…


COPPROPIZIO14 APRILE Direzione I Ching. È quella che prende o da cui parte Emmanuel Carrère con “Propizio è avere ove recarsi”, pubblicato da Adelphi, nella collana “La collana dei casi”, al prezzo di 22,00 euro. “Propizio è avere ove recarsi” è una delle risposte che fornisce, quando lo si interroga, l’I Ching, l’antico libro oracolare cinese. Seguendo questa aurea indicazione, Emmanuel Carrère è partito innumerevoli volte, con una meta e uno scopo sempre diversi (e non necessariamente scelti da lui): è andato nella Romania del dopo Ceausescu sulle tracce del conte Dracula, nei tribunali della “Francia profonda” a seguire processi per atroci delitti, nella Russia di Putin a immergersi nell’infinito caos del postcomunismo, al Forum di Davos a “chiacchierare” con i potenti della terra, nel Nord dello Stato di New York a incontrare il fantomatico “uomo dei dadi”. Spesso si è imbattuto in storie e personaggi sorprendenti, e a volte sconvolgenti, che gli poi avrebbero offerto materia per libri tipo “L’Avversario”, “Un romanzo russo”, “Limonov”. Negli stessi anni faceva anche altri viaggi, per così dire, attorno alla sua mente: inventando soggetti di film che non avrebbe mai girato, riflettendo sul proprio modo di fare letteratura, scoprendo libri inaspettati o rileggendone quelli che amava di più. Questo e altro si trova nei testi qui raccolti, molto diversi tra loro eppure legati da un tono riconoscibilissimo e specifico. Una riprova di quanto Carrère ha sempre sostenuto, ossia che gli sembra vano contrapporre letteratura e giornalismo, e quel che gli importa è scrivere un reportage nello stesso modo in cui scrive i suoi libri: “alla prima persona, menando il can per l’aia e raccontando le cose in maniera un po’ sinuosa”.


COPBOULEVARD13 APRILE Inopportuno campanello. È quello che suona e disturba in “Il boulevard delle ossa” di Léo Malet, edito da Fazi, nella collana “Darkside”, al prezzo di 15,00 euro. È primavera, e all’agenzia d’investigazione Fiat Lux è un gran giorno: Nestor Burma e la sua assistente Hélène hanno appena vinto due milioni alla lotteria. Bisogna festeggiare, pipa in bocca e bicchiere in mano. Ma non si può mai stare tranquilli. Suona il campanello e i festeggiamenti vengono interrotti da un uomo trafelato: è Goldy, un mercante di diamanti ebreo, e ha bisogno del loro aiuto. Le informazioni che fornisce sul caso sono piuttosto fumose, ma a quanto pare ci sono di mezzo la malavita cinese e un giro di prostituzione russa d’alto bordo. Abbastanza per incuriosire Burma, che si mette subito all’opera. Questa volta l’indagine si svolgerà su strade del tutto nuove: da un bordello di Shanghai, a una Casa d’aste di rue Drouot, fino al tesoro della Corona imperiale russa, mentre si apriranno scenari sempre più inquietanti e spunteranno elementi sempre più strani, come uno scheletro con una gamba sola che sembra appartenere a un generale scomparso nel 1939 e un cadavere che forse non è tale fino in fondo. L’investigatore privato “tombeur de femmes” dalla lingua tagliente si ripresenta in questa nuova avventura, finora inedita per amanti nostrane/i del noir francese.


COPITALIADOLCE12 APRILE Fu dolce vita? Può dircelo una testimone diretta, Oriana Fallaci, con un libro-reportage che è “L’Italia della dolce vita”, edito da Rizzoli, nella collana “Opere di Oriana fallaci”, al prezzo di 20,00 euro. Tra i tavolini di via Veneto o nei teatri di posa di Cinecittà, in piazzetta a Capri o al Lido di Venezia, uno sguardo attento e ironico testimonia i riti dell’Italia della Dolce Vita. Oriana Fallaci, allora giovane scrittrice e corrispondente dell’Europeo, coglie lo spirito di quegli anni e di chi li abita: intellettuali, gente di cinema, ma anche viveur, nobili decaduti, borghesi in cerca di gloria. In un affresco scanzonato, ma non pregiudizievole,  si ritrovano, con tic, speranze e aspirazioni, gli attori famosi (da Sordi a Gassman, da Gina Lollobrigida a Sofia Loren), i registi (Visconti, Rossellini, Fellini, Antonioni ), gli scrittori, i grandi produttori e le stelline in cerca di gloria che, a volte dimenticati, hanno fatto la fortuna del cinema italiano nel mondo e hanno saputo rappresentare, forse più che in qualsiasi altra epoca, le caratteristiche del “genio italico”. La Fallaci li osserva, li incontra, li intervista, qualche volta ne diviene amica, a volte si fa odiare, ma li rappresenta e li fa sentire sempre molto “umani”. Tenendosi in buon equilibrio fra punti deboli e grandezze, idiosincrasie e passioni. Un “dietro le quinte” che racconta un’epoca eccezionale. Se fu eccezionale.


COPIOSONODOT11 APRILE A rotta di collo. Prende così la vita Dorothy, nota meglio come “Dot”, la giovane protagonista dell’ultimo romanzo di Joe R. Lansdale “Io sono Dot”, edito da Einaudi, nella collana “Stile libero BIG”, al prezzo di 17,50 euro. Niente è stato facile per Dorothy “Dot” Sherman. Ma se mai c’è stata una ragazzina capace di prendere la vita e rivoltarla, be’, è lei. A diciassette anni, quando hai un padre uscito a comprare le sigarette e mai tornato, una madre buona a nulla, un fratellino re delle caccole e una sorella regolarmente gonfiata di botte dal marito, non sono molte le persone su cui puoi contare. Così Dot fa la cameriera sui pattini e si difende come può, anche menando le mani. Finché, un giorno, un tizio di nome Elbert, che dichiara di essere uno zio, si installa nella roulotte di famiglia. Per quel che ne sa Dot, Elbert potrebbe essere un serial killer. In fondo qualche piccolo trascorso criminale ce l’ha. Ma alla fine l’uomo si rivelerà il più sensato della famiglia. E, dopo anni di frustrazioni e delusioni, forse anche per Dot la ruota potrebbe girare.


COPFILOSOFI9 APRILE Come pensare il cervello? Domanda complessa come il libro di John Zachary Young “I filosofi e il cervello”, edito da Bollati Boringhieri, nella collana “saggi”, al prezzo di 22,00 euro.  Come è possibile conciliare il determinismo dei fenomeni fisici con l’impressione che gli esseri umani siano dotati di libero arbitrio? Questa domanda ossessiona da un po’ la filosofia. Sembrava che fosse destinata a essere spazzata via dalla moderna fisiologia del cervello che ha posto l’organo superiore degli umani al centro delle sue indagini. Anzi sembrava pure che, grazie alle moderne tecniche di scansione, si fosse vicini a svelarne ogni mistero. Invece si continua a interrogarsi sul rapporto tra la mente e il cervello, sull’origine della coscienza, le basi fisiche della memoria e l’immagine del mondo fornitaci dai sensi. John Zachary Young, une dei più importanti biologi del secolo scorso, tenta in questo libro una mediazione. Se da un lato i filosofi affrontano il problema del pensiero in modo troppo astratto, dall’altro lato i biologi tendono a considerare il cervello come una serie di parti anatomiche isolate tra loro anziché come un sistema interattivo in rapporto dinamico con il corpo e con l’ambiente circostante. “I filosofi e il cervello” è stato certo fra i testi scientifici uno di quelli che hanno aperto il dialogo tra scienziati e filosofi.


COPLAVORARE8 APRILE Smettiamola col lavoro. Magnifica idea sviluppata in “Lavorare gratis, lavorare tutti” dal Professor Domenico De Masi. Il saggio è edito da Rizzoli al prezzo di 18,000 euro. Ormai non esiste famiglia dove non ci sia un figlio, un parente o un amico che non sia disoccupato. Se ne parla come di un appestato, abbassando la voce per non farsi sentire dagli estranei, e comunque sospettando che, sotto sotto, si tratti di un fannullone o di uno scapestrato. Con la disoccupazione giovanile stabile oltre il 40 per cento, l’Italia è oggi un Paese con milioni di questi fannulloni e scapestrati. Tutte le soluzioni sperimentate finora, compresi i voucher e il jobs act, celano l’intento di ampliare a dismisura un esercito di riserva professionalizzato e docile, disponibile a entrare e uscire dal mondo del lavoro secondo le fluttuazioni capricciose del mercato. Invece bisognerebbe avere il coraggio di affrontare il problema in tutta la sua gravità: la disoccupazione non solo non diminuirà, ma è destinata a crescere. Basta guardarsi intorno: ieri le macchine sostituivano l’uomo alla catena di montaggio, domani software sempre più sofisticati lavoreranno al posto di medici, dirigenti e notai. Insomma, il progresso tecnologico ci procurerà sempre più beni e servizi senza impiegare lavoro umano. E la soluzione non è ostacolarne la marcia trionfale, ma trovare criteri radicalmente nuovi per ridistribuire in modo equo la ricchezza. Per questo i disoccupati e tutti coloro che temono di poterlo diventare, se vogliono salvarsi, devono adottare una precisa strategia di riscatto. Perché pretendere un comportamento e un’etica ritagliati sul lavoro quando il lavoro viene negato? Perché non trasformare i disoccupati in un’avanguardia di quel mondo libero dal lavoro e sperimentare le occasioni preziose offerte da quella libertà? Piuttosto che lottare con le unghie e con i denti per un posto di ultima fila nel mercato del lavoro industriale, non sarebbe meglio sedere nella cabina di regia della società postindustriale? Se la visione vi pare troppo ottimistica rivolgetevi al Professor De Masi.


COPANIME7 APRILE Aldiquà o aldilà? Dipende dai punti di vista. Un punto di vista se lo inventa Achille Mauri con il suo romanzo “Anime e acciughe”, edito da Bollati Boringhieri, nella collana “Varianti”, al prezzo di 16,50 euro.  Cosa c’entrano le anime con le acciughe? C’entrano, perché siamo nell’aldilà. Come non lo si sarebbe mai immaginato, dove tutto è all’insegna della leggerezza. Infatti si chiama aldiquà. C’è Achille… che si sveglia poche ore dopo essere mancato nella sua casa milanese di via Cusani, e comincia subito a dialogare con un trapassato illustre, il maresciallo Radetzky, già inquilino dello stesso palazzo ai bei (per lui) tempi dell’occupazione austriaca… La conversazione continua con le più disparate anime che vagano nei dintorni, e in parecchi altri luoghi, vicini e lontani, in una sfera ultraterrena ma attaccatissima a quella terrena, che il trapassato, giustamente, dalla sua postazione, ribattezza “aldiquà”. L’anima di Achille si è trasferita nel garage di piazza San Marco, nella Porsche di amici di uno dei suoi figli, dove da tempo dimora anche il suo gatto Ely. Da qui in poi gli incontri, le storie, e i dialoghi si fanno sempre più fitti… e, ovviamente, surreali. E di storie da raccontare ne hanno tante non solo Umberto Eco o Elio Fiorucci o il maresciallo Radetzky, ma anche altre anime, indicate con il solo nome di battesimo, Marco, Lucrezia… Ma niente paura, il tono degli scambi è in buona parte ironico, spesso comico, addirittura esilarante: si sorride, si ride, e ci si augura francamente che l’”aldiquà” sia davvero così spassoso, così rassicurante, così vario, e i suoi misteri così poco misteriosi. E molto spazio nella storia hanno anche gli animali, che svolazzano a loro volta nell’”aldiquà”, dotati di anima. Comprese le acciughe, che nuotano in enormi banchi e che diventano mezzo di trasporto e guida delle altre anime, quelle degli esseri umani.


COPTOCCA6 APRILE Musica e matematica. Due passioni che, in un quadro di dramma collettivo, sono magna pars dell’ultimo romanzo, abbastanza insolito per le abitudini narrative dell’autore, di Amos Oz. Il libro si intitola “Tocca l’acqua, tocca il vento”. Lo ha pubblicato Feltrinelli, nella collana “I narratori”, al prezzo di 16,00 euro. Nel 1939, mentre i tedeschi avanzano in Polonia, Elisha Pomerantz, piccolo orologiaio ebreo con la passione della matematica e della musica, scappa nella foresta, lasciandosi dietro la bella e intelligente moglie Stefa. Stefa non si rende conto del pericolo, ma quando la situazione precipita, si chiude in casa, poi viene travolta anche lei dalla tempesta della guerra. Elisha, dopo aver errato per i boschi europei, arriva prima in Grecia e poi in Israele, dove trova rifugio in un piccolo kibbutz, e silenziosamente si rimette a riparare gli orologi, a cercare la musica nella matematica e la matematica nella musica. Stefa, invece, deportata in Unione Sovietica, è costretta a diventare una spia staliniana. E sognano di rivedersi.


COPCONGIURA5 APRILE Un’isola presuntuosa. Per uno dei protagonisti è questa la Sicilia che fa da scenario alla “Congiura dei loquaci” di Gaetano Savatteri, edito da Sellerio, nella collana “La memoria”, al prezzo di 13,00 euro. Ebrei Novembre 1944. Un anno dopo lo sbarco in Sicilia gli americani hanno ormai sgomberato l’isola. In un paese dell’entroterra siciliano viene ucciso in piazza con un colpo alla nuca il sindaco: in odore di mafia, tessitore d’affari, con grossi interessi nelle miniere di zolfo. Del delitto viene subito accusato “Centoedieci” (il soprannome lo deve al nonno, uno dei pochi che sapeva leggere e scrivere), privato del lavoro alla miniera, nemico giurato del sindaco. Indizi, testimoni, voci: convergono tutti in maniera sin troppo univoca e perciò sospetta nell’indicare Centoedieci come autore del delitto. Testimone anomalo di tutta la vicenda è Benjamin Adano, tenente delle truppe alleate, nonni siciliani emigrati negli Usa, spedito nell’isola per indagare su alcuni camion rubati. Adano si trova ad essere spettatore e attore di quella indagine dagli esiti drammatici sino a provare una dolorosa repulsione per quell’”isola presuntuosa alla quale il mondo intero potrebbe finire per assomigliare”. Savatteri si è ispirato a una vicenda realmente accaduta e raccontata da Sciascia (che il lettore individuerà anche fra i personaggi del romanzo) nelle “Parrocchie di Regalpetra”. Ha indagato tra le carte d’archivio ricostruendo la vicenda di Centoedieci: il delitto, il processo, fino all’epilogo alla fine degli anni Sessanta, costruendo un romanzo scritto in modo essenziale. Quasi sciasciano.


COPTUONOME4 APRILE Ebrei in Albania. Forse non è una storia molto nota. Intrecciandola con percorsi affettivi la ricostruisce Anila Ibrahimi in “Il tuo nome è una promessa”, pubblicato da Einaudi, nella collana “I coralli”, al prezzo di 17,50 euro. Una foto con due bambine dalle lunghe trecce, dietro il mare. È quello che resta a Abigail della sua famiglia. La Storia l’ha divisa da sua sorella Esther, e l’Albania che l’ha accolta generosamente quand’era in fuga dalla Germania nazista è diventata poi la sua prigione. Mezzo secolo dopo, a Tirana arriva Rebecca. Fugge da un matrimonio in crisi, ma forse vuole ricomporre il suo album di famiglia ricostruendo la storia che sua madre Esther non le ha mai davvero raccontato. Nella vita di Rebecca la fuga a un certo punto è l’unica trama possibile. Il suo matrimonio con Thomas probabilmente è arrivato al capolinea, meglio non assistere alla consunzione dell’amore. Per questo accetta l’incarico dell’organizzazione internazionale per cui lavora: destinazione Tirana. Non è mai stata in Albania, ma di quel paese sa molte cose. Sa per esempio che l’ospite è sacro e che la parola data viene presa seriamente. Quello infatti è il paese che ha dato ospitalità a sua madre Esther in fuga dalla Berlino nazista, il paese che le ha salvato la vita. Ma proprio nell’Albania di re Zog, che accoglieva gli ebrei durante la Seconda guerra mondiale, Esther ha perso sua sorella Abigail, catturata dai nazisti e deportata a Dachau. E quello strappo mai ricucito è ancora troppo doloroso per essere raccontato. Ad accoglierla a Tirana, Rebecca trova un ragazzo dalla voce rauca ma che con le parole sa fare vertiginosi ricami: Andi sarà il suo assistente, e forse qualcosa di più. Rebecca farà così i conti col passato della sua famiglia ma anche con Thomas, che la raggiungerà per provare a dare un nuovo corso alla loro storia. Sarà proprio lui, fotografo di fama, a riannodare i fili di quelle vite spezzate ricostruendo in un documentario le vicende degli ebrei salvati da re Zog, e delle due sorelle Esther e Abigail.


COPESSERENANNI 2 APRILE Fareste Nanni? Moretti, ça va sans dire. Nanni Moretti è l’alter-ego inconsapevole del protagonista di “Essere Nanni Moretti”, l’ultimo romanzo scritto da Giuseppe Culicchia. Lo edita Mondadori, nella collana “SIS”, al prezzo di 17,50 euro. Prima di rivelare come si comporta il protagonista di questa storia, è necessario fare un passo indietro. Bruno Bruni è uno scrittore di nicchia. Ha esordito come poeta. Poi, su consiglio del suo agente, si è dedicato alla narrativa, senza mai sfondare. Ma non si dà per vinto, e, mentre per vivere traduce opere di fantascienza cyber-punk, cerca di scrivere il Grande Romanzo Italiano, quello che farà scattare l’agognato passaparola e correrà allo Strega. Quello che tutti, editori, critici e lettori, stanno aspettando. Ma più ci prova più si allontana dalla meta e si deprime davanti al foglio bianco. La sola consolazione nella vita di Bruno è Selvaggia: una ragazza d’oro, pole dancer in un locale notturno, che è libera e schietta quanto il suo nome. E che continua ad amarlo e a credere in lui ostinatamente. Fino a quando viene licenziata e la situazione si fa ancora più preoccupante. È qui che Bruno si lascia andare e si fa crescere la barba. Gli basta una giornata per rendersi conto che al supermercato, per strada, al ristorante, in palestra, tutti lo scambiano per Nanni Moretti. Sarà Selvaggia a convincerlo a sfruttare le doti da imitatore che ha fin da bambino, a studiare la biografia e l’eloquio del regista e a trasformarsi in un suo clone. Spacciandosi per Moretti e la sua assistente, i due cominciano a girare l’Italia approfittando dell’ospitalità generosamente offerta da sindaci e organizzatori di festival, che non vedono l’ora di far assaggiare loro i piatti tipici del territorio, intrattenerli con gli avvincenti racconti della storia locale e proporsi per una particina nel nuovo film del maestro. Bruno inizia a sentirsi sempre più a suo agio nei panni di Nanni Moretti, ed è sull’orlo di una crisi identitaria che rischia di compromettere i suoi grandi progetti narrativi, quando alla coppia si presenta un’occasione irrinunciabile: un invito alla Mostra del Cinema di Venezia. Come disertare?


COPASCOLTO1 APRILE Sei vite. Sono raccontate da Eugenio Borgna in “L’ascolto gentile”. Lo propone Einaudi, nella collana “Frontiere”, al prezzo di 18,00 euro. Sei donne diverse, sei vite diverse. Ciascuna donna con la propria personale storia da raccontare, eppure accomunate da una stessa malinconia e da un identico sforzo per ritrovare la speranza e vivere di nuovo il futuro. Uno dei piú importanti psichiatri italiani racconta la sua esperienza e il suo impegno per avvicinarsi agli altri. E provare a riconoscerli. Viene fuori il racconto di una vita. Una vita dedicata alla conciliazione fra le parole e il silenzio, all’attenzione per le fragilità e alla cura di emozioni e sentimenti. Una vita dedicata all’ascolto del corpo e dell’anima. Sempre con umanità, fiducia e gentilezza. Eugenio Borgna, nel corso della sua lunga carriera, ha incontrato molte vite: le ha incontrate in manicomio, in clinica, in ospedale, nel proprio studio. Ha ascoltato voci fragili, facendosi carico di paure, angosce e speranze. Ha cercato di porre argine al dolore, con il dialogo, l’ascolto, l’immedesimazione. In questo libro ricorda alcuni racconti clinici. Lo fa sia con la razionalità e la conoscenza del medico, sia anche con i sentimenti e il calore umano dell’uomo consapevole che la psichiatria, oltre ai farmaci, ha bisogno di comprensione, vicinanza, riconoscimento. E, senza sembrare troppo speculativi, anche di una qualche dose di poesia.


COPPERSEGUIRE31 MARZO Una donna a Lucca. Non oggi, ma cinquecento anni fa. È Donna Chiara, protagonista del romanzo storico “Per seguire la mia stella”, scritto a quattro mani da Laura Bosio e Bruno Nacci. Il libro è edito da Guanda, nella collana “Narratori della Fenice”, al prezzo di 18,00 euro. Siamo a Lucca, città dalle cento torri e dalle cento chiese, dai bastioni possenti, ricchissima e spietata, devota e ribelle, fiera della sua indipendenza. Nel 1515, proprio a Lucca, nasce una donna simile alla sua città, orgogliosa e non domata, condannata a una vita controcorrente dal suo stesso essere donna e da un precoce talento poetico. Figlia di mercanti che esportano le loro finissime stoffe in tutta Europa, Chiara Matraini non è nobile né cortigiana, le sole condizioni che le permetterebbero un riconoscimento pubblico. Nel suo destino c’è un futuro di moglie e madre con un’oscura vita tra le mura di un palazzo. Invece Chiara, forte degli studi che i genitori le hanno consentito, decide di diventare una letterata. Anzi, una poetessa, pubblicando con il suo nome un volume di Rime che ottiene molti consensi. La pagherà cara. Ma non  smette mai di lottare, per amore del figlio, della poesia e dell’uomo a cui si lega dopo la morte del marito, suscitando scandalo. Attorno a lei, un mondo in rapido cambiamento, tra la scoperta di terre fino ad allora sconosciute, la finanza nascente, le inquietudini artistiche, le guerre di dominio e gli aspri conflitti religiosi.


COPMASTERMIND30 MARZO La mente più brillante. Sarebbe quella di Sherlock Holmes, che Maria Konnikova prova a decifrare nel saggio “Mastermind. Pensare come Sherlock Holmes”, pubblicato da Ponte alle Grazie, nella collana “Saggi”, al prezzo di 16,50 euro. Qual è il segreto della mente più brillante della letteratura di tutti i tempi? Come fa a risolvere la miriade di casi complicati solo grazie all’osservazione e al ragionamento, liquidando poi puntualmente l’ammirato assistente con il suo proverbiale “Elementare, Watson!”? La risposta è in questo saggio della psicologa Maria Konnikova che, da lettrice appassionata delle avventure di Sherlock Holmes, ne studia il processo mentale. L’autrice parte da una delle metafore più conosciute che il detective usa per illustrare i “poteri magici” della propria mente: “ il cervello come una soffitta vuota, che va riempita e organizzata”. E, attingendo alle teorie neuroscientifiche, individua in Watson e Holmes i rappresentanti di due sistemi di pensiero contrapposti, di due modi diversi di organizzare la propria “soffitta” e quindi di ragionare. Attraverso la sua analisi, la Konnikova fa luce sui meccanismi cognitivi umani innati (il sistema Watson) e sulle loro falle, che conducono a scelte e deduzioni erronee. Poi si introduce nel sistema Holmes, suggerendo come ognuno, con un po’ di esercizio, può aspirare a esso, potenziando spirito di osservazione e capacità di decisione.


COPMANIPARIGI29 MARZO L’incidente di traverso. C’è spesso un incidente che si mette di traverso e scombussola tutto. Soprattutto nei gialli movimentati pieni di situazioni come “Le mani su Parigi” di Dominique Manotti, edito Sellerio, nella collana “La memoria”, al prezzo di 14,00 euro. Francia, 1985. Quinto anno di presidenza di François Mitterrand e sesto della guerra tra Iran e Iraq. Sulle montagne della Turchia precipita un aereo pieno come un uovo di missili francesi destinati clandestinamente all’Iran, paese sotto embargo internazionale. Chi c’è dietro l’incidente, e soprattutto qual è il messaggio: questo ci si domanda dentro la cosiddetta Cellula dell’Eliseo, il gruppo scelto a metà tra il servizio segreto e l’esercito privato a disposizione del Presidente. Siamo infatti nel pieno di un’altra guerra, quella permanente condotta dagli organismi ufficiali dello Stato contro il corpo separato che protegge Mitterrand e non si capisce quanto lo condizioni. Nulla di irreparabile, in fondo, per chi ha le mani su Parigi, nulla che non si possa aggiustare con un cinico negoziato. Ed in questo è maestro lui, il luciferino Bornand, ufficialmente Consigliere del Presidente, in realtà ragno al centro della tela della Cellula e testa del serpente del complesso militare industriale. Sennonché un incidente, l’omicidio di una prostituta curiosa, si mette di traverso sul suo cammino, che si riempie di cadaveri. Perché l’indagine sulla giovane morta finisce nelle mani dell’agente Noria Ghozali: è piccola, non bella e alle prime armi, ma con lei la vita ha un debito di giustizia.


COPDUESICILIE28 MARZO Il consiglio di Sciascia. Come non seguirlo e non impressionarsi di questo “Due Sicilie” di Alexander Lernet-Holenia? Lo ha pubblicato Adelphi, nella collana “Biblioteca Adelphi”, al prezzo di 19,00 euro. “’Il Re delle Due Sicilie’, abbreviato nell’uso in ‘Le Due Sicilie’, era il nome di un reggimento di ulani dell’esercito austroungarico” scriveva Sciascia in una recensione a questo romanzo “e coloro che vi appartenevano erano Sizilien-Ulanen, ulani siciliani”. Al crollo dell’impero, quel reggimento non esiste più, e il colonnello Rochonville, cinque ufficiali e un sottufficiale sono i soli sopravvissuti. Ma durante un ricevimento nella Vienna decaduta del 1925 uno di loro, Engelshausen, viene trovato prono, la faccia rivolta al soffitto e il collo torto “come notoriamente fa il diavolo quando viene a prendersi qualcuno”: un enigma per i suoi compagni e per la polizia. Altre morti non meno misteriose e all’apparenza irrelate scuoteranno Vienna, e sempre a essere colpiti nei modi più sofisticati e bizzarri saranno gli ultimi dragoni del reggimento “Due Sicilie”. Scambi di persona, avventurose vicende parallele, visioni apocalittiche: è il materiale principe per Lernet-Holenia, e lo si trova qui in una versione che spinge questi tratti all’estremo. Thriller di audace architettura e sapienti depistaggi, fra sogno, poesia e nostalgia, “Due Sicilie” ha per Sciascia “un che di labirintico, affascinante e insieme vertiginoso”. E sa calarsi “dentro una conoscenza del cuore umano, dentro introspezioni e descrizioni, di eccezionale acutezza e delicatezza”, attingendo uno dei punti più alti dell’epos di Lernet-Holenia.


COPROMANZA26 MARZO Note tragiche. Si sentono in “Romanza senza parole” di Sof’ja Tolstaja, edito da La Tartaruga al prezzo di 15,00 euro. “Romanza senza parole” è la seconda opera narrativa di Sof’ja Tolstaja, dopo il grande successo di “Amore colpevole”. Rimasta sepolta in un archivio di Mosca, è stata pubblicata per la prima volta in lingua tedesca nel 2010, in occasione del centenario della morte di Lev Tolstoj: fu la stessa Tolstaja a chiedere che uscisse postuma per evitare di inasprire la sua lunga crisi matrimoniale. La storia intreccia la passione, il senso del dovere e il potere dirompente della musica nella vita di Sascha. Con la morte della madre, la giovane sprofonda in una grave depressione. Pyotr, l’insensibile marito, è interessato solo al suo giardino, non è in grado di confortarla e di rompere il muro di silenzio che ormai li divide. Sarà invece l’incontro con Ivan Iljitsch, pianista e musicista di talento, a sconvolgere la vita di Sascha: ascoltandolo suonare le Romanze senza parole di Mendelssohn, la giovane proverà un’inattesa felicità, provocata non solo dalla musica. C’è pure passione; ma quella si trasformerà in tragedia.


COPTANTI25 MARZO Buonumore in mesmeno. Non preoccupatevi se non sapete neanche una parola di mesmeno. Tanto è tradotto in italiano il rallegrante romanzo “Tanti baci dalla Mesmenia” di Fabienne Betting. Lo ha edito Feltrinelli, nella collana “I narratori”, al prezzo di 16,00 euro. Ventisettenne parigino, Thomas Lagrange, ex impiegato di McDonald’s, non ha certo un curriculum strepitoso, anche perché è notoriamente pigro. Quando però trova su un giornale un’inserzione con un’offerta di lavoro per tradurre un romanzo dal mesmeno, l’occasione è così ghiotta che neppure lui si azzarda a non coglierla. Nessuno conosce la Mesmenia, il paese più desolato del mondo, un punto nero incuneato tra Russia ed Estonia, nessuno tranne lui, che ha studiato mesmeno all’università, essendosi perdutamente innamorato della sua insegnante, Malislovna. È vero che non pratica la lingua da anni, cioè da quando ha capito di non avere nessuna chance con la bella mesmena, ma poco importa: Thomas viene assunto e inizia a cimentarsi con il testo. Peccato solo che, ben presto, si accorga di non padroneggiare così bene l’idioma. Ha difficoltà a tradurre alcuni passaggi, così, quando incappa in una parola che non conosce, decide di interpretarla a modo suo. In fondo, il bello della letteratura non è proprio che si svela a ognuno in modo diverso? E poi di certo, dopo la consegna, la traduzione verrà sottoposta a un’attenta revisione. Ma, un paio di mesi dopo Thomas scopre con sua grande sorpresa che il libro è già sugli scaffali delle librerie e che per qualche ragione lui viene citato non solo come traduttore, ma addirittura come autore…


COPEVOLUZIONE24 MARZO Da dove veniamo? Domanda rompicapo con possibile risposta da trovare in “L’evoluzione dell’animale umano. Il terzo scimpanzé spiegato ai ragazzi” di Jared Diamond, uscito da Bollati Boringhieri, nella collana “Saggi tascabili”, al prezzo di 13,00 euro. A un certo punto negli gli ultimi 100.000 anni gli esseri umani hanno cominciato a mostrare caratteristiche e comportamenti particolari, molto diversi rispetto a quelli degli altri animali. In breve tempo i nostri antenati hanno iniziato a sviluppare “strane” abilità, come il linguaggio, l’arte, la religione e poi le biciclette, le astronavi e le armi nucleari. Da dove sono venuti questi cambiamenti? Qual è il nostro posto all’interno del mondo naturale? Gli uomini sono diversi dagli animali, ma allo stesso tempo sappiamo bene che sono animali. E dunque in cosa consiste questa differenza, per noi tanto importante? Per rispondere a questa domanda, il grande naturalista e premio Pulitzer Jared Diamond aveva scritto “Il terzo scimpanzé. Ascesa e caduta del primate homo sapiens”, che è diventato un classico, per la sua chiarezza espositiva e la notevole serietà metodologica e scientifica. “L’evoluzione dell’animale umano” riprende quel libro e lo ripropone in una versione più “concentrata”e di sole 250 pagine, scritte in un linguaggio decisamente accessibile, che ripercorre le ricerche del libro originale, le aggiorna ai dati degli ultimi anni e le rende più comprensibili anche a chi sia proprio a digiuno di conoscenze scientifiche.


 COPRAGAZZAALTRA23 MARZO Fino a quando resterò me stessa? Questa la prima, impegnativa, frase del romanzo “La ragazza dell’altra riva” di Mitsuyo Kakuta. Lo ha pubblicato Neri Pozza, nella collana “Le tavole d’oro”, al prezzo di 18,00 euro. Sayoko ha trentacinque anni, un marito ligio alla tradizione materna che vuole la donna chiusa tra le pareti di casa, a occuparsi con saggezza delle faccende domestiche, una figlia di tre anni, Akari, che nel parco, dove Sayoko di tanto in tanto la conduce, se ne sta a giocare da sola in un angolo, discosta dagli altri bambini. Anche Sayoko è sola, ma soffre terribilmente della sua solitudine. La routine quotidiana è per lei un peso che, giorno dopo giorno, si accresce a dismisura e minaccia di soffocarla. La donna decide così di rispondere a svariati annunci di offerte di lavoro. Dopo aver collezionato una marea di rifiuti, riceve la chiamata di Aoi, titolare di una società, la Platinum Planet, che offre un servizio di sorveglianza e un aiuto domestico alle persone che si avventurano in viaggi di lunga durata. Il lavoro è semplice, si tratta di annaffiare le piante, strappare le erbacce in giardino, ritirare la posta e fare le pulizie. Sayoko accetta con entusiasmo. Si ritrova così a dividere il tempo con una donna che ha la sua stessa età, ha frequentato la sua stessa università, e ostenta una personalità e uno stile di vita completamente diversi dai suoi. Anzi sono proprio due personalità agli antipodi.


COPFINEALCHIMIA.jpg22 MARZO Tornerà la giusta alchimia? Questione intrigante che Mervyn King pone nel saggio “La fine dell’alchimia. Il futuro dell’economia globale”. Lo ha pubblicato il Saggiatore, nella collana “la Cultura”, al prezzo di 24,00 euro. Gli ultimi vent’anni sono la storia di due epoche: prima abbiamo avuto crescita e stabilità, poi la peggiore crisi bancaria che il mondo industrializzato abbia mai conosciuto. Nell’arco di poco più di un anno, tra l’agosto del 2007 e l’ottobre del 2008, l’economia è crollata, e insieme a essa la fede nel capitalismo. Com’è potuto accadere? A fallire sono state le persone, le istituzioni o le idee? Quasi tutte le ricostruzioni, nel tentare di capire che cosa sia andato storto, si concentrano sui sintomi anziché sulle cause. Invece Mervyn King, governatore della Banca d’Inghilterra proprio quando la crisi è scoppiata e protagonista della sua gestione a livello internazionale, va dritto alla radice del problema: questa non è una crisi delle banche o delle politiche. Certo, il sistema bancario deve essere ristrutturato. Certo la politica (economica e non) ha fatto molti errori. Ma la crisi è soprattutto una crisi delle idee. Quegli eventi così ben impressi nella nostra memoria non sono che l’ultima di una lunga serie di crisi finanziarie succedutesi dal Settecento in poi, da quando cioè, con la Rivoluzione industriale, il sistema monetario e bancario è diventato il pilastro del capitalismo moderno. Allora banche e denaro sono stati gli elementi che come per magia ci hanno liberato dalla palude stagnante del sistema feudale; poi si sono trasformati in ingredienti di un miscuglio che ha avvelenato l’economia globale.


COPGIOSTRA21 MARZO Vecchio Manzini! “La giostra dei criceti” è un noir di Antonio Manzini scritto qualche anno fa. Ora, dopo il successo del Commissario Schiavone (che qui però non c’entra nulla), lo ripropone Sellerio. Nella collana “La memoria”, al costo di 14,00 euro. Il romanzo racconta una rapina e una grande macchinazione. Quattro balordi della mala romana, René, Franco, Cinese e Cencio, hanno organizzato un furto in banca, ma qualcosa andrà storto. Nel frattempo nei palazzi del potere, negli uffici del ministero del Tesoro, alcuni burocrati organizzano una trama allucinante per risolvere drasticamente il problema delle pensioni. Tra questi due mondi apparentemente senza contatto, tra centro e periferia, in cima e in fondo alla scala sociale, tutti cercano la stessa cosa: il colpo grosso e definitivo, quello che ti sistema per sempre. Nel mondo di Manzini il male, la violenza, la volgarità, la presunzione, non risparmiano nessuno. Che si tratti di un impiegato dell’Inps che si crede un giustiziere, dei generali dei Servizi segreti, di personaggi oscuri e innominabili, dei più sgangherati banditi di piccolo calibro. A dettare l’azione è sempre la febbre della ricchezza, l’ansia della furbata, il miraggio della “svolta”. Nessuno è davvero una persona perbene, un cittadino in regola, neppure le anziane pensionate che forti di un mensile sicuro pensano solo a se stesse, oppure i giovani, pieni di risentimento. Tutti cercano di fare la pelle all’altro, pur di stare davanti, pur di accaparrarsi un vantaggio nella lotta per la sopravvivenza. Si corre e ci si rincorre, come su una ruota, tra comico e tragico, commedia e noir. Verso il botto finale.


COPNELGUSCIO19 MARZO Un testimone inaspettato. È il protagonista, prima di nascere, di “Nel guscio” di Ian McEwan, edito da Einaudi, nella collana “Supercoralli”, al prezzo di 18,00 euro. Una donna, Trudy, suo marito John Cairncross, editore e poeta, e l’amante di lei, Claude, agente immobiliare senza troppi scrupoli. Un triangolo destinato a concludersi nel sangue quando Trudy e Claude decidono di uccidere John, per impadronirsi della sua prestigiosa e decadente casa di famiglia. L’unico testimone del loro crimine è il narratore della storia, il bambino che Trudy sta per mettere al mondo; che non può vedere eppure è in grado di sentire ogni cosa. Attraverso le sue sensazioni, le sue ipotesi e i suoi dubbi scopriamo che Claude è il fratello di John; comprendiamo i dettagli del delitto e soprattutto i passi falsi dei due complici. Perché anche il crimine che sembra perfetto rivela qualche crepa. E sarà proprio quel testimone improbabile che, come un detective o un novello Amleto, si farà giustizia facendo emergere il dettaglio che incastra gli assassini.


COPPOTERE18 MARZO Si è parlato di “Stoner”. Per la critica si può accostare il famoso romanzo di Williams a questo “Il potere del cane” di Thomas Savage. Lo ha pubblicato Neri Pozza, nella collana “Bloom”, al prezzo di 17,00 euro. Montana, 1924. Tra le pianure selvagge del vecchio West, a cui fa da sfondo una collina rocciosa che ha la forma di un cane in corsa, sorge il ranch piú grande dell’intera valle, il ranch dei fratelli Burbank. Phil e George Burbank, pur condividendo tutto da piú di quaranta anni, non potrebbero essere piú diversi. Alto e spigoloso, Phil ha la mente acuta, le mani svelte e la spietata sfrontatezza di chi può permettersi di essere sé stesso. George, al contrario, è massiccio e taciturno, del tutto privo di senso dell’umorismo. Insieme si occupano di mandare avanti la tenuta, consumano i pasti nella grande sala padronale e continuano a dormire nella stanza che avevano da ragazzi, negli stessi letti di ottone, che adesso cigolano nella grande casa di tronchi. Chi conosce bene Phil ritiene uno spreco che un uomo tanto brillante, uno che avrebbe potuto fare il medico, l’insegnante o l’artista, si accontenti di mandare avanti un ranch. Nonostante i soldi e il prestigio della famiglia, Phil veste come un qualsiasi bracciante, in salopette e camicia di cotone azzurra, usa la stessa sella da vent’anni e vive nel mito di Bronco Henry, il migliore di tutti, colui che, anni addietro, gli ha insegnato l’arte di intrecciare corde di cuoio grezzo. George, riservato e insicuro, si accontenta di esistere all’ombra di Phil senza mai contraddirlo, senza mai mettere in dubbio la sua autorità. Ogni autunno i due fratelli conducono un migliaio di manzi per venticinque miglia, fino ai recinti del piccolo insediamento di Beech, dove si fermano a pranzare al Mulino Rosso, una modesta locanda gestita dalla vedova di un medico morto suicida anni prima. Rose Gordon, si vocifera a Beech, ha avuto coraggio a mandare avanti l’attività dopo la tragica morte del marito. Ad aiutarla c’è il figlio adolescente Peter, un ragazzo delicato e sensibile che, con il suo atteggiamento effeminato, suscita un’immediata repulsione in Phil. George, invece, resta incantato da Rose, al punto da lasciare tutti stupefatti chiedendole di sposarlo e portandola a vivere al ranch, inconsapevole di aver appena creato i presupposti per un dramma che li coinvolgerà tutti. Perché Phil vive il matrimonio del fratello come un tradimento e, proprio come il “cane sulla collina” lanciato all’inseguimento della preda, non darà tregua a Rose, a Peter e anche al suo amato George, animato dall’odio nella sua forma piú pura: l’odio di chi invidia.


COPCALENDARIOCIVILE17 MARZO Un calendario “fondativo”. Molto laica l’idea di ricostruire un calendario dei fatti, piuttosto che dei santi, della nostra identità repubblicana. Il tentativo è affidato a “Calendario civile” curato da Alessandro Portelli con il contributo di 22 intellettuali. Il libro è edito da Donzelli, nella collana “Saggine”, al prezzo di 20,00 euro. Fin dai primi anni del secondo dopoguerra, la questione di una ritualità altra, di un ciclo dell’anno laico, si è posta come fondamento di una comunità civile. È in questo spirito che si sono cominciati a celebrare avvenimenti del nostro Risorgimento come la Breccia di Porta Pia o la proclamazione della Repubblica romana, e si è ripreso a festeggiare ricorrenze come l’8 marzo. Non è stato un processo semplice: certe date, come il 2 giugno, hanno avuto un’origine istituzionale; altre, come il Primo maggio, sono state faticosamente riconquistate; altre ancora, come quelle della strage di piazza Fontana o del G8 di Genova, sono sorte dal basso e fanno parte di una memoria tuttora in formazione. I 22 capitoli di questo libro narrano dunque di un calendario in divenire; essi non si limitano alla sola ricostruzione di ciascuna data, bensì la connettono a un contesto storico e geografico più ampio. Così, le pagine dedicate alla data del referendum sul divorzio rinviano anche alla celebrazione di quello sull’aborto e alla storia della riforma del diritto di famiglia. Allo stesso modo, l’occupazione delle fabbriche o il Primo maggio sono l’occasione per raccordare la storia e la memoria del movimento operaio alla sua realtà presente. Così ancora, l’8 settembre non segna solo l’inizio di una nuova Italia, ma anche l’avvento di un protagonismo civile delle donne, di un inedito maternage di massa. E il 3 ottobre riannoda il tragico ricordo del recente naufragio dei migranti di Lampedusa agli infausti precedenti dell’invasione italiana dell’Etiopia. A dare ulteriore sostanza storica a questo calendario, ogni data è accompagnata da una preziosa appendice di brevi documenti di storia orale, di brani autobiografici, poetici o musicali. L’obiettivo è la costruzione di un patrimonio di tradizioni condiviso: la storia e il passato aiutano così a comprendere, trasmettere e ricordare, rafforzando il tessuto della nostra comunità nazionale, sconfiggendo i rischi dell’oblio, e costruendo una cittadinanza capace di non smarrirsi nelle sfide del nostro tempo. Ideato e coordinato da Alessandro Portelli, “Calendario civile” è un progetto nato dalla collaborazione tra la Donzelli e il Circolo Gianni Bosio.


COPSEMPLICEMENTE16 MARZO Sembra facile! Ma poi non lo è. Altrimenti a che servirebbe questo libro “Semplicemente diaboliche. 100 nuove storie filosofiche” scritto a quattro mani da Roberto Casati e Achille Varzi. Lo ha edito Laterza, nella collana “I Robinson. Letture”, al prezzo di 15,00 euro. Cento storie filosofiche fulminanti, semplicemente diaboliche, costruite per sorprenderei e mettere in scacco quelle che sembrano certezze ma non lo sono. La filosofia è una sfida incessante a riconoscere la straordinaria complessità del mondo che ci circonda, a partire dalle cose più semplici. Qual è la differenza tra la mano destra e la sinistra? Tornerà mai un momento come questo? Come fa un’attrice a fingere una morte finta? Il mosaico dipende dalla posizione delle tessere; ma sarebbe lo stesso mosaico se si scambiassero fra loro due tessere uguali? Nelle pagine di questo libro, Lei, Lui, l’indomabile Ficcanaso e altri nuovi personaggi, tra cui il Flippamondi e la Gatta Parlante, si cimentano con queste e molte altre domande. A guidarli non è il desiderio di semplificare ciò che è complesso, come in tanti (troppi?) libri del nostro presente, ma lo sguardo indagatore su ciò che sembra semplice e invece non lo è. Sul filo dei loro dialoghi ci si ritrova a scoprire che il bello della filosofia sta proprio in questo: fare i conti con ogni semplicità, anche quando ci appare assolutamente insormontabile.


COPSEMITORNASSI15 MARZO Con versi di Gatto. “Se mi tornassi questa sera accanto” è un verso di Alfonso Gatto. Carmen Pellegrino lo usa per intitolare il suo ultimo romanzo, edito da Giunti, nella collana “Scrittori Giunti”, al prezzo di 16,00 euro. Giosuè Pindari è un uomo antico, legato alla terra, alla famiglia e a un ideale politico, ma la moglie, dopo anni in cui il male di vivere non le ha concesso che brevi tregue, è ormai preda di un irreversibile declino; il socialismo, in cui ha creduto con una tenacia e una dedizione tipicamente “appenniniche”, è stato trascinato nel fango dalla corruzione; l’amatissima figlia Lulù se ne è andata e non dà più notizie di sé. Contro la degenerazione di corpo e mente si può fare poco, contro la fine di un’utopia si può fare ancor meno, mentre a una figlia che è viva e lontana si può comunque scrivere. Si può tentare di compiere un passo lungo la via di una riconciliazione, che è prima di tutto una riconciliazione con se stessi. Così Giosuè Pindari scrive a Lulù, le scrive lettere che infila in bottiglie e poi le affida alla corrente del fiume. Il fiume è acqua che appartiene alla terra, il fiumeterra contiene entrambi gli elementi; è acqua che tutto conserva: passato, presente e quindi futuro. Arriveranno mai? Non è importante saperlo. In fondo, il fiumeterra con le sue piene improvvise sa come arrivare a destinazione… Sulle sponde di un altro fiume c’è Lulù, che ha conosciuto Andreone, l’uomo “leggero” che aspetta, anche lui esattamente come Giosuè, insieme alla piena il ritorno di una donna che è andata via. È proprio l’incontro con quest’uomo bislacco a rivelarsi benefico. Da quelle sponde del fiume lontano è come se Lulù rispondesse alle lettere paterne. Seguendo la corrente.


COPARMINUTA14 MARZO A volte arminutano. Ossia ritornano. Il romanzo di Donatella di Pietrantonio si intitola “L’arminuta”, che in lingua teramana vuol dire “quella che è tornata”. Il libro è edito da Einaudi, nella collana “Supercoralli”, al prezzo di 17,50 euro. “Ero l’Arminuta, la ritornata. Parlavo un’altra lingua e non sapevo piú a chi appartenere. La parola mamma si era annidata nella mia gola come un rospo. Oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza”. Questo il biglietto da visita della protagonista che, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell’altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia cosí questa storia forte e piena di incanti: con una ragazzina che da un giorno all’altro perde tutto. Sì, in un niente non trova più la sua casa confortevole, le amiche piú care, l’affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per “l’Arminuta”, come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo.


COPVELVET12 MARZO Sentire i cavalli. È la capacità di una bambina co-protagonista di “Velvet”, romanzo di Mary Gaitskill, pubblicato da Einaudi, nella collana “Supercoralli”, al prezzo di 21,00 euro. Velvet ha undici anni e vive a Crown Heights, un sobborgo degradato di Brooklyn, con la madre e un fratellino più piccolo. Del mondo non conosce altro che i blocchi di cemento e le gang del suo quartiere, e gli scoppi d’ira della madre dominicana che, arroccata nella sua lingua spagnola e nel suo sdegno, indossato “come fosse un carrarmato”, lotta per sbarcare il lunario e per insegnare ai figli a non sperare. Ginger è una donna di mezza età precariamente approdata alla vita sonnacchiosa di una cittadina borghese a nord di New York, dopo un passato di arte incompresa, relazioni infelici e abuso di sostanze. Quando un programma di ospitalità estiva per i bambini della minoranza ispanica le fa incontrare, i loro mondi inconciliabili, e tutti i pieni e i vuoti delle loro vite, sembrano mescolarsi. Per Ginger quella bambina forte, volitiva, bellissima, bugiarda per sopravvivere, capace in tutto tranne che negli obblighi scolastici, è la figlia mai avuta, la sorella mai dimenticata, l’amore senza riserve. Per Velvet quella donna quieta e vibrante, la cui faccia sembra piangere anche quando sorride, quella donna così diversa dalla sua amatissima madre, è la dolcezza al posto della cinghia, l’ascolto, la fiducia, e una via di riscatto. Il riscatto ha l’occhio limpido e la forza trattenuta di un cavallo. Nel maneggio a cui Ginger la conduce, Velvet scopre di “sentire” i cavalli, i loro desideri, le loro paure, ne riconosce istintivamente i caratteri, le tenerezze e le malizie, matura simpatie e antipatie. Ed è folgorata da un’attrazione. Fra tanti animali docili e variamente amichevoli, scorge una cavalla dalla testa troppo grossa e il muso pieno di cicatrici, pericolosa e insofferente a ogni comando, isolata dal resto del gruppo. Una cavalla reduce da terribili maltrattamenti e forse impazzita nel frattempo. La “Mostruosa”, la chiamano. Ma Velvet ha in mente un altro nome per lei. E ha in mente non solo un nome.


COPFANTASMIIMPERO11 MARZO Italia imperiale. Lo fu e lo è nel quasi romanzo “I fantasmi dell’Impero” di Marco Cosentino, Domenico Dodaro e Luigi Panella. Lo ha pubblicato Sellerio, nella collana “La memoria”, al prezzo di 15,00 euro. Etiopia, Africa Orientale, 1937. Da un anno Benito Mussolini ha proclamato l’Impero. Ma la propaganda tace che il popolo e il territorio sono tutt’altro che sottomessi. Più di prima infuria la guerra coloniale, anche con l’impiego dei gas, contro gli arbegnoch, i patrioti, ed è tanto più feroce quanto più incapace di successi. Dietro la brutalità degli occupanti e contro il vertice del regime coloniale serpeggia una trama oscura. Ciò che rende “I fantasmi dell’Impero” qualcosa di più di un romanzo storico è il modo in cui l’intreccio è costruito, dando la sensazione di una cronaca in presa diretta. E un miscuglio di finzione e storia che usa tutti i mezzi letterari disponibili: la narrazione immaginaria assieme al documento, le lettere e i telegrammi, il rapporto militare, l’informativa dei servizi, sigle protocolli e gerarchie, verbali di dialoghi e interrogatori. Una pluralità di testi che riproduce tutta la tensione della contemporaneità: attesa, affetto, paura, pena, rifiuto, raccapriccio. E insieme offre il quadro e il sentimento della mortificazione nazionale che fu la costruzione, irrealizzata, dell’”Impero”. La storia si dipana seguendo l’inchiesta di Vincenzo Bernardi. Magistrato militare integerrimo, è lì per capire qualcosa delle azioni, da criminale di guerra, di un ufficiale, un certo Corvo. C’è stato l’attentato al viceré d’Etiopia Rodolfo Graziani, a cui gli italiani hanno risposto con una violentissima rappresaglia. Sulla scia della repressione, si è saputo di eccessi, in lontane province, che rinfocolano e rafforzano la tenace resistenza etiope. Seguendo le tracce di villaggio in villaggio, cercando i colpevoli, Bernardi entra nel cuore di tenebra del colonialismo italiano; ne conosce gli orrori, le bassezze, il conflitto sotterraneo che oppone la milizia fascista agli ufficiali dell’esercito. “Lei era dalla parte sbagliata, Bernardi”. I fatti, i personaggi con i nomi cambiati, i nomi autentici, i luoghi, le battaglie, gli agguati, le esecuzioni e il resto, tutto quanto è vero, in questo romanzo; ma al centro è una finzione. Una congettura che però tracce d’archivio, coincidenze, atmosfere e certi esiti nel dopo fascismo rendono quasi plausibile.


COPDAMA10 MARZO Orrore, orrore! È quello che si respira ne “La dama del sudario” di Bram Stoker, pubblicato da Elliot, nella collana “Raggi, al prezzo di 17,50 euro. Il giovane Rupert St Leger eredita da suo zio una ricca proprietà, ma per entrarne in possesso deve prima vivere per un anno nel suo castello sulla costa della Dalmazia. Un mistero però abita il castello delle Montagne Azzurre: dall’acqua scura del mare, nelle lunghe notti, esce, come una Venere armata di terrore, una donna dalle vesti bagnate, pallida, emaciata, alla ricerca di calore. Rupert l’accoglie, e notte dopo notte se ne innamora. Ma chi è veramente quella donna? Una storia d’amore, insomma che però fu anche un caposaldo del genere horror, pubblicato dodici anni dopo il celeberrimo “Dracula”.


COPDOVESSI9 MARZO 76 diviso 2. Fa 38, l’età del protagonista del romanzo “Dovessi ritrovarmi in una selva oscura” di Roan Johnson. Lo ha edito Mondadori, nella collana “Scrittori italiani e stranieri”, al prezzo di 18,50 euro. L’aspettativa di vita per un uomo in Italia è di circa settantasei anni. Che diviso due fa trentotto. E al protagonista di questa storia, a quell’età, non sembra mancare nulla: ha una fidanzata che ama, un lavoro creativo, un interessante passato alle spalle. Ma il giorno del suo trentottesimo compleanno, simbolicamente proprio “nel mezzo del cammin di nostra vita”, mentre fa l’amore con la sua ragazza, “all’apice del piacere, una frazione di secondo a ridosso dell’orgasmo”, viene colto dalla prima “terribilità”: un dolore fitto e appuntito dietro la nuca, come un ferro incandescente che gli buca la testa. I giorni dopo prova a rifare l’amore, a masturbarsi, ma il dolore torna sempre proprio un attimo prima dell’orgasmo. Comincia un giro per cliniche e ospedali, accompagnato dalla sua ragazza, dalla madre, e dalla paura di essere destinato alla più grande beffa del destino: riuscire a eccitarsi sì, ma non poter godere mai più. Durante la risonanza magnetica a cui decide di sottoporsi, ha il suo primo inaspettato attacco di panico, e qualche giorno dopo fa fermare un aereo un istante prima del decollo, colto da un terrore irrazionale. Insomma l’ansia, da sempre è sua compagna di vita, dilaga nelle sue giornate, sotto forma di propositi sconsiderati e sempre nuove paranoie. Cosa gli sta succedendo? Forse la ragione va cercata nelle esperienze psichedeliche e nell’amore disperato che ha segnato la sua adolescenza…


COPJANEAUSTEN8 MARZO Jane Austen a fumetti. La potete trovare in “Jane Austen”, graphic novel di Manuela Santoni, edita da Becco Giallo, nella collana “Biografie”, al prezzo di 17,00 euro. “Cassandra, ti ricordi di quando eravamo piccole? Tu eri bravissima a ricamare e a disegnare. E poi eri sempre a tuo agio in quegli scomodi vestiti da dama che ci facevano mettere ai balli. Io ero negata in tutto. Ero la disperazione di nostra madre. Ma quando papà mi diede le chiavi della sua biblioteca il mio cuore si riempì di gioia. In mezzo a tutti quei libri! Non vedevo l’ora di leggerli tutti! In essi finalmente trovai la libertà. Con loro potevo essere in ogni luogo e in ogni tempo.” Jane Austen, ormai prossima alla morte a soli 42 anni, ripercorre la propria giovinezza scrivendo una lunga lettera alla sorella Cassandra. Ricorda la sua infanzia di bambina cresciuta in mezzo ai libri, poco incline alle maniere consoni alle dame dell’epoca, ma incredibilmente dotata come narratrice. La scrittura e i libri sono tutta la sua vita, pari forse solo all’amore per il giovane Tom Lefroy.


COPVENEZIAVIVE7 MARZO Viva Venezia! Quella che vive nel saggio reportage “Venezia vive. Dal presente al futuro e viceversa” di Angela Vettese. Il libro lo ha edito il Mulino, nella collana “Intersezioni”, al prezzo di 15,00 euro. Un unicum che non smette di emozionare, che suscita sentimenti d’amore, eccitazione, felicità, ma anche disgusto e noia. Nella sua mutevolezza, Venezia, luogo al tempo stesso disertato dai suoi abitanti e invaso dal turismo di massa, è davvero condannata a una morte lenta? In realtà, ciò che sorprende oggi è la sua vitalità, la sua capacità di reinventarsi in modo ingegnoso e sperimentale. Che si parli del restauro del Teatrino di Palazzo Grassi per mano di Tadao Ando, dell’Arsenale, o della Torre Massimiana nell’Isola di Sant’Erasmo, o che si parli della vivacissima rete di istituzioni culturali vecchie e nuove che la animano, Venezia è percorsa tutti i giorni da inediti flussi produttivi e creativi legati al circuito dell’arte e del sapere.


copteoriagenerale5 MARZO Ricordarsi di dimenticare. Il tema del dimenticare, del “non vedere” è il cemento del romanzo “Teoria generale dell’oblio” di José Eduardo Agulusa, edito da Neri Pozza, nella collana “Le tavole d’oro”, al prezzo di 16,50 euro. Portogallo, 1975. A Ludovica Fernandes Mano, detta Ludo, non è mai piaciuto affrontare il cielo. Terrorizzata dagli spazi aperti, capaci di farla sentire fragile e vulnerabile come una tartaruga alla quale abbiano strappato la corazza, Ludo vive con la sorella maggiore Odete senza mai mettere piede fuori di casa. Un giorno Odete si innamora di Orlando, un in egnere minerario angolano che lavora per una società di diamanti, e tutto cambia per Ludo. Orlando insiste perché vada a vivere con lui e Odete in Angola, in un appartamento all’ultimo piano di uno dei palazzi più lussuosi di Luanda, il Palazzo degli Invidiati. In una soleggiata mattina di aprile, Luanda cade in preda a una grande confusione, la guerra per l’Indipendenza dal Portogallo esplode per le strade e i giorni si susseguono, agitati, tra manifestazioni, scioperi e comizi. I primi spari segnano l’inizio delle grandi feste di commiato: il Palazzo degli Invidiati si svuota rapidamente ed è durante una di queste feste che Orlando e Odete svaniscono nel nulla. Davanti all’orrore di essere rimasta sola, alla mercé di rivoluzionari e mercenari che hanno invaso la città, Ludo non si fa remore. Servendosi di cemento, sabbia e mattoni tira su una parete in mezzo al corridoio del piano, separando il suo appartamento dal resto del palazzo. Lì, isolata dal mondo esterno che tanto la spaventa, deve ingegnarsi per non morire di stenti e paura. Per dissetarsi raccoglie l’acqua piovana in secchi, catini e bottiglie vuote. Nell’orto sul terrazzo pianta semi di limone, mais, fagioli, patate. Sulle pareti di ogni stanza, anno dopo anno, annota i suoi pensieri, l’unica cosa capace di tenerla ancorata a una realtà che, ogni giorno di più, va dissolvendo i suoi contorni. Il tempo corre veloce e mentre Ludo sembra svanire nell’oblio, dimenticata da tutti, nel mondo esterno si intrecciano le storie di altri personaggi: il Capitano Jeremias Carrasco, detto il boia, un avido mercenario desideroso di impossessarsi di alcune pietre preziose conservate nell’appartamento di Orlando; l’investigatore Monte, un fervente comunista con un odio viscerale nei confronti dei portoghesi; Daniel Benchimol, un giornalista che colleziona storie di sparizioni in Angola…


copasino4 MARZO Asino chi legge! Lo sfottò non vale per chi legge il gradevole pamphlet “Asino caro. O della denigrazione della fatica” di Roberto Finzi, studioso e docente di storia e di storia economica. Lo ha edito Bompiani, nella collana “PasSaggi, al prezzo di 13,00 euro. Perché l’asino, tradizionale punto di forza delle economie povere, simbolo di umiltà e pazienza, è associato, nel linguaggio comune, alla testardaggine o all’ignoranza? Roberto Finzi, partendo dalla definizione che dell’animale dà l’Enciclopedia Illuminista, analizza la figura dell’asino nella cultura occidentale, dai testi letterari più antichi, come il romanzo di Apuleio, al “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare, dalle novelle di Verga alla “Fattoria degli animali” di Orwell, spaziando fino ai Vangeli e alle raffigurazioni dell’iconografia medievale e moderna.


coprapsodia3 MARZO Che banda! Così variegata e particolare da perderci la testa in “Rapsodia francese” di Antoine Laurain, edito da Einaudi, nella collana “Supercoralli”, al prezzo di 18,50 euro. Il medico cinquantenne Alain, che da giovanissimo suonava in una band musicale a Parigi, riceve dopo trentatre anni una lettera di ingaggio di una casa discografica, rimasta nascosta dietro all’armadio di un ufficio postale. La rivelazione tardiva scatena in lui una crisi ad ampio raggio sulla sua vita presente. Ripensa al lavoro noioso e borghese, alla moglie imbottita di sonniferi che lo tradisce, ai figli ormai lontani. E questo lo porta a riflettere sulla radiosa possibilità di “come sarebbe potuta andare”. Comincia cosí a cercare i vecchi membri della sua band che nel frattempo si sono fatti una vita, ma senza trovare il coraggio di contattarne direttamente due: la cantante, la bella Bérengère Leroy, di cui era segretamente innamorato ma che al tempo era fidanzata con JBM, produttore e finanziatore della band. E JBM, appunto, che è diventato uno degli uomini d’affari piú importanti di Francia e che vogliono candidare alle elezioni come “uomo politico nuovo”, anche se lui non ne è molto convinto. Sposato con un’ereditiera senza amore, gentile e infelice, JBM prova affetto solo per la sua brillante e giovane assistente, Aurore, che ama come una figlia. JBM non lo sa ma Aurore è figlia di Bérengère, ed è stata cresciuta da un uomo che non era suo padre. C’è poi Sebéstien Vaugan, che nella band suonava il basso, che nel frattempo è diventato il leader megalomane di un gruppo di estrema destra. C’è l’artista contemporaneo Stan Lepelle, il batterista del gruppo, la cui ultima opera è un cervello di venticinque metri appena installato alle Tuileries. Lepelle ha una relazione con una giovane attrice di film porno russa. C’è il figlio di un conducente del metrò che suonava il sintetizzatore e aspirava a comporre canzoni, Frédéric Lejeune, che ora si è trasferito in Thailandia e predica sulle bellezze dei locali contro l’animo ripugnante dei francesi, con un figlio che forse si è arruolato nell’Isis, forse no… Insomma c’è tanta gente.


copnoncepiu2 MARZO Non ci sono più le stagioni di una volta. E neanche le “Sicilie”, a detta di Gaetano Savatteri e del suo “Non c’è più la Sicilia di una volta”, edito da Laterza, nella collana “I Robinson. Letture”, al prezzo di 16,00 euro. Dice l’autore: “Non ne posso più di Verga, di Pirandello, di Tomasi di Lampedusa, di Sciascia. Non ne posso più di vinti; di uno, nessuno e centomila; di gattopardi; di uomini, mezz’uomini, ominicchi, pigliainculo e quaquaraquà. E sono stanco di Godfather, prima e seconda parte, di Sedotta e abbandonata, di Divorzio all’italiana, di marescialli sudati e baroni in lino bianco. Non ne posso più della Sicilia. Non quella reale, ché ancora mi piace percorrerla con la stessa frenesia che afferrava Vincenzo Consolo ad ogni suo ritorno. Non ne posso più della Sicilia immaginaria, costruita e ricostruita dai libri, dai film, dalla fotografia in bianco e nero. Oggi c’è una Sicilia diversa. Basta solo raccontarla.” L’immagine della Sicilia è legata a tanti capolavori della letteratura e del cinema di ieri. Ma leggere la Sicilia attraverso gli occhi degli autori del passato è come andare in giro con una guida turistica di un secolo fa. Savatteri prova a raccontare un volto inedito e, forse, insospettabile dell’isola. Accanto alle rovine greche si scoprono i parchi di arte contemporanea più estesi d’Europa. All’immagine di Corleone si affiancherà quella di una Sicilia urbana e metropolitana. Invece della patria del machismo si viene a sapere del luogo in cui è nata la prima grande associazione in difesa dei diritti degli omosessuali. Al posto delle baronesse esce fuori una generazione di donne manager e imprenditrici. E ancora un panorama letterario, musicale, teatrale tra i più vivaci di oggi. Con buona pace del Gattopardo, non è vero che in Sicilia tutto cambia perché tutto rimanga com’è: sull’isola, negli ultimi anni, quasi tutto è cambiato.


coperoi1 MARZO Dritti verso l’Alaska. Ma non ci sarebbe un posto più agevole? No, se siete alla ricerca di un eroe come Josie, la protagonista di “Eroi della frontiera”, romanzo d’esordio di Dave Eggers. Lo ha pubblicato Mondadori, nella collana “Scrittori italiani e stranieri”, al prezzo di 20,00 euro. Josie ha trentotto anni ed è felice, quella sera. In un camper al buio, con i suoi due bambini e i boschi sconosciuti attorno. Sa che la sua è una felicità passeggera, e che tutto è sbagliato. Non dovrebbe essere in Alaska, una zona del paese che è America ma anche non lo è, è il luogo dell’oblio e dei viaggiatori erranti. Non dovrebbe trovarsi in un’anonima casa a quattro ruote, senza telefono e con in tasca solo contanti. Irrintracciabile. Era una dentista e non lo è più. Il padre dei suoi figli l’ha lasciata. Ha una causa legale alle costole e un rimorso che la tormenta. Credeva in un paese che non esiste più, cancellato dalla durezza della crisi economica. Così Josie si è ribellata: ha preso i suoi figli (sequestrati, si potrebbe dire, all’insaputa del padre), li ha caricati su un camper e sono partiti, senza un piano. Paul, otto anni, “gli occhi freddi e premurosi di un prete glaciale”, più assennato di sua madre. Ana, cinque anni, “una minaccia continua al contratto sociale”, un animale con gli occhi verdi e “la capacità di individuare l’oggetto più fragile in qualsiasi stanza e romperlo con incredibile alacrità”. E ora puntano dritti verso l’Alaska. Un genitore non dovrebbe prima di tutto tenere i figli alla larga da pericoli inutili e traumi evitabili? Invece lei li ha trascinati in Alaska, che non è per niente un luogo magico dall’aria cristallina, ma un posto soffocato dalla caligine di decine di incendi dispersi per tutto lo Stato come galeotti in fuga. Ma è anche la terra degli eroi, e Josie ha bisogno di trovarne uno: trovatemi uno coraggioso, un ardito, chiede agli alberi scuri. Trovatemi uno che non si tira indietro.


copdenarozola28 FEBBRAIO Dio Denaro! Non è né un’imprecazione, né un’esaltazione. È il clou de “Il denaro” di Emile Zola, pubblicato da Sellerio, nella collana “La memoria”, al prezzo di 16,00 euro. La speculazione internazionale ideata da Aristide Saccard, che Zola racconta in questo profetico affresco dell’economia finanziaria globalizzata, è tutt’altra cosa dal disegno di possesso di un avaro: è il sogno di rinascita e distruzione di un visionario assetato di vita. E in questo lo scrittore francese riesce a cavare l’essenza di quell’astrazione capitalistica, il denaro, l’argent (che ironicamente in francese significa anche argento), così come si sublima nel mercato delle borse. Siamo nella Francia del Secondo impero, di Napoleone il piccolo, epoca d’oro per gli affaristi abbarbicati nella Borsa di Parigi, allora mercato del mondo. Un uomo piccolo dalle grandi ambizioni, Saccard, già rovinato da un passato tracollo, immagina un’immane impresa: la Banca Universale, finanziata da una massa di investitori allettati dal boom, e legata alla costruzione di una rete ferroviaria intorno al recente Canale di Suez. Suoi compagni d’avventura sono un geniale ingegnere di ideali positivistici e una giovane vedova innamorata. Immediatamente si accende il fuoco speculativo, e Saccard è spinto verso il trionfo dalla crescente ebbrezza dei suoi anonimi finanziatori di varia fortuna. Ma un potente nemico domina meglio le leve dell’illusione e della crisi. Ispirato a una storia vera di euforia e di panico, del 1882, con personaggi immaginari mescolati a figure vere di banchieri, questo romanzo del 1891, penetrando le intercapedini del sistema finanziario d’antan, è considerato una impressionante prefigurazione di eventi futuri e anche recentissimi. Ma questo quadro è delineato dalle storie minute di moltissimi personaggi, attraverso le loro speranze e i loro progetti di vita. Nella lotta fatale che si svolge tra l’affarista impetuoso e il suo gelido avversario banchiere, non manca il romanzesco e la suspense, il colpo di scena e il comico. E non manca nemmeno il romanzo di idee. I soldi hanno spesso forti idee, buone o pessime, alle spalle.


copnotizie26 FEBBRAIO Similitudini diverse. Sono quelle che affronta con molto humor Bill Bryson in “Notizie da un grande paese”, edito da Guanda, nella collana “Narratori della Fenice”, al prezzo di 19,00 euro. Dopo aver vissuto in Inghilterra per quasi vent’anni, Bill Bryson decide di tornare con la famiglia negli Stati Uniti, dove è nato e cresciuto. Ma lo scarto tra l’America che aveva lasciato da ragazzo, quella che lo accoglie e le abitudini acquisite in un altro paese lo colpisce con la forza di un terremoto. Ogni giorno, suo malgrado, affronta piccole e grandi sfide, dovute alle differenze culturali e linguistiche fra i paesi, che lo lasciano sconcertato e allo stesso tempo divertito. Tutte le cose che ha dovuto fare da adulto infatti (dalle più banali, come i piccoli lavori di manutenzione in casa, a quelle più importanti, come mettere al mondo dei figli o sottoscrivere un fondo pensione…) hanno avuto come sfondo la Gran Bretagna. In America tutto è simile ma anche profondamente diverso, oppure è cambiato nel corso degli anni. Ecco allora le incomprensioni dal ferramenta su come sia più corretto chiamare i tasselli per le mensole, l’incredulità davanti all’ossessione tutta americana per l’aria condizionata o il profondo rispetto per le regole (per cui si può essere redarguiti in un diner vuoto se ci si siede senza aver aspettato le indicazioni della cameriera, come intimato dal cartello all’entrata).


copmagari25 FEBBRAIO Vado o resto? Questo il dubbio che attanaglia Luce, protagonista di “Magari domani resto”, romanzo di Lorenzo Marone. Lo ha pubblicato Feltrinelli, nella collana “I narratori”, al prezzo di 16,50 euro. Luce, una trentenne napoletana, vive nei Quartieri Spagnoli ed è una giovane onesta, combattiva, abituata a prendere a schiaffi la vita. Fa l’avvocato, sempre in jeans, anfibi e capelli corti alla maschiaccio. Il padre ha abbandonato lei, la madre e un fratello, che poi ha deciso a sua volta di andarsene di casa e vivere al Nord. Così Luce è rimasta bloccata nella sua realtà abitata da una madre bigotta e infelice, da un amore per un bastardo Peter Pan e da un capo viscido e ambiguo, un avvocato cascamorto con il pelo sullo stomaco. Come conforto, le passeggiate sul lungomare con Alleria, il suo cane superiore, unico vero confidente, e le chiacchiere con il suo anziano vicino don Vittorio, un musicista filosofo in sedia a rotelle. Un giorno a Luce viene assegnata una causa per l’affidamento di un minore, e qualcosa inizia a cambiare. All’improvviso, nella sua vita entrano un bambino saggio e molto speciale, un artista di strada giramondo e una rondine che non ha nessuna intenzione di migrare. La causa di affidamento nasconde molte ombre, ma forse è l’occasione per sciogliere nodi del passato e mettere un po’ d’ordine nella capatosta di Luce. Risolvendo un dubbio: andarsene, come hanno fatto il padre, il fratello e chiunque abbia seguito il vento che gli diceva di fuggire, o magari restare?


copfelicitaitalia24 FEBBRAIO Italia Felix! Al netto di non ingiustificati risolini forse si può seguire il percorso proposto da Piero Bevilacqua con “Felicità d’Italia. Paesaggio, arte, musica, cibo”, edito da Laterza, nella collana “Storia e Società”, al prezzo di 20,00 euro. Che cosa sono le felicità d’Italia? La musica, il cibo, la biodiversità agricola, il paesaggio, la tradizione artistica e culturale. Ovvero tutto ciò che rende il nostro Paese e i suoi costumi speciali agli occhi degli stranieri che vengono a visitarlo o di quelli che ne apprezzano e adottano lo stile di vita. Ma perché queste “felicità” hanno avuto origine proprio qui? Come mai la Penisola possiede una eredità tanto ricca e varia di questi tesori? Carlo Cattaneo sosteneva che la cultura e la felicità dei popoli non dipendano tanto dai mutamenti della “superficie politica” quanto dall’influsso di alcune “istituzioni” che agiscono inosservate nel fondo delle società. Sono creazioni del popolo (norme consuetudinarie, strutture organizzative, tradizioni culturali) che sono state elaborate dal basso e che contano più delle scelte dei governi per il progresso dell’umanità. Il libro racconta la storia di quattro di queste “felicità”: l’alimentazione, dipendente dall’originalità storica e geografica dell’agricoltura italiana; le città, con il loro patrimonio di bellezza, che per secoli hanno costituito la forma più alta di organizzazione della vita sociale; la musica e la canzone napoletana, esempi della creazione di un immaginario poetico da parte di un popolo; la tradizione cooperativa, che ha dato un’impronta di egualitarismo sociale e di avanzato civismo.


copresta23 FEBBRAIO Storia dura! È una storia dura quella che Sandrine Collette narra in “Resta la polvere”, edito da e/o, nella collana “Dal mondo”, al prezzo di 18,00 euro. Quando Rafael viene al mondo la fattoria è già un inferno: il padre se n’è da poco andato per sempre; i fratelli maggiori, i temibili gemelli Mauro e Joaquin, forti e prepotenti, odiano l’ultimo arrivato e lo maltrattano; l’altro fratello, Steban, è semiritardato, e la madre, rozza e avara, tiene insieme quella famiglia di disperati con tirannica autorità. Nella steppa patagonica battuta dal vento, tra sassi, polvere e cespugli riarsi, la vita scorre secondo i ritmi dell’allevamento, con le mandrie e le greggi da spostare a seconda delle stagioni, la tosatura della lana, gli accoppiamenti e le macellazioni, sempre in uno spietato clima di miseria, sangue e sudditanza gerarchica: la madre è il capo assoluto, sotto di lei i gemelli, sotto di loro Steban, detto lo scemo, e sotto tutti gli altri Rafael, detto il piccolo. La tensione sale sino al precipitare degli eventi, una guerra combattuta dalla madre tiranna a colpi di astuzia e dai figli grandi a colpi di brutalità, con Rafael capro espiatorio di tutti e l’altro fratello Steban, sbigottito dalla nascita, che alterna. A volte complice con gli, a volte complice con gli altri.


22 FEBBRAIO copincheNata a Mosca nel 1954 (un anno dopo la morte di Stalin); cresciuta a Praga (intorno allo spartiacque del 1968) e poi ad Amburgo (dove matura la prima consapevolezza di essere ebrea); compiuti gli studi a Tel Aviv (negli anni a cavallo fra la Guerra del Kippur e quella del Libano); divenuta madre per la prima volta a Ottawa, la seconda ad Haifa e nello stato di New York la terza; approdata come scrittrice ed editor a Londra, Elena Lappin è un calzante esempio di espatriata in perenne movimento geografico e umano. Questo suo memoir è dunque storia privata e famigliare (e le famiglie nel suo caso sono plurali), ma in un certo senso anche dell’Europa nella seconda metà del Ventesimo secolo. Linguistica è la domanda che Lappin si pone nel titolo, e che altre ne sottintende: in che lingua parlo, penso, amo? In che lingua vivo? Infine, in che lingua scrivo? E linguistici sono gli strumenti con cui prova a darsi risposta. Tante parole scandiscono la sua infanzia, l’adolescenza, lo studio, gli affetti, gli amori, il lavoro, lo sguardo. Si affiancano l’uno all’altro, sommandosi fino a diventare il suo patrimonio genetico, il luogo stesso della sua esistenza. Il russo dell’infanzia, dolce come una ciotola di ciliegie. Il ceco, appreso con facilità, come sempre i bambini, quando la madre la porta con sé a Praga. L’ebraico scoperto a tredici anni, in una Germania in cui ancora serpeggia l’antisemitismo, e fatto proprio in Israele. Infine l’inglese, scelto apparentemente per ragioni di studio e di ricerca, e che invece si rivelerà parte integrante del suo patrimonio genetico. Ma è “la voce in inglese di un uomo dal forte accento russo” quella che irrompe nella sua vita una sera qualsiasi del 2002, e che la condurrà molto indietro nel tempo.


copsamarcanda21 FEBBRAIO Evochiamo Samarcanda. Forse è meglio che la evochi, avendo più titoli, Franco Cardini con il suo recente saggio che si intitola per l’appunto “Samarcanda”. L’editore è il Mulino che lo pubblica, nella collana “Intersezioni”, al prezzo di 16,00 euro. Nessuna città ha un nome così evocativo: appena lo si pronunci sembra che l’Oriente ti assalga. Samarcanda è l’estrema tra le Alessandrie fondate dal re macedone; è la città delle fortezze e dei sepolcri; è il nodo carovaniero sulla Via della Seta, il maggior raccordo commerciale di terra fra Cina ed Europa; è la sede del Gur-Amir, tempio e santuario, centro del mondo dalla cupola turchese sotto la quale il grande Tamerlano dorme per sempre. Parla una lingua in cui coesistono e si contrappongono tre alfabeti: il cirillico, il latino, l’arabo. E queste tre lingue è come se fossero specchio della lotta tra chi ancora guarda al vecchio colonizzatore russo, chi sostiene l’islamizzazione e chi vorrebbe essere fino in fondo Occidente.


copombrello19 FEBBRAIO Nietzsche e il gatto. Stanno insieme ne “L’ombrello di Nietzsche” di Thomas Hurlimann, pubblicato da Marcos y Marcos, nella collana “Gli alianti”, al prezzo di 14,00 euro. Un ombrello strappato da un vento improvviso può ribaltare il pensiero occidentale? Sì, se il viandante sorpreso dal temporale è Friedrich Nietzsche nella sua estate engadinese, e guarda il suo ombrello rosso volare via come un’illusione felicemente perduta. Senza più ombrello tra lui e il cielo, a proteggerlo e, nello stesso tempo a dividerlo. Così si arrende alla pioggia e agli elementi; inizia a danzare al ritmo di una musica eterna che viene dalla terra, e richiama chiunque la sappia ascoltare. Come seguire le tracce di questa passeggiata fatale? Magari è un gatto a indicare la strada, insegnandoci a camminare senza meta, cogliendo e annusando in ogni foglia, in ogni rivolo d’acqua, la vita che si trasforma; oppure è un momento cruciale, di dolore o gioia estrema, a regalare lo splendore elettrico dell’eternità terrena. Con la complicità di un gatto, di un ombrello rosso e della follia di Nietzsche nel libro si dipana una densa riflessione sull’essere e sulla storia del pensiero. Capace di trasformarsi in una cosa semplice e grandiosa come una passeggiata tra gli alberi.


copnostre18 FEBBRAIO Senza troppi fronzoli. È così l’ultimo romanzo di Kent Haruf “Le nostre anime di notte”, pubblicato da NN Editore al prezzo di 17,00 euro. La storia dolce e coraggiosa di un uomo e una donna che, in età avanzata, si innamorano e riescono a condividere vita, sogni e speranze. Nella cornice familiare di Holt, Colorado, dove sono ambientati tutti i romanzi di Haruf, Addie Moore rende una visita inaspettata a un vicino di casa, Louis Waters. Suo marito è morto anni prima, come la moglie di Louis, e i due si conoscono a vicenda da decenni. La sua proposta è scandalosa ma diretta: vuoi passare le notti da me? I due vivono ormai soli, spesso senza parlare con nessuno. I figli sono lontani e gli amici molto distanti. Inizia così una storia di amore, coraggio e orgoglio. Raccontata senza troppi fronzoli.


copnotti17 FEBBRAIO Vita da circo. Si vive, si sente in “Notti al circo” di Angela Carter, pubblicato da Fazi, nella collana “Le strade”, al prezzo di 18,00 euro. È una notte londinese del 1899 e il tempo si è fermato. In un camerino dell’Alhambra Music Hall, “capolavoro di squallore squisitamente femminile”, l’imberbe giornalista americano Jack Walser sta intervistando la star del momento: Fevvers, seducente trapezista vagabonda, un metro e ottantacinque per ottantotto chili, biondissima e dotata di un bel paio di ali. Una vera e propria leggenda. Scorrono fiumi di champagne e la diva racconta la sua vita rocambolesca: abbandonata in fasce sulla soglia di un bordello a Whitechapel e amorevolmente cresciuta dalla baffuta Lizzie, inizia presto a guadagnarsi da vivere prima come statua vivente di Cupido e poi come attrazione in un freak show. Ma Fevvers vuole volare alto. Il suo destino sono le luci della ribalta, e in poco tempo lei e il suo trapezio conquistano i palchi e i cuori di tutta Europa. Inizialmente scettico, Walser finisce per soccombere al fascino incontenibile della Venere cockney. Un po’ già innamorato e un po’ in cerca dello scoop della vita, decide di mollare tutto e si unisce al circo. Insieme alla scalcagnata compagnia circense (capitanata da un colonnello del Kentucky e la sua fidata Sybil, una scrofa intelligentissima in grado di fare lo spelling)  in viaggio attraverso la Russia vivrà mille peripezie e incontrerà i personaggi più bizzarri, in un esilarante caleidoscopio in bilico fra realtà e fantasia. Nel 1984, anno della pubblicazione, “Notti al circo” si è aggiudicato il prestigioso James Tait Black Memorial Prize, il più antico premio letterario inglese.


copmani16 FEBBRAIO Fermi con le mani! Non è una minaccia a pargoletti, ma l’abbrivio di “Mani. Come le usiamo e perché” di Darian Leader, edito da Ponte alle Grazie, nella collana “Saggi”, al prezzo di 16,00 euro. Perché passiamo gran parte della giornata a mandare messaggi e scorrere le pagine di Internet e di Facebook, e perché non poterlo fare ci rende nervosi? Perché in tante scene di film un personaggio ne tiene per la mano un altro sospeso sull’abisso? Com’è possibile che i neonati stringano il dito di un adulto così forte da tenervisi aggrappati? La risposta sta nelle mani, il più visibile ma anche il più misterioso e personale dei nostri strumenti; il più umano. Per lo psicoanalista Darian Leader, e per il saggio che propone, è talmente umano da essere inconsapevolmente vissuto come un agente estraneo, che dobbiamo sempre controllare perché non si rivolti contro il nostro sé cosciente, realizzando gli impulsi spesso disdicevoli di quell’altro grande altro-in-noi che è l’inconscio. Per tenerle occupate, l’umanità ha dunque inventato tattiche di ogni genere, passatempi e piccoli vizi, dipendenze innocue o dannose, dal rosario al ventaglio, alla sigaretta, al cellulare. Ma alcune proprietà delle mani sono connaturate alla specie e non sono mai cambiate né forse potranno cambiare. La cosa ha un suo fascino e questo libro propone una lettura delle mani innovativa, curiosa e a volte perturbante.


coptante15 FEBBRAIO Una notte d’inverno.. Non è Italo Calvino, ma Edna O’Brien nel suo nuovo romanzo “Tante piccole sedie rosse”, pubblicato da Einaudi, nella collana “Stile libero BIG”, al prezzo di 18,00 euro. Una notte d’inverno un misterioso straniero raggiunge a piedi un villaggio sulla costa irlandese. Dice di essere un poeta e un guaritore, di avere erbe e pozioni per lenire i dolori e curare i problemi sessuali. Ha una personalità magnetica, tanto che la piccola comunità di Cloonoila ne è presto conquistata. Fidelma McBride più di tutti. E tutto parte così, anticipando l’incipt del romanzo:”La sporcizia dei viaggi Gilgamesh lavò dai capelli, le vesti lorde gettò via, indossò abiti nuovi e puliti, se li avvolse intorno, stretto al corpo un mantello con le frange, legato con la sua fascia lucente. La cittadina prende il nome dal fiume. La corrente, rapida e pericolosa, prorompe con allegria convulsa, trascinandosi dietro pezzi di legno e ciocchi di ghiaccio. Nei piccoli anfratti dove l’acqua rimane intrappolata le pietre, blu, nere e viola, risplendono dal letto del fiume lisciate e arrotondate a perfezione, e sembra di vedere una covata di grosse uova in un cesto d’acqua. Il rumore è assordante. Dai ramoscelli piú esili degli alberi di Folk Park sospesi sul fiume stilla con soffice sussurro il ghiaccio al disgelo, e la scultura di cerchi metallici, un pugno nell’occhio a detta di molti abitanti del luogo, è impreziosita da una collana di ghiaccioli scompigliati, bluastri nella notte gelata.”


1copsaggezza4 FEBBRAIO I più forti del pianeta. Sono gli alberi. Almeno per come ce li racconta Peter Wohlleben in “La saggezza degli alberi”, pubblicato da Garzanti, nella collana “Saggi”, al prezzo di 16,00 euro. “Melo o nocciolo, platano o pino silvestre, betulla o faggio che sia, ogni albero ha molte storie da raccontare…Benvenuti a un corso di lingua davvero particolare.” Sono gli esseri viventi più forti del nostro pianeta, quelli con la vita più lunga, eppure degli alberi non è che se ne sappia molto. A tratti però si intuisce come dietro una corteccia ruvida si possano celare segreti a prima vista inaccessibili. Peter Wohlleben svela in questo libro i misteri più affascinanti di questi giganti. Si : scopre che sono dotati di forme di comunicazione e sensibilità sorprendenti; che sono solitamente esseri prudenti, ai quali ogni forma di fretta è estranea; che gli esemplari di una stessa specie tendono ad allearsi, a difendersi l’un l’altro o a sostenere i malati (ma ciò non accade nel caso degli alberi piantati dall’uomo). E ogni specie ha caratteristiche uniche: per esempio le betulle si possono paragonare a guerriere solitarie, ma questa loro tendenza “impulsiva” ha un prezzo, limitando la loro speranza di vita a soli centoventi anni.


copnelleisole12 FEBBRAIO Dove sono le Orcadi? Le isole Orcadi stanno dalle parti della Scozia, ma anche in “Nelle isole estreme”, romanzo di Amy Liptrot. Lo ha pubblicato Guanda, nella collana “Narratori della Fenice”, al prezzo di 18,00 euro. Quando Amy Liptrot torna nelle isole Orcadi dopo dieci anni di lontananza viene accolta dalla natura impervia della fattoria in cui è cresciuta. Tornata a ciò che una volta chiamava casa, i ricordi la assalgono con prepotenza, mischiandosi agli eventi che l’hanno condotta lì. Amy porta dentro di sé i cicli delle stagioni e l’alternarsi naturale della vita e della morte, che hanno segnato la sua infanzia selvaggia, ma anche la malattia mentale di suo padre. Una vita solitaria abbandonata appena possibile, per cercarne a Londra una diversa. Ma non necessariamente migliore, anzi. Londra per Amy ha significato soprattutto un attaccamento eccessivo all’alcol, divenuto gradualmente incontrollabile. Ora, trentenne, si trova a casa, in piedi sul bordo della scogliera, a cercare di decifrare e superare il suo difficile passato. Passa i giorni a nuotare nell’acqua gelida e riscoprire la natura; aveva quasi dimenticato le pulcinelle di mare che nidificano sugli scogli e le sterne artiche che si lanciano in picchiata così vicino da far sentire il fruscio delle loro ali. Di notte Amy scruta il cielo in cerca delle Stelle Danzanti. E così riesce a costruire dentro di sé una  strada per uscire dalla dipendenza. E scopre che una nuova vita è possibile…


copignoto11 FEBBRAIO Abbiamo l’ignoto davanti. E quasi non ce ne accorgiamo. Dice questo, e altro, Alessandro Vanoli in “L’ignoto davanti a noi. Sognare terre lontane”. Lo ha pubblicato il Mulino, nella collana “Intersezioni”, al prezzo di 15,00 euro. Spingersi al di là dei limiti geografici, solcare acque ignote, studiando venti e correnti, superando deserti e montagne: che ne è di quel sogno della scoperta che da sempre gli uomini hanno condiviso? Oggi che quasi tutto è stato esplorato, cartografato, mappato, cosa rimane per alimentare la nostra fantasia? Dai monaci buddhisti a Marco Polo, dal musulmano Ibn Battuta sino a Cristoforo Colombo, Hudson o James Cook tutto sembrerebbe dire che la mappa si è infine conclusa. Ma per l’autore ci sono ancora infiniti elementi di stupore da trovare e nuovi spunti da cui ripartire. Insomma c’è molto, se non tutto, per ricominciare a sognare.


copacheservono10 FEBBRAIO A che serve? Di questi tempi è domanda assai gettonata. E prova a rispondere, da un versante “classico”, Maurizio Bettini con “A che servono i Greci e i Romani”, edito da Einaudi, nella collana “Vele”, al prezzo di 12,00 euro. Sempre più spesso a chi si occupa di discipline umanistiche, soprattutto quelle classiche viene chiesto: “A che cosa serve?” Dietro questa domanda si possono leggere le tante metafore economiche usate oggi per rappresentare la sfera della cultura (“giacimenti culturali”, “offerta formativa”, “spendibilità dei saperi”, “crediti”, “debiti” e così via). A fronte di questo eccesso “mercantili”, però, sta il fatto che la storia racconterebbe una visione un pochino diversa della creazione intellettuale. La civiltà è forse, innanzitutto anche una questione di pazienza. La nostra, diciamo quella mediterranea e occidentale si è sviluppata proprio partendo dall’idea che alla creazione culturale non si dovrebbe chiedere, immediatamente, “a che cosa serve”. In particolare, è proprio lo studio dei Greci e dei Romani che domanda questa pazienza. E soprattutto in Italia dove l’enciclopedia culturale è stata profondamente segnata da un continuo studio dei classici. Se si vuole mantenere viva questa presenza, secondo Bettini, è indispensabile un vero e proprio cambiamento nell’insegnamento delle materie classiche. A partire, ovviamente, dalla scuola.


copquasi9 FEBBRAIO Una regina impossibile. È Cristina di Svezia che Dario Fo ha raccontato in “Quasi per caso una donna”, pubblicato da Guanda, nella collana “Narratori della Fenice”, al prezzo di 15,00 euro. Colta e ribelle, ammirata e avversata, imprevedibile e coraggiosa. L’ultima eroina narrata da Dario Fo è una “regina impossibile”: Cristina di Svezia. Nata e cresciuta in un’Europa travolta dalla Guerra dei Trent’anni, Cristina si troverà più volte al crocevia di questioni religiose e di potere, di politica e di sesso, dando prova di essere una spericolata protagonista del suo tempo. Educata dal padre per sostenere il peso e le responsabilità di un ruolo tipicamente maschile, Cristina sceglierà di assumere atteggiamenti e abiti da uomo e amerà soprattutto le donne. Si circonderà di filosofi e artisti, da Cartesio a Pascal a Molière. Lasciato il trono di Svezia si convertirà al cattolicesimo per trasferirsi a Roma, dove darà vita al movimento artistico che, alla sua morte, nel 1689, porterà alla fondazione dell’Accademia dell’Arcadia. Dario Fo, dopo “La figlia del papa”, si occupa di un’altra figura femminile, una donna emancipata, con un profilo attualissimo. Fo la racconta esaminando i testi storici, osservando i dipinti che la ritraggono, riprendendo le cronache dell’epoca, e soprattutto immaginandola indipendente, insofferente a ogni vincolo, vulcanica.


copchefare8 FEBBRAIO La ricchezza come colpa. La visse così Lev Nicolaevic Tolstoj, tanto da lasciarci questo suo “Che fare, dunque?”. Lo ha ora ripubblicato Fazi, nella collana “Campo dei fiori”, al prezzo di 20,00 euro. Dopo essere stato a lungo a contatto con i contadini poverissimi e oppressi della campagna russa, sulla soglia dei sessant’anni Tolstoj scopre la terribile miseria metropolitana degli operai e dei senzatetto della città in cui vive d’inverno, Mosca, agli inizi del suo processo di industrializzazione. Ogni giorno, verso il tramonto, esce dalla sua bellissima villa in mezzo a un parco non lontano dal Cremlino e vaga per le strade per indagare come si vive nei quartieri popolari. Di fronte a un’umanità disperata e derelitta che si difende come può dalla fame e dal freddo, Tolstoj sente la sua ricchezza come una colpa. Non solo ha ereditato un enorme patrimonio, ma ora, dopo il successo di “Guerra e pace” e “Anna Karenina”, ogni anno guadagna un’ingente somma con i suoi libri che vengono venduti al prezzo medio-alto di diciassette rubli, denaro che proviene dalle tasche di piccolo-borghesi e studenti squattrinati. Gli capita addirittura di portare a casa qualche ragazzino indigente raccattato per strada, provocando l’ira della moglie e dei suoi figli maschi. Le figlie gli sono più vicine e comprendono meglio il suo travaglio interiore. E mentre riflette su “Che fare?” si impegna in una raccolta di fondi presso i suoi amici facoltosi e si dedica allo studio dell’Economia politica, leggendo attentamente “La ricchezza delle nazioni” di Adam Smith. E scrive : “Non appena ho compreso l’essenza della ricchezza e del denaro, mi si è chiarito quanto in realtà sapevo già da molto, la verità che dai tempi più remoti hanno consegnato agli uomini Buddha, Isaia, Lao Tze, Socrate, e con particolare chiarezza e indiscutibilità Gesù Cristo e il suo predecessore, Giovanni Battista


copfamigliabenade7 FEBBRAIO Bianchi indigenti. Sono sempre esistiti, anche negli stati “razzisti”. Ne narra Marlene Van Niekeker in “La famiglia Benade”, edito da neri Pozza, nella collana “Le tavole d’oro”, al prezzo di 22,00 euro. Sudafrica, 1994. Al 127 di Marta Street, nel sobborgo di Triomf, alla periferia di Johannesburg abita la famiglia Benade. È un quartiere operaio popolato esclusivamente da bianchi indigenti. Pop, il pater familias, bretelle ciondoloni sulle ginocchia, capelli bianchi arruffati e dritti sulla testa, a quasi ottant’anni non si alza ormai più dalla poltrona davanti al televisore. Anche Mol, sua moglie, non scherza. Se ne sta seduta con le gambe larghe sotto la vestaglietta che non toglie mai, facendo dondolare su e giù il dente finto e fumando una sigaretta dietro l’altra. Entrambi cercano di tenersi alla larga da Lambert, il figlio quarantenne, epilettico e affetto da disturbi della personalità che lo rendono pericoloso per se stesso e gli altri. E poi c’è Treppie, il fratello di Mol, che si è assunto il ruolo di provocatorio filosofo della famiglia e quando la mette giù dura dice cose davvero meschine e cattive. Trent’anni prima, all’epoca della sua costruzione, Triomf era pieno di gente nuova, erano tutti giovani e pieni di belle speranze. I Benade se lo ricordano ancora il giorno in cui il Community Development annunciò la costruzione di abitazioni per i “bianchi bisognosi” proprio lì, dove una volta c’era Sophiatown. Il terreno era stato spianato dai bulldozer e i “cafri” se n’erano andati. Triomf, sarebbe diventato un quartiere pieno di “belle casette per bianchi”. Il quartiere dove i Benade sarebbero diventati ricchi. Non lo sono diventati. La casa in cui vivono, con due cani che non la piantano di abbaiare e fanno i loro bisogni ovunque, è fatiscente. L’inverno ha reso l’erba del giardino simile a paglia. Le lastre di lamiera sul tetto si sono allentate. Il legno si sta scrostando, in certi punti è proprio marcio e pende a brandelli dal tetto. Solo la cassetta della posta viene tenuta come un gioiello, perché di questi tempi bisogna avere una cassetta della posta decente a Triomf. Siamo infatti alla vigilia delle prime elezioni democratiche del Paese, elezioni da cui Mandela uscirà vincitore, e i Benade, come gli altri abitanti di Triomf, sono stufi delle promesse della politica. Così come sono stufi dei picchiatori razzisti del National Party, dei testimoni di Geova e della città che incombe su di loro come un gigante vendicativo. L’unico modo che hanno per sopravvivere è ripetersi l’un l’altro che non hanno altro che la famiglia, per quanto sgangherata sia, e un tetto sopra la testa.


coptenerezza5 FEBBRAIO Voglia di tenerezza. Vuole indurla Isabella Guanzini con il suo saggio “Tenerezza. La rivoluzione del potere gentile”. Lo ha Pubblicato Ponte alle Grazie, nella collana “Saggi”, al prezzo di 14,00 euro. La tenerezza, quando è autentica, non sopporta facili definizioni: si insinua con delicata tenacia tra le grandi virtù civili e la retorica del potere, è ciò che ci manca per poter vivere e sentire in un mondo finalmente comune. Per questo parlarne è un’impresa ardua e bellissima. E tanto più importante, oggi, quanto più la realtà, nella sua opaca pesantezza, si rende indecifrabile, narcisistica, violenta e sentimentale al tempo stesso Da DeLillo a papa Francesco, da Platone alla Szymborska, da Max Weber a Foster Wallace, da Recalcati a Mariangela Gualtieri, e, ancora, da Lucrezio a Zizek, da Enea alla donna senza nome del Vangelo secondo Luca alle cronache dei migranti, parlare di tenerezza significa parlare di amore, di tempo che passa, di filosofia. Significa parlare di umanità, di curiosità verso l’altro, di quella leggerezza profonda che ci permette di intercettare, fra le righe, il senso più fecondo e creativo della nostra finitezza, della nostra fragilità.Parlare di tenerezza tocca molte corde sensibili, smuove affetti ancestrali, evoca l’intensità della vita del corpo e anche dell’anima. Sfida i predatori e i prepotenti, pone domande scomode e offre nuove istruzioni, accende piccole, miracolose luci nel buio annunciando una rivoluzione gioiosa e costruttiva, politica ed esistenziale.


copdonneneruda4 FEBBRAIO Gran poeta assai traditore. È il Pablo Neruda che Maria Fasce racconta in “Le donne di Neruda”, pubblicato da Rizzoli, nella collana “Scala Stranieri”, al prezzo di 19,00 euro. Elisa, dodicenne, e sua madre Raquel arrivano a Isla Negra, sulla costa cilena, nei primi anni Cinquanta. Vengono da Temuco, da una vita umile di solitudini e privazioni, e la casa che le accoglie, quella del poeta Pablo Neruda, appare, soprattutto agli occhi della giovanissima Elisa, una grotta marina carica di oggetti misteriosi, di libri e conchiglie da maneggiare con cura, di un silenzio e di una calma quasi irreali. Mentre sua madre lavora senza mai parlare, Elisa è ammaliata dai versi di Neruda e subisce il fascino di Delia, compagna del poeta, artista luminosa ed elegante. È però, suo malgrado, anche testimone silenziosa della relazione extraconiugale dello scrittore con Matilde.Gli anni passano, Elisa osserva, ascolta, legge, e nel farlo cresce, abbandona l’infanzia, scopre i segreti dell’amore e del desiderio, scopre il suo corpo, la propria femminilità. Diventa donna nel confronto con Delia, e, per contrasto, con Matilde e con la madre, ormai quasi un’estranea, una figura amorevole ma spenta, carica di non detti e di una insondabile tristezza. Fino alla maturità, al trasferimento a Parigi, al ritorno in quella casa e a quel passato che ora sembra avere acquisito un senso e un peso. Nel libro l’autrice dipinge un Neruda poliedrico: impetuoso e geniale, crudele e infantile, seduttore ed egoista. Capace però di lasciare un segno in chiunque incontri.


copsetteluoghi3 FEBBRAIO Povero euro. Comincia a fare simpatia. Anche leggendo il saggio di Andrea Boitani “Sette luoghi comuni sull’economia”. Lo ha edito Laterza, nella collana “I Robinson. Letture, al prezzo di 16,00 euro. Boitani seleziona e smonta sette luoghi comuni sull’economia che, tradotti in politiche economiche, influenzano pesantemente le nostre vite. “Il problema è l’euro”, “è tutta colpa delle banche”, “bisogna fare le riforme”, “le banche centrali pensano solo all’inflazione”… Chi non ha letto o ascoltato molte volte queste frasi sui giornali, nei talk show, all’interno delle istituzioni nazionali e internazionali? Si tratta di una serie di luoghi comuni che, ripetuti acriticamente, diventano mantra, assiomi indiscutibili, verità univoche, scientifiche. Federico Caffè sosteneva che “liberarsi dalla suggestione delle affermazioni che finiscono per essere accettate per il solo fatto di essere ripetute non è una cosa agevole”. Fine del libro è proprio questo: smontare, spiegare e liberarsi da sette luoghi comuni sull’economia contemporanea. Si scopre che ognuno di essi contiene elementi di verità, ma sottolineare solo questi elementi o nascondere quelli che li contraddicono conduce alla costruzione di un’ideologia insidiosa. Un’ideologia che (messa in pratica prima e soprattutto dopo lo scoppio della grande crisi del 2008) ha fatto molti danni: più disoccupazione e per più tempo di quanto fosse inevitabile; meno crescita di quanto fosse possibile; più povertà e disuguaglianza di quanto sia moralmente accettabile; meno inflazione di quanto fosse economicamente conveniente. Milioni di persone hanno sofferto per tutto questo. Non era destino: forse poteva essere evitato, se solo si fosse agito diversamente da come alcuni luoghi comuni diventati troppo presto una vera Bibbia.


copgerusalemme2 FEBBRAIO A partire da Canaan. Parte da lì la ricostruzione storica proposta da “Gerusalemme assediata. Dall’antica Canaan allo stato d’Israele” di Eric H. Cline. Il saggio è edito da Bollati Boringhieri, nella collana “Saggi”, al prezzo di 26,00 euro. La prima battaglia documentabile deve essere avvenuta attorno al 1350 a.C. e riguarda un certo Abdi-Heba, piccolo monarca di una località che gli egizi chiamano Urushalim, sulle colline oltre il deserto al di là del Mar Rosso; il re probabilmente viene circondato da qualche popolo cananeo e chiede aiuto al faraone, implorando: “Sono come una nave nel mezzo del mare!”. È la prima volta che viene scritto, ma la sindrome da accerchiamento si ripeterà ancora e ancora, molte volte nel corso dei secoli, sulle colline di Yerushalàim, Jerusalem, Al Quds “la santa”. La prima conquista documentata della città è quella di re Davide, mille anni prima dell’èra volgare, e da lì in poi non passerà secolo, spesso neppure decennio, senza che qualcuno abbia combattuto attorno alle mura della città. Verrà Hazael, re di Aram, Sennacherib l’assiro e Nabucodonosor il babilonese; verrà Tolomeo, poi Antioco, i maccabei e Ircano; verranno i parti e Erode, Tito e poi Adriano; verrà il califfo Umar, poi gli abbasidi e a seguire i fatimidi; verranno i selgiuchidi e i crociati, Saladino e Federico II, i damasceni, i mongoli e i mamelucchi; verranno gli ottomani e poi gli inglesi del generale Allenby con i primi carri armati; fino a giungere all’oggi e agli scontri sanguinosi tra israeliani e palestinesi. Sullo sfondo di tutto ciò c’è la città che il salmista chiama “città della pace”, il simbolo sfortunato di troppi interessi e di infinite contese, la città “d’oro, di rame e di luce” cantata in una celebre canzone.


copcuriosita1 FEBBRAIO Curiosamente giovani. Si può, per Massimo Ammaniti e per il suo ultimo saggio “La curiosità non invecchia”. Lo ha pubblicato Mondadori, nella collana “Saggi”, al prezzo di 17,00 euro. Il libro è una riflessione sulla vecchiaia, condotta anche alla luce delle testimonianze inedite di personaggi celebri (come Camilleri, La Capria, Sartori, Albertazzi, Pirani, Reichlin, Masullo) che hanno varcato la soglia dei novant’anni. Il testo si articola attorno all’analisi dei cambiamenti prodotti dal processo d’invecchiamento nel modo di vivere alcuni aspetti fondamentali dell’esperienza personale di ogni essere umano: l’amore e l’amicizia, i sogni, il desiderio, i rimpianti, le perdite, il senso del tempo. Si scopre così perché la vecchiaia non può e non deve essere vissuta come un periodo di inquietudine e sconforto, smobilitazione e rassegnazione, ma piuttosto come l’occasione per ripensare e in qualche modo ricomporre la propria vita, alla ricerca del filo rosso che l’ha attraversata. Tra le pagine soffia un vento bergmaniano: un po’ come l’anziano professor Borg, il protagonista de “Il posto delle fragole”, anche qui le persone intervistate rileggono il proprio passato per acquisire una maggiore consapevolezza di sé e della propria storia, riconoscono i propri difetti, percepiscono il senso più o meno evidente di un autentico cambiamento interiore. In altri termini, si tenta di ridare alla dimensione anagrafica e affettiva della vecchiaia la sua verità: è un periodo della vita indubbiamente difficile, pieno di insidie fisiche e psicologiche, ma se si ha l’atteggiamento giusto, può rivelarsi una fasi ricca e soddisfacente dell’esistenza.


copgiromiele31 GENNAIO Perdere tutto. Quando si perde tutto può succedere di tutto. Questa situazione ha stimolato Sandro Campani con “Il giro del miele”, edito da  Einaudi, nella collana “Supercoralli”, al prezzo di 19,50 euro. “In quei giorni splendenti la vedevi e non riuscivi a immaginare che potesse essere stata da nessun’altra parte: guardava suo marito lavorare al sole che bruciava piacevolmente il collo, e le api stordite camminavano sul muro”. Davide è un uomo semplice che ha un lavoro semplice: consegna il miele a domicilio nel paese dell’Appennino dove è nato e cresciuto. La faccia pulita, le spalle e le mascelle larghe: ha l’aspetto di quello che le signore anziane chiamano “figliolo”, o “giovanotto”. Le ragazze l’hanno sempre snobbato, “ma tanto, lui, era innamorato della Silvia fin da quando erano piccoli”. Perso il lavoro, perso il grande amore, spinto dalle circostanze della vita ha iniziato a bere, lasciando entrare in sé una violenza che non è in grado di gestire. Il vecchio Giampiero invece è stato l’aiutante del padre di Davide. Ha una mano bruciata in seguito all’incendio della falegnameria in cui lavorava, ma soprattutto ha una moglie amata, l’Ida. Non sono riusciti ad avere figli. Ha visto crescere Davide, e lo accoglie ora, a tarda notte, quando viene a bussare alla sua porta.


copcasakrull29 GENNAIO Stranieri ai margini. Non sono senegalesi o curdi in fuga, ma tedeschi. Non vi sembri strano perché  di essi racconta “La casa dei Krull” di Georges Simenon. Il libro è edito da Adelphi, nella collana “Biblioteca Adelphi”, al prezzo di 19,00 euro. La casa dei Krull è al margine estremo del paese, e loro stessi ne vengono tenuti ai margini. Benché naturalizzati, restano gli stranieri, i diversi. Da sempre, e nonostante gli sforzi fatti per integrarsi. Nel loro emporio non si serve la gente del luogo, neanche i vicini, ma solo le mogli dei marinai che a bordo delle chiatte percorrono il canale. E quando davanti all’emporio viene ripescato il cadavere di una ragazza violentata e uccisa, i sospetti cadono fatalmente su di loro. In un crescendo di tensione, e con un singolare e imprevedibile rovesciamento, si vede montare l’ostilità della popolazione francese verso la famiglia tedesca, e l’avversione per una minoranza, che rappresenta un perfetto capro espiatorio, degenerare progressivamente in odio e violenza. Mentre all’interno della casa dei Krull ciascuno deve fare i conti con le proprie colpe e le proprie vergogne nascoste. In questo romanzo certamente profetico, scritto alla vigilia della guerra, Simenon affronta un tema che gli sta molto a cuore, e lo fa scegliendo il punto di vista, disilluso e sagace, di un cugino dei Krull, un ospite tanto più inquietante, e imbarazzante, in quanto diverso, per così dire, al quadrato: diverso, come i Krull, dagli abitanti del paese, ma diverso anche da loro stessi, perché dotato di un buonumore “sconosciuto in quella casa”, e di una disinvoltura, di una “leggerezza fisica e morale” che la rigida etica protestante paventa anche perché non riesce a capirla. E sarà proprio questa sua intollerabile estraneità a scatenare la tempesta.


copspesso28 GENNAIO Può mancare il segreto? Assolutamente no! E non manca in “Spesso sono felice”, il romanzo dello scrittore danese Jens Christian Grondahl. Lo ha pubblicato Feltrinelli, nella collana “I narratori”, al prezzo di 12,00 euro. Può una donna decidere di cambiare vita a settant’anni? Secondo Ellinor, sì. Anche se ha sempre lasciato che fossero le circostanze a scegliere per lei, appena rimasta vedova abbandona gli agi dei sobborghi di lusso per tornare nel quartiere operaio del centro di Copenaghen dove ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza. Il quartiere è cambiato: adesso ci sono le prostitute, i pusher e gli hipster, ma a lei non importa, le importa solo che dalle finestre della sua nuova casa si veda il portone di quella in cui ha vissuto da bambina. In una lunga lettera alla sua migliore amica, morta tanti anni prima, fa il bilancio della sua vita, così piena di inganni, tradimenti, dolori e lutti. E questa vita poteva non essere segnata da un grande, terribile segreto? Assolutamente no!


copcervo27 GENNAIO L’uomo è una bestia! A volte sarebbe da dire “Magari!”. Ma chi siamo noi per dire ciò? Passiamo la palla a Desmond Morris e al suo “Un cervo in metropolitana e altre storie della mia vita con gli animali”. Lo ha pubblicato Mondadori, nella collana “Ingrandimenti”, al prezzo di 24,00 euro. Ma passiamo del tutto la palla a Morris e che sia lui a fare la presentazione del libro. “Questo libro parla della gioia di osservare il mondo. È un testo autobiografico, però non riguarda tanto me quanto le cose che ho visto. Sono affascinato dal mondo che mi circonda e da quello che sono riuscito a vedere e a registrare in sessant’anni di osservazione, prima come studioso del comportamento animale e poi come studioso del comportamento umano. Per tutta l’infanzia sono stato attorniato da animali: dividevo con essi perfino la carrozzina. Da grande ho studiato zoologia e sono diventato etologo. I miei studi sul comportamento animale mi hanno condotto allo Zoo di Londra, dove ho ricoperto la carica di conservatore dei mammiferi. Poi le mie ricerche sugli scimpanzé mi hanno spinto ad analizzare il più affascinante di tutti gli esemplari: la scimmia nuda. In questo libro introdurrò il lettore nei vari scenari della mia vita: da uno studio televisivo nello Zoo di Londra a una casa di geishe a Kyoto; da una sperduta tribù africana a un casinò di Las Vegas; dalla “dolce vita” mediterranea alla dura realtà della malavita di Los Angeles. Ammetto che ho spesso sorriso del lato più leggero della vita o riso di gusto delle bizzarre manie e idiosincrasie dell’umanità, ma non me ne scuso. È indubbiamente una mia debolezza, ma credo che renderà più gradevole la lettura.” Con humour tutto britannico, Desmond Morris racconta in questo libro la sua carriera di uomo di scienza e divulgatore, e i tantissimi incontri con animali straordinari e altrettanto straordinari esseri umani, da Dylan Thomas a Joan Mirò, a Yoko Ono, Stanley Kubrick e Marlon Brando.


copgentiluomo26 GENNAIO Come un leone in gabbia. Ma in hotel di lusso. Voi ci stareste? Non ci sta a suo agio Aleksandr Il’icˇ Rostov, protagonista di “Un gentiluomo a Mosca” di Amor Towles. Il romanzo è pubblicato da Neri Pozza, nella collana “I narratori delle tavole”, al prezzo di 18,50 euro. Mosca, 21 giugno 1922. Il conte Aleksandr Il’icˇ Rostov, decorato con l’Ordine di Sant’Andrea, membro del Jockey Club, Maestro di caccia, viene scortato attraverso i cancelli del Cremlino che danno sulla Piazza Rossa fino alla suite 317 del Grand Hotel Metropol. Chiamato al Cremlino per un tête à tête, il Conte è apparso dinanzi al “Comitato d’Emergenza del Commissariato del Popolo”, il tribunale bolscevico che l’ha condannato, senza remore e senz’appello, a trascorrere il resto dei suoi giorni agli arresti domiciliari per essersi “irrevocabilmente arreso alle corruzioni della propria classe sociale”. La condanna non ammette errori: se mai dovesse mettere un piede fuori dal Metropol, il Conte sarà fucilato. La pena da scontare non è poi così gravosa, essendo il Metropol un Grand Hotel tra i più sfarzosi di Russia. Inaugurato nel 1905, le sue suite art déco e i suoi rinomati ristoranti sono stati un punto di riunione di tutte le persone ricche di stile, influenti ed erudite. Ma per un uomo come Rostov, abituato a viaggiare in lungo e in largo per il mondo e a condurre un’intensa vita sociale, quella detenzione, seppure in un lussuoso albergo, si rivela al pari di una gabbia per un leone.


copgaucho25 GENNAIO Cinque racconti prima di smettere. Sono quelli scritti da Roberto Bolaño prima di smettere di vivere e raccolti nel volume “Il gaucho insopportabile”. Il libro fu pubblicato anni fa da Sellerio, ma era da tempo introvabile. Ora lo ripropone Adelphi, nella collana “Fabula”, al prezzo di 18,50 euro. Il 30 giugno 2003 Roberto Bolaño, gravemente malato (sarebbe vissuto solo altre due settimane), volle consegnare personalmente al suo editore questo libro, che fu il primo ad apparire dopo la sua morte e rappresenta una sorta di testamento spirituale e letterario. Nel libro ci sono cinque racconti tra i più belli dello scrittore cileno: la storia dell’avvocato bonaerense che abbandona tutto per andare a vivere nel deserto insieme ai gauchos, i bovari della pampa; quella del topo poliziotto (nipote della famosa cantante Josefine del racconto di Kafka) che si aggira nella rete sterminata delle fogne alla ricerca di un feroce assassino; quella dello scrittore argentino che va a Parigi per incontrare un misterioso regista che forse è il suo doppio, e si ritrova a far l’amore con una puttana “come se tutti e due non sapessero fare altro che amarsi”. Chiudono il volume due conferenze: nella prima Bolaño parla apertamente, e in modo molto coinvolto, della malattia e dell’approssimarsi della morte; la seconda è una definitiva resa dei conti, in forma di violento e sarcastico pamphlet, tra lui e quella “specie di Club Méditerranée” che sono gli scrittori (soprattutto sudamericani) la cui unica dote è la cosiddetta “leggibilità”. Ma le pagine sono anche una appassionata dichiarazione di amore per la letteratura.


copmercanti24 GENNAIO Schiavi come due secoli fa. Sono le uomini e le donne che si chiamano migranti. Del fenomeno epocale parla Loretta Napoleoni in “Mercanti di uomini. Il traffico di ostaggi e migranti che finanziano il jihadismo”. Lo ha pubblicato Rizzoli, nella collana “Saggi italiani”, al prezzo di 18,50 euro. “I mercanti di uomini non sono diversi dai mercanti di schiavi del XVIII secolo, dai colonizzatori del XIX o dai dittatori del XX, tutti convinti di poter decidere liberamente della vita altrui. E vivono e operano nei nostri Paesi. Nessuno è al sicuro, neppure noi.” È un business sofisticato quello che ogni giorno fa approdare migliaia di rifugiati sulle nostre coste. Chi lo controlla? Una nuova categoria di criminali, nata dalle disastrose risposte occidentali alla tragedia dell’11 settembre e dal collasso economico e politico di molti Stati-chiave in Africa e Medioriente. Tutto è cominciato con il traffico di cocaina, trasportata dalla Colombia in Europa lungo le rotte transahariane. Le stesse rotte sono servite per far perdere le tracce di decine di ostaggi occidentali, rapiti per finanziare gruppi terroristici e bande criminali, dopo la destabilizzazione della Siria e dell’Iraq e l’ascesa dell’Isis. Oggi su quelle piste viaggia un’altra merce: esseri umani, a milioni, in fuga da guerre e povertà verso un Occidente che credono più accogliente e più ricco di quanto non sia. Un commercio che costa migliaia di vite, e che vale miliardi. In una ricostruzione ricca di interviste esclusive a negoziatori, membri dei servizi segreti, esperti del contrasto al terrorismo e alla pirateria, ex ostaggi e molti altri, Loretta Napoleoni indaga il mondo complesso dei mercanti di uomini, spiegando come le vite umane vengono “valutate” in termini economici e come alcune molto opinabili politiche occidentali alimentino tanto il mercato dei riscatti quanto il traffico dei clandestini. Proprio il circolo vizioso tra economia ufficiale ed “economia canaglia”, che rischia di portare l’Europa alla rovina ma che arricchisce molti, sta producendo uno tsunami di migranti e un’escalation di incertezza che lascia spazio ai populismi, a fenomeni come la Brexit o l’ascesa di Trump negli Usa. Legittima la domanda: “L’Occidente sopravviverà al rovinoso fallimento della globalizzazione?”.


copdalenin22 GENNAIO Il tradimento rivoluzionario. Viene ricordato nel libro di Victor Serge “Da Lenin a Stalin. 1917-1937. Storia di una rivoluzione tradita”, edito da Bollati Boringhieri, nella collana “Temi”, al prezzo di 15,00 euro. Quanto è rimasto nelle generazioni più giovani di quella storia complessa, violenta, alla lunga perdente (anche se animata da  ideali di uguaglianza, giustizia e libertà)–, che i libri di storia chiamano Rivoluzione comunista? I trentenni di oggi sono nati in un mondo che non è più diviso in due da una cortina di ferro. Dopo la caduta del muro di Berlino l’universo comunista si è rapidamente dissolto, e la storia di quel mondo, che una generazione fa era ben nota e aspramente dibattuta nel bene e nel male, è oggi quasi eclissata. Forse vale la pena rileggere lo sviluppo di quegli eventi, il racconto dei primi vent’anni della Rivoluzione, descritti in questo libro da un appassionato e lungimirante intellettuale e rivoluzionario dell’epoca. Attraverso la narrazione e il prisma interpretativo di Victor si percepisce quel mutamento di fini, quello stravolgimento politico e ideologico che fu il passaggio dalla Rivoluzione comunista guidata da Lenin all’istituzione del regime dittatoriale di Stalin. Pochi, come Serge, intuirono per tempo questo stravolgimento come il tradimento di un ideale, denunciandone pubblicamente la barbarie. Per di più disposti a subire le conseguenze tragiche delle proprie idee,senza mai rinunciarci.


copuccidimi21 GENNAIO Do you remember Mrs. Thatcher? Se ne ricorda, in qualche modo, Bill James in “Uccidimi”, giallo pubblicato da Sellerio, nella collana “La memoria”, al prezzo di 14,00 euro. Un sanguinoso conflitto a fuoco scoppia a turbare la pace criminale che regna nell’immaginaria città inglese in cui Bill James ambienta i suoi schemi polizieschi, ramificati come giochi di strategia o mosse di una partita a scacchi tra l’ordine e il delitto. All’Eton, un elegante locale che la mala usa come piazza di spaccio per gente bene, dei sicari freddano a pistolettate due clienti. Uno stupido errore, perché i proiettili avevano come vero bersaglio una giovane agente sotto copertura, pedina in realtà di un doppio gioco. Da questo imbroglio comincia una vertiginosa danza, in cui girano Naomi, l’infiltrata che ha sete di vendetta; i caporioni della polizia, divisi da segreti obiettivi sotto un dirigente imbelle; le due cosche cittadine in precario equilibrio tra accordo e tradimento; la criminalità “forestiera” dei colonizzatori londinesi potenti e sporchi di sangue in un modo impensabile per i provinciali. E ciascuno fa i suoi passi rispondendo o prevenendo o assecondando le mosse degli altri secondo calcolo e convenienza. E a volte per sentimento e senso di giustizia. L’autore, gallese, è un ex giornalista di nera che immagina drammi criminali come metafora del capitalismo thatcheriano anni Ottanta. Do you remember Mrs. Thatcher?


copnido20 GENNAIO Come fare la cosa giusta? Si pone la domanda Tim Winton ne “Il nido”, edito da Fazi, nella collana “Le strade”, al prezzo di 19,50 euro. Tom Keely, ex ambientalista impegnato molto noto, ha perso tutto. La sua reputazione è distrutta, la sua carriera è a pezzi, il suo matrimonio è fallito, e lui si è rintanato in un appartamento in cima a un cupo grattacielo di Fremantle, da dove osserva il mondo di cui si è disamorato, stordendosi con alcol, antidolorifici e psicofarmaci di ogni sorta. Si è tagliato fuori, e fuori ha intenzione di restare, nonostante la madre e la sorella cerchino in ogni modo di riportarlo a una vita attiva. Finché un giorno s’imbatte nei vicini di casa: una donna che appartiene al suo passato e un bambino introverso. L’incontro lo sconvolge in maniera incomprensibile e, quasi controvoglia, permette che i due entrino nella sua vita. Ma anche loro nascondono una storia difficile, e Keely presto si immerge in un mondo che minaccia di distruggere tutto ciò che ha imparato ad amare, in cui il senso di fallimento è accentuato dal confronto continuo con la figura del padre, Nev, un gigante buono impossibile da eguagliare. In questo romanzo decisamente inquietante, Tim Winton si chiede se, in un mondo compromesso in maniera irreversibile, si possa ancora sperare di fare la cosa giusta. “Il nido” è il racconto dell’incontro tra due solitudini che trovano l’una nell’altra un’ipotesi di speranza. Una storia di miseria e fallimenti, dipendenze e marginalità, sullo sfondo di un’Australia ricca di contrasti, in cui la bellezza dei paesaggi fa a pugni con una periferia urbana ostile. Poco comprensibile forse per noi, così com’è all’estremo lembo del mondo. Estremo lembo, almeno per noi.


copnascondiglio19 GENNAIO Stravaganti intellettuali. Ci sono anche loro in “Il nascondiglio” di Christophe Boltanski, edito da Sellerio, nella collana “Il contesto”, al prezzo di 16,00 euro. La storia dei Boltanski è quella di una stravagante famiglia intellettuale che ha vissuto per anni in uno spazio circoscritto, un appartamento in rue de Grenelle, a Parigi, e qui ha costruito tutto il proprio mondo. Il racconto della loro vicenda segue la struttura dell’abitazione e attraversa in maniera progressiva ogni stanza, collocandovi via via gli eclettici personaggi. E un cammino che inizia nel cortile dov’è parcheggiata la Fiat Cinquecento e prosegue verso la cucina, l’ufficio, il bagno e le camere da letto, fino al luogo clou, “l’entre deux”, il nascondiglio letteralmente incastrato tra le mura dove il nonno Etienne, ebreo, ha vissuto nascosto per quasi due anni per sfuggire alla deportazione. Il padre di Etienne, il bisnonno, era emigrato in Francia nel 1895 da Odessa, dopo aver abbandonato il sogno di diventare cantante lirico. A Parigi trova lavoro come operaio alla Citroën, e durante la Prima guerra mondiale conosce la futura moglie, la bisnonna Niania, infermiera. Etienne sarà il loro unico figlio, ed è lui, il medico malinconico, la figura centrale del romanzo, assieme alla moglie Myriam. La donna viene dalla Bretagna dove è stata cresciuta dalla matrigna, ed è claudicante a causa della poliomielite avuta da bambina, ma che rinnega con tutti. Sono la sua forza impetuosa e il carattere autoritario a mantenere saldo intorno a lei l’intero clan. Per raccontare il vertiginoso collage identitario da cui proviene, un corpo unico dalle membra molteplici, Christophe Boltanski ha interrogato i parenti, grattato nei ricordi d’infanzia, indagato nelle tracce lasciate dagli antenati, redatto uno scrupoloso inventario dell’appartamento. Tanto da fargli dire, con grande ironia, cose tipo: “Noi che fluttuavamo senza appigli, senza radici, noi che per le nostre origini bizzarre, per le nostre abitudini particolari, per il nostro rifiuto o la nostra incapacità di far parte di un qualsiasi gruppo etichettabile, pensavamo di essere diversi dagli altri, al punto da vivere ripiegati su noi stessi, in fin dei conti assomigliavamo a tutto il resto del mondo”.


copnapoliviaggio18 GENNAIO La solita Giano. Che sarebbe poi Napoli nella lettura che propone Paolo Frascani con il suo saggio “Napoli. Viaggio nella città reale”, edito da Laterza, nella collana “Saggi Tascabili”, al prezzo di 14,00 euro. Statistiche nazionali, pagelle sulla vivibilità, indicatori del tasso di criminalità e inquinamento si intrecciano al racconto del revival turistico e ai segnali di una nuova vivacità culturale. La Napoli d’oggi è un Giano bifronte. Per tentare di capirla forse bisogna calarsi nella sua storia recente, fare un viaggio nella città reale. Come “testimone informato dei fatti”, l’autore si confronta con le caotiche, smaglianti, mitiche o drammatiche rappresentazioni di Napoli, consapevole dell’ampliarsi della distanza dal resto del Paese. Una distanza che è stata volutamente sottovalutata dalla politica o, all’opposto, mediaticamente interpretata come punto di non ritorno. Forse ha ragione Roberto Saviano quando fa intendere che Napoli non può essere “una città normale” perché, come ricorda, “i napoletani vivono sotto i proiettili e abbassano la testa”. Eppure, a guardar bene, la città, pur attorniata dall’inadeguatezza della propria classe dirigente e dalla fragilità della compagine sociale, non ce la fa a non esprimere degli anticorpi vitali, degli elementi di dinamicità inattesi e spesso poco visibili. Soprattutto a sguardi un pochino superficiali.


copdonnacapelli17 GENNAIO Figlio unico di madre vedova Qui c’è un uomo, ma non significante come figlio. C’è una donna, ma non è vedova. Usiamo il noto modo di dire per giustificare la presentazione di un solo libro. Ma “La donna dai capelli rossi” di Orhan Pamuk è il solo libro uscito di recente che pare degno di nota. Lo ha edito Einaudi, nella collana “Supercoralli”, al prezzo di 19,50 euro. Cem era un liceale nella Istanbul di metà anni Ottanta come tanti altri quando suo padre farmacista viene arrestato dal governo e torturato dalla polizia a causa delle sue frequentazioni politiche. Non farà mai più ritorno a casa. Per aiutare la madre Cem andrà a lavorare in una libreria: è qui, tra i romanzi e gli scrittori che vengono a trovare il padrone della libreria, che Cem inizierà a sognare di diventare uno scrittore. Gli rimarrà questo desiderio, questa fame di storie. La vita gli serberà altro: quando la libreria chiude, Cem diventa l’apprendista di mastro Mahmut, un costruttore di pozzi.  Tra maestro e allievo si stabilisce un legame profondo, e il ragazzo sente di aver trovato in Mahmut quel padre che da lungo tempo ha perso. Mahmut e la sua ditta hanno un nuovo incarico: scavare un pozzo in un paese nei dintorni di Istanbul. Li Cem incontrerà l’attrice dai capelli rossi. Inizierà a spiarla mentre è in scena, indifferente alla tragedia che ha intorno, concentrato solo su di lei, e poi nella casa dove vive col marito, per strada. Fino a quando l’ossessione erotica per questa donna più grande di lui si trasformerà in un’unica, folle, indimenticabile notte di sesso. Cem non potrebbe essere più felice: non sa che la sua vita cambierà per sempre e che il destino ha già iniziato a tessere una complicata, crudelissima, imprevedibile trama.


copmanoscritto18 DICEMBRE Sarà un altro purosangue della scuderia Sellerio? Parliamo di Claudio Colletta giunto con “Il manoscritto di Dante” alla terza prova “noir” con la casa editrice palermitana che propone il libro, nella collana “La memoria”, al prezzo di 14,00 euro. Due fogli bruciacchiati, vergati di una scrittura gentile che chiude con un verso: l’amor che move il sole e l’altre stelle. È l’unico autografo esistente della Divina Commedia di Dante, avventurosamente finito nelle mani di un nobile francese e custodito segretamente nel suo castello per settecento anni, in un culto familiare esclusivo tramandato come una primogenitura. Nario Domenicucci non immagina il labirinto di delitti e di misteri in cui si mette quando accetta dal collega francese Pujol di partecipare alla nuova inchiesta. Genovese tranquillo, ispettore della Europol, con un fragile amatissimo figliolo immerso in un suo mondo fatto di poesia, ha contribuito a risolvere un caso di finanza e criminalità. Adesso il funzionario francese con cui ha investigato gli chiede di restare ancora qualche giorno al lavoro a Parigi. In un lussuoso appartamento del Marais è stato rinvenuto il cadavere di Clothilde Dumoulin, milionaria, donna d’affari, ultima di una ricchissima famiglia. Assieme a lei abitavano le grandi stanze solo il glaciale maggiordomo, che è il primo testimone del delitto, e un segretario italiano, in realtà amante della signora, che è sparito. Nella casa, un caveau che è un piccolo prezioso museo di bellezze. Da qui, sono stati trafugati un Picasso, un Constable e soprattutto un piccolo, straordinario, Giorgione. Ed è il Giorgione che pone Nario in rapporto con la contessa Eleonore de Soissons. Un’ambigua, affascinante figura con cui inseguire una traccia di sangue e di secoli per arrivare alla mano assassina. Una mano amorosa e assassina.


copfilosofo17 DICEMBRE Urgono filosofi. Con tutta questa urgenza del fare nessuno si preoccupa più di pensare. E le cose possono venire magari fatte male. Ma basta un solo filosofo di questi tempi? Forse è poco. Facciamo sei. Più che noi lo fa Justin E.H. Smith in “Il filosofo. Una storia in sei figure”, pubblicato da Einaudi, nella collana “La Biblioteca”, al prezzo di 28,00 euro. Smith individua sei personaggi tipo che hanno svolto il ruolo del filosofo in società molto diverse di tutto il mondo nel corso dei millenni: il filosofo studioso di scienze naturali, il saggio, il polemista, l’asceta, il mandarino e il cortigiano. Il risultato è allo stesso tempo un’introduzione non convenzionale alla storia della filosofia e un’esplorazione originale di ciò che la filosofia è stata, e forse potrebbe diventare nuovamente. Individuando aspetti del lavoro filosofico dimenticati o trascurati, il libro “grida” che la filosofia è un’attività universale, molto più ampia e inclusiva, di quanto, e poi ci si lamenta, in genere si pensi oggi.


copparadise16 DICEMBRE Pistolero e nero. Lo è Nat, protagonista di “Paradise Sky” di Joe R. Lansdale. Lo ha edito Einaudi, nella colla “Stile libero BIG”, al prezzo di 20,00 euro.  “Deadwood, territorio del South Dakota. Il posto perfetto per reinventarsi una vita. Soprattutto se, come Nat Love, hai alle calcagna un marito in cerca di vendetta e una mira eccezionale. Ma nell’America di fine Ottocento, se sei nero come Nat, gli errori del passato non smettono mai di darti la caccia come segugi assetati di sangue. Willie è solo un ragazzo, ma è già costretto a lasciarsi tutto alle spalle per sfuggire al proprietario terriero che ha assassinato suo padre. Incontrare Loving gli salva, letteralmente, la vita. L’uomo lo inizia alle sottili arti dello sparare, del cavalcare, del leggere e del giardinaggio. Quando muore, Willie eredita da lui il suo nuovo nome: Nat Love. Soldato e pistolero, Nat sembra destinato alla gloria. Ha tutto quello che un uomo del West può desiderare, compresa la donna dei suoi sogni e il rispetto di leggende come Wild Bill Hickok. Ma il passato torna a tormentarlo. E, soprattutto, Nat è nero, in un periodo in cui agli afroamericani non viene perdonato nulla. Privato della casa, dell’amore e di tutto ciò che aveva conquistato, a Nat Love non resta che mettersi sulle tracce dei suoi persecutori, pronto all’ultimo duello.


copamericana15 DICEMBRE Cavalcata americana. È una cavalcata letteraria quella che propone Luca Briasco in “Americana. Libri, autori e storie dell’America contemporanea”, pubblicato da minimum fax, nella collana “Filigrana”, al prezzo di 18,00 euro. Il lavoro e la poetica di quaranta autori a partire da un loro testo. L’autore si muove in un ricco, e insieme curioso, percorso di lettura. Americana ripercorre le tracce degli scrittori che hanno esplorato i territori del “grande romanzo americano”, indagandone i toni, i registri, le sfumature . E così crea uno spazio dove convergono la curiosità del lettore e quella dell’autore: un dialogo lontano dall’accademia che conduce alla scoperta, o riscoperta, di autori che hanno lasciato un’impronta forte nella cultura statunitense e che sono letti e amati anche qui da noi. Qualche nome? Carver, Foer, McCarthy, Cheever, Egan, King… Etc, etc, etc,


coptempoassassino14 DICEMBRE Manipolazione gialla. Sarebbe quella che fa Michel Bussi, indicato come un maestro riconosciuto dell’alchimia tra manipolazione, emozione e suspense. È l’autore francese di noir attualmente più venduto oltralpe ed è stato già tradotto in trenta paesi. I suoi libri hanno scalato le classifiche mondiali, tra cui anche quella del Times britannico. Le sue trame sono congegni diabolici dove il lettore è invitato a perdersi e ritrovarsi tra miraggi, prospettive ingannevoli e giochi di prestigio. Ma anche tra desiderio di vendetta e sentimenti d’amore. Quasi quasi “attenzioniamo” e il suo ultimo giallo “Tempo assassino”, pubblicato da e/o, nella collana “dal mondo”, al prezzo di 16,00 euro. Estate 1989. Corsica, penisola della Revellata, tra mare e montagna. Una strada che segue la costa a precipizio sul mare, un’auto che corre troppo veloce… e sprofonda nel vuoto. Una sola sopravvissuta: Clotilde, quindici anni. I genitori e il fratello sono morti sotto i suoi occhi. Estate 2016. Clotilde torna per la prima volta nei luoghi dell’incidente, con suo marito e la figlia adolescente, in vacanza, per esorcizzare il passato. Nel posto esatto dove trascorse l’ultima estate assieme ai genitori, riceve una lettera. Una lettera firmata da sua madre. Ma allora è viva?


coplinguageniale13 DICEMBRE Non vi basta una ragione? Fatevene nove. Con “La lingua geniale. 9 ragioni per amare il greco” di Andrea Marcolongo. Lo ha edito Laterza, nella collana “I Robinson”, al prezzo di 15,00 euro. L’autore ama davvero il greco e si capisce subito da quello che dice:Innanzitutto questo libro parla di amore: il greco antico è stata la storia più lunga e bella della mia vita. Non importa che sappiate il greco oppure no. Se sì, vi svelerò particolarità di cui al liceo nessuno vi ha parlato, mentre vi tormentavano tra declinazioni e paradigmi. Se no, ma state cominciando a studiarlo, ancora meglio. La vostra curiosità sarà una pagina bianca da riempire. Per tutti, questa lingua nasconde modi di dire che vi faranno sentire a casa, permettendovi di esprimere parole o concetti ai quali pensate ogni giorno, ma che proprio non si possono dire in italiano. Ad esempio, i numeri delle parole erano tre, singolare, plurale e duale – due per gli occhi, due per gli amanti; esisteva un modo verbale per esprimere il desiderio, l’ottativo, e non esisteva il futuro. Insomma, il greco antico era un modo di vedere il mondo, un modo ancora e soprattutto oggi utile e geniale. Non sono previsti esami né compiti in classe: se alla fine della lettura sarò riuscita a coinvolgervi e a rispondere a domande che mai vi eravate posti, se finalmente avrete capito la ragione di tante ore di studio, avrò raggiunto il mio obiettivo.”


copzecca11 DICEMBRE Le piccole buone cose. Sono elencate e raccontate da Maurizio Maggiani in “La zecca e la rosa”, pubblicato da Feltrinelli, nella collana “Varia”, al prezzo di 18,00 euro. Il libro, elegantemente illustrato, si mette in intimità con le cose della natura. Anzi è Maurizio Maggiani a farlo con gatti, cardellini, viti e orti. Quelle piccole cose che possono rendere la vita migliore. E Maggiani ci dice: ”Sono nato in un paese di campagna nel cuore della miseria degli anni cinquanta, sono stato cresciuto alla confidenza con tutto ciò che ha vita e va bene per la vita, chi mi ha educato aveva più parole per le piante e le bestie che per i cristiani, mi è stato insegnato a guardare e ascoltare e odorare e toccare ogni creatura e capire cosa ne veniva di buono e cosa di cattivo, evitando con cura di disturbare creato e creatore. Niente era mio, ma sono stato principe degli orti e barone dell’uva fragola, re dei fossi e granduca dei pesciolini che ci nuotavano dentro. Sono tornato a vivere nella campagna, i miei vicini sono tutti quanti contadini e continuano a parlare più volentieri con le creature che con i cristiani, a parte la miseria è tutto quanto rimasto più o meno allo stesso modo. E allo stesso modo prendo e vado per fossi e orti a toccare, ascoltare, guardare e odorare, considerare l’infinito universo di ciò che vive, evitando di disturbare. A meno che, metti, non mi ritrovi tra i peli la zecca assassina”.


copleonardo10 DICEMBRE Leonardo l’illetterato. E chi lo dice? Leonardo stesso, parlando di sé, e Antonio Forcellino con il suo saggio “Leonardo. Genio senza pace”, pubblicato da Laterza, nella collana “I Robinson”, al prezzo di 24,00 euro. Insieme agli scritti “scientifici” e a una ricca documentazione d’archivio, Forcellino riannoda in questo saggio la storia di Leonardo. Nato da un amore tra una contadina e un giovane notaio, Leonardo crebbe senza ricevere un’educazione regolare. Il padre infatti si rifiutò di legittimarlo. Se questa condizione di libertà dai doveri di un apprendimento rigido e codificato fu certo ragione di grande stimolo alla sua naturale creatività, è innegabile che fu per lui anche motivo di molta sofferenza. Una irrinunciabile volontà di riscatto lo portò a intraprendere imprese straordinarie e talvolta troppo ambiziose. Furono il desiderio di gloria e la passione ossessiva per la conoscenza a fargli cercare protezione presso i potenti: da Lorenzo il Magnifico a Ludovico Sforza, dai governatori francesi ai potenti della Signoria veneziana, dalla litigiosa Repubblica di Firenze a Roma, al cospetto di Michelangelo e Raffaello, fino ad arrivare in Francia presso Francesco I. Il mito, l’uomo, che nelle premesse ai suoi scritti, con un certo spirito provocatorio, si definì “omo sanza lettere”, può essere oggi decifrato dal restauro dei suoi grandi capolavori. L’analisi dell’opera pittorica, la comprensione del dettaglio della sua tecnica compositiva, diventano una chiave utile, se non fondamentale, per comprendere la personalità del suo genio.


copotto9 DICEMBRE Il destino sulla testa. Perché il destino abita le montagne. Almeno secondo l’intuizione di Paolo Cognetti e del suo romanzo “Le otto montagne”, edito da Einaudi, nella collana “Supercoralli”, al prezzo di 18,50 euro. Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po’ scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l’orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia. Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo “chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l’accesso” ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E li, ad aspettarlo, c’è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche. Iniziano così estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri più aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, “la cosa più simile a un’educazione che abbia ricevuto da lui”. Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito più vero: “Eccola li, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino”. Un’eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno.


coppregiudizio8 DICEMBRE Nature pregiudizievoli? Queste troveranno pane per i loro denti con “Il pregiudizio universale. Un catalogo d’autore di pregiudizi e luoghi comuni” che è stato “compilato” e scritto da ben novanta menti ed edito da Laterza, nella collana “I Robinson. Letture”, al prezzo di 18,00 euro. Per Giuseppe Antonelli, che introduce il libro, si può dire che “Pregiudizi, luoghi comuni, credenze: sono tutte quelle cose che ognuno di noi crede di sapere sulla base non di una vera informazione, ma di una percezione più o meno passivamente condivisa. Come recita un facile aforisma, d’altronde, il pregiudizio peggiore è quello di chi crede di non avere pregiudizi.” Per Francesco Piccolo, che lo ha recensito sul Corriere, lo si può considerare: “Un manuale utile per stare al mondo, sia perché dà informazioni di sostanza su come si sono formati alcuni luoghi comuni e sul perché non sono veri; sia, soprattutto, perché suggerisce un modo di affrontare la realtà.” Per chi è in cerca di spunti si può argomentare che: “L’abito non fa il monaco; I bambini sono buoni; Con la cultura non si mangia; La democrazia è il governo del popolo; Le donne non sanno guidare; I giovani non leggono; Le ideologie sono morte; Gli immigrati ci rubano il lavoro; Gli insetti sono bestie schifose; L’islam è intollerante; Il jazz è difficile; La letteratura italiana è morta; La mafia è invincibile; Di mamma ce n’è una sola; Non ci sono più le mezze stagioni; La musica classica va ascoltata in silenzio; Il Nord ha colonizzato il Sud; Il pesce fa bene alla memoria perché contiene fosforo; I politici sono tutti ladri; Il pubblico ha sempre ragione; La rete non ha padroni; La salute non ha prezzo; Il Sud vive alle spalle del Nord; Gli uomini sono tutti uguali…


coplarose7 DICEMBRE Natale fra gli Indiani. Indiani d’America; ojibwe per la precisione. È in questa comunità che si sviluppa il romanzo di Louise Erdrich “LaRose”, pubblicato da Feltrinelli, nella collana “I narratori”, al prezzo di 20,00 euro. Nella riserva di indiani ojibwe, con l’arrivo del Natale, serpeggiano i timori per l’approssimarsi della fine del secondo millennio. Le famiglie di due sorelle si preparano ai tradizionali festeggiamenti. Tutto sembra andare normalmente, a parte le paure ossessive del bug che tormentano Peter, uno dei due capifamiglia. Ma una tragedia ben più reale della prevista fine del mondo si abbatte sulla riserva. Un giorno, andando a caccia di un cervo di cui ha seguito le tracce per tutta l’estate, il cognato di Peter, Landreaux, vede finalmente sbucare da un bosco la sua preda, spara, ma quando si avvicina scopre di aver ucciso non l’animale ma Dusty, suo nipote. Con questo inizio fulminante e doloroso si entra a spron battuto in un vasto labirinto. L’uccisione del bambino getta nella disperazione i genitori e pone l’altra coppia davanti a un dilemma: secondo le antiche tradizioni indiane, chi aveva privato una famiglia di un figlio poteva riparare affidandole un ragazzo equivalente. Chi meglio del figlio dell’assassino potrà alleviare in qualche modo il dolore di Peter e Nola? Detto, fatto: LaRose viene “ceduto” agli zii, nella speranza che questo valga anche a placare ogni sentimento di vendetta che covi nel loro animo. Basterà?


copmatematicadei6 DICEMBRE Numeri: divini o umani? Bella domanda. E non è la sola che aleggia in “La matematica degli dei e gli algoritmi degli uomini” di Paolo Zellini. Il saggio è pubblicato da Adelphi, nella collana “Piccola Biblioteca Adelphi”, al prezzo di 14,00 euro. I numeri sono un’invenzione della mente o una scoperta con cui la mente accerta l’esistenza di qualcosa che è nel mondo? Domanda a cui da secoli i matematici hanno cercato di rispondere e che si può anche formulare così: che specie di realtà va attribuita ai numeri? Zellini affronta questi temi, che non riguardano solo i matematici ma ogni essere pensante. Collegata alla prima, si incontrerà un’altra domanda capitale: come può avvenire che qualcosa, pur crescendo in dimensione (e nulla cresce come i numeri), rimanga uguale? Domanda affine a quella sull’identità delle cose soggette a metamorfosi. Ed equiparabile a quelle che si pongono i fisici sulla costituzione della materia. Insomma un sacco di domande di cui tener di conto.


copdonmilani4 DICEMBRE Da Calenzano a Barbiana. Su questo tragitto si snoda “Don Lorenzo Milani. L’esilio di Barbiana” di Michele Gesualdi, pubblicato dalla San Paolo Edizioni, nella collana “Tempi e figure”, al prezzo di 16,00 euro. Su don Lorenzo Milani è stato scritto molto. La sua figura ha mosso molte coscienze, ma anche  diviso molti animi. C’è ancora qualcosa da sapere su don Milani? E chi è stato davvero? A queste domande prova qualche risposta questo libro di Michele Gesualdi, uno dei primi sei “ragazzi” di Barbiana. Ricorrendo alle testimonianze vere di quanti lo hanno conosciuto direttamente, basandosi anche sulle sue lettere, alcune delle quali inedite, l’autore ricostruisce il percorso che ha portato don Milani a quella sorta di “esilio” che fu Barbiana. Il racconto parte dagli anni del Seminario, ma si sofferma in maniera attenta e approfondita sul periodo in cui don Lorenzo è stato cappellano a San Donato di Calenzano, perché se Barbiana è stato il “capolavoro” di don Milani, Calenzano ne è stata l’officina. È però nel niente di Barbiana, di cui don Lorenzo diviene Priore nel 1954, che si compie il suo “miracolo”, molto laico. Da quel niente qualcosa fiorisce e poi regala frutti. E non solo a esclusi e a emarginati. Nel libro si sente la commozione, assolutamente sincera. Non poteva essere altrimenti, pensando al fatto che Gesualdi ha vissuto in casa con don Lorenzo tutto il periodo di Barbiana. E l’autore apre il suo cuore. E da lì escono fuori tanti ricordi, tanti tratti che raccontano un vero volto di don Milani.


copvitacome3 DICEMBRE Come scritto nell’800. Non solo per la mole, 1104 pagine, ma anche per la vastità dell’impianto narrativo questo libro poteva anche essere stato scritto due secoli fa. Il romanzo è “Una vita come tante” e ne è autrice Hanya Yanagihara, statunitense di origine hawaiana. L’editore è Sellerio che propone il libro, nella collana “Il contesto”, al prezzo, più che giustificato, di 22,00 euro. Una storia epica e magistrale sull’amicizia e sull’amore nel XXI secolo. In una New York sontuosa e senza tempo vivono quattro ragazzi, compagni di college e di vita, che da sempre sono stati vicini l’uno all’altro. Si sono trasferiti nella grande metropoli da una cittadina del New England, e all’inizio sono alla deriva e senza un soldo in tasca, sostenuti solo dalla loro amicizia e dall’ambizione. Willem, dall’animo gentile, vuole fare l’attore. JB, scaltro e a volte crudele, insegue un accesso al mondo dell’arte. Malcolm è un architetto frustrato in uno studio prestigioso. Jude, avvocato brillante e di enigmatica riservatezza, è il loro centro di gravità. Nei suoi riguardi l’affetto e la solidarietà prendono una piega differente, per lui i ragazzi hanno una cura particolare, una sensibilità speciale e tormentata, perché la sua infanzia è stata segnata da una serie di violenze, e la sua vita oscilla tra la luce del riscatto e il baratro dell’autodistruzione. Intorno a Jude, al suo passato, alla sua lotta per conquistarsi un futuro, si plasmano campi di forze e tensioni, lealtà e tradimenti, sogni e disperazione. E la sua storia diventa quella di un’amicizia arcana e profonda, in cui il limite del dolore e della disperazione è anche una soglia da cui può sprigionarsi l’energia della felicità. Questo libro è stato considerato negli stati Uniti il vero caso editoriale del 2015, forse il più importante romanzo letterario dell’anno, ricevendo tantissimi riconoscimenti, ufficiali e “ufficiosi”.


coprinascimento2 DICEMBRE Un non bel Rinascimento. Ma come non è il Rinascimento l’epoca della bellezza? Non sempre, almeno a quanto afferma Alexander Lee in “Il Rinascimento cattivo. Sesso, avidità, violenza e depravazione nell’età della bellezza”. Lo ha edito Bompiani, nella collana “Saggi Bompiani”, al prezzo di 25,00 euro. Il David di Michelangelo, la cupola del Brunelleschi, la Venere del Botticelli: capolavori che suggeriscono ideali di armonia ultraterrena e spiritualità purissima. Ma non tutto è come sembra, e in questo saggio Lee mostra le contraddizioni nascoste sotto l’elegante superficie dell’arte rinascimentale italiana. Perché dietro alle sue opere simbolo ci sono le storie misconosciute legate al brutale ambiente degli artisti dell’epoca, ai meschini interessi dei loro mecenati e a inconfessabili pregiudizi sulla “scoperta del mondo”. Un ritratto duro e anticonvenzionale di quella che si conosce come una “epoca della bellezza”, le cui splendide rappresentazioni non possono essere separate dalla natura dell’uomo, dalla sua carne e pure dalle sue bassezze. Alexander Lee è ricercatore al Centro per lo Studio del Rinascimento dell’Università di Warwick.


coptrefiglie1 DICEMBRE C’è una terza via. Se non in politica, almeno in letteratura. Almeno per Elif Shafak e il suo romanzo “Tre figlie di Eva”. Lo ha pubblicato Rizzoli, nella collana “Scala stranieri”, al prezzo di 20,00 euro. Peri ha trentacinque anni, tre figli, un marito e una vita agiata nella città dov’è nata, Istanbul. Si sta recando a una cena lussuosa quando le viene rubata la borsa. Lei reagisce, i ladri scappano e dalla borsa cade una vecchia polaroid in cui compaiono quattro volti: un uomo e tre giovani ragazze a Oxford. Una è Shirin, bellissima iraniana, atea e volitiva; la seconda è Mona, americana di origini egiziane, osservante, fondatrice di un gruppo di musulmane femministe e poi Peri, cresciuta osservando il laico secolarismo del padre e la devota religiosità islamica della madre, incapace di prendere posizione sia nella disputa famigliare sia nel suo stesso conflitto interiore. Tre ragazze, tre amiche con un retroterra musulmano, eppure così diverse: la Peccatrice, la Credente e la Dubbiosa. L’uomo nella foto invece è Azur, docente di filosofia ribelle e anticonformista, e sostenitore del dubbio come metodo di comprensione della realtà. A Oxford la giovane Peri cercava la sua ”terza via”, la stessa che predicava e professava Azur, di cui si innamora. Sarà questo incontro a cambiarle la vita, fino allo scandalo che la riporterà in Turchia.


cop195630 NOVEMBRE L’anno spartiacque. Capitava sessanta anni fa e Luciano Canfora lo ricorda in “1956. L’anno spartiacque”, pubblicato da Sellerio, nella collana “La memoria”, al prezzo di 13,00 euro. Ecco, per bocca dell’autore, qualche motivo di “buon ricordo”. “Il 1956 va riconosciuto come uno spartiacque tra i più importanti del Novecento. Innanzitutto nella storia del comunismo, per il quale è senza dubbio l’anno-shock, che colpì tutti, i militanti, i simpatizzanti, gli avversari. In quell’anno si produssero due fatti memorabili. Il primo fu la celebrazione a Mosca del XX congresso del Partito comunista durante il quale fu demolita, in sostanza, la figura di Stalin. Questo accadeva a febbraio. Stalin era diventato l’uomo simbolo della vittoria della democrazia contro il nazismo e il fascismo e quindi di ogni popolo aggredito, soverchiato dal nazismo. Poi, tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, ci fu la rivoluzione ungherese, che provocò la reazione militare, dopo qualche esitazione, dell’Unione Sovietica. Anche in quel caso si trattava della distruzione di un mito. Ma quell’anno fu uno spartiacque anche da un altro punto di vista, da quello, detto sinteticamente, della storia del colonialismo. Perché nel 1956 si verificarono due eventi altrettanto importanti e significativi come quelli occorsi nell’ambito del mondo comunista. Innanzitutto ci fu la nazionalizzazione del Canale di Suez da parte dell’Egitto di Nasser, che si riprendeva così un pezzo del suo territorio nazionale, sottraendolo alla concessione franco-inglese che lo aveva governato e posseduto… e l’occupazione del Porto Said.”


copneve29 NOVEMBRE Cos’è la “Neve di San Pietro”? Lo racconta il romanzo di Leo Perutz intitolato, appunto, “La Neve di San Pietro”. Lo ha pubblicato Adelphi, nella collana “Biblioteca Adelphi”, al prezzo di 18,00 euro. “Vede la casa? Quello è il Kyffhäuser, là vive nell’attesa l’imperatore segreto. Io gli sto spianando la strada. E un giorno dirò al mondo le parole gridate un tempo dal servo saraceno di Manfredi ai cittadini di Viterbo in rivolta: “Aprite le porte! Aprite i cuori! Guardate, il vostro signore, il figlio dell’imperatore, è venuto!”. Il barone von Malchin tacque seguendo con lo sguardo i due carri, che finalmente erano riusciti a staccarsi e avanzavano a schricchiolando giù per la via del paese. Poi, senza guardarmi, con un sorriso timido e impacciato, mi disse in tutt’altro tono: “Lo trova laggiù nel chiosco in giardino, è là che lavora. Verso quest’ora di solito ha lezione di francese”. Quando Friedrich Amberg riacquista un barlume di coscienza, in una stanza d’ospedale, è come “una cosa senza nome, un essere privo di personalità”. Poi, a poco a poco, riaffiorano i primi ricordi: ma nebulosi, frammentari, “del tutto irrilevanti”. Finché, di colpo, gli eventi delle ultime settimane gli piombano addosso “con violenza indicibile”: è il 1932, lui è un medico, e a gennaio aveva preso servizio a Morwede. Ora ricorda: gli inquietanti segni premonitori durante il viaggio verso quella località della Vestfalia; l’arrivo nel borgo, “oppresso dalla triste monotonia di quel paesaggio”; l’inatteso incontro con l’altera donna cui non aveva mai avuto il coraggio di dichiararsi; e il barone von Malchin, con il suo feroce, anacronistico legittimismo. E poi il visionario progetto fondato su quella che un tempo era nota come “Neve di San Pietro”, in grado di provocare un vero e proprio stravolgimento del mondo.


copritrattiarbasino27 NOVEMBRE Coi ritratti si “morula”. Sono i ritratti scritti da Alberto Arbasino” in “Ritratti e immagini”, edito da Adelphi, nella collana “Biblioteca Adelphi”, al prezzo di 23,00 euro. Diffidare dei cartelli segnaletici: con Arbasino è la prima regola da osservare, perché ciascuno di questi ritratti ‘si morula’, come direbbe Gadda, in infiniti altri ritratt e, in altre imprevedibili storie. È quel che succede, alla lettera A, con Harold Acton, che fa risorgere la Firenze soavemente cosmopolita tra le due guerre, un crocevia dove si muovono Bernard Berenson, Vernon Lee, Aldous Huxley, D.H. Lawrence, Ronald Firbank, Norman Douglas, Edith Sitwell. O, alla lettera N, con il figlio di Vita Sackville-West e Harold Nicolson, Nigel: qui verremo addirittura inghiottiti da un dramma che sconvolge quattro coniugi, otto suoceri e “parecchie zie cattive”, con innumerevoli traversate della Manica, “nelle due direzioni, e sempre con un tempo orribile”. Ritratti doppi, insomma, e molto di più: scintillanti “trascritture” di opere musicali e teatrali (non perdetevi il Barbablù di Béla Bartók, “un impotente che si diletta nel collezionismo di ninnoli Sadik e soprammobili Diabolik”, né la Carmen di Brook, dove Escamillo è un barbiere lezioso con pronuncia “gotico-pizzaiola”), e di mirabolanti luoghi, come le residenze di Ludwig II di Baviera, che neppure un “tycoon americano degli anni favolosi” avrebbe saputo concepire. Senza contare gli ormai mitici ritratti dal vivo (la cinese Ding Ling, ad esempio, a casa della quale c’è un’aria “come fra Pupella Maggio e Paola Borboni”), le conversazioni “à bâtons rompus”, gli affondi critici  e le scorribande fra i santini di una letteratura ahimè sfornita “di eros e di esprit e di senso della battuta”: Manzoni, Parini, Pascoli. E pure De Amicis, che ritroviamo a Costantinopoli, in un bagno turco, torturato da due mulatti: “Cioè, praticamente, ecco Al Pacino nel film Cruising”.


copconfessione26 NOVEMBRE L’immemore Memory. Memory è la protagonista del romanzo di Petina Gappah “La confessione di Memory”. Lo ha edito Guanda, nella collana “Narratori della Fenice”, al prezzo di 18,00 euro. In un Paese come lo Zimbabwe, segnato dalla superstizione, sembra che per Memory non ci sia possibilità di salvezza. Albina, cresciuta in una famiglia povera, emarginata dalla stessa madre, a nove anni viene venduta a un uomo bianco, Lloyd Hendricks. Scopre così il lusso, l’agiatezza, ma soprattutto i libri e lo studio. Eppure il destino non le lascia scampo e, quando Lloyd viene trovato morto, Memory viene incarcerata e condannata a morte, perché accusata dell’assassinio dell’uomo che l’ha, agli occhi di tutti, salvata dalla miseria e dall’emarginazione. L’unica via di salvezza per Memory è la parola: dietro suggerimento del suo avvocato, inizia ad annotare i suoi ricordi per trovare una risposta ai tanti misteri sulla sua vita. Chi è Lloyd Hendricks? Perché Memory non prova nessun rimorso per la sua morte? È successo davvero ciò che lei ricorda o la sua memoria la sta ingannando? Muovendosi tra il passato e il presente, Memory ricostruisce, nel braccio della morte, una storia coinvolgente sull’ossessione e sugli inganni della memoria.


copcronosisma25 NOVEMBRE L’industria del panico. Descritta da Kurt Vonnegut in “Cronosisma”, edito da minimm fax, nella collana “Sotterranei”, al prezzo di 21,00 euro. Nel 2001 l’universo viene colpito da una crisi di autostima e decide di non espandersi più bensì di contrarsi, tornando indietro di dieci anni. Teoricamente la grande occasione che l’umanità attende da sempre: ripercorrere il passato per non commettere più gli stessi errori. Tutti però ripeteranno ogni azione, pronunceranno perfino le stesse parole e quindi sconteranno le stesse pene. E quando, passato il decennio per la seconda volta, il tempo ricomincia a muoversi, l’umanità, assuefatta a non esercitare il libero arbitrio, vivrà una crisi ancora più profonda. Toccherà a Kilgore Trout, scrittore di fantascienza e alter ego dell’autore in diversi suoi romanzi, cercare di far rinsavire la popolazione. “Cronosisma” è un’unione di fiction e autobiografia e ideato appositamente dall’autore per chiudere in bellezza la sua carriera. E così -Vonnegut propone una critica tragicomica della società contemporanea, imbrigliata in schemi preconcetti e capace, di fronte alla libertà, di reagire soltanto con il panico.


copraccontirilke24 NOVEMBRE Quanta Praga! Ce n’è tanta ne “I racconti” di Rainer Maria Rilke, edito da Guanda, nella collana “Narratori della Fenice”, al prezzo di 18,00 euro. Una fuga d’amore giovanile, progettata nella penombra di una chiesa e poi cancellata dalla luce, vietata dalla visione della realtà; una festa borghese in famiglia, dominata dal ricordo di uno scomparso, un funzionario imperial-regio; una vacanza sul Baltico in cui, più che il paesaggio, si disegna un clima interiore; uno sguardo, ironico e patetico insieme, agli uffici dove è ancora all’opera, per poco, l’antica burocrazia asburgica; un pranzo scintillante e beffardo nel castello boemo che un nobile decaduto ha ceduto a un giovane, ambizioso affarista; la storia, tra il grottesco e il mistico, del nano Bohusch, in una Praga abitata da artisti, ma anche percorsa da fremiti irredentistici… Accanto a ritratti di luoghi e persone vari motivi ricorrenti nell’opera di Rilke. L’attrazione soprattutto estetica verso il passato, l’intensa sensibilità religiosa, l’inquietudine psicologica, l’espressione di un finissimo impressionismo.


copmale23 NOVEMBRE Non tanto male. È un male accettabile quello che Moshe Idel sviluppa in “Il male primordiale nella Qabbalah”. Il voluminoso volume è edito da Adelphi, nella collana “Il ramo d’oro”, al prezzo di 32,00 euro. I primi versetti della “Genesi” costituiscono da sempre un’arena di scontro per esegeti, filosofi e mistici. Tutto ruota intorno all’oggetto d’indagine della teodicea, quella branca della teologia che studia l’origine del male: si tratta di una realtà presente nella creazione e addirittura in Dio? Preesiste al bene, così come le tenebre preesistono alla luce? È una scorza dura che protegge un frutto succoso dagli attacchi di chi lo vuole distruggere? In antichi testi ebraici si legge che Satana fu il primogenito di Dio, o che il primogenito di Adamo, Agrimas, potenza primordiale malvagia, prese in moglie una lilit, una demonessa, la quale gli generò novecentomila figli che avrebbero invaso il mondo e imposto la loro supremazia se non fosse intervenuto Matusalemme a sterminarli con una spada magica. La storia della generazione del male da un principio positivo appare già nel IX secolo in un passo del vescovo Agobardo di Lione, dove si attribuisce agli ebrei la credenza in un Dio il quale, seduto sul suo trono sorretto da quattro bestie in una sorta di grande palazzo, “fa pensieri superflui e vani che, data la loro inanità, si trasformano in demoni”. E sarà una formulazione destinata a riverberarsi in molte forme della tradizione cabbalistica medioevale. Basandosi sull’analisi di testi perlopiù ignoti, ignorati o fraintesi dalla ricerca contemporanea, Moshe Idel indaga i processi che portarono all’adozione nel giudaismo di tradizioni dualistiche iraniche o gnostiche e all’elaborazione di gerarchie ontologiche in cui i due princìpi opposti di bene e male sono comunque intesi come entità subordinate al loro creatore. E solo di rado il male appare in forme diaboliche, perché in fondo esso deve la sua vitalità alle scintille di Dio che vi si trovano incluse, senza le quali sarebbe incapace di agire o addirittura di esistere.


copcucinafreud22 NOVEMBRE Vi piace la Bananna O.? Vi servisse la ricetta potete trovarla ne “La cucina del dottor Freud” di James Hillman e Charles Boer. Il curioso libro è stato da poco riedito da Raffaello Cortina al prezzo di 19,00 euro. Il libro non è un ricettario, anche se qualche ricetta sfiziosa la si trova. Ogni giorno, all’ora del pranzo, siamo costretti a subire vere e proprie nevrosi traumatiche. Panini, Coca Cola, tramezzini e hamburger: è questa la vera psicopatologia della vita quotidiana, e il vero disagio della civiltà. Quale miglior terapia di un libro di cucina freudiana, di questa lista di piaceri orali soddisfatti à la carte? Le ricette mescolano le migliori intuizioni della cucina viennese ai ricordi del padre della psicoanalisi. E, naturalmente, il gusto è dato da una straordinaria ironia. “La cucina del dottor Freud” è destinato ai golosi di aneddoti sui grandi della psicoanalisi ma anche a quanti vorranno divertirsi a trasformare in piatti fumanti le proposte di questo singolare ricettario in salsa viennese.


copuomocheregalo20 NOVEMBRE Numeri a gratis. In “L’uomo che ci regalò i numeri. La vita e i viaggi di Leonardo Fibonacci di Paolo Ciampi. Lo ha edito Mursia, nella collana “Biografie”, al prezzo di 17,00 euro. Leonardo da Pisa, detto Fibonacci, figlio di un mercante, attraversa il mare e approda in Cabilia dove incontra un maestro che traccia nella sabbia alcuni strani segni: sono i numeri che arrivavano dall’India e che un giorno noi avremmo chiamato arabi. Nel 1202 con il suo Liber Abaci introduce in Europa il sistema numerico decimale e i principali sistemi di computo. È la straordinaria eredità di Fibonacci: il libro di un mercante che sarà il principio dell’avventura dei numeri. Del suo autore però si perdono le tracce per secoli. Questo volume ne insegue l’ombra e ricostruisce, insieme alla sua vicenda umana, la vita nel Mediterraneo. Una biografia in cui la matematica si incrocia con la Storia in una riflessione sulla magia dei numeri e sul loro significato per tutti noi.


coppeso19 NOVEMBRE Un segreto atomico. Dolorosamente narrato da Aki Shimazaki in “Il peso dei segreti”, edito da Feltrinelli, nella collana “Narratori”, al prezzo di 19,00 euro. Per tutta la vita Yukiko ha convissuto con un terribile segreto: la mattina del 9 agosto 1945, prima che su Nagasaki fosse lanciata la bomba, ha ucciso il padre. In una lettera lasciata alla figlia dopo la morte, confessa il crimine e rivela di avere un fratellastro. Ben presto si scoprirà che non solo Yukiko custodisce segreti inconfessabili. I racconti personali si intrecciano con le vicende storiche: la Seconda guerra mondiale in Giappone, i conflitti fra Corea e Giappone, il terremoto del 1923. Le generazioni si susseguono, ed emerge il ritratto lucido e impressionante di una società, quella nipponica, così complicata a capirsi. Molto piena di contraddizioni e molto legata alle sue tradizioni.


copfuturoanteriore18 NOVEMBRE Edonismo sfegatato. Lo racconta Martin Amis nel romanzo ”Futuro anteriore”, pubblicato da Einaudi, nella collana “Supercoralli”, al prezzo di 19,00 euro. Un fine settimana all’insegna del più sfrenato edonismo attende Quentin, Celia e i loro amici nell’appartata dimora di Appleseed Rectory. Le ragazze sono disponibili, le coppie aperte, le scorte di alcolici più che abbondanti e la varietà di sostanze stupefacenti sconfinata, ma il ludico libertinaggio di questa gioventù dorata di metà anni Settanta esplode all’arrivo di un ospite imprevisto, il misterioso “Johnny”, ignoto buontempone i cui scherzi di pessimo gusto trascinano le trasgressioni psichedeliche degli Appleseeder in un vortice autodistruttivo che tutto travolge e tutto sprofonda. Venerdí mattina. Ad Appleseed Rectory, elegante villa suburbana, “luogo di contorni instabili e spazi implosi”, tutto è pronto per un fine settimana di ordinaria trasgressione. I padroni di casa, Quentin e Celia Villiers, e i loro quattro amici si preparano a bere, consumare droghe e fare sesso per tre giorni di fila senza alcuna preoccupazione al mondo. O almeno, cosí dovrebbe essere. Per la verità qualche preoccupazione ce l’hanno. Diana è in ansia perché il fidanzato Andy ha problemi di erezione, Giles è ossessionato da un incubo ricorrente in cui perde tutti i denti, Keith, molto basso, molto grasso e molto brutto, dubita che gli sarà permesso di partecipare a pieno titolo all’orgia imminente. E poi sono in arrivo gli americani, Marvell, Skip e Roxeanne (che, oltre a “fare delle cose tutt’e tre insieme”, recano in dono una quantità inusitata di droghe, “droghe che ti rendono euforico, triste, arrapato, violento, lucido, tenero”, droghe che promettono di “fare col cervello quello che facciamo col corpo”. E infine Lucy, Lucy Littlejohn, che tutti si sono scopati (tutti tranne Keith, cioè) e tutti intendono scoparsi…


copgeografia17 NOVEMBRE Genio metropolitano? Può essere. Se volete, verificate l’ipotesi in “La geografia del genio” di Eric Weiner, edito da Bompiani, nella collana “Overlook”, al prezzo di 20,00 euro. Che cos’è il genio? Come nasce? Perché certi luoghi, in certi momenti, hanno prodotto una grande quantità di menti brillanti e di buone idee, mentre altri no? Oggi sappiamo che le persone geniali non nascono singolarmente, a caso, bensì a gruppi. Il genio tende a fare massa, e la genetica c’entra pochissimo: le epoche d’oro vanno e vengono molto più rapidamente di quanto cambi il patrimonio genetico. Quali sono le cause, quindi? Il clima? La ricchezza? Con quasi sicumera e con humor decisamente irriverente, Weiner esamina le connessioni, anche le più inaspettate, tra l’ingegno e l’ambiente in cui si sviluppa, e lo fa accompagnandoci in sette luoghi esemplari: alcuni sono enormi metropoli, come la Vienna del 1900, altri sono piccoli centri, come la Firenze del Cinquecento. Certi, come l’antica Atene, sono ben noti; altri, come la Calcutta del XIX secolo, lo sono meno. Ciascuno di questi posti, tuttavia, ha rappresentato un momento culminante nella storia dell’umanità. E quasi tutti sono città: possiamo essere ispirati dalla natura, ma è chiaro che il contesto urbano ha qualcosa di particolarmente favorevole alla genialità, che l’autore propone di ripensare come il frutto di una cultura che la incoraggia, non come atto individuale ma come una quasi responsabilità collettiva.


copbelle16 NOVEMBRE Che fatica il paesaggio! Non tanto guardarlo; quanto piuttosto costruirlo. Lo dimostra Piero Camporesi in “Le belle contrade”, che il Saggiatore ha pubblicato, nella collana “La cultura”, al prezzo di 22,00 euro. La meraviglia per la bellezza di un panorama è impensabile per gli uomini del Quattro e Cinquecento: il loro occhio coglie più la concretezza ambientale e la realtà della geografia umana che l’incanto estetico. È un’Italia, la loro, di cose e di genti, di mestieri e di antimestieri, di affari e di malaffari, una lunga sfilata di oggetti, manufatti, prodotti, attività, messa a fuoco e identificata non dal nobile senso della vista ma da quelli più popolari del tatto, del gusto, dell’olfatto. L’acquisizione culturale del paesaggio nasce in seguito, lentamente e faticosamente, e così la contemplazione disinteressata per gli ineffabili piaceri dello spirito, giustificate o indebite rêveries da consumare in morbidi circuiti suggestivi, perfino momenti di ascesi e alta meditazione religiosa. Piero Camporesi, servendosi di una ricca messe di fonti letterarie tardomedievali, umanistiche e rinascimentali, e con la consueta inventività di scrittura, racconta come nasce l’attenzione per l’ambiente e come cambia la percezione del paesaggio in età premoderna. Il mare, da superba e minacciosa distesa, si trasforma in amena e talvolta sensuale località per la villeggiatura; la promozione borghese della montagna fa di quell’aspra verticalità un requisito fondamentale per l’elevazione dello spirito e per l’esame della fragilità umana.


copgesudonne15 NOVEMBRE Le donne curvate. Sono il punto di osservazione da cui parte Giovanni Bianchi in “Gesù e le donne”, edito da Einaudi, nella collana “Supercoralli”, al prezzo di 17,00 euro. Attraverso i vangeli sinottici e il vangelo secondo Giovanni, Enzo Bianchi recupera le vicende emblematiche del rapporto di Gesú con le donne incrociate in vita. “Rialzati, alza la fronte, sta’ in piedi, non restare una donna curvata” cosí dice idealmente Gesú alla donna malata in sinagoga, e cosí dice idealmente a ogni donna. In ogni tempo e in ogni luogo. Conoscere la storia della donna curva o di quella malata di emorragia uterina, della samaritana o dell’adultera, della donna straniera o dell’apostola degli apostoli, ci dice moltissimo di Gesú. Il suo esempio, infatti, potrebbe di nuovo insegnare “a camminare insieme nella diversità riconciliata e la convivenza sarebbe piú bella e piú buona”. Al tempo di Gesú, la vita di una donna in Israele non era facile. Il mattino di ogni giorno l’ebreo osservante recitava, e recita tuttora, questo ringraziamento: “Benedetto il Signore che non mi ha creato né pagano, né donna, né schiavo”. La letteratura sapienziale dichiara infatti che mentre la donna vergine è desiderata per le nozze, quella sposata è “vite feconda nell’intimo della propria dimora” e la sua piú alta vocazione è essere la padrona della casa. Previdente, accorta, economa, educatrice di una prole numerosa. Dunque la donna è una presenza nascosta, afona nella società, la sua vita è dedicata alla famiglia, e viene amata finché resta al “suo” posto: il posto stabilito dagli uomini. Anche se poi alcune donne avevano una loro importanza e dignità, è su questo sfondo religioso e culturale che va collocata la figura di Gesú. Ma il Rabbi porta anche qui la novità rivoluzionaria del Vangelo.


copcheguevara13 NOVEMBRE Che paese il Paraguay! Mai frequentato? E allora affidatevi a “Che Guevara aveva un gallo” di Nicola Fantini e Laura Pariani, edito da Sellerio, nella collana “La memoria”, al prezzo di 14,00 euro. Sul Paraguay, Emilio Salgari scrisse un’avventura (nel 1894) “tra selve, indios spietati e complotti politici”. Per aver letto quel “Tesoro del presidente del Paraguay”, ma anche perché lì vive il figlio Adriano impegnato in scavi archeologici nelle antiche reducciones dei Gesuiti, Beppe e Mirella, per il loro anniversario, decidono un viaggio insolito, in quello che appare loro “il paese in cui c’è posto per tutti i sogni”: l’immenso territorio una volta vergine di selve umide dalla leggendaria impenetrabilità e meta inesauribile di “irregolari, pionieri, sognatori di mondi alternativi”. Succede però che, giunti ad Asunción, all’ultimo domicilio il figlio è dato per sconosciuto. Beppe e Mirella partono così alla sua ricerca, dirigendosi dapprima verso le antiche colonizzazioni inghiottite dalla selva. Ma non sono soli: li accompagna, li protegge, li conduce Invención, una bella e abilissima guardia del corpo che conosce tutti i luoghi e le persone giuste. Sotto la sua guida, l’avventura diventa, per i due coniugi non più giovani, una progressiva identificazione nell’anima di un paese sterminato, dalla natura implacabile e dalla storia crudele. Invención li introduce nei misteri mitici delle selve e della gente degli sparsi isolati insediamenti. Poi in un viaggio alla fine delle utopie, nei malinconici “posti morti” dove “le meraviglie dei sogni e le miserie della realtà” hanno urtato tra loro: le libere repubbliche di “selvaggi” fondate dai Gesuiti; i Guaraní e la loro ricerca della Terra senza Male; la Nuova Russia dei protestanti Mennoniti; la New Trinacria degli emigranti siciliani; la Nuova Adelaide degli australiani; la città della purezza genetica degli ariani; e tutti gli Eden falliti dei cercatori di Eldoradi.


copchisonopadroni12 NOVEMBRE Chi comanda qui? Chiedetelo a Noam Chomsky e al suo saggio “Chi sono i padroni del mondo”, pubblicato da Ponte alle Grazie, nella collana “Saggi”, al prezzo di 16,80 euro. In questo volume Noam Chomsky affronta le più complicate questioni di politica internazionale: dal terrorismo che sconvolge l’Occidente alle tensioni mediorientali, con particolare attenzione al conflitto israelo-palestinese e alla “minaccia” iraniana, dalla situazione potenzialmente esplosiva al confine tra NATO e Russia al riallacciarsi delle relazioni tra Usa e Cuba, all’espansione cinese, alla liberazione dell’America latina… Lo fa con intelligenza “ribelle” rispetto alla assuefazione da “discorso ufficiale” e alla costrizione di una “memoria autorizzata” che troppo dimentica. Lo fa da osservatore e attivista impegnato, come è da più di cinquant’anni, nello studio dei “sistemi di potere” e nella denuncia dei crimini dei “padroni dell’umanità”, ancora una volta ci indica le costanti del modo di agire di chi governa il mondo. E ancora una volta vede emergere la follia di un’umanità votata alla catastrofe, che marcia spedita verso l’autodistruzione. Lucidità, logica, impossibilità di “pietas”, dovrebbero condurre alla disperazione e alla resa. Ma Chomsky proprio non ce la fa e lancia un appello.


copfinche11 NOVEMBRE Educazione sentimentale. Quella della giovane protagonista di ”Finché notte non sia più” romanzo di Novita Amadei. Lo pubblica Neri Pozza, nella collana “I narratori delle tavole”, al prezzo di 16,50 euro. All’alba di un nuovo anno, Caterina giunge in Francia dove sua zia Liliana si è stabilita dopo il fatale incontro con un turista francese. Nel borgo, antico come un aratro, sembra che il tempo non calchi mai la mano: campi coltivati a orzo, frutteti per trarvi conserve e marmellate, forni a legna dove cuocere il pane dal sapore acidulo del lievito madre, tutto sembra ubbidire a un placido scorrere degli anni e delle ore. Capelli biondo ruggine e, dipinta sul volto, la bellezza senza compromessi della gioventù, Caterina ha lasciato Roma, con i suoi androni scrostati e le strade chiassose, per sfuggire all’abbraccio soffocante di sua madre e trovare la propria via nel mondo. Conclusi gli studi, ha raggiunto zia Liliana con la prospettiva di un lavoro in un poliambulatorio e l’idea di dare una mano nella conduzione del Liliane Coiffure, un lindo salone di parrucchiera dalle poltroncine viola che la zia ha aperto in quel borgo nel sud della Francia. Un giorno capita nel salone un vecchio signore con una massa scompigliata di capelli e una mano tremante abbandonata lungo la gamba. Si è ferito alla fronte nel tentativo di accorciarsi da solo i capelli, ed è in imbarazzo tra quelle poltroncine viola, i vasi di ranuncoli e le riviste di moda impilate negli angoli. Fuggirebbe, se non fosse per l’accoglienza che gli riserva Caterina, che si prende subito cura di lui. Come due anime che si sfiorano e si riconoscono, Caterina e Delio, il vecchio signore, comprendono all’istante che il filo del destino li unisce. La sera stessa la ragazza riempie una valigia e si stabilisce nel casolare accanto alla casa di Delio. Il vecchio vive solo, circondato da una terra dura, con malerbe che crescono ovunque e cumuli di sterpaglie affastellati lungo i camminamenti dell’orto, quell’orto che sua moglie Teresa coltivava con cura prima che la malattia se la portasse via. Caterina non tarda a capire che un’altra mancanza grava sul cuore malandato del vecchio: Daniele, il figlio che la foto sulla credenza raffigura come un giovane uomo prestante, coi capelli un po’ lunghi e un’aria sfrontata, è assente da casa da più di quattro anni. In paese, dove tutti parlano di lui e qualche ragazza lo nomina con il rimpianto di una ex innamorata, si sussurra che una grave offesa l’abbia spinto a rifiutare ogni contatto col padre. Quando, però, dopo una caduta, Delio cede alla vecchiaia e si mette a letto col volto scavato dalla stanchezza della vita, Daniele compare sull’uscio di casa.


copislameinaudi10 NOVEMBRE Per capire meglio di Islam. Cosa più che un libro? E il libro è “Islam. Una nuova introduzione storica” di Carole Hillenbrand, edito da Einaudi, nella collana “La Biblioteca”, al prezzo di 32,00 euro. E l’autrice stessa ci spiega come si è organizzata. “Ho suddiviso il libro in dieci capitoli, affrontando gli aspetti più importanti della fede e della pratica islamica. Necessariamente, questi temi sono strettamente connessi, e i capitoli spesso si riferiscono ad argomenti correlati (ad esempio il Corano è rilevante in ogni capitolo). Il lettore acquisisce, man mano che procede nella lettura, una conoscenza sempre più ampia e approfondita su questa grande e complessa religione. Ogni capitolo si basa sul precedente e quello finale offre una visione attentamente ponderata ed equilibrata sul dibattito del XXI secolo circa l’islam. I musulmani e la loro fede costituiscono un fattore rilevante nel mondo odierno e questo capitolo consente al lettore di comprendere in che modo il contesto storico dell’Islam abbia un’influenza sia sui musulmani che sui non musulmani, e cosa questo significhi per il rapporto tra Islam e Occidente, sia oggi sia in futuro.” (C. H.)


coptagliare9 NOVEMBRE Come lo direste? Se vi mancano parole e/o immagini date uno sguardo a “Tagliare le nuvole col naso. Modi da dire dal mondo” di Ella Frances Sanders. Lo strano libro, molto disegnato, è edito da Marcos Y Marcos al prezzo di 16,00 euro. Quante volte, a una festa, ci siamo sentiti come un polpo in un garage? Magari si potesse sempre pattinare su un panino ai gamberi! E la volta che ci siamo innamorati come un calzino del postino? Dal Ghana alla Finlandia, dall’India alla Colombia, gli esseri umani esultano, fanno troppe cose allo stesso tempo, perdono il filo del discorso, si desiderano ardentemente. Cambiano solo le immagini, le frasi per esprimerlo con calore e fantasia. In certe terre si evocano foreste, in altre l’acqua del mare; in Giappone si parla di gatti, in Brasile di caimani. Come semi portati dal vento, i modi di dire raccolti in questo libro donano associazioni nuove a emozioni eterne, svelando qualcosa degli altri e qualcosa di noi; e nuove pianticelle fioriranno nel campo magnifico degli incontri e delle differenze.


coprossocolore8 NOVEMBRE Rosso fuoco. È il colore rosso che questa volta mette a fuoco Michel Pastoureau in “Rosso. Storia di un colore”, pubblicato da Ponte alle Grazie al prezzo di 32,00 euro. Nella civiltà occidentale, il rosso è il primo colore che viene usato sia in pittura che in tintoria. Probabilmente è per questo che è stato a lungo il colore per eccellenza, il più ricco dal punto di vista sociale, artistico e simbolico. Nell’Antichità è stato il simbolo della guerra, della ricchezza e del potere. Nel Medioevo ha assunto una forte connotazione religiosa, evocando sia il sangue di Cristo che le fiamme dell’Inferno, ma nella dimensione profana è stato anche il colore dell’amore, della gloria e della bellezza e la Rivoluzione francese lo farà diventare anche un colore ideologico e politico. Il primo colore che l’uomo abbia padroneggiato, fabbricato, riprodotto e dunque quello sul quale lo storico, il sociologo o l’antropologo hanno più cose da dire che su tutti gli altri. Questo libro “Rosso” è il quarto capitolo di un’opera di alta ricerca che si è visto  precedere da “Blu”, “Nero”, “Verde”; è un testo ricchissimo, che considera il rosso lungo un orizzonte temporale molto ampio e sotto tutti i punti di vista: una bussola che ci permetterà di orientarci nel labirinto cromatico di questo colore archetipico della storia e della cultura occidentale.


copamoreprima 6 NOVEMBRE Amore e basta. Partendo dai miti parla di amore, in varie declinazioni, Paola Mastrocola in “L’amore prima di noi”, pubblicato da Einaudi, nella collana “Supercoralli”, al prezzo di 19,50 euro. I miti sono quel che resta dopo la dimenticanza, la rovina, il tempo che passa. Per questo sono eterni, perché sono al fondo di noi. Paola Mastrocola trova una buona misura per raccontare una volta ancora queste storie infinite. Nel libro ricchezza e leggerezza s’incontrano, parlando in fondo dell’amore e basta. L’amore per un uomo, una donna, un fiume, una stella. La porzione di ognuno illuminata, il punto in cui alla nostra vita tocca ancora una parte del divino. L’amore per il mondo, cosí com’è. Dentro ogni storia c’è una domanda, che va dritta al cuore. In quale forma dobbiamo amare? E la bellezza si può rapire? Si può, amando, non conoscere l’amore? E quanto conta una promessa? E perché a una certa età che chiamiamo giovinezza abbiamo voglia di non concederci a nessuno, e giocare, e stare a mezz’aria, in volo? Le domande pungolano il mito e lo piegano a parlare da sé.


copastore5 NOVEMBRE Sarebbe piaciuto a Federico II di Svevia? Probabilmente sì, visto che è un falco il protagonista, o co-protagonista”, de “L’astore” di Terence Hanbury White. Lo ha edito Adelphi, nella collana “Fabula”, al prezzo di 18,00 euro. “Uomo demoniaco e brillantissimo” diceva il necrologio di Terence Hanbury White, noto come Tim agli amici e come T.H. al resto del mondo. Erudito e letterato finissimo, assoluto misantropo, nonché calligrafo, artigiano squisito e naturalista affascinato dal ferino, nel 1937 restò avvinto da un trattato secentesco di falconeria e ordinò dalla Germania un astore, il più coriaceo fra i rapaci, per dedicarsi, ignaro, al suo addestramento. Questo libro è la cronaca di quell’impresa temeraria: non un manuale, ma il racconto di un’esperienza profonda e devastante, il tentativo di sottomettere all’uomo “una persona che non era un umano”. Il novizio non sapeva di avere a che fare con “un assassino” dai folli occhi di “un forsennato arciduca bavarese””: eppure fra White, lo schiavo, e il suo tiranno, “l’orribile rospo aericolo” che per sei settimane lo impegnerà in un duello quotidiano, corre un vero “rapporto d’amore” perché il primo falco tocca sempre il falconiere nel profondo, e la sua perdita gli causa “uno smottamento del cuore” che lascia senza respiro.


copunacosa4 NOVEMBRE Fare attenzione. A questo libro che di questo parla. Ossia “Una cosa alla volta” di Paolo Legrenzi e Carlo Umiltà. L’agile saggio è uscito per i tipi de  Il Mulino, nella collana “Intersezioni”, al prezzo di 13,00 euro. Rispondere al cellulare mentre guidiamo l’auto, mandare sms mentre camminiamo per strada, leggere e nel frattempo ascoltare musica, scrivere una mail e parlare a chi ci sta di fronte: spesso, non senza correre qualche rischio, facciamo molte operazioni contemporaneamente. In un mondò saturo di sollecitazioni e informazioni, come funziona l’attenzione? Gli autori ce lo spiegano con stile quasi narrativo. E, illustrando i meccanismi regolano l’attenzione, provano a sfatare il mito del multitasking e a rivelare i segreti di chi vuole catturarla a scopi più o meno manipolativi. E attirano, giustappunto, la nostra attenzione sui “superstimoli” artificiali di cui si nutrono arte e pubblicità.


copcasomaurizius3 NOVEMBRE Un caso degli anni ’20. Lo fu il libro e il caso giudiziario che racconta. Il libro è “Il caso Maurizius” di Jakob Wassermann, edito da Fazi, nella collana “Le strade”, al prezzo di 18,50 euro. Etzel Andergast, figlio sedicenne del procuratore generale Wolf von Andergast, vive come un recluso nella casa paterna nel tentativo di impedire al genitore di avere contatti con la madre, che lui non ha mai conosciuto. Un giorno Etzel, frugando tra gli incartamenti del padre, scopre gli atti relativi a un processo avvenuto diciannove anni prima che portò all’ergastolo un certo Maurizius, accusato di aver ucciso la moglie Elli. Etzel si appassiona al caso, ritenendo che vi siano nella vicenda troppi lati oscuri e, di nascosto dal padre, la cui brillante arringa era valsa a dimostrare la colpevolezza dell’accusato, decide di condurre un’indagine personale e fugge. Il padre, scosso dalla sparizione del figlio, chiede e ottiene la grazia per Maurizius. Ma Maurizius non l’accetta; vuole la riabilitazione completa. Basato su un fatto di cronaca realmente accaduto, “Il caso Maurizius” fu pubblicato con grande successo in Europa negli anni Venti. Forse c’è pure chi ricorda che fu uno sceneggiato televisivo di notevole audience. Andò in onda nel 1961. Ma allora non si usava la parola audience.


copqualcosasui2 NOVEMBRE Padri e figli. Ma non quelli di Turgenev, bensì gli “interpreti” di “Qualcosa sui Lehman” di Stefano Massini, edito da Mondadori, nella collana “Scrittori Italiani e Stranieri”, al prezzo di 24,00 euro. Questa incredibile storia inizia sul molo di un porto americano, con un giovane immigrato ebreo tedesco che respira a pieni polmoni l’entusiasmo dello sbarco. È da questo piccolo seme che nascerà il grande albero di una saga familiare ed economica capace davvero di cambiare il mondo. Acuto e razionale, Henry Lehman (non a caso soprannominato “Testa”) si trasferisce nel profondo Sud degli Stati Uniti, dove apre un minuscolo negozio di stoffe. Ma il cotone degli schiavi è solo il primo banco di prova per l’astuzia commerciale targata Lehman Brothers (perché nel frattempo Henry si è fatto raggiungere dai due fratelli minori Emanuel e Mayer, rispettivamente detti “Braccio” e “Patata”). In un incalzare di eventi, i tre fratelli collezionano clamorosi successi e irritanti passi falsi mentre la grande calamita di New York li attira nel suo vortice. Nel frattempo, al vecchio cotone si sono sostituiti il caffè, lo zucchero, il carbone, e soprattutto la nuova frontiera di un’industria ferroviaria tutta da finanziare. È questa la seconda appassionante tappa del libro, intitolata “Padri e figli”, incentrata sulla rocambolesca scalata al potere del glaciale Philip Lehman, circondato dai cugini Sigmund, Dreidel, Herbert e Arthur. Le loro esistenze parallele compongono un mosaico di umanità diverse, assortite, contraddittorie. Angosciosi sogni notturni li agitano insieme alla corsa implacabile per tenere il ritmo frenetico di Wall Street.


copstoriaparole1 NOVEMBRE Mediterraneo protagonista. Il “Mare Nostrum” lo è in “Storie di parole arabe” di Alessandro Vanoli. Il libro è edito da Ponte alle Grazie, nella collana “Saggi”, al prezzo di 13,50 euro. Da sempre il Mediterraneo è stato teatro di commerci, lotte, violenze, scoperte. Sullo sfondo, la vicenda di civiltà e culture millenarie, dall’Egitto dei faraoni al mondo greco-romano, fino alle grandi religioni, ebraismo, cristianesimo e islam. Innumerevoli sono i modi per raccontare una storia tanto complessa e stratificata. Vanoli, che si definisce “uno storico che gioca con le parole”, sceglie una chiave di lettura trasversale: le parole arabe, protagoniste di vere e proprie storie che restituiscono tutta la vitalità di un mondo fatto di scambi e incontri fra popoli. In fondo, “scambiarsi conoscenze, scambiarsi merce, persino combattersi, tutto passa attraverso la parola”. L’attenzione è quindi rivolta non tanto, o non solo, alla ricostruzione etimologica, ma piuttosto al senso sociale e concreto dei termini. Parte così un viaggio nel tempo e nello spazio di parole dalla sonorità tipicamente araba, come calamo, minareto, hammam; mentre altre, come zafferano, pepe o tulipano, parlano di un’antica e vasta rete di traffici e scambi. Ma è proprio il Mediterraneo il protagonista assoluto di questa narrazione avvincente, dove la storia dei suoi nomi elargisce un universo unitario ma in febbrile e costante trasformazione: “Un po’ stupisce per quante vie il destino possa legarci alla storia di una parola”.


copestatefredda30 OTTOBRE L’ultimo Carofiglio. È “L’estate fredda” l’ultimo romanzo di Gianrico Carofiglio, edito da Einaudi, nella collana “Stile Libero BIG”, al prezzo di 18,50 euro. Siamo nel 1992, tra maggio e luglio. A Bari, come altrove, sono giorni di fuoco, fra agguati, uccisioni, casi di lupara bianca. Quando arriva la notizia che un bambino, figlio di un capo clan, è stato rapito, il maresciallo Pietro Fenoglio capisce che il punto di non ritorno è stato raggiunto. Adesso potrebbe accadere qualsiasi cosa. Poi, inaspettatamente, il giovane boss che ha scatenato la guerra, e che tutti sospettano del sequestro, decide di collaborare con la giustizia. Nella lunga confessione davanti al magistrato, l’uomo ripercorre la propria avventura criminale in un racconto pervaso da una forza viva e diabolica; da quella potenza letteraria che Gadda attribuiva alla lingua dei verbali. Ma le dichiarazioni del pentito non basteranno a far luce sulla scomparsa del bambino. Per scoprire la verità Fenoglio sarà costretto a inoltrarsi in un territorio ambiguo, dove è più difficile distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Ambientato al tempo delle stragi di Palermo, “L’estate fredda” guarda con sguardo pauroso alla natura umana. Ma fa anche emergere un protagonista di straordinaria dignità. Con, alla fine, un imprevisto bagliore di speranza.


copfinqui29 OTTOBRE Vecchi-ma-mica-morti. Tornano gli strampalati arzilli del club omonimo nel nuovo romanzo di Hendrik Groen “Fin qui tutto bene”, edito da Longanesi, nella collana “La Gaja scienza”, al prezzo di 16,90 euro. Molte cose sono cambiate nel suo gruppo di amici, il club dei Vecchi-ma-mica-morti: la demenza di Grietje si è aggravata, costringendola al ricovero nel reparto psichiatrico (dove Hendrik va spesso a trovarla), e si sono aggiunti due nuovi membri, Geert e Leonie. Il club continua, però, a darsi da fare per rendere la vecchiaia un po’ più piacevole: alle gite si aggiungono anche altre attività, come le esplorazioni culinarie in ristoranti più o meno esotici. Inoltre, alcuni membri entrano a far parte del comitato dei residenti, un organo consultivo che riesce a vincere alcune battaglie con la direttrice Stelwagen e a portare qualche cambiamento. Tuttavia, Hendrik deve fare i conti con lo scorrere del tempo non soltanto per quanto lo riguarda, ma anche, se non soprattutto, per quanto riguarda chi gli è più vicino. Per sua fortuna, Hendrik non perde mai le doti preziose che lo contraddistinguono, e che sono preziose a qualsiasi età: perché ironia, autoironia e disincanto a volte sono il farmaco da preferire.


copprocesso28 OTTOBRE L’obbedienza a processo. È il fulcro del saggio di Mario Lancisi “Processo all’obbedienza. La vera storia di Don Lorenzo Milani”, edito da Laterza, nella collana “I Robinson”, al prezzo di 16,00 euro. Il 15 febbraio del 1966 si concluse a Roma un processo destinato a segnare la storia politica e culturale del nostro paese. In quel giorno, infatti, don Lorenzo Milani venne processato per il reato di apologia e incitamento alla diserzione e alla disobbedienza civile. La colpa del priore di Barbiana era quella di aver scritto la “Lettera ai cappellani militari” in cui aveva difeso l’obiezione di coscienza al servizio militare e il dovere della disobbedienza a ordini sbagliati. Nel pieno della guerra fredda, questa provocazione doveva essere punita in modo esemplare. Don Lorenzo, già gravemente malato, si difese con una “Lettera ai giudici” poi pubblicata in “L’obbedienza non è più una virtù”, uno dei testi antesignani del ’68 italiano. Assolto in primo grado, il priore di Barbiana fu condannato nel processo di appello, tenutosi nell’ottobre del 1967, ma la pena fu estinta per la morte del “reo” avvenuta il 26 giugno dello stesso anno. Seguendo il filo della vicenda processuale, il libro ricostruisce il clima di quegli anni cruciali, i dibattiti e le polemiche intorno al Concilio Vaticano II, il ruolo e il peso di personalità straordinarie come il teologo del dissenso Ernesto Balducci, il “sindaco-santo” Giorgio La Pira e il cardinale di Firenze Ermenegildo Florit. E soprattutto ricorda la lezione di don Milani: non esiste obbedienza vera, profonda, non formale, senza disobbedienza come processo critico di assunzione di responsabilità.


copsono27 OTTOBRE L’ultima icona pop. Sarebbe, a leggere la copertina del libro, David Bowie autore di “Sono l’uomo delle stelle”, che ha pubblicato il Saggiatore, nella collana “La cultura”, al prezzo di 24,00 euro. David Bowie androgino e magnetico nell’abito elegante del Duca Bianco. Ziggy Stardust e la tuta spaziale stretta sul corpo scavato. Aladdin Sane, elettrico e diafano, l’occhio acceso da un fulmine scarlatto. David Bowie a Berlino, in fuga dalla cocaina, alla ricerca del suono del futuro. David Bowie e il detective Nathan Adler. David Bowie Halloween Jack, David Bowie Pierrot. David Bowie Prettiest Star, BlackStar, polvere di stelle inafferrabile e iridescente. David Bowie non è mai stato uguale a se stesso. Ha cantato il cambiamento in Changes, profezia del suo incessante mutare, e l’ha messo in atto per tutta la vita, fuggendo dalla noia della ripetizione, esplorando percorsi sempre nuovi, facendo del proprio corpo il protagonista di un’arte performativa e sonora. Ha dato voce all’odissea malinconica di un astronauta perduto nello spazio, e all’eroismo quotidiano all’ombra del muro di Berlino. È stato l’inventore del glam rock, il padre nobile della new wave, ha spaziato dalle sonorità acustiche degli anni sessanta alla musica elettronica, dal funky al soul. Ha intrecciato amicizie e collaborazioni con Brian Eno e Mick Jagger, Iggy Pop e John Lennon, Lou Reed e Freddie Mercury. “Sono l’uomo delle stelle” raccoglie anche i contributi critici apparsi sulle maggiori riviste musicali inglesi e americane e le interviste rilasciate nel corso di 35 anni di carriera.


copnostalgiarea26 OTTOBRE Rione Sanità. È il teatro dell’ultimo romanzo del compianto Ermanno Rea, ossia “Nostalgia”, pubblicato da Feltrinelli, nella collana “I narratori”, al prezzo di 18,00 euro. Felice Lasco torna a Napoli, nel Rione Sanità, dopo quarant’anni trascorsi fra Medio Oriente e Africa. La madre sta morendo e lui la accudisce con tardiva ma amorosa pazienza fino alla rapida morte. Invece di tornare al Cairo dove lo aspetta l’amata compagna, Felice sembra affamato delle sue radici, della sua identità, del suo destino. E l’indugio coincide con l’attesa di un incontro fatale con Oreste, noto ormai come delinquente incallito. Felice racconta a un medico dell’Ospedale San Gennaro dei poveri e a don Luigi Rega, prete combattivo e maieuta, la sua storia. Ha diciassette anni, è fiero del suo Gilera e della sua amicizia con Oreste Spasiano, detto ‘o Malommo, compagno di sortite per i vicoli e di piccoli scippi. Poi Oreste propone un vero e proprio furto in casa di un usuraio, che, dato per assente, dorme invece nel suo letto…


copcrepuscolo25 OTTOBRE Analfabetismo gastronomico. Contro questa grave deficienza civica è pronto allo scontro Davide Paolini con questo “Il crepuscolo degli chef”, edito da Longanesi, nella collana “Il cammeo”, al prezzo di 16,40 euro. 13 milioni di foto su Instagram, 25.000 blog, 1.000 siti internet che raggiungono ogni mese oltre 35 milioni di persone. La cucina è oggi un tema sempre più al centro dell’attenzione mediatica. Secondo Davide Paolini le trasmissioni televisive hanno moltiplicato a dismisura un vero e proprio fenomeno di voyeurismo gastronomico, ma a un tale clamore mediatico non corrisponde un innalzamento dei consumi, basti pensare che nell’ultimo anno in Italia hanno chiuso i battenti 10.000 ristoranti. Né corrisponde, per gran parte degli italiani, un reale approfondimento della cultura gastronomica. Il cibo è diventato altro da ciò che era e rappresentava sino a ieri: ammicca dalle vetrine di negozi e librerie, appare a tutte le ore sugli schermi televisivi, pende dai cartelloni pubblicitari, naviga in rete. Il cibo sta diventando un’ossessione, ma, come ci racconta Davide Paolini in questo libro impietoso e divertente, la realtà appare molto diversa. Non è vero che mangiamo di più e meglio, e quella che quotidianamente in tv viene spacciata come cultura del cibo spesso è solo uno spettacolo privo di qualità.


copaddio23 OTTOBRE Addio alla guerra. Lo scrive in “Addio a tutto questo” Robert Graves. Il libro è edito da Adelphi, nella collana “Biblioteca Adelphi”, al prezzo di 20,00 euro. Meno di cento chilometri in linea d’aria separavano le colline del Kent dalle Fiandre, e i corni della caccia alla volpe avevano un suono sinistro, contro il rombo dei bombardamenti a tappeto intorno a Ypres, o sulla Somme. Durante un attacco dell’artiglieria tedesca, il 20 luglio 1916, Robert Graves fu ferito così gravemente da comparire, in un primo momento, sulla lista dei caduti con onore, beninteso che il “Times” pubblicava ogni giorno. In realtà Graves tornò su un treno ospedale alla stazione di Wimbledon, e qualche tempo dopo si riprese dalle ferite, per quanto atroci: ma la notte sentiva esplodere granate intorno al letto, scambiava i passanti per amici perduti al fronte, e se sentiva partire una macchina, o sbattere una porta, si gettava a terra. E così, a poco a poco, quei cento chilometri scarsi fra il tè del pomeriggio e i cadaveri lasciati a decomporsi nella terra di nessuno diventarono, per Graves come per gli altri scampati al massacro, un abisso capace di inghiottire per sempre, in modo orribile, il mondo di ieri. Che nel 1929, prima di lasciare un’Inghilterra in cui non avrebbe potuto più vivere, Graves ricostruì per un’ultima volta in questo libro, che è il più nitido atto di commiato che le trincee d’Europa abbiano costretto un poeta a scrivere.


copimbecillita22 OTTOBRE Seriamente imbecilli. Lo saremmo tutti noi secondo il filosofo Maurizio Ferraris e il suo pamphlet “L’imbecillità è una cosa seria”. Lo ha edito il Mulino, nella collana “Contrappunti”, al prezzo di 12,00 euro. A lungo l’umanità si è considerata perfetta, attribuendo le proprie eventuali défaillances all’alienazione portata dalla tecnica o all’azione di entità arcane e malvagie come il Capitale e l’Europa. Ma sarebbe bastato un esame di coscienza per capire che il problema era un altro: l’imbecillità, dentro e fuori di noi. L’imbecillità è una cosa seria, a cui sinora non si è dato che uno sguardo distratto, come fosse una cosa per pochi e, soprattutto, per altri. Non è così, e, appena ce ne se ne accorge, i conti tornano, nell’economia, nella società e nella storia. Parte da qui la puntuta riflessione del filosofo su questa imbarazzante caratteristica dell’umano. Ce n’è per chiunque: per i titani del pensiero, per i giganti indiscussi della letteratura, per i protagonisti della storia universale. L’umano, insomma è essenzialmente, e non accidentalmente, un imbecille. Ed è di qui, solo quando si è pronti a mettersi sotto la grande ala “protettrice” dell’imbecillità, che ha origine il progresso, la lunga avanzata dell’umanità verso il bene. Che si potrebbe anche immaginare come la sua fuga senza fine dall’imbecillità.


copbanchetto21 OTTOBRE Un libro “saporitòso”. È questo “Il Banchetto di nozze e altri sapori” di Carmine Abate. Lo ha pubblicato Mondadori, nella collana “Scrittori Italiani e Stranieri”, al prezzo di 15,00 euro. Abate racconta il legame con la terra, la fatica che comporta, ma pure le dolcezze, l’incanto che induce.  C’è un incontro quotidiano che regola e rende più vivibile, più piacevole la nostra vita. L’incontro con il cibo. E anche il destino del protagonista di questo libro è intrecciato con le pietanze “saporitòse” che mangia, dalla nascita in Calabria alla maturità nel Nord. Il cibo è identità e diventa motore del racconto: una storia di formazione attraverso i sapori e gli odori che tengono vivo il legame con le origini, accompagnano il distacco dalle radici, annunciano le titubanze dell’ignoto. Ecco dunque le tredici cose buone del Natale, i piatti preparati con giorni di anticipo, che lasciavano intuire all’autore bambino il ritorno imminente del padre dalla Germania. E poi, nell’adolescenza, nuovi appetiti che troveranno soddisfazione nella letteratura: libri prelibati che trasformano l’autore in un lettore onnivoro. Quando toccherà a lui abbandonare il paese per un impiego in Germania, dove incontrerà la donna della sua vita e poi con lei deciderà di stabilirsi in Trentino, a metà strada tra i loro mondi d’origine, sarà ancora un piatto a celebrare la nuova vita: la polenta con la ‘nduja, sintesi perfetta di Nord e Sud.


copromanzotui20 OTTOBRE Gli intellettuali tui. Non è un imprecazione desunta dal romanesco. Ma la classe, il ceto, protagonista di “Il romanzo dei tui” di Bertolt Brecht, edito da L’Orma, nella collana “Kreuzville Aleph”, al prezzo di 18,00 euro. È in una Cina immaginaria che Brecht pensò di raccontare, con divertito coraggio, i tempi oscuri e turbolenti che si trovò a vivere. Cominciato durante l’esilio e rimasto frammentario dopo oltre un decennio di lavoro, “Il romanzo dei tui” è una satira feroce degli intellettuali che affittano a cottimo al migliore offerente il proprio ingegno: i “tui”. Dal mare dell’imbecillità umana emerge un arcipelago di aneddoti, storielle, parabole e esercizi di umorismo che mettono alla berlina tutti i grandi ideologi dell’Occidente e forniscono anche una diagnosi davvero inaspettata dell’ascesa di Hitler. Un geniale e comico breviario sul cattivo uso dell’intelletto che si sposta velocissimo tra apologhi memorabili, trattati stravaganti (compreso uno sull’arte del leccapiedi) e racconti arguti. E Brecht non manca di scagliarsi, pur in modo ironico e farsesco contro ogni pensiero fumoso e servile. Questo testo è proposto, dalla meritoria editrice, per la prima volta al pubblico italiano.


copsugo19 OTTOBRE Il sugo motore. È quello che condisce il saggio di Massimo Montanari “Il sugo della storia”, edito da Laterza, nella collana “I Robinson”, al prezzo di 15,00 euro. Alla fine dei “Promessi sposi”, Alessandro Manzoni tira le somme del racconto appena concluso e presenta “il sugo della storia”. Che non è il suo svolgimento, né il “come va a finire”, e neppure la morale. Il sugo è il meccanismo generatore, il motore che muove l’azione dall’interno. È un’ennesima metafora gastronomica, giacché agli uomini viene spontaneo da sempre rappresentare il mondo come una cucina, una pentola, un cibo. Nel caso del sugo, la metafora funziona perché anche in cucina, come nelle storie, è il sugo a dare senso e personalità ai piatti. Salse, sughi, condimenti si aggiungono e si combinano all’ingrediente principale ma non sono accessori secondari: hanno un’importanza decisiva nel definire lo specifico carattere della vivanda, e con esso gusti, abitudini, identità gastronomiche e culturali. In queste storie, che hanno al centro il cibo, Montanari racconta gesti, atteggiamenti, mode, pratiche, riflessioni, vicende che spaziano nei secoli e tra i continenti, e da cui spremere il sugo per il piacere di un piacere che piace a molti se non a tutti.


copviaggidio18 OTTOBRE Un viaggio divino. Lo intraprende Gaia Servadio ne “I viaggi di Dio”, edito da Feltrinelli, nella collana “Varia”, al prezzo di 17,00 euro. ”Dio in viaggio, Dio che viaggia con l’uomo, un Dio viandante, la divinità itinerante, Dio sulla Via della Seta o sulla prua di una nave, sul mare in tempesta o in bonaccia, Dio che viaggia sulle ali del mito, nella frenesia della guerra, nella pace dell’anima. Dio che torna indietro.” Dio è una misteriosa necessità nel cammino dell’uomo: Gaia Servadio prende le mosse da questa constatazione, e dalle mura dell’antica città siriana di Dura Europos, per avviarsi a un viaggio nella spiritualità attraverso i secoli e i popoli. Sulle rive del Tigri e dell’Eufrate, tra le nuvole che sormontano il Tauro, in mezzo alle rocce del Negev, sui ghiacciai dell’Ararat, in Persia e prima ancora in India, sui monti del Caucaso, sull’altopiano dell’Anatolia, le tante divinità di volta in volta create sono in fondo sempre lo stesso Dio, inteso come espressione di un bisogno insopprimibile che porta l’uomo a costruire un Essere Superiore per dare un senso alla propria esistenza. Il Dio che emerge dai bassorilievi e dalle statue, dai dipinti, dalle architetture dei templi, è un Dio che è sempre uguale e che sempre cambia nel tempo e nello spazio, secondo le necessità di chi lo custodisce nel proprio cuore. Perché qualcosa vorrà pur dire il fatto che, come ci mostrano gli archeologi, sotto la moschea di Damasco c’è una cattedrale paleocristiana, e più sotto c’è il tempio di Zeus, e più sotto ancora quello di Baal.


copatlantepaesisognati16 OTTOBRE Sognate un paese. E poi magari lo ritrovate in “Atlante dei paesi sognati” di Dominique Lanni. L’immaginifico libro è illustrato da Karin Doerong-Froger ed è pubblicato da Bompiani, nella collana “Overlook”, al prezzo di 21,50 euro. Il paese delle Amazzoni, il regno del Prete Gianni, la Barberia… da sempre, i paesi sognati hanno abitato le fantasie e i racconti dei grandi esploratori. Marinai, scopritori, avventurieri hanno raccontato il mondo e le sue terre lontane popolate da creature mitiche e leggendarie. Isole meravigliose come Citera, la patria di Afrodite, paesi della cuccagna come la Colchide, terra del Vello d’oro, reami selvaggi abitati da mostri come quello dei Mangbetu, imperi tenebrosi come quello dei Cimmeri, abitanti delle gallerie sotterranee. Questo atlante invita a un’esplorazione poetica del mondo in compagnia dei grandi viaggiatori dell’antichità e del XVI secolo ma anche di romanzieri ed eruditi di tutti i tempi.


copbeati15 OTTOBRE 1000 pagine per una lunga storia. Quella che si dipana in “I Beati Paoli” di Luigi Natoli, edito da Sellerio, nella collana “La memoria”, al prezzo di 25,00 euro.  In poco più di mille pagine, sullo sfondo di uno dei periodi più agitati della storia siciliana, nei Beati Paoli, si narrano le vicende della famiglia Albamonte della Motta. Dalla nascita dell’erede al titolo di duca in una burrascosa notte del 1698, alla scomparsa del bambino, fino al ritorno a Palermo di Blasco di Castiglione, cavaliere senza paura, per riprendersi titolo, beni e la propria vita. Un magnifico affresco in cui non mancano duelli, vendette, intrighi. La trama principale si intreccia con storie secondarie che l’autore inizia e poi abbandona per poi riprendere a sorpresa, con colpi di scena degni del migliore Dumas e che fanno pensare a qualcosa a metà tra I tre moschettieri e Il Conte di Montecristo. Ma i veri protagonisti sono loro, i Beati Paoli, che hanno preso Blasco sotto la loro protezione. Sono una leggendaria setta segreta, difensori dei deboli contro lo strapotere e la malagiustizia esercitata dai nobili, si riuniscono nelle segrete che si aprono sotto vicoli e chiese. Lì emettono le loro sentenze, terribili, inappellabili, ma sempre improntate a un senso di equità. Vestono un saio bianco e sono incappucciati, perché tra loro non devono riconoscersi.


copparolepapa14 OTTOBRE Silenzio, parla il Papa. Anzi i papi con l’ausilio dello storico Alessandro Barbero e del suo libro “Le parole del papa. Da Gregorio VII a Francesco”, edito da Laterza, nella collana “I Robinson”, al prezzo di 16,00 euro. Ma prima dei papi, facciamo parlare l’autore: Le parole usate dai papi sono importanti; tanto più in quanto il loro modo di parlare non è sempre lo stesso. Il linguaggio con cui il pastore della Chiesa di Roma si rivolge all’umanità nei momenti difficili è sempre stato espressione non solo della sua personalità individuale, ma del posto che la parola della Chiesa occupava nel mondo in quella data epoca; ed è un indizio estremamente rivelatore delle diverse modalità, e della diversa autorevolezza con cui di volta in volta i papi si sono proposti come leader mondiali. Questo libro propone un viaggio attraverso le parole usate dai papi nei secoli. Ovviamente la Chiesa esiste da duemila anni e nel corso di questi due millenni ha prodotto innumerevoli parole; non si tratta di renderne conto in modo esaustivo o anche solo sistematico, ma piuttosto di proporre uno dei tanti viaggi possibili, cominciando dal Medioevo per arrivare fino alla soglia della nostra epoca.”


 copscherzetto13 OTTOBRE L’autentico marito della incerta Ferrante. Sarebbe Domenico Starnone che, per la sua lunga attività di scrittore, certo non merita di essere tirato in ballo sul discusso “affaire” di questi giorni. Domanda: “E voi perché lo fate?”. Perché Domenico Starnone si propone in questi giorni in libreria con “Scherzetto”. Il romanzo è edito da Einaudi, nella collana “Supercoralli”, al prezzo di 17,50 euro. Immaginatevi un duello. A fronteggiarsi ci sono due maschi, sangue dello stesso sangue. Il più alto ha superato i settant’anni, è un noto illustratore, vive da molto tempo in assoluta solitudine. Il più piccolo è una peste di quattro anni che parla come un libro stampato: un nipote visto sì e no due volte, affidato alle cure del nonno per tre giorni interi. I genitori del piccolo Mario devono partire per un convegno, o forse semplicemente prendersi il tempo per capire se il loro matrimonio è arrivato al capolinea. Perciò il bambino viene lasciato alle cure di un nonno praticamente sconosciuto, un vecchio semi artista, burbero e affaccendato, che vive da molti anni a Milano. Tra quattro mura e un balcone, nell’arco di settantadue ore si svolge un racconto affilato, perfido e divertente scontro tra un nonno stanco e distratto e un piccolo gendarme petulante e vitalissimo. Nella partita che si gioca fra loro, tra alleanze, rivalità e giochi non sempre divertenti, è la vita che si specchia in tutte le sue forme: la vita trascorsa e quella in potenza, la vita dura e beffarda di Napoli. Dove l’uomo torna dopo tanti anni, mentre la vita della casa sembra risvegliarsi piano piano, piena di echi e di fantasmi.


coppassaggio12 OTTOBRE Un corpo a corpo familiare. È quello narrato ne “Il passaggio” di Pietro Grossi. Il romanzo è edito da Feltrinelli, nella collana “I Narratori”, al prezzo di 15,00 euro. Ci siamo. Ecco cosa capisce Carlo non appena riceve la telefonata di suo padre. Un pensiero immediato, che non lascia dubbi. Ci siamo. E infatti basta quella telefonata per spezzare in un attimo, in un breve scambio di battute, la regolarità della sua vita londinese, il lavoro allo studio di architettura, le sere e i fine settimana allegri con la moglie Francesca e i gemellini… Al telefono è suo padre; un padre debordante e iroso, intemperante e pieno di genio. Da lui Carlo ormai da anni si tiene a distanza di sicurezza. E lo sta chiamando da Upernavik, Groenlandia, per chiedergli di aiutarlo a portare una barca, il Katrina, da lì fino in Canada. Perché il passaggio del titolo è il celeberrimo passaggio a Nord-Ovest, ed è su quelle acque pericolose e fra quei ghiacci, fra quelle solitudini e gli sporadici incontri con gli inuit delle coste, che avrà luogo il serrato confronto, rimandato per troppo tempo, fra un padre e un figlio. L’autore è particolarmente noto al nostro pubblico che ha seguite le sue “letture sceniche”, prima su Roth e poi su Salinger, nello spazio estivo del Teatro Puccini. Lo incoraggiamo?


copvoltaire10 OTTOBRE ‘A fanatica! Detto alla società “chiusa”. Lo dice Fernando Savater in “Voltaire. Contro i fanatici”, pubblicato da Laterza, nella collana “I Robinson”, al prezzo di 16,00 euro. Nella grande manifestazione celebratasi a Parigi all’indomani dell’attentato di Charlie Hebdo, sono stati esposti innumerevoli striscioni con 10 slogan “Je suis Charlie”, su molti dei quali campeggiava l’inconfondibile sagoma di Voltaire. E nei giorni successivi, in Francia, sono state vendute decine di migliaia di copie del Trattato sulla tolleranza, una delle opere emblematiche del principe degli illuministi. Qualcosa di simile era accaduto anche quando l’Ayatollah Khomeini aveva lanciato la sua fatwa mortale contro Salman Rushdie per i suoi ‘Versi satanici’. Io mi trovavo a Londra e ricordo che, durante la manifestazione di solidarietà per Rushdie, a Trafalgar Square mi imbattei in uno striscione che recitava: ‘Avvertite Voltaire!’.” Come si spiega? Attraverso un’accurata selezione di pagine tratte dai libri di Voltaire, Savater mostra alcune ragioni: leggendo quelle parole si comprende la loro forza rivoluzionaria. Fu Voltaire il primo a identificare e denunciare il fanatismo come la malattia più pericolosa per la convivenza pacifica all’interno di qualsiasi comunità civile; e ancora oggi Voltaire può essere il “manifesto” della lotta contro al fanatismo e della difesa delle libertà messe in discussione.


copfioritiglio8 OTTOBRE I Balcani in un romanzo. Il romanzo è “Fiori di tigli nei Balcani” di Gordana Kuic. È edito da Bollati Boringhieri, nella collana “Varianti”, al prezzo di 19,00 euro. Questo libro è il seguito di “Il profumo della pioggia nei Balcani”, ed è rimasto a lungo nel cassetto dell’editore jugoslavo perché i tempi non erano pronti per una critica aperta al regime di Tito. L’autrice racconta le vicende, le piccole gioie e le grandi difficoltà quotidiane del dopoguerra nella nuova Jugoslavia, dal 1945 fino a metà degli anni Sessanta. Le quattro sorelle Salom sopravvissute al conflitto e alle persecuzioni naziste si trovano ad affrontare altre prove: il luogo e l’azione si spostano da Sarajevo a Belgrado, in casa di Marko Korać e della moglie Blanki. Un tempo ricco possidente e proprietario di giornali, Marko trascorre alcuni mesi in carcere come “nemico del popolo”, e ha poi difficoltà perfino a trovare lavoro. La coppia vive, insieme alla cognata Riki e alla figlia Inda, in una casa modesta, costretti a condividerla con i rappresentanti della “nuova” classe rurale, una coppia di contadini rozzi che danno molto filo da torcere alla famiglia borghese spodestata: il racconto è tragicomico, soprattutto quando quest’ultima viene chiamata a rispondere di “maltrattamenti” in tribunale. Un altro inquilino, il maggiore Spasic, impara invece le buone maniere dai Korać, ma, dopo la scissione tra Tito e Stalin nel 48, finisce sulla famigerata Isola nuda. Klara parte invece per gli Stati Uniti, dove verrà raggiunta da Riki, che sceglie di non sposare l’uomo che l’ama da sempre perché non ne condivide le idee politiche. Nina si trasferisce a Dubrovnik con il marito, ma rimarrà presto vedova. Parallele, scorrono le vicende di Inda, nella realtà l’autrice stessa, e delle sue amiche adolescenti che vivono i tempi nuovi in modo molto diverso.


copitalanobeccaria7 OTTOBRE I come Italiano. I come indubbiamente in “L’italiano che resta. Le parole e le storie” di Gian Luigi Beccaria, uscito da Einaudi, nella collana “Passaggi”, al prezzo di 17,50 euro. Tra giravolte e divagazioni, frugando al suo solito tra memoria e presente delle parole, l’autore affronta alcuni dei temi attuali dell’italiano che resta, che verrà o che è stato. Con garbo, ma anche con rigore nell’indagine, Beccaria si muove tra le pieghe delle parole, sottolineando l’elemento permanente di quell’organismo mutevole che è una lingua. Della nostra, rileva il filo rosso dell’eredità classica che ne ha foggiato la consistenza stilistica. Sino a ieri la lingua letteraria procedeva attraverso libri fatti coi libri; ora lo scrittore fa di meno i conti con la tradizione: cinema, televisione, l’oralità, determinano la sensibilità generale verso la scrittura. Si osserva un evidente processo di “mondializzazione”, che sembra uniformarsi verso standard universali riconoscibili ovunque. L’autore sviluppa anche il tema della bellezza intrinseca che possiedono le parole “abbandonate”, ma soprattutto affronta polemicamente punti chiave della vita civile attuale: gli slogan, il deteriorarsi della vita politica, i problemi della scuola e degli studi umanistici, le nostre provinciali inclinazioni esterofile, la crisi della lettura attenta e consapevole.


copargonauti6 OTTOBRE Una faccenda queer. Raccontata ne “Gli Argonauti” di Maggie Nelson, edito da il Saggiatore, nella collana “Piccola cultura”, al prezzo di 19,00 euro. Cresciuta come la bambina più “normale” nella più tradizionale delle famiglie americane (quelle solo apparentemente felici, in cui i genitori inseguono il sogno pubblicitario della vita esemplare), Maggie Nelson sceglie di sposare l’artista transgender Harry Dodge, nato uomo in un corpo femminile, e di diventare madre grazie al dono della fecondazione assistita. Il concepimento, momento generativo e trasformativo per antonomasia, diventa l’occasione per parlare della propria esperienza e per esplorare con determinazione ogni sfumatura della sua complessa sessualità. Tutto questo senza ostentare un nome preciso per i suoi sentimenti, senza nascondere le fantasie più proibite, rifiutando ogni etichetta di genere, ogni classificazione, e rivelandosi al pubblico in tutta la sua identità di donna, di figlia, di madre. Di essere umano. Tra romantiche fughe notturne su Mulholland Drive, confessioni e difficili coming out, “Gli Argonauti” è diventato subito un caso editoriale in America. Alcuni critici hanno letto il libro come il racconto di una bellezza perennemente in fuga, braccata, incompresa da un mondo che si finge civile, ma che non è capace di abbandonare il vecchio sistema binario secondo il quale le cose o sono buone o sono cattive, o sono normali o sono strane, inaccettabili: queer.


copbussola5 OTTOBRE Passioni impossibili. Per l’Oriente, per esempio, come racconta Mathias Enard in “Bussola”, pubblicato da e/o, nella collana “Dal mondo”, al prezzo di 19,00 euro. Questo romanzo è stato insignito del Premio Goncourt nel 2016. È la storia d’amore tra Franz, uno specialista dell’Oriente, e Sarah, anch’essa studiosa delle civiltà orientali, un amore che dura anni e si snoda attraverso Europa, Iran, Siria e Turchia, condito di timidezze, tradimenti, equivoci, passioni, rifiuti, incontri, partenze e ritrovamenti. Ma è anche la storia di un altro amore tormentato: quello tra l’occidente e l’oriente. Un amore raccontato attraverso le centinaia di storie di donne e uomini europei che nel corso dei secoli hanno dedicato le loro vite, spesso perdendole tragicamente, all’inseguimento di questa passione “impossibile”. Enard, con appassionata erudizione, racconta le vite avventurose e appassionate di quanti hanno scelto di viaggiare in Oriente, contaminarsi con quelle culture, vivere tra palazzi da Mille e una notte e suk variopinti, perdersi nei fumi dell’oppio, innamorarsi di donne e uomini misteriosi. Lettrici e lettori si vedono scorrere le immagini di scrittori, avventurieri, musicisti e viaggiatrici che si sono lasciati ammaliare dall’esotismo e dalla sensualità di luoghi come la Persia, Costantinopoli, Palmira. Cos’è stato l’orientalismo? Un miraggio del deserto favorito dai fumi dell’oppio e dai profumi delle spezie, o un vero incontro tra culture diverse ma complementari, necessarie l’una all’altra.


copincredibile4 OTTOBRE Una cena davvero fisica. La racconta Gabriella Greison in “L’incredibile cena dei fisici quantistici”, edito da Salani, nella collana “Romanzo”, al prezzo di 15,90 euro. Bruxelles, 29 ottobre 1927. Si è appena concluso il V Congresso Solvay della Fisica, che ha visto riuniti i fisici più illustri dell’epoca, gli stessi che ora si apprestano a partecipare a una cena di gala, ospiti dei reali del Belgio. C’è Albert Einstein, scherzoso come suo solito; Marie Curie, saggia e composta; Niels Bohr, che maschera bene la tensione sotto un’aria gioviale; e poi ancora Arthur Compton, William Bragg, Irving Langmuir… Menti eccelse e brillanti, ma anche uomini e donne con le loro debolezze e le loro piccole manie, che questo romanzo ci restituisce a pieno, mescolando abilmente Storia e storie, realtà e fantasia, fisica e pettegolezzi. Partendo da un fatto storico, Gabriella Greison conduce il lettore a quella tavola, tra porcellane finissime e luci sfavillanti, camerieri compassati e ottimo cibo, facendogli ascoltare le chiacchiere che si intrecciano da una sedia all’altra, e soprattutto l’acerrima discussione sulla fisica quantistica tra Einstein e Bohr, punto cruciale nella storia della disciplina. E così, tra una portata e l’altra, con incisina narrazione in presa diretta, ci si trova, quasi per magia, ad assumere concetti complessi, ascoltandoli direttamente dalla voce di chi li ha ideati.


copsylvia3 OTTOBRE Quando d’amore si muore. Come in “Sylvia” di Michaels Leonard, pubblicato da Adelphi, nella collana “Fabula”, al prezzo di 16,00 euro. Questo romanzo è ispirato alla storia vera del suicidio della prima moglie di Leonard Michaels, Sylvia. “Un contagio visionario” percorre il Greenwich Village dei primissimi anni Sessanta. Si è in una terra di nessuno fra la Beat Generation e i figli dei fiori. E proprio nel cuore del Village, mentre “un bizzarro delirio aleggia nell’aria”, una coppia di studenti, quasi imprigionati in una oscura ossessione d’amore, sprofonda giorno dopo giorno in un allucinato inferno coniugale. Sotto le loro finestre MacDougal Street è “un carnevale demente”, scandito da Elvis Presley e Allen Ginsberg; e intanto la loro folie à deux, “impigliata nel suono delle proprie urla”, precipita fatalmente in un epilogo devastante.


copconfusione1 OTTOBRE Eccoci al terzo atto della Saga dei Cazalet che si materializza con “Confusione” di Elizabeth Jane Howard. Il romanzo, come i due che lo hanno preceduto, è edito da Fazi, nella collana “Le strade”, al prezzo di 18,50 euro. “Non abbiamo nemmeno una vaga idea di come sia la vita senza la guerra!”, si lamentano le cugine Cazalet. Archiviata ormai da tempo la leggerezza dei primi anni e terminata finalmente anche la lunga attesa che ne è seguita, e si assiste finalmente all’ingresso nel mondo delle giovani Cazalet. La fine della guerra, ormai prossima, sta per aprire le porte a un mondo nuovo, più moderno e con inedite libertà, soprattutto per le donne. E infatti Louise, Clary, Polly e Nora si avvieranno su strade disparate, a metà tra la vecchia morale vittoriana del sacrificio e un costume nuovo, più libero, con le donne che lavorano senza problemi e vivono più spavaldamente, senza troppe complicazioni, la loro vita amorosa e sessuale.


copfirenze196630 SETTEMBRE Eccoci all’alluvione. Quella delle acque che disastrarono Firenze 50 anni fa. Ma anche l’alluvione di libri che bisognerà aspettarsi nei prossimi giorni. Fra i primi usciti ecco “Firenze 1966: L’alluvione” di Mattia Lattanzi e Franco Mariani, pubblicato da Giunti al prezzo di 28,00 euro.  In questo grande libro fotografico, i due autori hanno raccolto documenti e testimonianze dell’alluvione di Firenze. Un evento tragico che ebbe la potenza di chiamare a raccolta uomini e forze da tutto il mondo per salvare le inestimabili opere d’arte di una delle città più note e amate. 50 anni dopo, “Firenze 1966: L’alluvione” ripercorre quei tragici giorni, ricordando le vicende storiche e dando il giusto riconoscimento alle donne e agli uomini che collaborarono per far risorgere dal fango la città di Firenze.


copfigliopalomas29 SETTEMBRE Questa è una fiaba per grandi. Ed è “Un figlio” di Alejandro Palomas, pubblicato da Neri Pozza, nella collana “I narratori delle tavole”, al prezzo di 16,00 euro. Si diceva di una favola, ma anche del racconto sulla distanza emotiva che un dolore improvviso può instaurare tra un padre e un figlio. Guille non ha niente in comune con i suoi compagni di quarta elementare: è taciturno, non ama il calcio e ha sempre la testa tra le nuvole. Sarà perché non si è ancora ambientato nella nuova scuola, dice suo padre, Manuel Antúnez, quando la maestra Sonia lo convoca d’urgenza in aula docenti. Sonia, però, scuote la testa. Quella mattina, prima dell’intervallo, ha chiesto agli alunni che cosa avrebbero voluto fare da grandi. C’è chi ha risposto il veterinario, chi Beyoncé, chi ancora l’astronauta, Rafael Nadal o la vincitrice di The Voice. Guille ha risposto… Mary Poppins.

coptemposenza28 SETTEMBRE Si può ancora scegliere? Il dubbio è suscitato da Paolo Di Paolo nel pamphlet “Tempo senza scelte”, edito da Einaudi, nella collana “Le vele”, al prezzo di 12,00 euro. Un uomo “sempre presente a sé stesso, sempre domatore, che non s’arresta di fronte a nulla”, capace di agire con coscienza e di non arrendersi alle allucinazioni collettive. A questo senso morale si riferiva Piero Gobetti, in lotta con il suo tempo. Per ragionare dello spazio della scelta, del dubbio etico, della costruzione di sé come individui, questo piccolo saggio storie parla di uomini che si sono trovati di fronte a un bivio. Giovani coraggiosi nella realtà e nel mito, figure della filosofia e della grande letteratura impegnate in decisioni radicali, estremiste, e soprattutto durevoli. Si va dagli interrogativi di Kierkegaard al “no senza discussioni di un personaggio di Melville, da un Benjamin pressato dall’orologio della Storia a un Calvino in cerca di una strada coerente. E oggi? L’identità “allargata” e “aggiornabile” si traduce, per l’autore, nel bisogno, nella voglia, di vivere su più fronti insieme, perché scegliere davvero comporterebbe rischi e rinunce. Ma forse, oggi come in ogni tempo, c’è una via più difficile per arrivare a “essere”, come pensava Gobetti, “sé stessi dappertutto”.


coprossoparigi27 SETTEMBRE Un libro impressionate. Anzi, impressionista. Già dal titolo “Rosso Parigi”, romanzo di Maureen Gibbon. Lo ha edito Einaudi, nella collana “Supercoralli”, al prezzo di 18,00 euro. Parigi, 1862. Una ragazza con dei provocanti stivaletti verdi è ferma davanti a una vetrina. Sul suo blocco sta disegnando il gatto che dorme dentro la bottega quando l’avvicina un uomo, misterioso e affascinante, che la fissa. Poi le chiede se può prendere in mano il disegno e con pochi tratti sicuri riesce a infondervi la vita. Lui è Edouard Manet, lei Victorine Meurent. Il loro incontro cambierà per sempre la loro vita e la storia dell’arte mondiale. All’inizio Manet stabilisce un complesso ménage à trois con Victorine e la sua coinquilina Denise, ma presto la relazione diventa qualcosa di più e lei gli chiede di scegliere. Così la diciassettenne Victorine abbandona la sua vecchia vita per tuffarsi nella Parigi degli impressionisti, dei café della bohème viziosa e sentimentale di Baudelaire, dei circoli dei canottieri dipinti da Renoir, delle soffitte romantiche e degli atelier più promiscui. Questo romanzo è la storia vera di Victorine Meurent, la musa di Manet, la donna che gli farà da modella per tanti dei capolavori, da “Colazione sull’erba” alla celebre “Olympia”. Ma Victorine non fu solo musa;diventerà lei stessa una rinomata pittrice.


copafricani26 SETTEMBRE Noi africani. Non è “buonismo” ma riflessione scientifica proposta da Guido Barbujani in “Gli africani siamo noi”, edito da Laterza, nella collana “I Robinson. Letture”, al prezzo di 15,00 euro. Non bisognerebbe affrontare le sfide del Ventunesimo secolo con l’armamentario concettuale e ideologico del Settecento, ma succede. La convivenza fra persone di provenienze diverse, portatrici di diverse esperienze, stili di vita e convinzioni, pone problemi complessi. Per una curiosa reazione, molti invocano soluzioni illusoriamente semplici (fili spinati, muri, quote di immigrati, fogli di via ) rispolverando vecchissime teorie sull’insanabile differenza razziale fra popoli del nord e del sud. Il saggio in questione, al contrario, prova a stimolare qualche ragionamento. Prima di tutto, sulle responsabilità di molti scienziati nel fornire giustificazioni di comodo per lo schiavismo e il colonialismo; e poi su quanto le teorie della razza, che pure hanno generato sofferenze e conflitti enormi e reali, si siano rivelate irrealistiche, incoerenti e incapaci di farci comprendere la natura delle nostre differenze. “Gli africani siamo noi” racconta anche un po’ delle cose che abbiamo capito da quando la biologia ha abbandonato il paradigma razziale: parla di come nel nostro genoma restino tracce di lontane migrazioni preistoriche; e anche di come forme umane diverse, forse specie umane diverse, si siano succedute e abbiano coesistito, finché sessantamila anni fa i nostri antenati, partendo dall’Africa, si sono diffusi su tutto il pianeta.

copdonnecazzullo24 SETTEMBRE Quale donna prenderà la scrivania di Aldo Cazzullo? La domanda, anche se stravagante, è possibile. La risposta, se c’è, non si sa. Lo si potrebbe sapere leggendo l’ultimo lavoro del Cazzullo stesso. Si tratta del libro “Le donne erediteranno la terra”, edito da Mondadori, nella collana “Strade Blu”, al prezzo di 17,00 euro. Cazzullo racconta perché il nostro sarà il secolo del sorpasso della donna sull’uomo. I segni sono evidenti: a Berlino e a Londra governano due donne, una donna si affaccia per la prima volta sulla soglia della Casa Bianca. L’Italia resta un Paese maschilista; eppure sono donne la sindaca della capitale, la presidente della Camera, le direttrici delle principali carceri, l’astronauta più nota, la scienziata più importante. Ed è solo l’inizio. Le donne erediteranno la terra perché sono più dotate per affrontare l’epoca grandiosa e terribile che ci è data in sorte. Perché sanno sacrificarsi, guardare lontano, prendersi cura; ed è il momento di prendersi cura della terra e dell’uomo, che non sono immortali. L’autore ricorda il genio femminile, attraverso figure del passato e del presente, storie di grandi artiste e di figlie che salvano i padri o ne custodiscono la memoria. Racconta le battaglie che le donne conducono nel mondo e in Italia contro le ingiustizie che ancora le penalizzano, contro il masochismo che ancora le mette l’una contro l’altra o le induce a innamorarsi della persona sbagliata. E ricostruisce i mezzi con cui i maschi hanno imposto la loro egemonia per secoli, quando una femmina per rivendicare la propria libertà doveva diventare come un uomo, o almeno sembrarlo: da Giovanna d’Arco, arsa viva per non aver rinunciato all’abito maschile, alle “soldate” che si travestirono per combattere tutte le guerre.


copnaturaesposta23 SETTEMBRE Situazioni di contrabbando. Si raccontano nell’ultimo romanzo di Erri De Luca “La Natura Esposta”, pubblicato da Feltrinelli, nella collana “I narratori”, al prezzo di 13,00 euro. Il protagonista abita in una “terra di transiti”, sotto le montagne vicine al confine. Aiuta gli stranieri a passare oltre, di contrabbando. Chiede per la tratta lo stesso denaro che prendono altri, come il fabbro il fornaio. Però questo denaro lo restituisce una volta arrivati alla meta. Perché a lui “piace essere utile all’età che da queste parti va a finire al macero, al delirio alcolico, all’ospizio”. Ma la cosa attira l’attenzione, arriva ai giornali, lo chiamano “il santo dei monti, il contrabbandiere gentiluomo”. Al fabbro e al fornaio, amici d’infanzia a cui una volta ha salvato anche la vita, la cosa non piace e lui si vede costretto ad allontanarsi dal paese per un po’, a svernare in una città sul mare. Lui sa lavorare con le mani, plasma il marmo, e grazie alla fiducia di un parroco sudamericano trova un impiego per guadagnarsi da vivere lontano da casa: riparare un grande crocifisso marmoreo, opera di un artista del secolo scorso. La nudità del Cristo, la sua “natura esposta”, è stata coperta in passato da un panno che ora la chiesa vuole rimuovere per restituire alla statua il suo primo messaggio, ma lui scopre che sotto a quel panno c’è  un principio di erezione. È soltanto la prima delle scoperte che, nel corpo a corpo con la statua, si rivelano alle sue mani che scalpellano, che indagano, che cercano il significato di qualcosa che lo riguarda da molto vicino…


copsolite22 SETTEMBRE Vi fidate dell’Indipendent? A suo dire “Le solite sospette” di John Niven è “La cosa più divertente che leggerete quest’anno”. Il romanzo è stato pubblicato da Einaudi, nella collana “Stile Libero BIG, al prezzo di 18,50 euro. Susan, casalinga sessantenne, nel tempo libero attrice dilettante, è sposata con Barry un uomo tranquillo. Un giorno, l’inaspettata morte di Barry, ma soprattutto le bislacche circostanze del suo decesso, avvenuto in un’ alcova piena zeppa di sex toys, uno dei quali avrebbe tutta l’aria d’essere addirittura l’arma del delitto, le apre gli occhi, rivelandole non solo la reale natura del marito, ma anche d’essere non solo co-proprietaria del postaccio in cui è stato ritrovato, ma anche responsabile di una serie di debiti generati per finanziare più di trent’anni di perversioni nascoste. Cosa fare adesso? Come ripagare tutti i debiti ed evitare di farsi portare via anche la casa ipotecata? Sarà una serata in preda all’alcol in compagnia dell’amica Julie, a suggerirle una stramba ed estrema soluzione : una rapina in banca. Armata a questo punto della complicità di altre insospettabili signore, decide di dare il via ad un piano che, oltre ogni immaginazione andrà assurdamente a buon fine. Ora non bisogna far altro che sparire e riciclare al più presto tutto il denaro rubato…


copartistacoltello21 SETTEMBRE Begbie è tornato. Torna ne “L’artista del coltello”, ultimo romanzo di Irvine Welsh, pubblicato da Guanda, nella collana “Narratori della Fenice”, al prezzo di 18,00 euro. Voci Jim Francis è felice e realizzato: vive in California con la moglie Melanie e le loro due splendide bambine, e ha da poco scoperto una vena artistica che non sospettava di avere. Le sue sculture di creta, ritratti di personaggi famosi sottoposti a crudeli mutilazioni, riscuotono un grande successo. Strumenti preferiti? Lame di ogni tipo: non solo quelle convenzionali, ma anche coltelli da caccia, bisturi… eredità di un passato nascosto che preme per uscire in superficie. Jim Francis, infatti, ne ha percorsa di strada dagli spazi angusti e claustrofobici di Leith agli orizzonti aperti di una casa affacciata sull’oceano; ma lui non è altri che Frank Begbie, personaggio psicotico e violento di “Trainspotting”. Quando viene a sapere che il figlio Sean, con cui non ha più rapporti da anni, è stato ucciso a Edimburgo, Begbie decide di tornare in Scozia per il funerale. Qui, tutti si aspettano da lui una sanguinosa vendetta e soffiano sulle braci per risvegliare, sotto quel ferreo, apparente autocontrollo, la fiamma della sua indimenticata follia omicida.


coparmonia20 SETTEMBRE Voci profetiche. Sono quelle che narrano in “L’armonia segreta” di Geraldine Brooks, pubblicato da Neri Pozza, nella collana “I narratori delle tavole”, al prezzo di 18,00 euro. Questo libro è la storia di David, re di Israel, narrata da Natan, il Profeta, la voce della sua coscienza. Ha inizio nel tempo in cui Israel era un’esile lingua di terra abitata da un’accozzaglia di tribù armate di spade di rame, che non potevano nulla contro le armi forgiate dai Filistei, il Popolo del Mare che aveva accesso alle miniere di ferro. David era allora soltanto uno spietato brigante che non esitava, nelle sue crudeli imprese, a versare sangue innocente. Il suo passato di giovane pastore che, nelle grotte di Bet Lehem, traeva armonie segrete dalla sua arpa era stato dimenticato. Così come la sua fama di valente guerriero, capace di mettere in fuga i Filistei a Emeq Elah, uccidendo con un colpo di fionda ben assestato il gigante Golyat. A nulla valeva la constatazione che era diventato un brigante soltanto dopo che Shaul, il capriccioso re che lo aveva messo alla testa delle proprie armate, lo aveva costretto a darsi alla macchia dopo avergli scagliato contro una lancia. Quando si imbatte per la prima volta in lui, Natan è un ragazzino che il padre spedisce volentieri a pascolare capre oltre i torrenti che scendono dalla montagna. Daga in pugno, David e i suoi uomini penetrano di notte nel villaggio della sua famiglia e uccidono il padre e lo zio, colpevoli di aver rifiutato loro i necessari approvvigionamenti. All’alba, piangendo, di fronte all’assassino di suo padre, Natan proferisce delle parole che lui non riesce a sentire, ma che turbano profondamente David e i suoi compagni. Parole dettate da una Voce che parla attraverso il bambino. Parole che annunciano la grande profezia: il figlio di Yshay di Bet Lehem, il brigante traditore, sarà incoronato re di Yudah, farà un solo popolo delle tribù del Nome, fonderà il regno di Israel.


copsentierConoscete il Sentier? Se vi interessa approfondirlo orientatevi a “Il sentiero della speranza” romanzo noir di Dominique Manotti. Lo ha pubblicato Sellerio, nella collana “La memoria”, al prezzo di 15,00 euro.  Scoprirete anche l’autrice, se non la conoscete già, docente alla Sorbonne. Una piccola prostituta thailandese viene trovata morta in uno dei tanti laboratori tessili del Sentier, un quartiere abitato in prevalenza da lavoratori turchi clandestini. Siamo a Parigi nel 1980. Le indagini sono affidate al commissario Daquin del X Arrondissement: bello, colto, a capo di una squadra dai metodi non proprio ortodossi. Quella che all’inizio sembra una inchiesta di routine sulla prostituzione minorile, si rivela una intricata matassa in cui il traffico di armi e droga si mescola con pornografia e politica, mentre contemporaneamente scoppia la rivolta sindacale degli operai tessili del Sentier, capeggiati da Soleiman, informatore e amante del commissario. Un noir ad alta tensione, che potrebbe far pensare a Ellroy se ambientazione e personaggi non fossero così francesi; a tratti le atmosfere rimandano semmai a Simenon. Perché è la società parigina che Dominique Manotti racconta, con i suoi intrighi e le sue ambiguità. Vero protagonista del romanzo è il Sentier, un quartiere interamente clandestino, dove tutto si svolge sì al di fuori della legalità, ma che funziona perfettamente secondo le proprie regole.



copguidafirenze17 SETTEMBRE Ribellarsi è giusto? Anche a Firenze? Anche a Firenze! Lo dice Riccardo Michelucci in “Guida alla Firenze ribelle”, edito da Voland, nella collana “Finestre”, al prezzo di 18,00 euro. “Per secoli Firenze è stata… un’inesauribile fucina di idee rivoluzionarie e ha confermato di essere… un laboratorio d’innovazione e uno spazio di conflitto urbano dal quale sono spesso soffiati i primi venti del cambiamento sociale e politico del paese.” Assediata dai cantieri delle grandi opere, asservita alle esigenze del turismo di massa, Firenze è stata definita la “Disneyland del Rinascimento”, ma le sue strade conservano ancora soffi di libertà che ricordano tanti momenti di ”storia coraggiosa”, che legittimano un comprensibile orgoglio. Dal tumulto dei Ciompi a Michelangelo, da Savonarola ai Macchiaioli, da Dostoevskij a Dino Campana e a Don Milani, dagli uomini e le donne della Resistenza agli Angeli del fango: in ogni angolo di Firenze è viva la memoria di una città aperta e solidale, patria dei movimenti, capitale del pacifismo, luogo d’incontro e di dialogo tra i popoli e le religioni. Con postfazione di Ornella De Zordo.


copeconomiamente16 SETTEMBRE Avete azioni da vendere? Noi, no. Ma questo non ci frena dall’informare dell’uscita di “L’economia nella mente. Come evitare le trappole che fanno perdere soldi” di Paolo Legrenzi e Armando Massarenti. Lo ha pubblicato Raffaello Cortina, nella collana “Temi”, al prezzo di 12,00 euro. Il panorama economico degli ultimi anni ha incrinato le certezze dei risparmiatori, che devono decidere come investire in uno scenario incerto. Molti sostengono che la soluzione consista nel promuovere una maggiore alfabetizzazione finanziaria. Ma è davvero così? I due autori mostrano che, per non gettare al vento i nostri risparmi, la prima cosa da imparare è come funziona la mente e come evitare di prendere decisioni dettate dall’irrazionalità e dall’emotività. Spesso la pigrizia ci impedisce di cambiare le scelte di investimento del passato, la paura ci spinge a vendere un titolo azionario subito dopo il crollo di una Borsa. Se invece impariamo a evitare comportamenti irrazionali e a controllare le nostre emozioni, potremo investire i nostri risparmi dormendo sonni tranquilli (senza nascondere i soldi sotto il materasso).


copeffetto15 SETTEMBRE Cosa non si fa per i figli! Vedete Susan, protagonista di “Effetto Susan”, l’ultimo romanzo di Peter Hoeg, pubblicato da Mondadori, nella collana “Scrittori Italiani e Stranieri”, al prezzo di Susan Svendsen è una scienziata che si occupa di fisica quantistica, suo marito Laban un compositore affermato, assieme ai loro due gemelli adolescenti sono la Great Danish Family: la famiglia danese perfetta, ambasciatori culturali dell’Unesco, un simbolo per l’intera nazione. Durante un viaggio in India, però, la fotografia meravigliosa va in frantumi. Gli Svendsen sono accusati di una serie di reati, vengono divisi, rischiano di finire nella rete corrotta della giustizia indiana. Miracolosamente un funzionario danese riesce a tirare fuori Susan di prigione e a riportarli tutti in Danimarca. Ma la salvezza, e l’immunità dal processo indiano, hanno un prezzo. “Cosa faresti per riavere i tuoi figli?” “Qualunque cosa” risponde Susan. E così sarà. Le viene affidata una missione senza alternative: in una Copenaghen probabile e irreale, deve rintracciare i membri della misteriosa Commissione per il Futuro e il verbale della loro ultima riunione. Perché Susan? Perché lei ha un dono, far dire la verità a chiunque incontri. La partita è più pericolosa di quello che Susan poteva immaginare e la sua ricerca si trasforma presto in una lotta contro il tempo per scoprire gli indizi di un piano, forse mondiale, destinato a mettere in salvo solo pochi eletti prima di una imminente catastrofe planetaria.


coprumore14 SETTEMBRE Stalin vs Sostakovic. Questo il corpo a corpo, a distanza, che Julian Barnes narra in “Il rumore del tempo”, edito da Einaudi, nella collana “Supercoralli”, al prezzo di 18,50 euro. La mattina del 29 gennaio 1936 la terza pagina della “Pravda” commentava la recente esecuzione al Bol’soj della “Lady Macbeth del distretto di Mcensk” di Dmitrij Sostakovic titolando “Caos anziché musica” e accusando l’opera di accarezzare “il gusto morboso del pubblico borghese con una musica inquieta e nevrastenica”. Non si trattava solo della recensione negativa capace di rovinare la giornata di un artista. Neppure della stroncatura in grado di distruggergli la carriera. Nell’Età del terrore del compagno Stalin un editoriale del genere, e il conseguente stigma di nemico del popolo, poteva interrompere la vita stessa. E dunque puntuale, per il celebre Sostakovic, giunge il primo di una serie di colloqui con il Potere. È una trappola senza vie d’uscita quella che gli è stata tesa. Che fare? Piegarsi alla delazione o soccombere? Sostakovic si dispone all’attesa dell’ineluttabile. Al calar della notte, per dieci notti consecutive, esce dall’appartamento che divide con la moglie Nita e la figlioletta Galja e si sistema accanto all’ascensore che presumibilmente porterà i suoi aguzzini, meditando fino all’alba sul suo destino e quello del suo tempo. Ma le vie dei regimi sono imperscrutabili, l’interrogatore può facilmente trasformarsi in interrogato e il reprobo salvarsi, addirittura essere “perdonato”.


copstradabianca13 SETTEMBRE La passione può essere un’ossessione? O viceversa? La domanda non è illegittima riferendosi a “La strada bianca” di Edmund de Waal. Lo ha pubblicato Bollati Boringhieri, nella collana “Varianti”, al prezzo di 20,00 euro. In parte memoir, in parte racconto storico, in parte detective story, “La strada bianca” racconta la storia dell’ossessione per l’alchimia, l’arte, la ricchezza e la purezza. Con uno stile avvicente e insieme colloquiale, come in “Un’eredità di avorio” e ambra, Edmund de Waal evoca la mappa di un desiderio. Una narrazione intima, strutturata intorno a cinque viaggi attraverso i paesi dove la porcellana è stata sognata, perfezionata, collezionata e desiderata. Edmund de Waal, ceramista di fama mondiale, racconta la sua passione per l’“oro bianco” e tenta di capire il fascino misterioso dell’argilla e come la sua fragilità e il suo colore abbiano ossessionato e condizionato per secoli le sorti di uomini, regni, imperi e filosofie. Una manciata di minuscole sculture giapponesi ha ispirato a Edmund de Waal il noto libro “Un’eredità di avorio e ambra”. E una manciata di candidi detriti raccolta sul monte Kao-Ling, in Cina, spinge l’autore a esclamare “Questo è il mio inizio”. L’inizio di un viaggio sulle tracce dell’“oro bianco”, per raccontare la storia della porcellana.


copsegreti12 SETTEMBRE Città o museo? Istanbul o Roma? Con un solo libro quasi le due cose in una. Parliamo del recente “I segreti di Istanbul. Storie, luoghi e leggende di una capitale” di Corrado Augias, pubblicato da Einaudi, nella collana “Frontiere Einaudi”, al prezzo di 20,00 euro. Lo stesso autore dice: “L’impressione fu enorme. Come Roma, Istanbul è una città che si lascia scoprire. Intendo che mostra le sue stratificazioni, le molte vite, le tracce dei successivi regimi politici che l’hanno retta non meno delle diverse culture che hanno impresso il loro segno sugli edifici, le mura, i monumenti, perfino sugli spazi aperti come l’ippodromo, o le rive stesse del Mar di Marmara o del Bosforo; in altre parole questa è una città che va scrutata non soltanto in estensione, ma in profondità”Per scendere in profondità, per poter scrivere il romanzo di Istanbul, Augias segue lo stesso percorso già tracciato dal Premio Nobel Orhnan Pamuk con il suo romanzo “Istanbul”, aggiungendo però il punto di vista di chi è cresciuto tra le rovine e le stratificazioni di un’altra città-museo: Roma.


COPGIOIELLO3 LUGLIO Volete leggere un rompicapo? Ecco per voi “Il gioiello che era nostro” di Colin Dexter, edita da Sellerio, nella collana “La memoria”, al prezzo di 14,00 euro. Nella camera 310 di un lussuoso albergo storico di Oxford, un’anziana turista californiana viene rinvenuta morta, e la borsetta in cui custodiva un inestimabile gioiello antico destinato al museo Ashmolean è sparita. Sembra si sia trattato di un semplice infarto. E persino Morse ne è convinto. Ma il ritrovamento di un nuovo cadavere apre per il lunatico e solitario detective nuove piste. L’ispettore capo Morse, esperto enigmista, appartiene al genere degli investigatori logici, infallibili. Solo che è tutt’altro che infallibile. In ogni romanzo prende una o due piste perfette all’apparenza, che si rivelano clamorosi errori: «ma il suo intelletto era tale che ogni volta che una delle sue amate ipotesi subiva un grave colpo, era come stimolato a produrne una seconda ancora più attraente». Di modo che il lettore è trascinato in una giostra di indagini, ciascuna con raccolta di indizi, analisi, profilo del sospettato, ricostruzione del passato, trama del crimine e colpo di scena catastrofico. Fino all’illuminazione finale. Un metodo narrativamente geniale di unire il giallo deduttivo al poliziesco d’azione. Mentre l’ironia del narratore ha modo di scolpire una affollatissima galleria di personaggi che recitano il copione della loro vita. Sparisce un antico gioiello, il Puntale di Wolvercote, che un’ereditiera americana sta recando in dono a un museo di Oxford. Accade durante il “Tour Città Storiche dell’Inghilterra”, che riunisce una comitiva di ricchi e anziani americani. Poco prima, o poco dopo, il furto, la proprietaria resta fulminata con tutta evidenza da un infarto. Ma a collegare il furto con la morte della ricca signora è un omicidio, stavolta inconfondibile, quello del curatore delle antichità anglosassoni del museo, il professor Theodore Kemp, che dal prezioso lascito attendeva riconoscimenti accademici. Scrutando in ogni dettaglio, Morse scopre qual è il “gioiello che era nostro” alla base di una catena di morti dolorose.


COPSOSTANZA2 LUGLIO Dolomiti malefiche. Magari non ce le si aspetta, ma lo sono in “La sostanza del male” di Luca D’Andrea, edito da Einaudi, nella collana “Stile Libero BIG”, al prezzo di 18,50 euro. Nel 1985 Kurt Schaltzmann, Markus Baumgartner e sua sorella Evi vengono uccisi nel Bletterbach, una gigantesca gola nei cui fossili si può leggere la terribile storia del mondo. Qualcuno li ha letteralmente massacrati durante una tempesta. I loro cadaveri sono rinvenuti mutilati a tal punto da far dubitare che sia stato un essere umano a compiere un simile scempio. A distanza di trent’anni Jeremiah Salinger, un autore statunitense di documentari che ha sposato una donna del luogo, scopre la vicenda e ne viene risucchiato. Tutti, a Siebenhoch, la piccola cittadina dolomitica dove si è trasferito, gli consigliano in modo più o meno minaccioso di lasciar perdere. Anche suo suocero Werner, ex responsabile del soccorso alpino, uno degli uomini che hanno hanno ritrovato i corpi dei tre ragazzi; anche sua moglie Annelise, preoccupata per lui e per la figlioletta Clara. È come se quel fatto di sangue avesse portato con sé una maledizione. Come se nel Bletterbach si fosse risvegliato qualcosa di spaventoso che si credeva scomparso, qualcosa di antico come la Terra stessa.


COPLIBERTAVIAGGIA1 LUGLIO In carrozza. Si parte! Con “La libertà viaggia in treno” di Federico pace, pubblicato da Laterza, nella collana “I Robinson”, al prezzo di 15,00 euro. Londra-Parigi, Venezia-Atene, Cagliari-Olbia, Porto-Lisbona, Bergen-Oslo, Nizza-Marsiglia… Attraverso il Brennero e sull’orlo dell’Oceano. Città, mondi e vite che si incontrano sul filo di una ferrovia. Federico Pace riunisce in ciascun capitolo viaggi in treno che si assomigliano, come possono assomigliarsi i fratelli e le sorelle di una stessa famiglia. Qualcosa li tiene insieme, qualcosa di essenziale, eppure sono diversissimi tra loro. Per le geometrie con cui procedono, per le persone che incontrano e quelle che ti fanno incontrare, per i luoghi in cui ti portano e per i pensieri che ti fanno venire in testa. Racconti per tirare il filo di tante storie e riscoprire il viaggio nella sua forma più vera, antica e modernissima. Perché quando si parte in treno, si parte davvero.


COPPASSEGGERO30 GIUGNO Viaggio in mare con malocchio. Accade ne “Il passeggero del Polarlys” di Georges Simenon, edito da Adelphi, nella collana “Biblioteca Adelphi”, al prezzo di 17,00 euro. Ancor prima che, in una nebbia glaciale, il Polarlys lasci il porto di Amburgo, il capitano Petersen fiuta la presenza di quello che i marinai chiamano il malocchio, e intuisce che non sarà uno dei soliti viaggi. Anche se ci sono gli stessi ufficiali che conosce da anni, e l’abituale carico di macchinari, frutta e carne salata che in Norvegia verrà scambiato con uno di merluzzo, olio di foca e pelli di orso. Da subito, per dire, quell’olandese di diciannove anni che la compagnia gli ha mandato come terzo ufficiale non gli piace granché. Non gli piace davvero quel ragazzino, pallido e magro nella sua uniforme impeccabile, appena uscito dalla scuola navale E ancor meno gli piace il vagabondo che il capo macchinista ha raccattato sul molo per sostituire un carbonaio malato. Così come non può non preoccuparlo il fatto che uno dei cinque passeggeri sia scomparso nel nulla dopo essersi registrato. E soprattutto che tra quelli rimasti ci sia lei, Katia Storm: una specie di biondissima, filiforme, ambigua creatura, dotata di un guardaroba raffinato e di un fascino perturbante. Un’apparizione decisamente incongrua a bordo del tutt’altro che lussuoso Polarlys. Né gli eventi, anche sanguinosi, che si verificheranno a bordo via via che il mercantile si spingerà verso il buio e il gelo della notte polare saranno in grado di tranquillizzare il capitano…


COPFLAVIA29 GIUGNO Attenzione ai cetrioli. Da un campo di cetrioli parte tutta l’impalcatura di “Flavia de Luce e il delitto nel campo dei cetrioli” di Alan Bradley, ironico giallo edito da Sellerio, nella collana “La memoria”, al prezzo di 14,00 euro. Con questo libro è nata Flavia de Luce, la ragazzina di undici anni protagonista dei romanzi di Alan Bradley ambientati nell’Inghilterra del 1951. Un antico castello in rovina abitato dal Colonnello de Luce, filatelico silenzioso e introverso, padre di tre figlie esuberanti sempre in contesa tra loro; una madre morta misteriosamente anni prima e di cui tutti evitano di parlare; un laboratorio di chimica dell’età vittoriana ma perfettamente funzionante in cui Flavia trova rifugio e coltiva la sua passione per gli esperimenti. Questo romanzo si apre sulla porta di casa de Luce: qualcuno ha lasciato sulla soglia un uccello morto, nel becco è incollato un francobollo; ma non è tutto, a poca distanza, nel campo di cetrioli, Flavia quasi inciampa nel corpo di un uomo che muore proprio davanti ai suoi occhi mormorando un’ultima parola. Superato il primo momento di choc, la ragazzina si butta a capofitto in una indagine che la tocca da vicino; proprio la sera prima infatti ha intravisto la vittima parlare con il padre, senza dire del francobollo che sembra alludere proprio al colonnello.


COPPAZZOZAR28 GIUGNO Follie rivoluzionarie. Agitano il nobile Timo ne “Il pazzo dello zar”, romanzo di Jaan Kross. Lo ha pubblicato Iperborea al prezzo di 19,00 euro. Dopo nove anni di prigionia nella fortezza di Schlüsselburg, il barone Timo von Bock, dichiarato pazzo, viene confinato con la famiglia nei suoi possedimenti baltici, sotto la stretta sorveglianza di spie governative. Che crimine ha commesso questo brillante aristocratico e colonnello dell’Impero russo, ammirato da Goethe e amico intimo dello stesso zar Alessandro? Nato nella culla dei privilegi, Timo è colpevole della follia di non riuscire a scendere a patti con i propri ideali rivoluzionari, un liberale troppo avanti con i tempi, che rifiuta una principessa per sposare una contadina, che libera i suoi servi e tratta da pari i domestici, fino a scrivere allo zar, con la schietta lealtà che il sovrano esige da lui, un’infuocata denuncia contro il regime. Timo ingaggia una lotta a distanza con il sovrano, che tenta ogni genere di lusinga e di persecuzione per “guarirlo”, in un confronto tra l’intellettuale e il potere, lo spirito libero e il conformismo, e tra due eroi tragici fatalmente legati da un’impossibile amicizia. Jaan Kross si ispira a una reale vicenda storica per scrivere un romanzo contro l’oppressione, la stessa che i suoi Paesi Baltici continuano a subire, non più dai Romanov ma dall’Unione Sovietica. All’uscita di questo libro l’autore fu condannato a otto anni di prigionia, scontati in vari lager siberiani.


COPSUIGATTI26 GIUGNO Gatti cinici e ribelli. Sono quelli molto amati da Charles Bukowski e dallo stesso “accarezzati” in “Sui gatti”, pubblicato da Guanda, nella collana “Narratori della Fenice”, al prezzo di 14,00 euro. Charles Bukowski ha amato molto: le donne, l’alcol, i libri e la scrittura, il gioco d’azzardo… In queste pagine scopriamo un’altra passione del narratore degli angoli bui dell’America: i gatti. Maestose e bellissime, le “piccole tigri” hanno sempre affascinato Bukowski, che con i gatti ha scelto di condividere l’esistenza, lasciando che camminassero sui tasti della macchina da scrivere e che fossero testimoni compiaciuti delle sue sbronze e delle sue scorribande, letterarie e non. Lo scrittore descrive i felini come fieri combattenti, cacciatori spietati, maestri nell’arte della sopravvivenza, animali che sanno come dare e pretendere rispetto, senza mai tradire la loro vera natura, indipendente, ribelle e un po’ cinica, proprio come quella di Bukowski.


COPCINGHIALE25 GIUGNO Quando pensano i cinghiali. Può succedere a Corsignano, immaginario paesino, tra Toscana e Umbria, dove si dipana la storia de “Il cinghiale che uccise Liberty Wallace” di Giordano Meacci. Lo ha pubblicato Minimum fax, nella collana “Nichel”, al prezzo di 16,00 euro. A Corsignano la vita procede come sempre. C’è gente che lavora, donne che tradiscono i propri uomini e uomini che perdono una fortuna a carte. C’è una vecchia che ricorda il giorno in cui fu abbandonata sull’altare, un avvocato canaglia, due bellissime sorelle che eccellono nell’arte della prostituzione e una bambina che rischia la morte. E c’è una piccola comunità di cinghiali che scorrazza nei boschi circostanti. Se non fosse che uno di questi cinghiali acquista misteriosamente facoltà che trascendono la sua natura. Non solo diventa capace di elaborare pensieri degni di un essere umano, ma, esattamente come noi, diventa consapevole anche della morte. Troppo umano per essere del tutto compreso dai suoi simili e troppo bestia per non essere temuto dagli umani: “il Cinghiale che uccise Liberty Valance” si ritrova all’improvviso in una terra di nessuno che da una parte lo getta nella solitudine ma dall’altra gli dà la capacità di accedere ai segreti di Corsignano, riuscendo a leggere nella testa e nel cuore dei suoi abitanti.


COPVEDOVABARTON24 GIUGNO Donne insospettabilmente cattive. Tipo la Jeanie protagonista de “La vedova”, thriller d’esordio di Fiona Barton. Lo ha pubblicato Einaudi, nella collana “Stile Libero BIG”, al prezzo di 18,50 euro. Guai a fidarsi degli uomini che al ristorante ordinano per le rispettive compagne senza averle prima interrogate sulle aspettative culinarie. Una scorsa veloce del menù è un lusso che non andrebbe mai negato ad alcuna donna. Purtroppo a Jeanie questo lusso, anzi questo diritto, fu a suo tempo negato da quel tirannico sopraffattore dalle tendenze misogine noto anche con il nome di Glen Taylor, il defunto marito. In quel gesto era raccolta “in nuce” la vocazione alla prepotenza, o quantomeno un segno di una incipiente psicopatia. Ad avviso di Jeanie, sia chiaro. Glen infatti, al netto della scarsa considerazione dei gusti della moglie, secondo la sua versione era soprattutto un mostro avvezzo al rapimento di bambine, o almeno così sospetta anche la polizia. I presunti indizi sull’ignobile condotta dell’uomo tuttavia non si sono mai tradotti in prove schiaccianti. La morte di Glen, avvenuta per un banale incidente automobilistico (un evento totalmente slegato dalle indagini?) ha vanificato la possibilità di avere la sua versione dei fatti ma soprattutto ha sottratto alla polizia l’unico indagato. Ora, invece del processo, è più importante placare la fame di gossip della massa, già avvinta dalla storia dell’ingenua parrucchiera dei suburbs fatalmente abbagliata e ingannata a 17 anni da un uomo poi rivelatosi un mostro. Della presunzione d’innocenza i giornali non sanno cosa farsene, quel fino a prova contraria, con cui ci mangiano da una vita gli autori delle crime story televisive, ha stufato. Dalle vittime si è spremuta ogni lacrima e il pubblico, si sa, è implacabilmente affetto da deficit di attenzione e urge sollecitarlo con dosi massicce di gore. La stampa ha quindi un disperato bisogno di una nuova prospettiva sul delitto. Quale migliore occasione di un’intervista alla moglie del carnefice? Stranamente Jeanie non oppone resistenza al battage mediatico che non vede l’ora di investirla, anzi lo favorisce, offrendosi lei stessa di rilasciare l’intervista con cui promette di raccontare la definitiva versione dei fatti. Forse ha bisogno di urlare la propria innocenza, per poter convincere il pubblico, e magari se stessa, che una donna può convivere con un killer senza essere sua complice. Qualcosa tuttavia non quadra nella vita di Jeanie. Non sembra quella donna passiva, innocua e sottomessa che si sforza di sembrare. Più ci si addentra nell’intervista e più ci si accorge che nasconde qualcosa. In fondo quegli indizi su Glen non sono poi così probatori e del presunto killer emerge invece un’immagine meno mostruosa di quanto ci si aspettava. Troppe contraddizioni colpiscono Kate Walter, la giornalista che aveva accolto come manna scesa dal cielo l’esclusiva. Che questa messinscena sia parte di un piano? Che Jeanie stia usando i media per costruirsi degli alibi? Che la colpa di Glen fosse soltanto la spavalderia al ristorante?


COPRITROVARSI23 GIUGNO Dalla Provenza a Parigi.Su questa felice asse si sviluppa il romanzo, non allegro, “Ritrovarsi a Parigi” di Gajto Gazdavov, pubblicato da Fazi, nella collana “Le strade”, al prezzo di 15,00 euro. Dopo la morte della madre, Pierre Fauré lascia Parigi per trascorrere il mese d’agosto in Provenza da François, un vecchio amico ritrovato per caso. L’incontro con la foresta, i suoi sentieri, la sua luce, la sua immutabilità e il suo silenzio fa intuire a Pierre, un uomo semplice, contabile di una piccola impresa, l’esistenza di un regno insospettato dove il tempo, lo spazio e le sensazioni sembrano essersi immobilizzati in bilico fra sogno e realtà. Ma c’è un altro incontro ad attenderlo: è Marie, che un giorno appare sulla soglia della stanza che lo ospita, un “povero animale malato” che François ha trovato sul ciglio della strada nell’estate del 1940 e ha salvato dall’internamento in manicomio. È lei a innescare in Pierre un moto di rivolta per l’inutilità della propria vita. Contro il parere di tutti decide di portarla con sé a Parigi, dove per mesi si ostina a cercare di far uscire la giovane donna dal limbo dell’inconsapevolezza e dell’oblio nel quale è sprofondata. Solo un miracolo potrebbe salvarla. E forse così accadrà.


 COPSECONDAGENERAZIONE22 GIUGNO Cavalcando il Novecento. Quello americano, che è descritto da Howard Fast in “Seconda generazione”, pubblicato da e/o, nella collana “Gli intramontabili”, al prezzo di 18,00 euro. È qualcosa di più che una vaga sensazione di irrequietezza quella che agita la giovane Barbara Lavette nella caldissima estate di San Francisco del 1934. Sua madre Jean, erede dell’impero finanziario dei Seldon, desidera per lei un destino all’altezza del nome che porta mentre il patrigno, uno dei più ricchi armatori della East-Coast, è disposto a pagare i migliori college di New York pur di tenere alla larga quella ragazzina e le sue sciocche idee di equità sociale. Ma Barbara non può dimenticare che nelle sue vene scorre il sangue dei Lavette. Lo stesso di suo padre, Danny, che era stato uno degli uomini più ricchi della California prima di liberarsi del suo patrimonio per inseguire una vita più semplice e autentica. Quando sul fronte del porto scoppiano gli scioperi che insanguineranno la città, Barbara capisce che non può tollerare la repressione ordinata dal patrigno e che è venuto per lei il tempo di cercare il suo posto nel mondo. Lo trova a Parigi, in qualità di corrispondente per una raffinata rivista newyorchese. E fra le braccia di Marcel, giornalista di Le Monde. Ma presto la Storia travolge ogni cosa. La guerra civile spagnola le porta via il suo primo grande amore, ferito durante una spedizione al seguito delle Brigate Internazionali. Ed è forse per dimenticarlo che poco dopo Barbara, investita di una missione segreta, si reca nella Berlino nazista dove si decidono le sorti dell’Europa. Nel frattempo, a San Francisco, suo fratello Tom scopre nel patrigno un interlocutore molto interessato alle sue idee sul futuro della fortuna dei Seldon e comincia a ordire una trama per tagliare Barbara fuori dall’impero economico di famiglia… “Seconda generazione” segue “Vento di San Francisco”, il primo capitolo della saga dei Lavette, una vera cavalcata nel Novecento americano dagli anni ’30 al secondo dopoguerra.


COPROSSO21 GIUGNO Rabarbaro dappertutto. Il rabarbaro si sente e si avverte molto nel romanzo di Adur Ava Olafsdottir “Il rosso vivo del rabarbaro”, pubblicato da Einaudi, nella collana “Supercoralli”, al prezzo di 16,00 euro. C’è un piccolo villaggio sul mare dove la vita trascorre bislacca e tranquilla. Mentre gli uomini sono fuori a pescare, le donne si dedicano alla cucina, cantano nel coro della chiesa, recitano nella compagnia teatrale amatoriale, vanno a lezione di cucito e si scambiano barattoli di marmellata di rabarbaro. Lí il rabarbaro è dappertutto: la flessibilità del suo gambo disegna il profilo degli isolani e il rosso vivo ne colora le vite e le passioni. Nella parte alta del villaggio, in una casa rosa salmone, abitano Nína e Ágústína. Nína è una donna pratica e saggia che ha allevato Ágústína senza essere sua madre. La vera madre è un’ornitologa sempre in giro per il mondo occupata dalle sue ricerche sugli uccelli. Madre e figlia si scrivono lettere. Ágústína non ha mai conosciuto suo padre, esperto di balene, ma periodicamente gli invia messaggi in bottiglia o telepatici. Nel seminterrato della casa c’è poi l’officina di Vermundur, uno dei rari uomini del villaggio a non uscire per mare. Vermundur è uno che aggiusta tutto, che introduce nel villaggio i primi tostapane e i primi televisori provenienti dall’estero e che produce paralumi. Ma nel villaggio c’è soprattutto Ágústína, un’adolescente speciale: a causa di una malattia alle gambe cammina con le stampelle. Anche la visione del mondo della ragazza è particolare: in un certo senso Ágústína non riesce a vedere e percepire le cose del mondo con normale distacco. La fanciulla è una sorta di «creatura della natura». Concepita tra i campi di rabarbaro, è lí che trascorre molto del suo tempo. O tra il rabarbaro, o sulla spiaggia, quando la bassa marea lo permette. Ágústína vive una vita intellettualmente indipendente, portando avanti le sue convinzioni. È anche una specie di genio matematico, un genio sregolato che non segue i normali metodi di studio e di analisi, per cui capita che di tanto in tanto metta in difficoltà il suo insegnante con quesiti che sono veri e propri arcani. E soprattutto Ágústína ha un sogno da realizzare, o meglio un obiettivo da raggiungere. Scalare, con le sue “gambe matte”, La Montagna dietro casa, ottocentoquarantaquattro metri di terra protesa verso il cielo. Per farlo avrà certamente bisogno di buone scarpe ma Nína le regalerà un paio di scarponcini da trekking per il suo compleanno… E, chissà, una volta giunta in cima, insieme al vento della vetta, potrà accarezzarla anche l’idea di crescere.


COPARTISTA19 GIUGNO Partendo da Pollock. Partendo da Pollock si arriva a “L’artista”, romanzo si Barbara A. Shapiro. Lo ha pubblicato Neri Pozza, nella collana “I narratori delle tavole”, al prezzo di 18,00 euro. Danielle lavora da Christie’s, la casa d’asta, dove in cambio di scarsi benefit e di un irrisorio assegno bimestrale, perizia opere d’arte che riguardano spesso l’espressionismo astratto, il primo movimento artistico americano che, nel dopoguerra, ebbe risonanza internazionale grazie ad artisti come Jackson Pollock, Mark Rothko e Willem de Kooning. Il cubicolo del suo ufficio non è esattamente l’atelier d’artista in cui da ragazza si immaginava di vivere, tuttavia ha in qualche modo a che fare con la sua passione per l’arte. Passione che le è derivata dai racconti di suo nonno su una sua misteriosa prozia: Alizée Benoit. Secondo la leggenda di famiglia, Alizée aveva lavorato per la divisione dedicata all’arte della Works Progress Administration, uno dei programmi del New Deal per la creazione di posti di lavoro. Lì aveva conosciuto e frequentato Pollock, Rothko, de Kooning, Krasner, e altri famosi artisti dell’avanguardia americana della fine degli anni Trenta. Suo nonno sosteneva che erano suoi amici, e perfino amanti, e che lei, come pittrice, ebbe un’influenza profonda sul loro operato. Secondo sua madre, invece, si tratta di semplici congetture senza fondamento. La prozia Alizée era scomparsa in circostanze misteriose nel 1940 e non poteva, perciò, rivelare la verità. L’affascinante leggenda familiare sarebbe destinata a restare tale per Danielle, se la giovane esperta d’arte di Christie’s non ricevesse un giorno delle opere di Pollock, Rothko, Krasner e de Kooning…


COPULTIMAFERMATA18 GIUGNO In viaggio sull’Orient-Express. Non sarà proprio un viaggio di piacere quello che propone Gregor von Rezzori in “L’ultima fermata”, edita da Guanda, nella collana “Narratori della Fenice”, al prezzo di 20,00 euro. La storia del ricco sessantacinquenne armeno-newyorkese che all’improvviso, spinto da un impulso oscuro, “pianta tutto” (affari, moglie, amante) e parte per un viaggio à rebours che, attraverso mezzo mondo, lo conduce prima a Vienna e a Venezia e poi, addirittura, a imbarcarsi sull’Orient-Express, il mitico treno di lusso appena restaurato, è l’occasione romanzesca che Gregor von Rezzori usa per delineare un possibile tratto “caratteriale” del nostro Occidente pingue e pieno di paure: l’impossibilità di destino individuale. In un mondo ormai omologato, dove tutto è perfettamente riproducibile, e quindi usabile, anche le cosiddette “crisi esistenziali” hanno un qualcosa di comune e prevedibile, attraverso luoghi, a loro volta, comuni e prevedibili. Così alla Venezia del mito, quella di Byron e di D’Annunzio, di Goethe e di Thomas Mann, si sovrappone quella odierna, percorsa da orde di consumatori di cultura, e al leggendario treno di lusso dei romanzi di Dekobra e di Agatha Christie si affianca quello di adesso, perfettamente riprodotto per diventare una lucrosa “operazione nostalgia”. Questo romanzo, che nelle ambizioni del narratore vuole stare in equilibrio tra rievocazione sentimentale e critica aspra e sconsolata del presente, è anche un documento della crisi del nostro mondo occidentale.


COPCHECOSE17 GIUGNO State immaginando? Immaginate allora di farvi sollecitare da “Che cos’è l’immaginario” di Slavoj Zizek. Lo ha pubblicato il Saggiatore, nella collana “Piccola cultura”, al prezzo di 21,00 euro. Come sottrarci alla tempesta di immagini, informazioni, relazioni tecnologiche da cui siamo sommersi? Dove trovare un punto saldo cui ancorare la percezione della realtà che ci circonda? Un tempo, dice Slavoj Zizek, le cose erano più semplici: si potevano criticare le ideologie come “mistificazioni” proprio facendo appello al senso di realtà. Oggi, invece, bisogna procedere al contrario: da quando la realtà si è fatta virtuale, la si deve criticare partendo dal suo supplemento illusorio: dal lato dell’immaginario. Uno dei compiti principali della filosofia oggi sarebbe dunque sottoporre a critica lo statuto dell’immaginario e il suo rapporto con la realtà; se non che Zizek ci dimostra che le cose non stanno così: la distinzione tra realtà e immaginario è falsa, ed è reale e immaginaria essa stessa. Zizek intreccia i più grandi pensatori della storia con i più eterogenei esponenti della cultura popolare e congegna un sistema di pensiero che esamina la nozione di immaginario, il modo in cui esso influenza il piacere e ne contiene gli eccessi, lo strutturarsi del feticismo e infine il mutamento della soggettività nell’era digitale. “Che cos’è l’immaginario” era uscito anni fa con il titolo “L’epidemia dell’immaginario”; ora il Saggiatore lo ripropone in un’edizione fortemente rivista.


COPACCIAIO16 GIUGNO La violenza dell’acciaio. E quella della Storia in “Acciaio contro acciaio” di Israel J. Singer. Lo ha edito Adelphi, nella collana “Biblioteca Adelphi”, al prezzo di 16,00 euro. Le strade roventi popolate da orde di mendicanti, da cortei funebri, da bande militari tedesche che incedono con grande strepito, dai temuti Ussari della morte che sfilano in tutto il loro minaccioso splendore, da individui affamati e senza casa che si aggirano con espressione apatica, indifferente. Il gigantesco cantiere sulla Vistola dove gli operai russi, ebrei e polacchi si sfiancano assonnati e indolenziti, perennemente sovrastati dal fragore delle onde, dal rombo dei macchinari, dal ruggito delle voci che sbraitano in varie lingue. È la Varsavia che accoglie Binyamin Lerner, reduce da nove mesi sul fronte galiziano nella fanteria dello zar. E più che mai deciso a sopravvivere, anche a prezzo della diserzione, a conquistare il suo destino in un mondo che si sta rivoltando dalle fondamenta: a contrastare, acciaio contro acciaio, l’inesorabile violenza della Storia. Una violenza che Singer ha vissuto sulla propria pelle e che passa sulle spalle di Binyamin dal vertiginoso caos di Varsavia a una comune agricola in Polesia e infine a Pietroburgo, cuore della Rivoluzione.


COPLETTERETORTORA15 GIUGNO Bambini, pazzi, magistrati. Queste tre tipologie di umani sono accomunate, secondo l’autore del libro, da una comune condizione di “irresponsabilità”. L’autore è Enzo Tortora e il libro è “Lettere a Francesca”, pubblicato da Pacini Editore, nella collana “Diritto”, al prezzo di 18,00 euro. Per chi fosse troppo giovane per ricordarlo si va indietro di oltre trent’anni. Venerdì 17 giugno 1983 tutti i media nazionali hanno una sola notizia “Enzo Tortora è stato arrestato”. Il popolarissimo giornalista e conduttore radiotelevisivo viene prelevato a Roma, alle quattro di mattina, dai carabinieri e tradotto al comando del relativo Reparto Operativo. L’accusa è pesante: traffico di stupefacenti e associazione a delinquere di stampo camorristico. Il tutto suffragato dalle dichiarazioni di tre pregiudicati, cui si aggiungeranno quelle di altri otto camorristi imputati nel processo alla NCO e quelle, sempre bugiarde, di un pittore e della di lui moglie. Alla fine della storia si conteranno tredici false testimonianze e il concorso all’accusa di diciannove delinquenti, fra pentiti e non. Tortora fu condannato a dieci anni di reclusione il 17 settembre 1985, per poi essere definitivamente assolto, con formula piena dalla Corte d’appello di Napoli, quasi un anno dopo, il 15 settembre 1986. Fanno in tutto tre anni e tre mesi o, se si preferisce, quasi duemila giorni di calvario e di confronto quotidiano con il senso di ingiustizia. La sofferenza e i pensieri di Tortora si rappresentano in una lunga serie di lettere che scrisse alla sua compagna, Francesca Scopelliti. Francesca propone al ricordo una scelta di queste lettere, riflessive, dolorose, dignitose. Vale la pena di leggerle non solo come memoria di un uomo noto e amato, ma anche come necessità civile di riflettere su alcuni poteri. Quello della magistratura, certamente. Ma anche quello del mondo dell’informazione, che, all’epoca, non sempre fu all’altezza del compito. A proposito di lettere, senza anticipare quelle di Tortora raccolte nel volume, due “diversi pareri. Il primo di Enzo Biagi che, pochi giorni dopo l’arresto, scrisse a Pertini: “Signor Presidente della Repubblica, non le sottopongo il caso di un mio collega, ma quello di un cittadino. Non auspico un suo intervento, ma non saprei perdonarmi il silenzio. Vicende come quella che ha portato in carcere Enzo Tortora possono accadere a chiunque. E questo mi fa paura.”. Il secondo di Camilla Cederna che, pur essa molto rapidamente, si schiera con il consistente plotone d’accusa: “Mi pare che ci siano gli elementi per trovarlo colpevole: non si va ad ammanettare uno nel cuore della notte se non ci sono delle buone ragioni. Il personaggio non mi è mai piaciuto.”. Quel “non mi è mai piaciuto” fa un po’ rabbrividire.


COPMORTEEX14 GIUGNO Storie di micro malignità. Sono messe su carta da Francesco Recami in “Morte di un ex tappezziere”, pubblicato da Sellerio, nella collana “La memoria”, al prezzo di 14,00 euro. Amedeo Consonni, il tappezziere pensionato protagonista di avventure rocambolesche e di investigazioni paradossali, è morto. Non di morte naturale, però. Ma come si è arrivati a quell’esito fatale? Occorre tornare un po’ indietro. Angela, la professoressa Mattioli vicina di casa e matura fidanzata del tappezziere, ufficialmente è andata a Bruxelles dalla figlia, ma è via anche per certi affari misteriosi. Un po’ immalinconito, Amedeo si trova ad affrontare la solitudine e prende una di quelle sbandate senili per una giovane barista, una bella ragazza dell’Est, che sembra in cerca di un padre o non è insensibile verso chi la tratta con antica cavalleria. Consonni si strugge d’amore. Intanto la vita della Casa di ringhiera procede nella micro malignità di tutti i giorni: il vecchio De Angelis tende le sue trappole al cagnetto che gli lorda la BMW e al suo padrone, l’ex alcolizzato e detossificato Claudio subisce le angherie della finta invalida signorina Mattei-Ferri, Donatella è incalzata da un corteggiatore, i peruviani del secondo piano diffondono chiasso festaiolo. Tutto come al solito. Questo piccolo teatro della crudele normalità è scombussolato dall’irrompere di due intrecci criminosi. La passione trascina Consonni in una storia infame di sfruttamento e traffici schiavistici di giovani donne, mentre un cospicuo panetto di droga, nascosto da due spacciatori di via Padova, viene scoperto da alcuni inquilini della ringhiera…


COPANDARETEATRI12 GIUGNO Dove non si è mai soli. E dove? Ma in teatro! E lo dettaglia con puntualità e dovizie Nicola Fano in “Andare per teatri”, pubblicato da il Mulino, nella collana “Ritrovare l’Italia”, al prezzo di 12,00 euro.  L’Italia è forse l’unico paese occidentale che ospiti teatri di ogni epoca: vederli equivale a ripercorrere l’intera storia del teatro. Mirabili teatri greci come quello di Siracusa e altrettanto ben conservati teatri romani, teatri rinascimentali come l’Olimpico di Vicenza e il teatro di Sabbioneta, teatri barocchi come La Pergola di Firenze, magnifiche sale settecentesche, dal Teatro Argentina a Roma alla Scala a Milano. Non mancano miriadi di teatrini di Palazzo e splendidi teatri novecenteschi, dal liberty puro dello Jovinelli di Roma ai numerosi teatri multifunzionali odierni. Fregi, piante delle sale, macchinari d’epoca, foyer e camerini sono rappresentazioni (del resto siamo nel mondo dello spettacolo) delle società che quei luoghi hanno frequentato e immaginato. L’agile libro racconta di 71 teatri e luoghi di palcoscenico disseminati, anche se non tutti in funzione) fra 38 città e paesi d’Italia.


COPNUTRIRSI11 GIUGNO La mia casa è la mia cucina. Consigliamo vivamente questo libro, perché vogliamo bene a tutte le persone che lo hanno scritto (anche se non le conosciamo) e cominciamo a non poterne più di master chef et similia (che si fanno conoscere  anche troppo). Il libro è “Nutrirsi di altrove” ed è pubblicato da Polistampa al prezzo di 16,00 euro. Le autrici sono diciassette donne e insieme fanno tanto mondo che si è ritrovato qui insieme a noi. Si va da Aminat (che viene dalla Nigeria e mangia volentieri la pasta alla carrettiera) a Yolanda (che arriva dal Perù e non ama i sottaceti italiani. Con piena comprensione di scrive, che non ama i sottaceti e basta). Sono arrivate in Italia quasi tutte dai Sud e hanno tutte una piccola storia personale da raccontare: come sono giunte in Italia, chi le ha accolte, cosa rimpiangono del paese di origine, quali sono i loro sogni e le loro aspirazioni. Lontane dalle loro radici, ci parlano anche di cucina: perché il cibo è spesso un modo per sentirsi più vicine a casa e per affievolire i momenti di nostalgia. Così, in questo libro, ognuna regala una ricetta “sua” e del paese che ha lasciato. Forse è troppo facile dire che l’integrazione si può raggiungere anche a tavola. Ma dirlo è certamente saporito. Ed è un sapore che sa davvero, senza tanti falsi, di luoghi, storie e persone. “Nutrirsi di altrove” è “progettato” e curato da due associazioni. Una è “Associazione Transafrica Sviluppo” e si occupa da vent’anni di sostenere la popolazione nomade Tuareg. L’altra è “Associazione Hypatia – Donne in volontariato” ed è nata da un gruppo di donne provenienti da vari paesi del mondo.


COPTREGIORNI10 GIUGNO “E se fosse successo a me?” Questa domanda percorre “Tre giorni e una vita” di Pierre Lemaitre. Il libro è pubblicato da Mondadori, nella collana “Scrittori italiani e stranieri”, al prezzo di 18,00 euro. Natale 1999. A Beauval, una piccola cittadina della provincia francese, Antoine, dodici anni, figlio unico di genitori separati, vive con la madre Blanche, una donna rigida e opprimente, conducendo una vita piuttosto solitaria. Il padre da anni si è trasferito in Germania e ha pochi contatti con lui. Antoine non lega molto con i coetanei e il suo migliore amico è Ulisse, il cane di Roger Desmedt, il suo vicino di casa. Il giorno in cui Desmedt, un uomo rozzo e brutale, uccide Ulisse, Antoine, sconvolto e disperato, in un accesso di rabbia cieca compie un gesto che in pochi secondi segnerà per sempre la sua esistenza. Terrorizzato all’idea di essere scoperto, Antoine passa giorni di angoscia indescrivibile, immaginando scenari futuri cupi e ineluttabili. Ma, proprio quando sembra che per lui non ci sia più scampo, un evento imprevisto sopraggiunge rimettendo tutto in gioco. In “Tre giorni e una vita” Pierre Lemaitre ricostruisce, con il bisturi del chirurgo, l’atmosfera di una piccola comunità scossa da un evento tragico. E si insinua tra le pieghe dell’animo umano. E di fronte a un caso di coscienza talmente reale è quasi impossibile non chiedersi “e se fosse successo a me?”.


COPPOSTSCRIPTUM9 GIUGNO Non basta la fama. Non è basta al divo protagonista di “Post Scriptum”, il romanzo di Alain Sulzer. Lo ha pubblicato Sellerio, nella collana “Il contesto”, al prezzo di 16,00 euro. Nel gennaio del 1933, in un lussuoso hotel delle Alpi Svizzere, trascorre qualche settimana di riposo il più popolare attore di lingua tedesca. Dopo il sensazionale successo dell’esordio quando ha già trentacinque anni, in un film muto con un’attrice sconosciuta che si farà strada, Marlene Dietrich, è diventato un idolo, un seduttore, un sogno, e non solo in Germania. Adesso, in quei giorni invernali, protetto dal personale e dai proprietari dell’albergo che sorvegliano con discrezione le sue ore di tranquillità, Lionel Kupfer sembra godersi la villeggiatura e concentrarsi sul prossimo ruolo cinematografico. La sua presenza, nonostante le attenzioni, non passa inosservata. Nell’ufficio postale del paese lavora il giovane Walter, fervente e rispettoso ammiratore dell’attore, che una sera va all’albergo per vederlo da vicino. E di lì a poco arriverà anche Eduard Steinbrecher, un mercante d’arte viennese a cui Kupfer è da tempo legato. Si va preparando, in quel luogo di cosi ordinata apparenza, remoto rifugio di un’Europa inquieta, un futuro inaspettato. L’uomo e l’intero continente sono sul punto di scivolare in un baratro senza ritorno. Kupfer è ebreo, e neppure la fama può proteggerlo dalla ferocia dell’odio antisemita. Di colpo il divo dagli occhi azzurro acqua non è più il benvenuto in Germania. Davanti a lui, nella quiete improvvisamente crudele di un accogliente soggiorno, si delinea la definitiva conclusione della sua carriera.


COPPENELOPE8 GIUGNO Fare la cosa giusta. Come l’eroina del romanzo di Becky Sharp “Penelope Poirot fa la cosa giusta”, edito da Marcos Y Marcos, nella collana “Gli alianti”, al prezzo di 17,00 euro. Con il sangue che le scorre nelle vene, Penelope Poirot sprizza talenti: la vocazione per risolvere misteri, la propensione a vivere artisticamente, il palato fine e la penna feroce di una critica gastronomica perfetta. La passione, si sa, quando arde divora, e Penelope Poirot è provata nello spirito quanto ammorbidita nel corpo; stile Botticelli, dice lei, stile krapfen, pensa e non dice Velma Hamilton, la sua nuova, perplessa segretaria. È il momento di cambiare, di partire: c’è una clinica salutistica, nelle colline del Chianti, che promette di depurare corpo e mente. Ha un bel sapore gotico, avvolta così dai rampicanti, stemperato dalla luce dorata che occhieggia dalle persiane. A cena il cibo è mesto, ma il bellissimo giardiniere sa come fartelo dimenticare. La donna alta e misteriosa scatena rivalità, odio e simpatia; la famosa scrittrice il desiderio insopprimibile di rubarle il marito. Penelope non rinuncia al tacco dodici e alla volpe bianca neppure quando trascina Velma ad abbandonare ogni principio in osteria, e basta una pasticca alla violetta per coprire un altro vizio clandestino. Poi, nelle sedute libido-dinamiche, scavano tutti insieme buche immaginarie per disseppellire i segreti. Operazione non priva di rischi: certi segreti, allo scoperto, esplodono. C’è odore di gelo nell’aria di novembre, e il delitto, quando accade, è sulla neve bianca. Neve che cade imperterrita sull’assassino, sulle prossime prede, sulla nuova trappola.


COPFIGLIE7 GIUGNO Due attempate ballerine. Danzano nel romanzo di Angela Carter “Figlie sagge”, pubblicato da Fazi, nella collana “Le strade”, al prezzo di 18,00 euro. È il 23 aprile (data di nascita di Shakespeare) e le gemelle Dora e Nora, attrici e ballerine di seconda categoria, si apprestano a festeggiare i loro settantacinque anni. Suonano alla porta: su un cartoncino bianco arriva l’invito alla festa del padre, il celebre attore Melchior Hazard, che nello stesso giorno di anni ne compie cento, e che di riconoscerle non ne ha mai voluto sapere. C’è da decidere cosa indossare! Così si apre “Figlie sagge”, la storia di due donne libere ed eternamente giovani che, nate nel lato sbagliato della città, quello più misero, sono sempre state attratte dal bagliore del mondo dello spettacolo. Dall’infanzia anticonvenzionale, alla strampalata carriera, fino ai vibranti settant’anni, la vita delle due gemelle è un susseguirsi di episodi grotteschi: fra identità scambiate, fidanzati presi in prestito, spettacoli improvvisati e feste che culminano in incendi, quello di Dora e Nora è un mondo dove le regole non sono ammesse e la spregiudicatezza regna sovrana. Si apre un mondo popolato di personaggi improbabili, con l’ingombrante presenza di una bizzarra famiglia allargata: una compagine di teatranti dalle alterne fortune, in cui le coppie di gemelli si moltiplicano in maniera inestricabile e spesso incestuosa. Il romanzo, disseminato di punti di umorismo pungente, è anche una impertinente provocazione contro il tabù sessuale e la distinzione fra legittimo e illegittimo. E un invito alla spensieratezza, al piacere, alla gioia di vivere.


COPARCHIVISTA5 GIUGNO Chi va con lo Zoppo… Lo Zoppo è il protagonista de “L’archivista”, l’ultimo giallo (anche se ora si dice noir) di Loriano Macchiavelli. Il libro non ci sembra però zoppicante. Lo ha edito Einaudi, nella collana “Stile Libero BIG”, al prezzo di 14,00 euro. I colleghi della questura di Bologna lo chiamano lo Zoppo, ma attenti a non farsi sentire, per non essere colpiti dal suo immancabile bastone. L’incidente gli ha massacrato la gamba destra, ma non l’ha persuaso al pensionamento anticipato: d’altronde per essere un buon investigatore non servono gambe, serve testa. Però il suo superiore Raimondi Cesare, lo stesso di Sarti Antonio, lo ha confinato a protocollare pratiche. E Poli Ugo si vendica, indagando a titolo del tutto personale su casi archiviati come insoluti, tra cui quello di uno scippatore che ha derubato una ragazza ed è fuggito a bordo di un’auto con la targa di una città inesistente. Impossibile trovarlo, sostiene Sarti Antonio, ma Poli Ugo non è d’accordo. La sua inchiesta non autorizzata si svolgerà con metodi investigativi al di fuori di ogni regola.


COPROBERT4 GIUGNO La Hasselblad fa fuoco. Accade nella semi biografia “Robert Mapplethorpe. Fotografia a mano armata” di Jack Fritscher. Il libro è edito da Johan e Levi Editore, nella collana “Biografie”, al prezzo di 28,00 euro. New York, autunno 1978. Giovedì sera, alle otto spaccate, Robert Mapplethorpe, elegante e sfrontato nella sua giacca di pelle nera, scende le scale e fa il suo ingresso nella sala principale del famigerato Mineshaft, il brulicante club sotterraneo per soli uomini tempio e ricettacolo di ogni forma di perversione. È il decennio famelico e scintillante dell’emancipazione gay: arte e sesso sono legati a doppio filo e il pronostico warholiano sui quindici minuti di celebrità è un imperativo esistenziale. Mapplethorpe, il fotografo scandaloso e provocatorio per eccellenza, brandisce la sua Hasselblad come fosse un revolver e mira dritto al lato oscuro di quegli anni, di cui è insieme testimone e protagonista: nudi statuari o corpi fasciati in latex e corde, scene leather e pratiche feticiste, fino agli autoritratti luciferini. Un “fuorilegge” venuto dall’Inferno, che ha preso d’assalto i dogmi della società americana ed è diventato, nonostante i tentativi di censura, uno tra gli artisti più acclamati del Ventesimo secolo dopo la sua morte per AIDS nel 1989. Jack Fritscher fu amante e compagno di Mapplethorpe alla fine degli anni settanta e direttore della prima rivista che pubblicò le sue controverse immagini. E il suo libro non è una biografia in senso stretto; è pure il ritratto di un’epoca dal cuore selvaggio, raccontata nei suoi estremi e nelle sue bizzarrie. Spesso con ironia allucinata e allucinante.


COPIOSONOVIVO3 GIUGNO Philip K. Dick. Lo ricorda e lo “romanza” Emmanuel Carrère in “Io sono vivo, voi siete morti”, edito da Adelphi, nella collana “Fabula”, al prezzo di  19,00 euro. “Da adolescente” scrive Emmanuel Carrère nel Regno “sono stato un lettore appassionato di Dick e, a differenza della maggior parte delle passioni adolescenziali, questa non si è mai affievolita. Ho riletto a intervalli regolari “Ubik”, “Le tre stimmate di Palmer Eldritch”, “Un oscuro scrutare”, “Noi marziani”, “La svastica sul sole”. Consideravo, e considero tuttora, il loro autore una specie di Dostoevskij della nostra epoca”. A trentacinque anni, spinto da tanta passione, Carrère decise di raccontare la vita, vissuta e sognata, di Philip K. Dick. Il risultato fu questo libro, in cui, con un’attenzione chirurgica per il dettaglio e con una lucidità mai inficiata dalla devozione, Carrère ripercorre le tappe di un’esistenza che è stata un’ininterrotta, sfrenata, deragliante indagine sulla realtà, condotta sotto l’influsso di esperienze trascendentali, abuso di farmaci e di droghe, deliri paranoici, ricoveri in ospedali psichiatrici, crisi mistiche e seduzioni compulsive. Una vita pericolosa che ha dato pure come risultato quarantaquattro romanzi e oltre un centinaio di racconti (che hanno a loro volta ispirato, più o meno direttamente, una quarantina di film). Così Carrère costruisce una biografia, intricata e avvincente, che è, allo stesso tempo, un romanzo di avventure e un affresco delle pericolose visioni di cui Dick fu artefice e vittima.


COPVITADAPAZ1 GIUGNO Cose da Paz. Sono ricostruite nella biografia “Vita da Paz” di Franco Giubilei, pubblicata da Odoya, nella collana “Odoya library”, al prezzo di 18,00 euro. Matite e pennarelli di Andrea Pazienza hanno raccontato contorsioni, drammi e ridicolaggini di un periodo chiave della nostra storia recente, quello a cavallo dei Settanta e degli Ottanta in cui è cambiato tutto, e dalla contestazione generale si è passati rapidamente ai fasti dell’edonismo reaganiano. Andrea Pazienza lo ha fatto con i suoi fumetti. Questo libro ne descrive formazione, ascesa, cadute lungo una vita breve ma intensissima, interrotta a soli 32 anni dall’eroina che se lo portò via come avrebbe potuto fare con uno dei suoi personaggi. Una rockstar del fumetto, come si era definito lui stesso in una storia di Zanardi, forse non poteva finire altrimenti. Ma la figura di Andrea Pazienza non è riducibile all’icona dell’artista bello e dannato, e “Vita da Paz” ricostruisce una personalità complessa attraverso le testimonianze di quanti lo hanno conosciuto da vicino: i compagni d’arme di una stagione irripetibile del fumetto italiano, da Vincino a Scòzzari a Sparagna; gli amici della scena bolognese, Freak Antoni e Gaznevada in testa; le donne che lo hanno accompagnato, da Betta Pellerano alla vedova Marina Comandini. E poi ci sono i racconti di Sergio Staino, Milo Manara, Gino Castaldo, Renato De Maria e della “guardia del corpo” Marcello D’Angelo. Questa biografia è anche un viaggio a ritroso negli ambienti creativi di quei tempi, con esperienze editoriali oggi impensabili, da “Cannibale” a “Il Male” a “Frigidaire”…


COPMATEMATICA31 MAGGIO Numeri incerti. La fanno da padrone in “La matematica dell’incertezza. Raccontare la matematica” di Marco Li Calzi, edito da il Mulino, nella collana “Intersezioni”, al prezzo di 14,00 euro. Uscire con o senza ombrello, cambiare lavoro, investire in borsa. Non abbiamo certezze sul futuro, ma in qualche modo ne ragioniamo con noi stessi e con gli altri. Assediati dal dubbio, dobbiamo imbrigliarlo per riuscire a prendere la decisione migliore. Questa ambizione ha ispirato la matematica di cui si racconta in questo libro. Il calcolo delle probabilità muove i primi passi per affrontare semplici problemi, come ad esempio valutare la bontà di una scommessa. E poi finisce per diventare un linguaggio per trattare dell’incertezza. Questo libro è costruito sul ritmo di sei conversazioni, tante quanto sono le facce di un dado. Quindi visita sei incroci fra la matematica del probabile e le vicende umane. Si gioca a dadi, si assolvono imputati, si fanno gli exit poll, si rinuncia all’uovo per il pollo, si promette in buona fede, si va per mare. Succede un po’ di tutto, ma la matematica che prova a metter ordine è sempre la stessa.


COPVIVA29 MAGGIO L’inutile è forte. Partendo dai tempi antichi è quello che dimostra Nicola Gardini  con “Viva il latino. Storie e bellezza di una lingua inutile”, edito da Garzanti, nella collana “Saggi”, al prezzo di 16,90 euro. A che serve il latino? È la domanda che continuamente sentiamo rivolgerci dai molti per i quali la lingua di cicerone altro non è che un’ingombrante rovina, da eliminare dai programmi scolastici. in questo libro personale e appassionato, Nicola Gardini risponde che il latino è molto semplicemente lo strumento espressivo che è servito e serve a fare di noi quelli che siamo. In latino, un pensatore rigoroso e tragicamente lucido come Lucrezio ha analizzato la materia del mondo; il poeta Properzio ha raccontato l’amore e il sentimento con una vertiginosa varietà di registri; cesare ha affermato la capacità dell’uomo di modificare la realtà con la disciplina della ragione; in latino è stata composta un’opera come l’Eneide di Virgilio, senza la quale guarderemmo al mondo e alla nostra storia di uomini in modo diverso. Gardini ci trasmette un amore alimentato da una inesausta curiosità intellettuale, e ci incoraggia con affabilità a dialogare con una civiltà che non è mai terminata perché giunge fino a noi, e della quale siamo parte anche quando non lo sappiamo. Grazie a lui, anche senza alcuna conoscenza grammaticale, potremo capire come questa lingua sia tuttora in grado di dare un senso alla nostra identità con la forza che solo le cose inutili sanno meravigliosamente esprimere.


COPNONSEI28 MAGGIO Giovani versus padri. È sempre successo e lo spiega, rifacendosi a tempi antichi, Eva Cantarella con “Non sei più mio padre. Il conflitto tra genitori e figli nel mondo antico”, edito da Feltrinelli, nella collana “Varia”, al prezzo di 14,00 euro. Eva Cantarella si ripropone come evocatrice di personaggi e di storie, da Crono, signore dei Titani, divoratore dei suoi stessi figli, a Teseo, il parricida che uccide il proprio figlio, da Telemaco l’obbediente a Ettore il saggio, sia come padre sia come figlio, dai ribelli Antigone e Oreste a Medea, madre assassina. A fronte della crisi del concetto stesso di famiglia e di atroci episodi di cronaca che hanno scosso i parametri del rapporto genitori-figli, Eva Cantarella si interroga, usando i suoi strumenti di studiosa del diritto e della cultura antica, sulla storia di quel rapporto che, insieme alla dinamica degli affetti, porta inevitabilmente con sé tensioni, conflitti, e molto spesso violenza. Questa conflittualità sembra legata alla sola modernità, ma affonda le sue radici lontano: nei miti teogonici, nella famiglia patriarcale, nelle storie, spesso sanguinose, che la letteratura testimonia con straordinaria evidenza; nella mitologia, nei poemi omerici e nella tragedia classica, dove il tema della famiglia diventa un teatro pieno di ombre della ferocia, della vendetta, della ribellione. Un teatro che, se a prima vista sembra non implicare uno scontro generazionale, in realtà lo contiene e se nutre. Ecco allora che il conflitto, così presente nell’attualità, si lascia leggere anche alle origini della nostra civiltà. Si può forse dire che i giovani sono da sempre  in rotta di collisione con la gerontocrazia. Secondo modalità e procedure che il mondo antico può aiutare a vedere meglio.


COPVENTO27 MAGGIO L’illuminazione del guantone. È quella che accende la fantasia di Murakami. Potete leggere di questa scintilla di fantasia in “Vento & flipper”, edito da Einaudi, nella collana “Supercoralli”, al prezzo di 19,50 euro. Un giorno, a ventinove anni, Haruki Murakami era allo stadio a guardare una partita di baseball quando, osservando la traiettoria della palla finire nel guantone di un giocatore, ha come un’illuminazione: lui, un giorno, diventerà uno scrittore. Tornato a casa, lo racconta lui stesso nell’introduzione inedita di questo volume, sul tavolo della cucina inizia a scrivere un romanzo e poi un altro ancora, nei ritagli di tempo mentre gestisce il suo jazz bar a Tōkyō (il famoso “Peter the cat”). I romanzi sono ”Ascolta la canzone del vento” (uscito in Giappone nel 1979) e “Flipper” (arrivato in libreria un anno dopo). Fino a oggi Murakami si era sempre rifiutato di farli uscire dal Giappone, tanto da costringere gli appassionati a versioni non autorizzate in inglese dalla circolazione semiclandestina. Eppure l’universo di Murakami è tutto già presente qui, concentrato in due storie delicate, misteriose, incredibilmente moderne (ai tempi, in patria, furono accolte come romanzi dirompenti, che rivoluzionavano la lingua e l’immaginario della narrativa tradizionale giapponese). Ascolta la canzone del vento è la storia di uno studente che ammazza il tempo al Jay’s Bar (un locale tenuto da un cinese di mezza età) in compagnia del Sorcio, un ragazzo ricco ma profondamente solo e disilluso. I pomeriggi e le serate passano cosí, bevendo e fumando troppo, ascoltando jazz, confidandosi col vecchio Jay, che fa quasi da fratello maggiore per questi giovani malinconici, già delusi dalla vita. Finché un giorno, nei bagni del locale, il narratore non incontra una ragazza misteriosa. La riporta a casa, scopre che lavora nel vicino negozio di dischi, inizia a frequentarla: ma quando, senza dare spiegazioni, la ragazza cambierà lavoro e sparirà dalla sua vita, il protagonista capirà che fino ad allora era stato lui a confessarsi, a parlare delle sue ferite, di una ex che si è suicidata, senza mai penetrare il mistero di quell’affascinante fanciulla. Flipper, 1973 si svolge qualche anno dopo: il narratore è lo stesso, non è piú uno studente ma lavora in una piccola agenzia di traduzioni e convive con due gemelle arrivate nella sua vita da chissà dove. Ha perso i contatti col Sorcio, che invece passa ancora le sue serate al Jay’s Bar. Insomma, tutto sembra scorrere pacificamente, almeno fino all’arrivo di un misterioso flipper e alla partenza del Sorcio…


COPDIO26 MAGGIO C’è un’epica sportiva? Sì, per Sandro Veronesi, che lo argomenta in “Un dio ti guarda”, pubblicato da La Nave di Teseo, nella collana “Oceani”, al prezzo di 17,00 euro. “Un dio ti guarda” non è un libro di sport. È un libro di epica. Sandro Veronesi non racconta dei personaggi dello sport, ma dei pezzi di storia, della nostra storia. Eroi, semidei osannati dalle folle e consacrati dalla mitologia, accanto a sconosciuti uomini e donne che pure hanno attraversato stadi, campi di calcio, di tennis, l’aria e il mare e le terre estreme. Ali Boma Ye e il suo mitico incontro con Foreman; il surfista hawaiano bello come il sole, possente, leggero come una farfalla che solcava le onde dalle Hawaii all’Australia: Duke Kahanamoku; la visione di Tarcisio Burgnich nella storica Italia Germania 4 a 3 di Città del Messico; le rocambolesche vicende di due atleti della Romania di Ceausescu. Tonya Harding, il giallo dell’aggressione alla sua più pericolosa rivale e il suo video porno.


COPUOMODADI25 MAGGIO Il dado è tratto. Il dado ha una sua importanza in “L’uomo dei dadi” di Luke Rhinehart. Il romanzo è stato ora ripubblicato da Marcos y Marcos, nella collana “Mini Marcos”, al prezzo di 12,00 euro. Psicanalista affermato, lucido, prestante, Luke Rhinehart, pseudonimo di George Cockroft, conduce una vita “impegnata o, meglio, banale, intricata, in stato di libertà congelata”. Stufo di blaterare di psicanalisi, borsa e orgasmi, di “far passare i propri pazienti da uno stato di stagnazione tormentata a uno stato di stagnazione compiaciuta”, Luke è in crisi. Al termine di un’ennesima serata di poker, Luke tenta un rimedio alla noia: scorge fra le carte da gioco un dado e gli affida una prima decisione a “luci rosse”, che coinvolge la moglie del suo socio e amico. Il dado reagisce bene, si rivela un oracolo: risponde a ogni domanda, dalla più banale alla più estrema, lanciando Luke in situazioni splendide quanto assurde.


COPALTRAMADRE24 MAGGIO Una certa Napoli. È quella che racconta Andrej Longo in “L’altra madre”, edito da Adelphi, nella collana “Fabula”, al prezzo di 17,00 euro. Come in “Dieci”, il libro che lo fece conoscere anni fa, Andrej Longo racconta una certa Napoli, e gli uomini e le donne che la abitano: protervi e feriti, crudeli e generosi. Genny ha sedici anni e lavora in un bar dalle parti di via Toledo; gli piace giocare a pallone e fare il buffone sul motorino. Perché, dicono gli amici, come lo porta lui, il mezzo, non lo porta nessuno. Tania di anni ne ha quindici, va ancora a scuola e dorme in una stanza che “tiene il soffitto pittato di stelle; le piacciono le scarpe da ginnastica rosa e i bastoncini di merluzzo. La madre di Genny “ha quarant’anni, forse pure qualcuno in meno, ma il viso è segnato da certe occhiaie scure che la fanno sembrare più vecchia; passa le giornate a fare gli orli ai jeans: venti orli ottanta euro; ogni tanto si interrompe, prende le carte e fa i tarocchi; e ogni tanto, quando non riesce a respirare, si attacca all’ossigeno. La madre di Tania fa la poliziotta, ha un corpo asciutto, muscoloso, e vicino all’ombelico “la cicatrice tonda di quando l’hanno sparata”; ed è una che se qualcosa va storto non esita a tirare fuori la pistola. Un sabato pomeriggio, in una strada del Vomero, le vite di Genny e di Tania si incrociano in modo tragico: e una madre decide di fare giustizia. A modo suo.


COPCACCIATORE22 MAGGIO Homo Predator. Da questa figura atavica parte Roberto Calasso in “Il Cacciatore Celeste”, pubblicato da Adelphi, nella collana “Biblioteca Adelphi”, al prezzo di 27,00 euro. Ci fu un’epoca in cui, se si incontravano altri esseri, non si sapeva con certezza se erano animali o dèi o signori di una specie o demoni o antenati. O semplicemente uomini. Un giorno, che durò molte migliaia di anni, Homo fece qualcosa che nessun altro ancora aveva tentato. Cominciò a imitare quegli stessi animali che lo perseguitavano: i predatori. E diventò cacciatore. Fu un processo lungo, sconvolgente e rapinoso, che lasciò tracce e cicatrici nei riti e nei miti, oltre che nei comportamenti, mescolandosi con qualcosa che nella Grecia antica fu chiamato “il divino”, tò theîon, diverso ma presupposto dal sacro e dal santo e precedente perfino agli dèi. Numerose culture, distanti nello spazio e nel tempo, associarono alcune di queste vicende, drammatiche ed erotiche, a una certa zona del cielo, fra Sirio e Orione: il luogo del Cacciatore Celeste. Le sue storie sono intrecciate in questo libro e si diramano in molteplici direzioni, dal Paleolitico alla macchina di Turing, passando attraverso la Grecia antica e l’Egitto ed esplorando le connessioni latenti all’interno di uno stesso, non circoscrivibile territorio: la mente.


COPMTRAIN21 MAGGIO Dal caffè all’uragano. Sono alcune delle tappe del lungo viaggio che Patti Smith ricostruisce in “M Train”, pubblicato da Bompiani, nella collana “Overlook”, al prezzo di 17,00 euro. Un viaggio in diciotto stazioni a bordo del treno della mente di un’artista leggendaria: “M Train” parte dal Café ‘Ino, il minuscolo caffè del Greenwich Village dove ogni mattina Patti Smith ordina una tazza di caffè nero, pane integrale tostato e un piattino di olio d’oliva. Seduta al suo solito tavolo d’angolo, medita sul mondo com’è e come è stato, e ne scrive sul suo taccuino. Attraverso pagine che oscillano tra sogno e realtà, tra passato e presente, si arriva in Messico, a Casa Azul, residenza e tomba di Frida Kahlo, a Berlino, alla conferenza di una misteriosa società di esploratori dell’Artide, a Rockaway Beach, dove Patti Smith comprò una casa abbandonata in riva al mare poco prima che l’uragano Sandy si abbattesse su New York, fino alle tombe di Genet, Plath, Rimbaud e Mishima. A scandire il cammino, le fotografie scattate da Patti Smith con l’inseparabile Polaroid. Alle tappe di questo viaggio, mezzo vero e mezzo onirico, si aggiungono le riflessioni sul mestiere dell’artista e sulla creazione artistica, ma anche i ricordi degli anni trascorsi in Michigan e della perdita dolorosissima del marito, il musicista Fred Sonic Smith.


COPESTROSITA20 MAGGIO Come si costruiscono i libri. Lo spiega, ma non fa solo questo, Giorgio Manganelli in “Estrosità rigorose di un consulente editoriale”, pubblicato da Adelphi, nella collana “Piccola Biblioteca”, al prezzo di 15,00 euro. Manganelli è stato un editor (e traduttore) tutt’altro che sedizioso: disciplinatissimo, piuttosto, duttile e minuzioso. Un editor capace di progettare collane e costruire libri. Nel 1967 Manganelli dirige la serie italiana di una collana Einaudi. A preoccuparlo è la veste grafica, che con il suo opaco grigio rende i volumetti simili ad “antichi, nobili epitaffi”: “E si veda il bell’egualitarismo del procedimento, che pareggia miopi, presbiti, ipermetropi, daltonici ed astigmatici in una comune, edificante inettitudine a leggervi alcunché” commenta. Basterà questo passaggio di una comunicazione “di servizi” per far capire che tipo di consulente editoriale sia stato Manganelli: eccentrico e brillante, sempre pronto a sfoderare uno humour di volta in volta giocoso, paradossale, corrosivo. Ma non ci s’inganni: Manganelli si preoccupava anche di suggerire titoli, periziare traduzioni con estroso rigore: “… qualche volta la traduttrice tende a dar più colore di quanto non competa a questa gelida carne…” scrive di una Ivy Compton-Burnett che gli era stata sottoposta. Ma capace soprattutto di stendere pareri di lettura e risvolti dove astratto furore dello stile, schietta idiosincrasia e verve beffarda celano una micidiale precisione di giudizio: “La sua pagina sa di virtuosa varichina, i suoi periodi vanno in giro con le calze ciondoloni…” (qui la vittima è Doris Lessing). Una precisione, tuttavia, che nel rifiuto sempre si premura di spogliarsi di ogni drasticità: “Il mio parere è negativo, ma senza ira”.


COPPICCOLOREGNO19 MAGGIO C’è sempre un estate che cambia tutto. Questa, inglese, ce la racconta Wu Ming 4 in “Il piccolo regno”, edito da Bompiani, nella collana “AsSaggi di narrativa”, al prezzo di 13,00 euro. Inghilterra, anni Trenta. Un’altra estate in campagna, un altro tempo lungo e libero per i tre fratelli Julius, Ariadne, Fedro, e per il cugino, voce narrante di una storia che parla dell’Età d’Oro e della sua fine. È il tempo delle conversazioni con gli animali, delle zuffe coi ragazzi del villaggio, della casa-albero coi suoi tesori, dell’amicizia con l’eroe di guerra Ned, raro esemplare di adulto che sa parlare ai ragazzi. Poi un giorno un’antica tomba viene violata e un fantasma torna ad affliggere i sogni e la veglia del quartetto. Lo spettro ha una vendetta da compiere e lo fa rubando ai ragazzi la loro infanzia, com’è inevitabile. Due gemelli troppo biondi, una tragedia ingiusta, le bugie e i misteri dei grandi sono gli elementi di una stagione decisiva in cui la Gente Bassa scoprirà tutto in una volta il male di vivere. Wu Ming 4 racconta l’estate in cui tutto cambia tenendo il passo delle storie inglesi che hanno spesso nutrito i suoi libri e la sua scrittura.


COPNONTI18 MAGGIO Da non riconoscerla più. È l’Italia, con un autore “irriconoscente” che è Marco Revelli e il suo libro “Non ti riconosco. Un viaggio eretico nell’Italia che cambia”, edito da Einaudi, nella collana “Supercoralli”, al prezzo di 20,00 euro. Un viaggio in Italia, da Torino a Lampedusa, sulle tracce di città e territori conosciuti, amati, e poi, a volte, perduti. Di luoghi dell’esperienza e della memoria che mutano nel tempo e nelle stagioni fino a “non riconoscerli piú”, ma di cui non puoi, comunque, fare a meno. Di paesaggi familiari che giorno dopo giorno stupiscono, disorientano, promettono nuove frontiere. Cosí Torino, prima tappa del viaggio, è un luogo in cui può succedere di perdersi. Ci si può perdere non tanto nel centro, fissato dai recenti restauri in cartolina da consumare con i piedi e con lo sguardo piú che da abitare, ma già nella prima periferia dove i negozi chiudono e le vetrine cambiano volto: la gastronomia diventa un hard discount e la piccola gioielleria di quartiere inalbera la pacchiana bandiera del “compro oro”. E ci si può perdere nella seconda periferia dove la scomparsa della grande fabbrica e la trasformazione della vecchia metropoli di produzione ha “sciolto” il paesaggio mutandone anima e corpo. Ma oggi Torino è anche Arduino: una “piattaforma hardware low cost programmabile” che sa innaffiare i fiori alle ore stabilite, guidare un drone in spazi chiusi, gestire un appartamento con il comando vocale. Una risorsa eccezionale open source messa a disposizione di tutti. Un simbolo del futuro. Il viaggio continua, attraversando la nostra penisola, percorrendo autostrade deserte o mescolandosi alla folla, incrociando le storie dei suoi abitanti e ascoltandone ricordi e sogni, accompagnati dal suono del vento negli ulivi o fra gli scogli di una piccola isola lontana. Cosí si scopre il paese abbandonato di Consonno, nel cuore della Brianza, certo il piú bizzarro ghost village italiano, una sorta di “Disneyland lombarda” o il quadrante orientale, il Nordest del grande balzo in avanti e del duro rinculo, o il distretto di Prato, alle porte di Lucca e Firenze, testimone di antichi saperi artigiani sfidati dall’Oriente. E le antiche cattedrali nel deserto del Sud: l’Ilva di Taranto, le industrie chimiche di Saline Joniche, il porto di Gioia Tauro, un bacino lunghissimo a forma di fagiolo protetto da enormi colonne di cemento, e una brughiera spoglia che ha sostituito piú di ottocentomila alberi: aranci, limoni, ulivi secolari. Fino a Lampedusa luogo di arrivo e di sbarco continuo di altre realtà. Porta di entrata e di uscita. Isola che nel suo perimetro breve contiene tutte le fini.


COPTEATROSERVILLO17 MAGGIO Amate Toni Servillo? Se sì, sappiate che è uscito in questi giorni un corposo saggio a lui dedicato. Trattasi di “Il teatro di Toni Servillo. Con dialogo” di Anna Barsotti, pubblicato da Titivillus, nella collana “Altre visioni”, al prezzo di 22,00 euro. Il titolo così essenziale già spiega il senso dell’intero volume: un’esplorazione critica e approfondita delle tante facce dell’attività di Toni Servillo per il teatro. Se il grande pubblico lo conosce soprattutto grazie alle varie e premiate interpretazioni cinematografiche (non solo quelle dirette da Sorrentino, ma anche quelle di Martone, Garrone, Andò, Ciprì), l’”attore-autore” ha oggi alle spalle una carriera teatrale quasi trentennale. Anna Barsotti si sofferma soprattutto sulle prime esperienze nel teatro sperimentale degli anni Settanta e Ottanta, alla luce dell’elaborazione delle silhouettes servilliane, per analizzare poi la serie delle sue messinscene (da Moscato, Viviani, Molière, Marivaux, Goldoni, Eduardo De Filippo). Il saggio prova a indagare volume i vari aspetti della poetica e della pratica teatrale di Servillo: quello puramente attorico, sulla scena e sullo schermo, e quello registico, dove si legge un rinnovato modo di essere “capocomico”, che ha dentro di sé tanta scrittura scenica.


COPBACI15 MAGGIO Il pane in tempo di crisi. Che non lo si debba sprecare e che possa essere un simbolo di anni tristi ce lo dice Almudena Grandes nel romanzo “I baci sul pane”, edito da Guanda, nella collana “Narratori della Fenice”, al prezzo di 18,00 euro. “Quando cadeva per terra un pezzo di pane, gli adulti dicevano ai bambini di raccoglierlo e baciarlo prima di rimetterlo nel cestino… Noi che da bambini abbiamo imparato a baciare il pane, abbiamo in mente la nostra infanzia e ricordiamo l’eredità di una fame che ormai non conosciamo più…” Madrid, un quartiere come tanti, con strade ampie e viuzze strette, bei palazzi accanto a edifici più modesti, abitato da persone diverse, coppie con e senza figli, famiglie allargate, single, giovani e anziani, spagnoli e stranieri, negozianti e operai, commesse e professionisti: come se la cavano, come fanno fronte a questi tempi difficili? Come si fa a resistere e a restare se stessi anche nell’occhio del ciclone? Amalia, la parrucchiera, scruta con orrore il negozio delle cinesi che sta aprendo proprio di fronte al suo, una dottoressa deve lottare contro la chiusura dell’ospedale in cui lavora, un uomo divorziato piange in solitudine dietro a una parete, una nonna comincia a fare l’albero di Natale già in settembre per fare coraggio ai suoi, e intanto il bar di Pascual diventa la sede delle riunioni del comitato inquilini e delle loro battaglie, ma anche il teatro di tanti destini che si intrecciano, amori inclusi… Tante storie, tante voci per raccontare la crisi sì, ma anche il tentativo di venirne fuori. Con un po’ più di senso dell’amicizia, un po’ più di solidarietà, un po’ meno di paura del domani. Quando tutto manca un pezzo di pane da baciare pur lo si troverà.


COPCOSTITUZIONE14 MAGGIO Meglio attuarla che cambiarla. Questa l’opinione di Salvatore Settis, ben sceverata in “Costituzione! Meglio attuarla che cambiarla”, pubblicato da Einaudi, nella collana “Passaggi”, al prezzo di 19,00 euro. Aumenterà ancora la distanza fra i principii della Carta fondamentale e le pratiche di governo? Nella Costituzione si trova scritto della sovranità popolare, del diritto al lavoro, alla salute, alla cultura, dell precetto di orientare l’economia e la proprietà secondo il principio supremo dell’utilità sociale e del bene comune). Si trova un orizzonte dei diritti dei cittadini, non ancora pienamente attuato, per cui è giusto dire con Calamandrei che “lo Stato siamo noi”. Lo Stato, non i governi. Perché i governi hanno fatto, a volte, il contrario: hanno smontato lo Stato, ridotto lo spazio dei diritti, svenduto le proprietà pubbliche, anteposto il profitto delle imprese al pubblico interesse. Si deve essere partigiani dello Stato in nome della Costituzione, anche contro i governi che non la rispettino e vogliano, più o meno consapevolmente, distorcerla con improprie manovre?. È possibile provare a misurare i drammi dell’economia sul metro della Costituzione e cercare, lì dentro, soluzioni rivolte al bene comune?


COPINTERPRETARE13 MAGGIO Che margine c’è per l’interpretazione? Quesito non banale, cui provano a rispondere due “esperti” in campo apparentemente diversissimi fra loro. I due “esperti” sono Mario Brunello e Gustavo Zagrebelsky, il saggio è “Interpretare. Dialogo fra un musicista e un giurista”. L’editore è il mulino che propone il libro, nella collana “Intersezioni”, al prezzo di 13,00 euro. Quanto spazio concedono alla libertà dell’interprete un testo sacro come una sonata di Beethoven o un articolo della Costituzione? Nella musica così come nel diritto, di fronte a una legge o a una suite di Bach, l’interprete si muove sempre in una delicata zona di confine che si situa tra l’eseguire e il creare. Dall’anelito alla perfezione alla deriva dei virtuosismi, dal gusto dell’improvvisazione alla necessità dell’innovazione, il compito più alto, e arduo, dell’interprete è quello di farsi tramite fra passato e futuro.


COPUOMININUDI12 MAGGIO Che si deve fare per campare! Anche intraprendere lavori impensabili come racconta Alicia Giménez-Barlett in “Uomini nudi”, pubblicato da Sellerio, nella collana “Il contesto”, al prezzo di 16,00 euro. Irene è una quarantenne, proprietaria di un’impresa ereditata dal padre che dirige con impegno e soddisfazione. Improvvisamente lasciata dal marito, l’unica sua reazione è quella di licenziarlo dall’azienda di famiglia, consapevole che il loro legame era stato sin dall’inizio non d’amore ma di convenienza. Lei per adeguarsi alle convenzioni di fronte all’élite sociale che frequenta, lui per avere un lavoro. Javier è un professore di letteratura con poche ore di lezione in una scuola di suore. Licenziato per i tagli dovuti alla crisi, perde il piccolo stipendio che gli permetteva di vivere una vita normale, con l’aiuto della compagna Sandra che lavora a tempo pieno. Per Javier la disoccupazione comporta un cambiamento perentorio: dopo l’iniziale ricerca di un nuovo impiego, l’uomo sembra cadere in depressione, mettendo in difficoltà il suo rapporto sentimentale. Accanto a Irene e Javier ci sono Ivan, nome da Zar, sensibilità da bassifondi e humour brutale, e Genoveva, cinquantenne principessa della diversione, “donna senza legami”. A poco a poco le vite dei personaggi, la moglie abbandonata e il professore destituito, la single anticonformista e il duro di periferia, entrano in contatto e in progressiva, irresistibile collisione. A far da tramite c’è il mondo degli strip-tease al maschile, messa in scena appariscente e provocante per un pubblico di sole donne, e la possibilità di un lavoro, di una strana professione, mai considerata prima.


COPCOMEPERCHE11 MAGGIO Cambiare idea si può E, magari, anche modelli economici. È quello che Luciano Gallino lascia come ultimo messaggio in “Come (e perché) uscire dall’euro. Ma non dall’Unione Europea”, edito da Laterza, nella collana “I Robinson. Letture”, al prezzo di 15,00 euro. Luciano Gallino non era un euroscettico. Considerava l’Unione Europea la più grande invenzione politica, civile ed economica degli ultimi due secoli. Ma vedeva con sofferenza questa Europa ridotta al servizio delle potenti lobbies della finanza e delle banche, portavoce delle maggiori élites europee a scapito dei diritti fondamentali della grande maggioranza dei cittadini e, cosa ancor più grave, area di un’inarrestabile redistribuzione del reddito e della ricchezza dal basso verso l’alto, con la conseguente crescita delle disuguaglianze. Era sua convinzione che le politiche economiche e sociali dettate dai mercati finanziari hanno portato gli Stati a una cessione di sovranità in materia di spesa per protezione sociale, scuola, università, quota salari sul Pil, contratti di lavoro e molto altro ancora. L’euro si è così trasformato nello strumento della vittoria del neo-liberismo su ogni altra corrente di pensiero. A causa di un’errata interpretazione della recessione, il peso esorbitante del sistema finanziario non ha avuto un freno, le relazioni industriali sono arretrate, i sindacati sono stati ridimensionati, la mancanza di occupazione mostra il profilo di una catastrofe sociale. Prima che gli effetti del dissennato “Patto fiscale” facciano danni irreversibili sulle presenti e prossime generazioni, meglio provare a porre rimedi. E Gallino elenca una lunga teoria di modi concreti per uscire dall’euro, rimanendo l’Italia paese membro dell’Unione europea.


COPVACANZA10 MAGGIO Un Maharaja per amico? Magari senza saperlo era quello che cercava J.R. Ackerley e lo racconta in “Vacanza indù”, edito da Adelphi, nella collana “Biblioteca Adelphi”, al prezzo di 18,00 euro. ”Questa non è una storia dell’India. Di quel paese, quando salpai alla sua volta, sapevo all’incirca quanto ricordavo dagli anni di scuola: che c’era stato un ammutinamento, per esempio, e che a vederlo sulla carta somigliava un po’ a un Cervino capovolto; rosa, perché lo governavamo noi”. Intorno alla metà degli anni Venti, senza alcuna preparazione e nemmeno una vaga idea di quello che lo aspetta, il giovane Ackerley decide di partire per l’India, accettando di rivestire l’improbabile ruolo di segretario privato del Maharajadi Chhokrapur: invisibile staterello che oggi sarà vano cercare sulle carte, “posto che sia mai esistito”. Infantile, lussurioso, ossessivo, smanioso di Assoluto e occidentalista all’estremo, Sua Altezza assillerà Ackerley con le domande più impensate e sulle questioni più insondabili, non ottenendo nient’altro che una serie di evasive risposte, ma trovando quello che forse, in fondo, cercava: un amico. Gli incontri giornalieri con il Maharaja e con gli altri non meno irresistibili personaggi che frequentano la sua corte (dal Primo Ministro al segretario ufficiale Babaji Rao, al servitore-ombra Habib, all’insegnante Abdul, uno dei più strepitosi seccatori della letteratura del Novecento) punteggiano questo diario di viaggio. Che, più che una divertente e un po’ indimenticabile commedia di costume, è anche una preziosa testimonianza involontaria sull’India al tramonto della colonizzazione.


COPCAFFE8 MAGGIO Da sorseggiare senza zucchero. È l’ultimo romanzo di Simonetta Agnello Hornby, cioè “Caffè amaro”. Lo ha edito Feltrinelli, nella collana “I narratori”, al prezzo di 18,00 euro. Provincia di Agrigento, inizio Novecento. I grandi e profondi occhi a mandorla, il volto dai tratti regolari, i folti capelli castani: la bellezza di Maria è di quelle che gettano una malìa su chi vi posi lo sguardo, proprio come accade al baronello Pietro Sala, che se ne innamora a prima vista e chiede la sua mano senza curarsi della dote: “Nuda e cruda, la vuole”. Maria ha solo quindici anni, Pietro ne ha trentaquattro; lui è un nobile bon vivant che ama i viaggi, il gioco d’azzardo e le donne; lei proviene da una famiglia socialista di grandi ideali ma di mezzi limitati. In parte per sollevare i genitori da un peso, in parte perché attratta dai modi seducenti di Pietro, Maria accetta di diventare sua moglie e di lasciare la casa di Canitti, i suoi cari e l’amico Giosuè, che è stato cresciuto dal padre e lei considera “un fratello maggiore. Anzi, di più”. Il matrimonio con Pietro, nonostante le molte differenze che li dividono e l’accoglienza tiepida della famiglia Sala, si rivela una scelta felice: Maria scopre un senso più ampio dell’esistenza, una libertà di vivere che coincide con una profonda percezione del diritto al piacere e a piacere. Attraverso l’eros, a cui Pietro la inizia con naturalezza, Maria arriva a conoscere meglio sé stessa e i propri desideri, aprendosi a un personalissimo sentimento della giustizia. E scopre pure un’altra cosa.


COPCIGNO7 MAGGIO Quanto dark! Ce n’è davvero tanto ne “Un cigno selvatico” di Michael Cunningham, pubblicato da La nave di Teseo, nella collana “Oceani”, al prezzo di 18,00 euro. Dieci favole della tradizione, dimenticate o volutamente nascoste, rielaborate dall’autore Premio Pulitzer e illustrate da Yuko Shimizu.Le storie della buonanotte non sono mai state così dark, perverse, e reali. La Bestia è di fronte a voi in fila al supermercato, compra uno snack, il suo sorriso divorante fisso sul cassiere. Un ometto malformato con un talento per le piccole magie non si ferma davanti a nulla per procurarsi un bambino. Jack, pigro e rozzo, preferisce vivere nel seminterrato di sua madre che ottenere un lavoro, fino al giorno in cui scambia una mucca con una manciata di fagioli magici. E ancora, il matrimonio di Raperonzolo entra in crisi quando comincia a perdere i capelli, Hansel e Gretel diventano due teppisti violenti e senza freni. In “Un cigno selvatico”, Michael Cunningham trasforma i personaggi di terre molto molto lontane, quelle figure mitiche che incantano i bambini, in protagonisti rivelatori di questo presente.


COPFRIDA6 MAGGIO Fu la regina di New York. A lei è dedicato il libro Hayden Herrera “Frida. Una biografia di Frida Kahlo”, proposto da Neri Pozza, nella collana “Il cammello battriano”, al prezzo di 18,00 euro. Alla fine degli anni Novanta, New York è tappezzata di manifesti che raffigurano i quadri di Frida Kahlo. Un suo autoritratto viene venduto da Sotheby’s per oltre un milione e mezzo di dollari. A Hollywood si girano film sulla sua vita e i giornali di tutto il mondo la chiamano “la grande Frida” o “la regina di New York”. Come se non bastasse, anche il mondo del glamour ne va pazzo: vengono stampate magliette, cartoline, poster con la sua immagine, abiti e gioielli che ne ricalcano lo stile. Ma chi era veramente Frida Kahlo e perché si parla ancora così tanto di lei? Nata nel 1910 a Coyoacan, in Messico, Frida sembra un personaggio uscito dalla penna di Gabriel García Márquez: piccola, fiera, sopravvissuta alla poliomielite a sei anni e a un brutto incidente stradale a diciotto che la lascerà invalida, con tremendi dolori alla schiena che la perseguiteranno fino alla morte. Nella vita privata e nella produzione artistica, Frida è combattuta tra due anime: il candore, da un lato, e la ferocia, dall’altro; la poeticità della natura contro la morte del corpo. La vita di Frida è un viaggio che affonda nella pittura tradizionale dell’800, nei retablos messicani, in Bosch e Bruegel, ma che subisce prepotentemente il fascino degli uomini più potenti del suo secolo: come il muralista Diego Rivera (marito fedifrago che le rimarrà accanto fino alla fine) o Trockij (di cui diverrà l’amante) o Pablo Picasso…


COPNUOVA5 MAGGIO Se la sbrogli il capitale. Semplificazioni a parte potrebbe essere la ricetta proposta da Slavoj Zizek in “La nuova lotta di classe. Rifugiati, terrorismo e altri problemi coi vicini”, pubblicato da Ponte alle Grazie, nella collana “Saggi”, al prezzo di 13,00 euro. Alle porte del nostro castello di declinante benessere bussano le miserie del mondo; i suoi conflitti esplodono nelle nostre città. Come leggere questa nuova emergenza continua, il Nuovo Disordine Mondiale? Slavoj Zizek scandaglia, in modo spietato e diretto, i vari fronti che si contrappongono a livello globale: da un lato i conservatori anti-immigrati, dall’altro l’ISIS e la sua barbarie, e nel bel mezzo i progressisti che si fanno promotori del peggio del politicamente corretto e di irrealistiche soluzioni di spalancamento dei confini. Denunciando parecchi tabù della sinistra, Zizek inserisce le questioni dei rifugiati e del terrorismo in un più ampio quadro, collegandole alle responsabilità militari ed economiche dell’Occidente, alle nuove schiavitù e alle nuove apartheid necessarie all’odierno capitalismo globale, ai fanatismi interni ed esterni all’Occidente. Per Zizek forse c’è una soluzione a tutto questo;  può sembrare utopica ma è l’unica realistica. E sarebbe quella di connettere i vari antagonismi interni al sistema capitalistico, matrice responsabile degli attuali conflitti su scala globale, e avviare una nuova, rivoluzionaria lotta di classe.


COPFIGLIOFIGLIO4 MAGGIO Una sola lingua? Ne ha una sola il “figlio” che regala il titolo a “Il figlio del figlio” di Marco Balzano, pubblicato da Sellerio, nella collana “La memoria”, al prezzo di 13,00 euro. Un nonno (quasi analfabeta), un padre (diplomato) e un figlio (professore ma ancora precario) sono i protagonisti di questo romanzo, tre pugliesi trapiantati a Milano che tornano a Barletta per vendere la loro vecchia casa al mare, ormai disabitata e malandata. Ma non si tratta solo di una vendita: è un vero e proprio distacco dalle proprie radici che i tre stanno per compiere; non solo il vecchio, ma anche gli altri due sanno che non torneranno più in quella casa e ciò è sentito da tutti come una perdita irreparabile. Anzi proprio il figlio del figlio, apparentemente meno legato ai luoghi e alle persone da cui sta per allontanarsi definitivamente, è più vicino per la sua acuta sensibilità al mondo del nonno e la sua tristezza più consapevole. Il lungo viaggio in macchina e i pochi giorni in paese sono anche l’occasione di un confronto generazionale, tra un nonno, che ha vissuto la guerra e il lavoro della terra, un padre che a Milano ha trovato la sua “emancipazione” e quasi un riscatto, e il figlio, “l’unico in famiglia che non parla più due lingue, l’unico che pensa e dice senza tradurre, inchiodato a nient’altro che a questa lingua pubblica, appartenente a me come a nessuno di loro”.


COPPICCOLAGRANDE3 MAGGIO Vent’anni dopo. Tanto tempo è servito a Bill Bryson per “riproporsi” con questo “Piccola grande isola”, edito da Guanda, nella collana “Narratori della Fenice”, al prezzo di 22,00 euro. A vent’anni da “Notizie da un’isoletta”, Bill Bryson parte per un nuovo viaggio attraverso la Gran Bretagna. Questa volta si inventa un percorso che è anche una sfida: la Bryson Line, la linea retta più lunga che si possa tracciare tra due località britanniche, partendo dal suo estremo meridionale, Bognor Regis, una sonnacchiosa cittadina marittima sulla Manica, per risalire fin sulla punta della Scozia, a Cape Wrath, dove un faro solitario osserva le acque tempestose in cui si incontrano l’Atlantico e il Mare del Nord. Lungo il tragitto, concedendosi qualche deviazione, passa dal tripudio di grattacieli di Londra alla nostalgica decadenza dei centri turistici costieri, dai pascoli del Sussex alle gloriose fabbriche inglesi in cui ebbe inizio la Rivoluzione industriale, dalla selvaggia brughiera scozzese ai deliziosi laghetti del Nord dell’Inghilterra, osservando il miracoloso equilibrio tra natura e intervento umano, che ha fatto del paesaggio britannico una sorta di giardino paradisiaco. E intanto il viaggio attraverso l’amato paese adottivo diviene per l’autore un pretesto per dar sfogo alla sua vena affabulatoria, ripercorrere aneddoti storici e personali e raccontare con grande comicità gli incontri più disparati che va facendo.


COPMICHIAMO1 MAGGIO Cinque notti per parlarsi. Sono quelle a disposizione di due donne in “Mi chiamo Lucy Barton” di Elizabeth Strout, edito da Einaudi, nella collana “Supercoralli”, al prezzo di 17,50 euro. Da tre settimane costretta in ospedale per le complicazioni post-operatorie di una banale appendicite, proprio quando il senso di solitudine e isolamento si fanno insostenibili, una donna vede comparire al suo capezzale il viso tanto noto quanto inaspettato della madre, che non incontra da anni. Per arrivare da lei è partita dalla minuscola cittadina rurale di Amgash, nell’Illinois, e con il primo aereo della sua vita ha attraversato le mille miglia che la separano da New York. Alla donna basta sentire quel vezzeggiativo antico, “ciao, Bestiolina”, perché ogni tensione le si sciolga in petto. Non vuole altro che continuare ad ascoltare quella voce, timida ma inderogabile, e chiede alla madre di raccontare, una storia, qualunque storia. E lei, impettita sulla sedia rigida, senza mai dormire né allontanarsi, per cinque giorni racconta: della spocchiosa Kathie Nicely e della sfortunata cugina Harriet, della bella Mississippi Mary, povera come un sorcio in sagrestia. Un flusso di parole che placa e incanta, come una fiaba per bambini, come un pettegolezzo fra amiche. La donna è adulta ormai, ha un marito e due figlie sue. Ma fra quelle lenzuola, accudita da un medico dolente e gentile, accarezzata dalla voce della madre, può tornare a osservare il suo passato dalla prospettiva protetta di un letto d’ospedale. Lí la parola rassicura perché avvolge e nasconde. Ma è nel silenzio, nel fiume gelido del non detto, che scorre l’altra storia. Quella di un’infanzia brutale e solitaria, di una miseria umiliante, di una memoria tanto piú dolorosa perché non condivisa. Oltre la finestra, le luci intermittenti del grattacielo Chrysler, emblema di grandi aspirazioni nella Grande Mela degli anni Ottanta, insieme all’alternarsi del sonno e della veglia e all’avvicendarsi delle infermiere dal nomignolo fiabesco, scandiscono il passare di un tempo altrimenti immobile. Ma il tempo passa. L’isola d’intimità di quei cinque giorni d’ospedale non si ripeterà nella vita di madre e figlia. Molti anni piú tardi la donna è una scrittrice di fama.


COPVERASECONDA30 APRILE La Terza senza ancora la Seconda? Seconda o terza va intesa come Repubblica e il tema è approfondito da Nadia Urbinati e David Ragazzoni in “La vera Seconda Repubblica. L’ideologia e la macchina”, pubblicato da Raffaello Cortina, nella collana “Fili”, al prezzo di 15,00 euro. Né l’idea di una Seconda Repubblica, né i dibattiti circa l’avvento di una Terza hanno in realtà molti fondamenti su fatti concreti; entrambi sono di natura squisitamente ideologica. Si sono verificati senza dubbio cambiamenti profondi nel sistema politico che ha governato il paese, ma il modello istituzionale architettato dai Costituenti è rimasto, nella sostanza, inalterato sino a oggi. Eppure, la definizione fuorviante di Seconda Repubblica è riuscita a mettersi al centro della vita pubblica degli ultimi decenni. Le idee hanno, in un certo modo, costruito la realtà. È la riforma costituzionale avanzata dal governo Renzi, in procinto di essere approvata, che segna l’inizio della vera “Seconda Repubblica”, che da decenni esiste come idea e, forse, “speranza” ideologica. Nadia Urbinati e David Ragazzoni partono dal presente per proporre la loro lettura del lungo e straordinario lavorio ideologico più che giuridico.


COPMATRIMONIOPIACERE29 APRILE Un’Islam razzista? È quello che adombra Tahar Ben Jellou in “Matrimonio di piacere”, pubblicato da La nave di Teseo al prezzo di 18,00 euro. Amir è un commerciante di Fès. È ricco, sposato con Lalla e ha tre figli. Siamo negli anni 50. È felice, o meglio: tranquillo. Il suo matrimonio non è fatto di amore, di passione, ma di rispetto. Non si è mai posto il problema dei sentimenti, ma è affezionato a Lalla e la rispetta. Amir è un buon musulmano e quindi non tradisce Lalla. Tuttavia, poiché il lavoro lo tiene lontano da casa per mesi, quando è fuori non frequenta prostitute. Utilizza invece  un contratto previsto dall’Islam: il“matrimonio di piacere”. Che permette, per un mese, due mesi o quel che serve, di legarsi a un’altra donna, temporaneamente. La donna con cui stila questo contratto di matrimonio è Nabou, una senegalese statuaria e bellissima, con cui Amir inizia una relazione fatta all’inizio di solo sesso. Amir vive con lei una passione che con la moglie Lalla non ha mai avuto e che lo fa interrogare sul suo matrimonio. Poco a poco, tornando per diversi anni da Nabou, Amir si lega sempre più a lei, fino a che decide (una volta che compie il viaggio con uno dei suoi figli, Karim, handicappato ma non sciocco) di portarla a Fès: vuole darle lo statuto pieno di moglie, garantirle i diritti e il rispetto che merita. Ma a Fès la convivenza fra le due donne non è facile: oltre alla inevitabile competizione amorosa, Nabou subisce il peggiore razzismo, i marocchini di Fès si sentono bianchi, e superiori, rispetto ai negri dell’Africa profonda.


COPEUFORIA28 APRILE Un’antropologia novecentesca. Ma non in chiave saggistica, piuttosto in versione narrativa con “Euforia” di Lily King. Il volume è pubblicato da Adelphi, nella collana “Fabula”, al prezzo di 19,00 euro. I protagonisti di questo libro sono, con nomi diversi, tre personaggi fuori scala dell’antropologia novecentesca: Margaret Mead, Leo Fortune e Gregory Bateson. La scenografia sono le misere capanne dei tre sulle sponde del fiume Sepik, a Papua, quel mondo separato di acque rosa e cieli verdi che ancora oggi non compare sui nostri gps, e che negli anni Trenta era, molto semplicemente, l’Ignoto. L’azione coincide col lavoro sul campo del trio, in ciò che aveva di lievemente comico (la corsa ad accaparrarsi la tribù più esotica, o più interessante da studiare) e in ciò che conteneva, invece, di esaltante (la nascita, dal vivo, di molte delle idee che continuiamo a usare, nel tentativo di conoscere ciò che è altro da noi). A poco a poco la temperatura si innalza. Si approssima qualcosa di concitato e febbrile. Vuoi vedere che, al di fuori di ogni previsione, si scopre una grande e lacerante passione amorosa?


COPGIARDINOSEMPLICE27 APRILE Il giardino come natura comanda. È quello descritto in “Un giardino semplice. Storie di felici accoglienze e armoniose convivenze” di Paolo Pejrone, edito da Einaudi, nella collana “Super ET”, al prezzo di 16,00 euro. Un giardino felice asseconda i tempi e le esigenze della natura, e racconta tante storie delle quali il giardiniere è scrittore e custode. Dietro la disposizione di ogni albero, di ogni rosa e ogni filo d’erba sta nascosta una visione del mondo, un ideale ordine delle cose, la capacità di immaginare un microuniverso in perfetto equilibrio, composto da tante forme di vita che necessitano di cure e attenzioni, e custodiscono grandi segreti. Paolo Pejrone racconta in questo libro una sua ideale passeggiata tra i colori e i profumi di un giardino che rispetti il ritmo delle stagioni. Così mostra la magia del bianco discreto e primaverile di un filadelfo, e quella del giallo dorato di un narciso che fiorisce tra la neve di gennaio. Ricorda quale sapore ha un’albicocca quando è matura al punto giusto, e quanto è piú dolce una fragolina di bosco. E svela, con ironica vivacità, alcuni dei suoi trucchi, dal poter avere rose brillanti tutto l’anno scegliendole e trattandole bene, a come mantenere un orto sempre ricco assecondando il lento e naturale succedersi delle stagioni.


COPSCUOLACATTOLICA26 APRILE Una malattia inguaribile. “Nascere maschi è una malattia inguaribile” è una frase del romanzo “La scuola cattolica” di Edoardo Albinati. Lo ha edito Rizzoli, nella collana “Scala italiani”, al prezzo di 22,00 euro. Roma, anni Settanta: un quartiere residenziale, una scuola privata. Sembra che nulla di significativo possa accadere, eppure, per ragioni misteriose, in poco tempo quel rifugio di persone rispettabili viene attraversato da una ventata di follia senza precedenti; appena lasciato il liceo, alcuni ex alunni si scoprono autori di uno dei più clamorosi crimini dell’epoca, il Delitto del Circeo. Edoardo Albinati era un loro compagno di scuola e per quarant’anni ha custodito i segreti di quella “mala educacion”. Ora li racconta guardandoli come si guarda in fondo a un pozzo dove vede, misteriosa e deforme, la propria immagine. Da questo spunto prende vita un romanzo, che colpisce davvero per l’ampiezza dei temi e la varietà di avventure grandi o minuscole: dalle canzoncine goliardiche ai pensieri più vertiginosi, dalla ricostruzione puntuale di pezzi della storia e della società italiana, alle confessioni che ognuno di noi potrebbe fare qualora gli si chiedesse: “Cosa desideravi davvero, quando eri ragazzo?”. Adolescenza, sesso, religione e violenza; il denaro, l’amicizia, la vendetta; professori mitici, preti, teppisti, piccoli geni e psicopatici, fanciulle enigmatiche e terroristi. Mescolando personaggi veri con figure romanzesche, viene fuori una narrazione che si interseca con le grandi domande della vita e del tempo e che propone spesso un altro punto di vista sulle cose.


COPPROFESSORE24 APRILE La Brontë con voce maschile. È la prima volta che Charlotte Brontë usa un io narrante non donna. Accade nel romanzo “Il professore”, pubblicato da Fazi, nella collana “Le strade”, al prezzo di 18,00 euro. Questo è il primo romanzo scritto da Charlotte Brontë. Inizialmente rifiutato dagli editori perché giudicato troppo realistico, fu pubblicato solo nel 1857, due anni dopo la morte dell’autrice. Il protagonista è William Crimsworth, primo e unico narratore maschile da lei utilizzato, il quale racconta in prima persona la sua storia: uomo sensibile e colto, fugge da un lavoro pesante e competitivo nella zona industriale dello Yorkshire e si trasferisce in Belgio per insegnare presso un istituto femminile. Qui conosce Frances Henri, studentessa indigente e particolarmente dotata della quale poco alla volta si innamora, corrisposto. Ma la coppia non avrà vita facile: saranno infatti molte le avversità che i due dovranno affrontare prima di riuscire a coronare il loro amore. A cominciare dall’aperta ostilità dell’astuta direttrice della scuola, profilo davvero assai antipatico. Come per l’altro romanzo della Brontë, “Villette”, anche “Il professore” prende spunto dall’esperienza personale della Brontë, che nel 1842, quando studiava il francese a Bruxelles, si innamorò del suo insegnante, Monsieur Héger (una relazione che non ebbe però un lieto fine).


COPQUANDORESPIRO23 APRILE Che significa la vita? Prova una risposta all’ardua domanda Paul Kalanithi con “Quando il respiro si fa aria”, edito da Mondadori, nella collana “Ingrandimenti”, al prezzo di 18,00 euro. Qual è il significato della vita umana? O meglio, che cosa la rende significativa e degna di essere vissuta? A farsi queste domande non è un filosofo o un teologo, ma il neurochirurgo americano di origine indiana Paul Kalanithi, che a soli 37 anni, al culmine del successo professionale, deve affrontare la disperata battaglia contro un cancro in fase terminale e guardare negli occhi l’avversario che ha già sfidato tante volte in sala operatoria: la morte. Animato fin dall’infanzia da passioni apparentemente inconciliabili (letteratura, psichiatria, filosofia, ricerca scientifica), che lo avevano portato a scegliere la neurochirurgia come facoltà chiave per conoscere l'”intreccio di cervello e coscienza”, Paul vive l’esperienza soggettiva della malattia come l’occasione per cominciare a vedere le cose con quello sguardo da paziente che aveva a lungo cercato e per riflettere sul destino che ci accomuna a ogni organismo vivente che nasce, cresce e muore. E mentre racconta il rapido decorso del tumore, accompagnato da un continuo alternarsi di consapevolezza, accettazione, paura e determinazione, condivide il suo universo di affetti, desideri, sogni e speranze.


COPBATTAGLIA22 APRILE Una serie battaglia navale. Così si presenta la nuova indagine dei giovincelli del BarLume in “La battaglia navale” di Marco Malvaldi, uscito da Sellerio, nella collana “La memoria”, al prezzo di 14,00 euro. “Un lavoro d’indagine vero, sul campo, è molto più simile alla battaglia navale. All’inizio spari alla cieca, e non cogli niente, ma è fondamentale che tu ti ricordi dove hai sparato, perché anche il fatto che lì tu non abbia trovato nulla è una informazione”. Non lontano dalla casa di Nonno Ampelio, uno dei quattro vecchietti investigatori del BarLume, ci sono i Sassi Amari, il litorale di Pineta. Abbandonato lì, viene trovato il cadavere di una bella ragazza con un particolare tatuaggio. Lei viene presto identificata, dal figlio dell’anziana presso cui lavorava, come la badante ucraina della madre. Le colleghe connazionali si affrettano ad accusare il marito della ragazza, un balordo che la tormentava. E il caso sembra avviato a una veloce conclusione. Tra i Vecchietti serpeggia la delusione. Visto anche che l’indagine è affidata a un altro commissariato, e non all’amica vicequestore, la fidanzata di Massimo il Barrista. Ma è l’ostinazione senile che fornisce alla Squadra Investigativa del BarLume l’intuizione decisiva. E grazie anche all’intermediazione di un altro squinternato, il compagno Mastrapasqua che delle ucraine conosce usi e costumi, il vicequestore Alice Martelli può raddrizzare un’inchiesta cominciata con il piede sbagliato.


COPRESPONSABILITA21 APRILE La speranza è responsabile? Il quesito può trovare risposta, o arricchirsi di nuovi quesiti, con il breve saggio dello psichiatra Eugenio Borgna “Responsabilità e speranza”, edito da Einaudi, nella collana “Vele”, al prezzo di 12,00 euro. “Nessun uomo è un’isola” diceva John Donne. Noi non siamo mondi isolati, ma mondi aperti all’ascolto in una circolarità di esperienze che ci rendono consapevoli di quanta sia la nostra responsabilità nel determinare i modi di essere e di comportarsi degli altri. Sentiamo tale responsabilità nello scorrere delle giornate in cui siamo continuamente chiamati ad ascoltare gli altri, a rispondere alle loro angosce e alle loro speranze. Conoscere se stessi e gli altri è il modo piú intenso di essere responsabili. Nessuno si conosce del resto fino a quando è soltanto se stesso, e non, al medesimo tempo, anche un altro. Quale rapporto lega la responsabilità alla speranza? Quest’ultima è apertura al futuro, ci obbliga a pensare non solo alle conseguenze presenti e passate delle nostre azioni e delle nostre parole, ma anche a quelle future. Per non lasciar morire la speranza che ci si porta dentro forse si potrebbe dare una mano a chi la sta perdendo. Diceva Walter Benjamin: “Solo per chi non ha piú speranza ci è data la speranza”.


COPASPETTANDO20 APRILE Una storia d’amour fou. È quella che è piaciuta molto in Francia nel romanzo “Aspettando Bojangles” di Olivier Bordeaut. Sull’onda del successo transalpino Neri Pozza propone il libro, nella collana “I narratori delle tavole”, al prezzo di 15,00 euro. Immaginate di essere un bambino e di avere un padre che non chiama mai vostra madre con lo stesso nome. Immaginate poi che a vostra madre quest’abitudine non dispiaccia affatto, poiché tutte le mattine, in cucina, tiene lo sguardo fisso e allegro su vostro padre, col naso dentro la tazza di latte oppure col mento tra le mani, in attesa del verdetto; e poi, felice, si volta verso lo specchio salutando la nuova Renée, o la nuova Joséphine, o la nuova Marylou… Se immaginate tutto questo, potete mettere piede nel fantastico universo familiare descritto dal bambino in queste pagine. Un universo in cui a reggere le sorti di tutto e tutti è Renée, Joséphine, Marylou… la madre. Di lei, suo marito dice che dà del tu alle stelle, ma in realtà dà del voi a tutti, a suo marito, al bambino e alla damigella di Numidia che vive nel loro appartamento, un grosso uccello strambo ed elegante che passeggia oscillando il lungo collo nero, le piume bianche e gli occhi di un rosso violento. Renée, Joséphine, Marylou, o anche, ogni 15 febbraio, Georgette, ama ballare con suo marito sempre e ovunque, di giorno e di notte, da soli e in compagnia degli amici, al suono soprattutto di Mister Bojangles di Nina Simone, una canzone gaia e triste allo stesso tempo. Per il resto del tempo si entusiasma e si estasia per ogni cosa, trovando incredibilmente divertente l’andare avanti del mondo. E non tratta il suo piccolo né da adulto né da bambino, ma come un personaggio da romanzo. Un romanzo che lei ama molto e nel quale s’immerge in ogni momento. Di una sola cosa non vuole sentire parlare: delle tristezze e degli inganni della vita; perciò ripete come un mantra ai suoi: “Quando la realtà è banale e triste, inventatemi una bella storia, voi che sapete mentire così bene”. La realtà, però, è a volte molto banale e triste, così scioccamente triste che occorre più di una prodigiosa arte del mentire per continuare a gioire del mondo.

COPUOMOVENDEVA19 APRILE Sorella Cenerentola. È Esther Kreitman Singer, autrice de “L’uomo che vendeva diamanti”, edito da Bollati Boringhieri, nella collana “Varianti”, al prezzo di 17,50 euro. Questo romanzo è una vera sorpresa. Esther è la sorella maggiore del due molto più famosi Isaac Bashevis e Israel Joshua: privata dell’istruzione concessa ai fratelli, costretta a sposarsi, rifiutata dalla madre perché “brutta”, relegata “In cucina”, ma incapace di “stare zitta”. Per fortuna, visto che lascia questo notevole racconto, ambientato nella Anversa del commercianti e tagliatori di diamanti, tutti ebrei, e poi nella Londra del rifugiati, sempre ebrei, durante la prima guerra mondiale. Per tutta la narrazione, la Singer dimostra un’ironia più tagliente del diamante. Il protagonista assoluto della storia è Gedaliah Berman, ricco commerciante delle preziose pietre, emigrato dalla Polonia ad Anversa, iracondo, umorale, forte con i deboli e debole con i forti, e soprattutto invidioso oltre misura. Quando viene a sapere che il figlio di un concorrente sta per sposare la figlia di un ricco signore, mentre suo figlio Dovid passa le giornate a letto a leggere Spinoza e a fumare, incapace di adeguarsi alle aspettative paterne, per poco non sviene. C’è anche una figlia, altrettanto degenere ma astuta, che circuisce iI padre per ottenere favori e denaro. E la moglie, Rochl, vittima della prepotenza di Berman. La pesante routine della famiglia si complica con l’arrivo di una coppia di attivisti comunisti provenienti dallo stesso shtetl del Berman, e poi dalla comparsa del padre di Gedaliah , accolto dal figlio con un affetto e un calore inaspettati, che rendono un po’ più morbido il personaggio.


COPSEAVESSERO17 APRILE Un infinito dopoguerra. È quello, personale e collettivo, raccontato da Vittorio Sermonti in “Se avessero”. Il romanzo autobiografia è pubblicato da Garzanti, nella collana “Biblioteca della spiga”, al prezzo di 18,00 euro. Una mattina di maggio del 1945 tre, forse quattro, partigiani si presentano col mitra sullo stomaco in un villino zona Fiera di Milano alla caccia d’un ufficiale della Repubblica Sociale, o forse di tre. Lo scovano, hanno con lui un ampio scambio di vedute, e se ne vanno. Da questo aneddoto domestico, sincronizzato bene o male ai grandi eventi della Storia, partono settant’anni di ricordi di un fratello quindicenne, confusi ma puntigliosi, affidati come sono agli “intermittenti soprusi della memoria”: il nero-sangue e il gelo della guerra, la triste farsa di sognarsi eroe, poi il “passaggio dalla parte del nemico”, che sarebbe il PCI, e poi ancora un incerto far parte per se stesso; e il rapporto di reciproca protezione con il padre fascista; e la famiglia “feudale” della strana mamma; ma anche una collana di amori malriposti, le letture, il teatro, la musica, il calcio, gli amici. Testa e cuore però non fanno che tornare a quella mattina di maggio, a quell’ipotesi sospesa, a quell’eccidio mancato. Così, nel tentativo di fare i conti con i propri fantasmi, Sermonti scrive un libro sconcertante, che suona come una lunga canzone d’amore ma che è anche la cronaca minuziosa di un Paese e di un interminabile dopoguerra…


COPBAMBINIVIENNA16 APRILE I magnifici sei. Sono solo sei, scusate l’avarizia, i giovanissimi protagonisti de “I bambini di Vienna” di Robert Neumann, edito da Guanda, nella collana “Narratori della Fenice”, al prezzo di 16,50 euro. Vienna, inverno del 1945. Gli Alleati hanno occupato la città, piegata dai bombardamenti, ricoperta di neve e divisa in quattro settori. Nella cantina di un palazzo crollato sotto le bombe, vivono (o meglio sopravvivono) sei ragazzini scampati alla guerra, al nazismo e ai campi di concentramento. C’è Jid, virtuoso del borseggio; Goy, specialista del mercato nero; la quindicenne Ewa, prostituta occasionale, con la sua amica Ate, ex capo di una sezione della gioventù hitleriana; i più piccoli sono l’angelico Curls e una bambina malata. Insieme, nella cantina, affrontano un’esistenza di espedienti fino all’arrivo di un reverendo americano in uniforme da ufficiale, un nero della Louisiana, che distribuisce ai bambini qualche panino, un po’ di attenzione e  opuscoli di poesie. Ma soprattutto li aiuta a difendere il loro rifugio dagli uomini del comitato di quartiere che vorrebbero sloggiarli. Ognuno dei ragazzini gli racconta la propria storia e il reverendo promette loro una vita nuova, diversa, forse un sogno…


COPTEMPOATTESA15 APRILE L’attesa è finita. Per appassionate e appassionati dei Cazalet. È da poco uscito il secondo volume della nota saga scritta da Elizabeth Jones Howard e intitolato “Il tempo dell’attesa”. Lo ha pubblicato Fazi, nella collana “Le strade”, al prezzo di 18,50 euro.  È il settembre del 1939, le calde giornate scandite da scorribande e lauti pasti in famiglia sono finite e l’ombra della guerra è sopraggiunta a addensare nubi sulle vite dei Cazalet. A Home Place, le finestre sono oscurate e il cibo inizia a scarseggiare, in lontananza si sentono gli spari e il cielo non è mai vuoto, nemmeno quando c’è il sole. Ognuno cerca di allontanare i cattivi pensieri, ma quando cala il silenzio è difficile non farsi sopraffare dalle proprie paure. A riprendere le fila del racconto sono le tre ragazze: Louise insegue il sogno della recitazione a Londra, dove sperimenta uno stile di vita tutto nuovo, in cui le rigide regole dei Cazalet lasciano spazio al primo paio di pantaloni, alle prime esperienze amorose, a incontri interessanti ma anche a una spiacevole sorpresa. Clary sogna qualcuno di cui innamorarsi e si cimenta nella scrittura con una serie di toccanti lettere al padre partito per la guerra, fino all’arrivo di una telefonata che la lascerà sconvolta. E infine Polly, ancora in cerca della sua vocazione, risente dell’inevitabile conflitto adolescenziale con la madre e, più di tutti, soffre la reclusione domestica e teme il futuro, troppo giovane e troppo vecchia per qualsiasi cosa. Tutte e tre aspettano con ansia di poter diventare grandi e conquistare la propria libertà. Con loro, fra tradimenti, segreti, nascite e lutti inaspettati, l’intera famiglia vive in un clima di sospensione mentre attende che la vita torni a essere quella di prima. Per chi ha difficoltà a stare senza i Cazalet, e senza l’indimenticabile ritratto dell’Inghilterra di quegli anni che si portano addosso, sappia che lo aspettano, con questo secondo volume, seicento e trentotto pagine. Può bastare?


COPASCESA14 APRILE Che diavolo di famiglia! Se questa famiglia vi intriga sappiate che si è reso di nuovo disponibile, dopo molti anni, il saggio di Eric Russell Chamberlin “Ascesa e tramonto dei Borgia”. L’editore è Odoya che lo propone, nella collana “Odoya Library”, al prezzo di 20,00 euro. La casata dei Borgia ha sempre affascinato, sinistramente, molto. Leggende di avvelenamenti e incesti, corruzione e crudeltà crebbero rapidamente attorno a quel nome. I membri della famiglia dominarono la scena italiana tra il XV e il XVI secolo, grazie anche allo sfrenato nepotismo prima di papa Callisto III e poi di suo nipote, papa Alessandro VI, che cercò di favorire con ogni mezzo figli e parenti. Numerosi episodi caratterizzarono il pontificato di Alessandro, fornendo materiale per una sterminata letteratura nei secoli a venire: dal libertinaggio nel palazzo Apostolico ai presunti amori incestuosi, dai delitti verso gli oppositori e i più ricchi cardinali della Curia romana fino al supposto fratricidio di Giovanni da parte di Cesare. Ombre che si addensarono anche nelle campagne militari del Valentino, temuto per la sua ferocia, o nella turbolenta vita matrimoniale di Lucrezia. Cosa c’è di vero dietro a tutto questo? Chamberlin ci presenta il profilo di personaggi straordinari: dalla violenta ambizione di Alessandro alla turbolenta vita dei suoi figli, Cesare e Lucrezia, attraverso le alleanze e le guerre di cui si servirono per consolidare il proprio potere, inseguendo il loro destino che li vide innalzarsi a tal punto da tenere il mondo nel terrore per poi finire, invece, nella totale rovina. Importante quanto i personaggi è l’Italia dell’epoca: un paese fatto di città in lotta e di macchinazioni dinastiche dove alta cultura e grande crudeltà marciavano di pari passo.


COPSOTTOCIGLIA13 APRILE I diari di Faber. Sono usciti con il titolo “Sotto le ciglia niente. I diari”, editi da Mondadori, nella collana “Ingrandimenti”, al prezzo di 19,50 euro. Il volume è stato, con molto amore, curato dalla Fondazione Fabrizio De André ONLUS. E vi proponiamo integra la prefazione della Fondazione. “Da anni lavoriamo sulle carte dell’archivio di Fabrizio De André, eppure siamo costantemente sorpresi da nuove scoperte e costretti a confessarci ogni volta che “era molto più curioso” di noi. Leggere le sue carte significa scorrere quaderni, fogli sparsi, libri, agende, buste, sacchetti per rifiuti messi a disposizione da compagnie aeree… vuol dire sfogliare qualsiasi pezzo di carta sul quale potesse appuntare un’immagine nell’istante stesso in cui affiorava. Un caleidoscopio di frasi all’apparenza casuali che tuttavia ci restituiscono il ritratto della sua fede laica nella pietas umana, l’anarchia di chi è libero dagli abusi di potere e il sarcasmo ironico tipicamente ligure. Sorridiamo con le sue rime goliardiche o i “pensierini” scritti per puro gusto del divertimento. Siamo costretti a fermarci e riflettere quando invece “il pensiero e la scrittura diventano grido, insulto o lacrime di rabbia”. O, a parer nostro, sollievo. Fabrizio annotava in maniera istintiva e quasi maniacale impressioni, ricordi, detti popolari imparati nei carruggi di Genova o appresi dai contadini della Gallura, ricette, citazioni. In questo mare di appunti si trovano le idee che avrebbero dato vita alle sue canzoni, trasformate poi nelle parole che potevano essere collocate negli “spazi stretti” lasciati dalla musica grazie ad un lavoro di artigiano meticoloso e alla ricerca di un solo termine, il migliore e più agile, in grado di restituire tutta l’idea originale. I discorsi che pronunciava sul palco, le risposte ai giornalisti o i versi delle canzoni erano tutti frutto di un lavoro lungo e complesso originato dal desiderio di comunicare senza equivoci: tra i suoi appunti infatti si leggono riflessioni a volte contraddittorie, numerose varianti della medesima frase così come l’annotazione nitida di tutti i “saluti pubblici a privatissimi affetti” da fare durante la tappa di un tour. Le pagine di questo libro, quindi, sono una selezione che speriamo possa suscitare lo stesso nostro senso di sorpresa. Così come ci auguriamo che l’eterogeneità dei contenuti riesca a sottolineare il sapore delle carte di Fabrizio, raccolte negli anni da Dori Ghezzi e oggi conservate al Centro Studi a lui dedicato presso l’Università di Siena. In ogni caso crediamo che il filo del pensiero di Fabrizio affiori in modo limpido, frase dopo frase, in un flusso che a volte pare interrotto e a volte senza fine, ma che si muove sempre in direzione ostinata e contraria.”


COPLEONE12 APRILE Un lungo viaggio. Nei secoli e negli spazi. Il libro è “Il leone di Lissa. Viaggio in Dalmazia” di Alessandro Marzo Magno. Lo ha pubblicato il Saggiatore, nella collana “La piccola cultura”, al prezzo di 18,00 euro. Due guerre mondiali, il fascismo, il comunismo, la dissoluzione della Jugoslavia: nel XX secolo gli eventi politici hanno reso l’Adriatico un mare sempre più largo, e l’incomprensione tra le due sponde sempre più profonda. Sebbene invasa dal turismo di massa, la costa della Dalmazia è oggi una terra estranea al nostro immaginario, semisconosciuta come lo era ai tempi dell’abate illuminista Alberto Fortis, che nel 1774 raccolse le memorie dei suoi molti viaggi nei “domini da mar” della Serenissima, a quei tempi dimenticati e abbandonati a se stessi. Ne nacque Viaggio in Dalmazia, che fece conoscere la terra, la lingua e le popolazioni dalmate in Italia e in tutta Europa. Più di duecento anni dopo, Alessandro Marzo Magno ripercorre lo stesso itinerario attraverso le molte isole che punteggiano la costa, scoprendo un mondo sospeso tra un passato multietnico che non esiste più e le tracce di un nazionalismo che brucia ancora, dove la modernità si mescola a tradizioni che paiono immutate dai tempi dell’abate Fortis. A Morter l’autore incontra le donne che lavorano i fusti delle ginestre per fabbricare scarpe; a Lissa va sul luogo in cui sorgeva il leone di pietra in ricordo dei caduti asburgici nell’omonima battaglia; a Zara scopre le vestigia miracolosamente intatte dell’antica città, tante volte distrutta da assalti e bombardamenti, e altrettante volte ricostruita. A Spalato parla con un discendente di Niccolò Tommaseo…


COPDARIO10 APRILE Un ateo buffo. È Dario Fo che, compiuti i novant’anni, conversa con Giuseppina Manin. Ne viene fuori il libro “Dario e Dio”, pubblicato da Guanda, nella collana “Narratori della Fenice”, al prezzo di 15,00 euro. Maestro di teatro e di letteratura, Dario Fo da sempre è un ateo militante, ma anche un curioso del sacro, che ha esplorato a più riprese in molte opere, a cominciare dal suo capolavoro, Mistero buffo. Il sacro, la Chiesa, i santi e i fanti nel corso del tempo sono stati non soltanto i suoi bersagli, ma i suoi interlocutori privilegiati. Dall’immenso patrimonio dei testi ufficiali e apocrifi, della cultura popolare, dell’arte visiva ha tratto spunto per riletture personalissime della Bibbia e dei Vangeli, della figura di Maria, del rapporto di Gesù con le donne, dell’invenzione della Chiesa e delle sue tante malefatte. Tutto questo con ironia provocatoria, mai blasfema o irrispettosa. E ora, arrivato ai novant’anni, Dario Fo decide di tirare le somme della sua lunga e avventurosa esplorazione nei misteri più o meno buffi della fede e della religiosità. Sollecitato da Giuseppina Manin, si diverte a fare i conti a modo suo con Dio e quel che ne consegue: dalla Genesi all’Apocalisse, dall’Inferno al Paradiso, dal Regno dei Cieli a quello degli uomini.


COPVENEZIAGHETTO9 APRILE Quando nacquero i ghetti. Giusto cinque secoli fa, a far data da oggi, grosso modo, e lo spiega bene Donatella Calabi in “Venezia e il ghetto. Cinquecento anni del recinto degli ebrei”, edito da Bollati Boringhieri, nella collana “Nuova cultura”, al prezzo di 15,00 euro. Cinquecento anni fa, il 29 marzo 1516, il Senato della Serenissima Repubblica di Venezia deliberò che gli ebrei di diverse contrade cittadine si trasferissero “uniti” (cioè tutti) nella corte di case site in Ghetto, presso San Girolamo. Nasceva così il primo “recinto degli ebrei”. Si trattava in origine del “geto de rame”, il luogo in cui venivano riversati (“gettati”) gli scarti della lavorazione delle fonderie presenti nella zona. Nel corso dei secoli, e su tutti i continenti, questa parola veneziana sarebbe presto diventata sinonimo di segregazione. Nato come misura di confinamento, il Ghetto diviene in breve un luogo effervescente e cosmopolita, che accoglie gli ebrei provenienti dai luoghi più diversi, oltre a rappresentare uno dei centri di commercio fondamentali della Repubblica veneziana. La struttura architettonica delle sue case, inusuale per Venezia (con i suoi caseggiati stranamente sviluppati in altezza per far posto al numero crescente di abitanti confinati nel luogo), si intreccia alla vicenda storica del luogo, decisamente centrale per l’Italia e per l’Europa. Qui sorgono i banchi di pegno dai quali passerà buona parte del prestito di denaro della potenza lagunare, ma nel Ghetto non mancano le professioni liberali e la cultura, che faranno di Venezia una delle capitali del mondo ebraico e non solo.


COPSECONDA8 APRILE Giardino: prassi o teoria? Bella domanda, per chi ha la passione. Volete provare con un libro? E allora eccoci a “Una seconda natura” di Michael Pollan, edito da Adelphi, nella collana “La collana dei casi”, al prezzo di 22,00 euro. Dacché Nabucodonosor elevò i giardini pensili di Babilonia pur di lenire la nostalgia della sua sposa per le colline dell’infanzia, il giardino è sempre stato una seconda natura, foggiata dall’uomo in base alla sua cultura ed esperienza. Ma di questi tempi il giardino è anche un campo di battaglia ideologico ed etico fra utopia suburbana del prato sempre perfettamente curato e ribellione dei cultori della wilderness, seguendo le discipline di Thoreau. Per fortuna esiste, come quasi sempre accade, un terzo partito. È quello che fu, ad esempio, di Alexander Pope, che agli architetti del paesaggio suoi contemporanei consigliava semplicemente: “Consulta sempre il Genio del luogo”. Pollan di Pope condivide l’ironia e il buonsenso, oltre che il piglio eclettico da filosofo, umorista, narratore e polemista. Sa da quale parte schierarsi, e lo fa nel modo che più gli è congeniale: con questo libro, che riesce a essere al tempo stesso ironica autobiografia, racconto di un’odissea intellettuale e vivace trattato di giardinaggio empirico-teorico.


COPMEMORIEKIKI7 APRILE Stanche/i delle scrittrici di oggi? Seguite il consiglio di Hemingway e valutate “Memorie di una modella” di Kiki di Montparnasse, pubblicato da Castelvecchi, nella collana “Cahiers”, al prezzo di 14,50 euro. “Se siete stanchi dei libri scritti dalle signore scrittrici d’oggigiorno, eccovi un libro scritto da una donna che non fu mai una signora. Per circa dieci anni, come spesso capita, Kiki fu lì lì per essere una regina, ma questo naturalmente è molto diverso dall’essere una signora”. Così Ernest Hemingway parla di Alice Prin, meglio conosciuta come Kiki de Montparnasse. Priva di inibizioni, cominciò a dodici anni la carriera di modella. A vent’anni era già una celebrità. A trenta, scrisse queste memorie. Frequentatrice instancabile della vita mondana, divenne amica e confidente di maestri della pittura, scrittori, personaggi come Kisling, Fujita, Soutine, Modigliani, Man Ray, Jean Cocteau, Ernest Hemingway, i dada e i surrealisti… Le sue memorie sono un seducente racconto dei momenti più intimi di anni veramente, e seriamente, ruggenti.


COPSPIAGGIA6 APRILE Prime libertà del corpo. E le libertà di un’isola. E il romanzo in questione che è “La spiaggia di quarzo” di Anna Maria Falchi, edito da Guanda, nella collana “Narratori della Fenice”, al prezzo di 17,00 euro. Dopo anni di lontananza, Alessia torna nella terra dov’è nata, la Sardegna, e a una spiaggia che le è molto cara. Il contatto con i bianchi granelli di quarzo la riporta indietro nel tempo, al ricordo di un’estate che ha segnato indelebilmente la sua vita, un’estate degli anni Ottanta, quando le ragazzine leggono Cioè e appendono in camera i poster di Miguel Bosé. Alessia ha un’amica del cuore, Mariella, e a quattordici anni le amicizie sembrano destinate a durare per sempre. Mentre lei è studiosa, timida e un po’ goffa, Mariella è già civettuola e disinvolta, e Alessia stenta a credere che la voglia con sé in una breve vacanza che segna la conclusione delle scuole medie. La prima estate con il motorino, il Sì Piaggio rosso fiammante che Alessia si guadagna raccogliendo pomodori nei campi di uno zio, pegno da pagare per l’ingresso nel mondo degli adulti. Loro due da sole, lontane dai genitori, in uno di quei casotti sulla spiaggia che gli isolani usano per godersi il loro mare. Il primo assaggio di libertà, con la scoperta del corpo, il desiderio di spiccare il volo e la paura di essere se stessa, il bisogno di rivelare i propri sentimenti che si mescola al timore di essere fraintesa, allontanata, tradita. Affianco alle due protagoniste c’è tutto un variegato mondo di personaggi che raccontano un intreccio di cose fortemente legate alla terra sarda: il profondo attaccamento alle tradizioni, il dramma dei rapimenti, il paesaggio ferito, il carattere fortemente libertario degli isolani.


COPSIGNOR5 APRILE Orgoglio biondo. Fra le tante esce fuori anche questo sentimento in “Il signor Norris se ne va” di Christopher Isherwood, edito da Adelphi, nella collana “Fabula”, al prezzo di 18,00 euro. Parrucchino, passaporto falso, talento da affabulatore: Arthur Norris colpisce immediatamente l’alter ego di Christopher Isherwood, il giovane William Bradshaw, che lo incontra nello scompartimento di un treno diretto in Germania. Col tempo Norris si rivelerà un avventuriero incline al misfatto e allo sperpero, un simpatizzante comunista che folleggia disinvolto nel basso ventre della Berlino dei primi anni Trenta, persuaso che il suo mantenimento sia “un privilegio dei più ricchi, ma meno intellettualmente dotati, membri della comunità”, e che la vita sarebbe “ben triste se ogni tanto non ci concedessimo qualche ricompensa”. In pratica l’amico perfetto per William, approdato a Berlino per vivere una vacanza prolungata, lontana dalle costrizioni della famiglia e della madrepatria, con l’ausilio di qualche lezione privata di inglese. Finché, nell’inverno del 1933, il gioco inizierà a farsi troppo serio, la commedia cederà il passo alla spy story, e bisbigli e paura, arresti e sparizioni cominceranno ad accompagnarsi a un improvviso, diffuso orgoglio di “essere biondi”.


COPMERCKX3 APRILE Un cannibale in testa. Questo libro non racconta di un’ossessione ma di un grande ciclista. Si tratta di “Merckx, il Figlio del tuono” di Claudio Gregori, edito da 66THA2ND, nella collana “Vite inattese”, al prezzo di 23,00 euro. Il 20 marzo 1966 un giovane belga si schiera al via della Milano-Sanremo. Ha vent’anni e non si è mai misurato con un tracciato cosi lungo. Al traguardo vincerà la prima classica del suo palmarès. Quel giorno, come con Coppi all’indomani della guerra, si apre per il ciclismo una nuova era. Fin da quella prima apparizione, Merckx ha mostrato di possedere, oltre al talento, il gusto dell’avventura e della prodezza inattesa. Al pari dei grandi del passato. Ma più di chiunque altro ha saputo interpretare la gara come “sfida totale”, battaglia all’arma bianca. Ha imposto uno stile, “la corsa di testa”, riportando il ciclismo alla sua vocazione originaria. Lo chiameranno l’Orco, il Coccodrillo, Attila, il Cannibale: temuto e invidiato, è stato “il più grande agonista” di uno sport arduo, a volte crudele. Per questo la sua storia, scritta sul pavé, nel fango, nella tormenta, segnata da cadute rovinose, nobilitata dai duelli con Gimondi, Ocaña, Fuente, merita un posto speciale nella “sconfinata biblioteca della bicicletta”. Dall’esordio alla corte di Van Looy fino all’eclissi improvvisa, Claudio Gregori ricostruisce le imprese di Merckx come fosse un cavaliere impavido a caccia di tesori favolosi in una nuova chanson de geste.


COPMONTECARLO2 APRILE Un moderno Don Chisciotte. Agisce in “Montecarlo” di Peter Terrin, edito da Iperborea, nella collana “Narrativa”, al prezzo di 16,00 euro. Maggio 1968, il sole brucia sul circuito di Monte Carlo, dove sta per iniziare l’atteso Grand Prix. Il principe di Monaco, il jet set e la stampa mondiale aspettano l’arrivo di Deedee, la divina stella del cinema francese, sogno proibito di ogni uomo e anche di un giovane e timido meccanico della Lotus: Jack Preston. Ma proprio quando l’attrice fa la sua entrata in pista, un’auto esplode e Jack, travolto dalle fiamme, le fa scudo con il corpo. Lei ne esce illesa, lui gravemente ustionato. Rispedito nel suo piccolo villaggio inglese, stroncata la carriera cui aveva dedicato la vita, Jack attende fiducioso che la donna più desiderata della terra riconosca il suo atto eroico, gli renda l’onore che si merita e gli dichiari il proprio amore, chiamandolo a sé nell’olimpo delle star. Eppure i giorni passano e le cicatrici restano senza che Deedee lo degni di un cenno, mentre la speranza sprofonda sempre più in una cieca ossessione. Peter Terrin si cala negli anni della dolce vita per descrivere una parabola piena di suggestioni etiche, sociali, esistenziali. Goffo incompreso, folle fanatico, o giovane incapace di capire che al mondo non importa di lui, Jack Preston non si rassegna all’indifferenza. Vittima dello scarto incolmabile tra noi e gli altri, o di quell’ansia di celebrità che proprio nel ’68 teorizzò Andy Warhol, si rifiuta di cedere alla delusione.


COPFEDE1 APRILE Lo dice Saturno. Sono tanti gli astri che si esprimono in “La fede negli astri” di Fritz Saxl, uscito da Bollati Boringhieri, nella collana “Saggi”, al prezzo di 26,00 euro. Per Saxl, come già per Warburg, l’astrologia e l’iconografia astrologica occupano un posto centrale nella storia della tradizione classica. Le antiche divinità, travolte come tali dal crollo del paganesimo, sono però sopravvissute nel Medioevo non solo come nomi dei pianeti (o dei giorni della settimana), ma anche come simboli di altrettante “essenze” e del loro influsso sugli uomini e la loro vita. Il cristianesimo non aveva nulla da sostituire all’antico sistema astrologico, con la sua pretesa universale di spiegare e prevedere i destini dell’uomo e il carattere di ognuno. L’astrologia, tramandata e osteggiata al tempo stesso come una sapienza in sé chiusa e coerente, conservò quindi, quasi in un bozzolo, frammenti dell’antica scienza e dell’antica mitologia. Le strade di questa storia, che Saxl ripercorre, ricorrendo alle fonti e alle immagini più disparate, portano da Babilonia al Rinascimento italiano attraverso tante tappe. Con una presenza posto specialissima dei greci e degli arabi. Passando per luoghi e culture così diversi tra loro, le figure degli dei e delle costellazioni vengono ripensate in più d’un modo. E pur a volte stravolte, restano sempre riconoscibili e per così dire “pronte al recupero” fino a comporre per la cultura occidentale un ricco e sensibile deposito di memoria storica.


COPFOTTUTA31 MARZO Aridatece lo smog. Alta si leva l’invocazione leggendo “Fottuta campagna” di Arianna Porcelli Safonov. Il libro è edito da Fazi, nella collana “Le meraviglie”, al prezzo do 16,00 euro. A 31 anni Arianna decide che l’aria di città è diventata irrespirabile. L’insofferenza verso i ritmi urbani, lo smog, gli snob fissati con i prodotti bio e l’inquinamento acustico, è salita alle stelle e l’unica soluzione accettabile, per lei, è quella di mollare tutto e partire. Nella zona dell’Oltrepò pavese trova un vecchio fienile e, col cuore colmo di entusiasmo, si lancia in una nuova vita, totalmente diversa da quella di prima. A bordo di un enorme fuoristrada, insieme ai suoi gatti e al cane, che con lei saranno i protagonisti di molte vicende del libro, parte per la grande avventura. Ma nel brusco passaggio dall’esistenza di cittadina sempre in viaggio per lavoro a quella di misantropa che va a letto con le galline, scoprirà che la vita tanto agognata nasconde in realtà aspetti non proprio esaltanti. Da qui il racconto, esilarante come ogni ridicolezza, di tutte le sfide che la condizione rustica pone: dalla descrizione dei vicini, in verità lontanissimi, al resoconto atterrito delle sagre di paese, dall’analisi del cibo spacciato per biologico nei supermercati alla scarsità di genere maschile appetibile nel raggio di chilometri, il libro è una spassosa panoramica sulla vita in campagna, distante anni luce dalle pastorellerie e dai quadretti bucolici della tradizione. Pieno di ironia e e di situazioni paradossali, “Fottuta campagna” racconta le difficoltà pratiche del mondo green, l’isolamento cui necessariamente costringe la vita agreste, le strazianti conseguenze della lontananza fisica dal consesso civile. Un anti-inno alla semplicità della vita all’aria aperta e una messa in guardia dall’idea molto diffusa e forse troppo idillica della campagna.


COPARTEGUERRA30 MARZO Un ottovolante di sesso e violenza. A tanto si è impegnato Aleksander Hemon con “L’arte della guerra zombi”, edito sa Einaudi, nella collana “Supercoralli”, al prezzo di 19,50 euro. Hemon aveva promesso: “Il mio prossimo romanzo sarà un ottovolante di sesso e violenza”. Lettrici e lettori possono valutare se la promessa è stata mantenuta. E se davvero l’autore ha saputo regalare uno spasso che dà assuefazione e una trama che sembra una sfida lanciata ai fratelli Coen. Joshua Levin, aspirante sceneggiatore sulla trentina, è il prototipo dell’uomo qualunque americano contemporaneo: nevrotico, egoista, pigro eppure ambizioso, indeciso, dedito al consumo, ossessionato dal sesso. E proverbialmente inconcludente. Tra le sue tante sceneggiature che non vanno da nessuna parte, Joshua decide che ce n’è una vincente: s’intitola Guerre zombi e racconta le avventure del maggiore Klopstock e il suo tentativo di salvare il mondo dall’invasione dei famelici mangiacervelli. Ma a partire da quest’idea ogni scelta di Joshua sarà piú disastrosa della precedente conducendolo rapidamente e inesorabilmente verso la débâcle. E sempre piú evidenti diventeranno i paralleli fra i non-morti della sua fantasia e quelli che popolano un Paese-zombi, l’America, che si ciba dell’altro senza misura e, come Desert Storm ben dimostra, senza considerazione per le conseguenze.


COPNUMERO29 MARZO Questo è un romanzo. Lo si arguisce dall’insistenza del termine romanzo voluta dall’editore nel quarto di copertina. Stiamo parlando di “Numero undici” di Jonathan Coe. L’editore, reiterante, è Feltrinelli che propone il romanzo (ove non si fosse capito) nella collana “I Narratori”, al prezzo di 19,00 euro. L’undicesimo romanzo di Jonathan Coe è una storia dei nostri tempi: dal suicidio di David Kelly, lo scienziato britannico che aveva rivelato le bugie sulla guerra in Iraq, agli anni austeri della Gran Bretagna che conosciamo oggi. È un romanzo su quell’infinità di piccole connessioni tra la sfera pubblica e quella privata, e su come queste connessioni finiscano per toccarci, tutti. È un romanzo sui lasciti della guerra e sulla fine dell’innocenza. È un romanzo su come spettacolo e politica si disputino la nostra attenzione, e su come alla fine probabilmente è lo spettacolo ad avere la meglio. È un romanzo su come 140 caratteri possono fare di tutti noi degli zimbelli. È un romanzo su cosa significhi vivere in una città dove i banchieri hanno bisogno di cinema nelle loro cantine e altri di banche del cibo all’angolo della strada. È un romanzo in cui Coe sfodera tutta la sua ingegnosità, il suo acuto senso della satira e la sua capacità di osservazione per mostrarci, come in uno specchio, il nuovo, assurdo e inquietante mondo in cui viviamo.


COPDONNAGARBO27 MARZO Un’icona svedese. Chi se non Greta Garbo? Ecco allora il giallo “La donna che sembrava Greta Garbo” di Maj Sjöwall e Thomas Ross. Lo ha edito Sellerio, nella collana “La memoria”, al prezzo di 14,00 euro. Alle origini del giallo nordico; fra i migliori polizieschi della stagione iniziata negli anni Settanta proprio con i maestri Sjöwall e Wahlöö e con una icona della Svezia come Greta Garbo. Peter Hill, giornalista, ha perso il posto da quando la sua rubrica di cronaca giudiziaria, “Delitto e castigo”, è stata chiusa dopo che Hill ha accusato di affari poco puliti Sven Olsson, il responsabile affari interni del ministero della giustizia svedese. Senza lavoro Hill sta scrivendo un romanzo, o meglio dovrebbe, in realtà si sente svuotato e inutile fino a quando il suo vecchio amico Bloom, un poliziotto da poco in pensione, lo spinge a ritornare al giornalismo investigativo per una storia un po’ strana di cui vale la pena occuparsi. Olsson, il nemico giurato di Hill, ha dato ordine ai servizi segreti di pedinare una ragazza somigliantissima a Greta Garbo, gli uomini della Sapo l’hanno seguita per giorni, ma la ragazza all’improvviso è scomparsa senza lasciare tracce. Motivato a scoprire cosa il potente Olsson nasconda, Hill inizia la sua indagine che si incrocia con quella di Kroonen, un commerciante di automobili olandese sbarcato a Stoccolma in cerca della figlia Chris. I due uomini, per quanto diversi e diffidenti l’uno dell’altro, si trovano dalla stessa parte della barricata e se da un lato provano a sfuggire ai servizi che li tallonano, dall’altro devono trovare la donna che somiglia a Greta Garbo. Ambientato in una Stoccolma estiva e soleggiata, fra le migliaia di isolette che la circondano, questo thriller vede Maj Sjöwall questa volta compagna di scrittura di Tomas Ross. Ora che Per Wahlöö non c’è più.


COPDAMASCO26 MARZO Damasco da fiaba. La racconta Suad Amiry in “Damasco”, edito da Feltrinelli, nella collana “Varia”, al prezzo di 16,00 euro. C’è una Damasco fiabesca e meravigliosa. C’è un palazzo, quello di Basima e Tal’at, pieno di marmi colorati, soffitti a cassettoni, fontane che bisbigliano nell’ombra. Damasco e il palazzo sono il teatro in cui va in scena la storia di una grande famiglia siriana. Il racconto comincia nel 1926, quando dopo trent’anni di matrimoni Basima torna per la prima volta ad Arrabeh, il villaggio da cui era partita poco più che bambina per andare in sposa al ricco e nobile mercante Tal’at. Il viaggio di Basima, intrapreso nella speranza di poter dare l’ultimo saluto alla madre, imprime una svolta inattesa al suo matrimonio. Dopo un’iniziale turbolenza, però, la vita della famiglia riprende a scorrere come sempre: la dolcezza delle consuetudini smussa le asperità, i rituali attenuano e riassorbono i contrasti, gli equilibri si riassestano. L’autrice conduce il lettore nei cortili e nelle stanze della famiglia Jabri, con i fastosi pranzi del venerdì, le rivalità tra i figli maschi pigri e viziati, il vincolo indissolubile tra le sorelle. Passano gli anni, ed è ancora una volta l’arrivo di un bambino a sparigliare le carte, a far luce nelle pieghe più nascoste dell’intimità domestica: vengono così a galla segreti inimmaginabili…


COPCIGNI25 MARZO Uno scandaloso Capote. Lo trovate ne “I cigni della Quinta Strada” di Melanie Benjamin. Lo ha pubblicato Neri Pozza, nella collana “I narratori delle tavole”, al prezzo di 18,00 euro. Il 17 ottobre 1975 fa la sua comparsa nelle edicole americane un numero speciale di Esquire che mostra in copertina la foto di profilo di un Truman Capote grasso e pallido, e una didascalia che reclamizza l’ultimo, attesissimo racconto dell’acclamato autore di “A sangue freddo”. Titolo: “La Côte Basque 1965”. Capote si è incamminato da tempo lungo la china dell’autodistruzione. Quasi costantemente in preda all’alcol e alle droghe, è soltanto una smorta controfigura del trentenne dagli occhi pieni di passione e inquietudine che sedusse il bel mondo newyorchese vent’anni prima. Su quel mondo, che lo ha tacitamente messo da parte, posa ora la sua penna astiosa, narrando del santuario che ne è al centro e che ha le sue vestali nei Cigni della Quinta Strada: Babe Paley, Slim Keith, Gloria Vanderbilt, Pamela Harriman, le regine dei cocktail, delle feste di beneficenza, dei party più esclusivi, dei dinner e dei lunch alla Côte Basque, il ristorante dove, appunto, pranzi e cene sono diventati un appuntamento imprescindibile della mondanità newyorchese. Il racconto di Esquire muove da un incontro alla Côte Basque in cui i Cigni della Quinta Strada si lasciano andare a inattese confessioni e riprovevoli giudizi. Slim Keith, riconoscibilissima nei panni di una pettegola e cattiva “ragazzona briosa e vitale”, sposata con un soporifero lord inglese, spettegola e maligna su una sfilza di personaggi ricchi e famosi: Jackie Kennedy, che sembra una versione caricaturale di se stessa, la principessa Margaret, così noiosa da far addormentare i suoi interlocutori. Gloria Vanderbilt appare talmente svampita da non saper riconoscere il primo marito. Ma è soprattutto con l’entrata in scena di Sidney Dillon, un “finanziere, consigliere di presidenti”, sposato con una donna di nome Cleo, “la più bella creatura vivente”, ma pronto a tradirla in numerose avventure extraconiugali, in sconci e sordidi incontri tra lenzuola sudice, che il racconto di Capote appare come un imperdonabile tradimento, un assassinio, una pugnalata inferta al cuore di uno dei Cigni in particolare, quello che tutte loro amavano di più e che persino Truman, anzi specialmente Truman, amava: Babe Paley, l’elegante e infelice consorte di “Sidney Dillon”, alias Bill Paley, il fondatore della Cbs. Per Slim, Gloria, Pamela, il racconto di Capote ne fa di colpo un volgare nanerottolo, un bastardo scoppiato del Sud, una vipera che si è insinuata nel loro seno e che va subito schiacciata. Per Babe, però, “La Côte Basque 1965” rappresenta qualcosa di molto più importante: segna la fine dei suoi giorni dorati, della comunione perfetta, intima e accogliente con uno scrittore che, in pose languide e sensuali, guardava un tempo tutti dall’alto della sua grandezza.


COPMAMMIFERI24 MARZO Si parla di noi. Sì, sì ci siamo noi in “Mammiferi italiani. Storie di vizi, virtù e luoghi comuni” di Raffaella De Santis, pubblicato da Laterza, nella collana “I Robinson. Letture”, al prezzo di 14,00 euro.
Un libro di storie sui nostri tic, sui cliché che ci portiamo dietro, sulle nostre paure e passioni; un viaggio nello spazio e nel tempo in cui l’attualità si mescola alla storia, la vita vera alla letteratura. Protagonisti di questi racconti sono individui anonimi e personaggi illustri, scrittori, artisti, intellettuali. C’è la baronessa di Carini, che nella Sicilia del XVI secolo viene uccisa perché trovata a letto col suo amante. C’è una ricca americana che spende tutti i suoi beni per venire in Italia a imparare il belcanto e c’è il latin lover di provincia che mostra il petto villoso. C’è la signora Grosso che per qualche mese è al centro dell’attenzione dei media per aver predetto l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy. C’è Melville che cammina per le strade di Roma fiaccato dall’aria malsana della capitale e c’è Goethe che si commuove ascoltando i gondolieri cantare lungo i canali di Venezia. Un insieme di racconti a definire l’italianità, a sfatare i sacri valori italici perché, come scriveva Ortega y Gasset, il carattere nazionale, come ogni cosa umana, non è un dono innato, ma una costruzione.


COPINFINITO23 MARZO Sempre caro mi fu. In effetti Leopardi non c’entra molto, ma un po’ ci azzecca in “L’infinito tra parentesi. Storia sentimentale della scienza da Omero a Borges” di Marco Malvaldi. Il saggio poetico e scientifico è edito da Rizzoli, nella collana “Saggi italiani”, al prezzo di 18,00 euro. Ben prima dell’invenzione del microreticolo metallico, Efesto nell’”Odissea” forgiava “catene impossibili da frangere, sottili come fili di ragnatela”, catene che “nessuno avrebbe potuto notare, neppure un dio, tanto erano ingannevoli”. Ben prima degli studi di Maxwell sul tempo di rilassamento dei liquidi, Lucrezio intuì che molecole di lunghezza differente scorrono con tempi differenti. Anche Gozzano, in una delle sue poesie più belle, descrive con precisione l’imprevedibilità di una crepa, oltre che la viltà di un giovane pattinatore di fronte a una donna innamorata. E questo molto prima che i matematici dimostrassero l’impossibilità assoluta di predire l’evoluzione di alcuni sistemi. “Ahimè, non mai due volte configura il tempo in egual modo i grani!” scrive Montale: non è forse questa l’entropia? E Borges sa, forse meglio dei neuro scienziati, che “aver saputo e aver dimenticato il latino è un possesso, perché l’oblio è una delle forme della memoria.” La poesia arriva prima? Forse. D’altra parte, però, il linguaggio degli scienziati è fatto spesso di analogie, esattamente come quello dei poeti. La poesia e la scienza, ci spiega l’autore vagabondando tra un secolo e l’altro, non sono opposte, non lo erano alle origini e non lo sono oggi.


COPSTORIAKULLERVO22 MARZO Il tragico superuomo. È quello che riempie “La storia di Kullervo” di John R.R. Tolkien, nell’edizione di Bompiani, collana “I libri di Tolkien”, per 19,00 euro. Kullervo figlio di Kalervo è forse il personaggio più oscuro e tragico di Tolkien. “L’infelice Kullervo”, come lo definisce Tolkien stesso, è uno sfortunato orfano con poteri sovrumani e un tragico destino. Cresciuto nella casa dell’oscuro mago Untamo, che ha ucciso suo padre, rapito sua madre e che per tre volte ha cercato di uccidere lui quando era ancora un bambino, Kullervo non ha nulla al mondo se non l’amore della sua sorella gemella, Wanona, e la protezione di Musti, un cane nero dai poteri magici. Quando viene venduto come schiavo, il ragazzo giura di vendicarsi del mago, ma scoprirà che nemmeno vendicandosi si può sfuggire al proprio destino. Tolkien scrisse che La Storia di Kullervo era un tentativo germinale di scrivere leggende originali, oltre che una questione importante nelle leggende della Prima Era: Kullervo, infatti è antenato di Túrin Turambar, l’eroe tragico e incestuoso del Silmarillion. “La Storia di Kullervo” è considerato un tassello fondamentale nella struttura del mondo creato da Tolkien, e viene ora pubblicata per la prima volta con annotazioni, saggi e altri materiali sull’opera che ha ispirato l’autore, il Kalevala.


COPFORSELOY20 MARZO Un sé che parte da lontano. Così si racconta Rosetta Loy in “Forse”, pubblicato da Einaudi, nella collana “Supercoralli”, al prezzo di 18,50 euro. Questa è una storia che comincia da lontano, privata e corale al tempo stesso. Comincia da una bambina cagionevole che nell’immaginazione ha la sua forza, dai sentimenti puliti dell’età in cui tutto è nuovo e si impara a misurare se stessi. La Seconda guerra mondiale è finita, dietro le spalle la paura e la fame. E tutto può ricominciare. C’è una famiglia benestante e protettiva, c’è l’Italia che scorre davanti agli occhi. Ci sono tre sorelle e un fratello, le cuoche e le cameriere, le governanti e le insegnanti, e poi gli amici inseparabili, un disco che gira sul grammofono, i giochi, gli affetti, i segreti. Ci sono le gite in montagna, le estati irripetibili e arroventate con le scorribande sulle colline del Monferrato, i bagni nel Po. Le ore passate a fingere di studiare il pianoforte con le avventure delle tigri di Mompracem al posto dello spartito, gonne di taffetà sul corpo che cambia, un tavolo da ping pong che fa il suo ingresso in casa relegando le bambole in soffitta e scatenando pomeriggi di battaglie furibonde. Poi, dal bozzolo della fanciulla “bene”, spunta un’adolescente determinata e curiosa: di nuovi luoghi, di persone dalle storie affascinanti e nebulose. E nascono anche i primi “incantamenti”, a partire da quel ragazzo piú grande che assomiglia a Gregory Peck fino a quel giovane alto e squattrinato che legge Marx e la fa sentire bellissima. D’improvviso, gli appuntamenti di nascosto, le bugie al padre amatissimo, l’emozione del corpo. È da qui che comincia la vita adulta.


COPLIBERATORE19 MARZO Dittature attente! Arriva “Il liberatore dei popoli oppressi” di Arto Paasilinna, edito da Iperborea al prezzo di 17,50 euro. Con il suo proverbiale umorismo e la sua fantasia senza confini Arto Paasilinna torna a puntare il mirino sulla vanità delle ideologie e sulla nostra civiltà inutilmente complicata. L’illustre professor Surunen, membro finlandese di Amnesty International, stanco di accontentarsi di inutili petizioni e una diffusa rassegnazione, decide di prendere in mano la sua vita una volta per tutte e andare di persona a liberare i prigionieri politici della Kalmania, un piccolo paese dell’America Centrale governato da un dittatore fascista senza scrupoli, asservito agli americani. Compiuta questa avventurosa missione finisce per seguire uno dei suoi protetti fino al paradiso comunista a cui ha sempre aspirato, in un paese dell’est Europa battezzato Kytislavonia. Ma anche laggiù Surunen scoprirà la triste sorte di un gruppo di dissidenti rinchiusi in un manicomio, e naturalmente si metterà all’opera per liberarli: nemmeno i paesi socialisti hanno libertà di parola! Non c’è dittatura che si salvi, c’è poco da fare…


COPGIORNIFUOCO18 MARZO Come si distrugge una città. E non solo una città nel racconto “Giorni di fuoco” di Ryan Gattis. Il libro è pubblicato da Guanda, nella collana “Narratori della Fenice”, al prezzo di 22,00 euro. Per Joyce Carol Oates questo il giudizio sul romanzo di Gattis: “Scene di guerriglia urbana e di sogni infranti corrosive, precise e perfettamente descritte da uno scrittore che conosce benissimo il suo soggetto.”. Secondo David Mitchell: “Un romanzo sinfonico, perfettamente accordato, superlativo. È viscerale e adrenalinico, tenero e anche cupamente ironico. È coraggioso, risoluto e sovversivo. Racconta senza giudicare. Mi ha travolto.” La mattina del 29 aprile del 1992 si conclude uno dei processi più celebri della storia americana: il tribunale di Los Angeles assolve i quattro poliziotti coinvolti nel pestaggio di Rodney King, un tassista nero che non si era fermato al loro ordine Meno di due ore dopo il verdetto, la città di Los Angeles, una polveriera di tensioni razziali, esplode in una violenza inaudita: per sei interminabili giorni si scatena l’inferno, intere zone della città vanno a fuoco e vengono abbandonate a se stesse dalle forze dell’ordine. Per le gang criminali è l’occasione per regolare vecchi conti in sospeso, lasciando sul campo decine di morti. Questo è il libro di quelle giornate. Giornate incendiarie e devastanti come la rivolta chele ha provocate.


COPVIADANZA17 MARZO Camminare con educato sentimento. Lo propone Luigi Nacci in “Viadanza. Il camminamento come educazione sentimentale”. Lo ha pubblicato Laterza, nella collana “i Robinson / Letture”, al prezzo di 14,00 euro. Decine di migliaia di persone ogni anno percorrono a piedi la via per Santiago e la via Francigena. Nuovi pellegrini che rinnovano la secolare tradizione del viaggio nei luoghi santi per trovare risposte nuove a domande eterne. Gli antichi tracciati, che costituiscono la memoria profonda di un continente, ci raccontano quello che siamo stati e come potremmo essere. Sullo sfondo dei paesaggi che incastonano le più antiche strade d’Europa, Nacci ci fa conoscere il cammino vero, quello lungo che affatica e sfianca e trasforma. Un viaggio in cui emergono con forte forza sentimenti più profondi: paura, spaesamento, nostalgia, disillusione, stupore e allegria. La viandanza diventa un modo, eccezionale a suo modo, per conoscere e conoscersi.


COPLAWRENCE16 MARZO Che successe in Medio Oriente? Anni cruciali e un personaggio misterioso e fascinoso sono evocati da Fabio Amodeo e Mario José Cereghino in questo “Lawrence d’Arabia e l’invenzione del Medio Oriente”, edito da Feltrinelli, nella collana “Storie”, al prezzo di 17,00 euro. Il Cairo, autunno 1914: l’archeologo Thomas Edward Lawrence entra a lavorare nei servizi d’intelligence britannici. In breve, i comandi militari di stanza in Egitto si accorgono delle sue eccezionali capacità. È l’inizio di una saga che nel giro di qualche anno trasformerà il giovane e sconosciuto sottotenente gallese nell’epica figura di Lawrence d’Arabia. La sua è una missione ai limiti dell’impossibile: avvicinare i capi arabi (a cominciare dall’emiro Feisal) e convincerli a scatenare la guerra per bande contro i turchi nella penisola arabica e nella Mezzaluna fertile. Tra il 1916 e il 1918 la “rivolta nel deserto” si estende a macchia d’olio in tutta l’area, la svolta decisiva che provoca la sconfitta dell’Impero ottomano nel corso del primo conflitto mondiale. Ma Gran Bretagna e Francia, gli imperi coloniali più potenti dell’epoca non puntano affatto all’indipendenza degli arabi. Al contrario, il patto Sykes-Picot (1916) e le conferenze di Sanremo (1920) e del Cairo (1921) assicureranno a Londra e a Parigi nuove forme di dominio politico, militare ed economico. Prende così forma l’”invenzione” del Medio Oriente, ovvero la causa principale del disastro geopolitico a cui assistiamo anche al giorno d’oggi. Grazie ai molti fascicoli raccolti e analizzati negli archivi britannici di Kew Gardens, Amodeo e Cereghino si confrontano con le complesse vicende mediorientali degli anni tra il 1914 e il 1921, e con il ruolo, non sempre lineare, che ebbe all’epoca Lawrence d’Arabia.


COPTUCIDIDE15 MARZO Vittima o bugiardo? In “Tucidide. La menzogna, la colpa, l’esilio” Luciano canfora prova risposte. Il saggio è uscito per i tipi di Laterza, nella collana “i Robinson / Letture”, al prezzo di 20,00 euro. Tucidide non è stato solo l’uomo politico ateniese, il comandante militare, l’appaltatore delle miniere d’oro che Atene occupava in Tracia. È stato anche il principale testimone e narratore della “grande guerra” che oppose Atene a Sparta per quasi trent’anni: un immane conflitto che segnò l’inizio del declino della Grecia classica. Tucidide non amava la democrazia ma seppe convivere col secolare regime democratico, fino al momento in cui, nel 411 a.C, un sanguinoso colpo di Stato portò al potere i suoi amici oligarchi. Cosa accadde allora a Tucidide? Si schierò con l’oligarchia? Dovette eclissarsi al crollo del breve regime oligarchico? Certo è che, proprio con i fatti di quel terribile 411 a.C, la sua Storia, narrazione giorno per giorno della lunga guerra tra Spartani e Ateniesi, si interrompe. Questa coincidenza è il punto di partenza, e forse la chiave, per dipanare la sua vera vicenda biografica, offuscata da una massiccia leggenda che fa di lui o un incompetente mentitore o la vittima di una colossale, inspiegabile ingiustizia, culminata in una improbabile condanna a morte.


COPFRATELLI13 MARZO Distrutto dal fuoco. Uscito per la prima volta nel 1932, il libro “Fratelli di sangue” di Ernst Haffner fu bruciato nei roghi nazisti. Il romanzo viene oggi ripubblicato da Fazi, nella collana “Le strade”, al prezzo di 17,50 euro. Berlino, primi anni Trenta. La città pullula di adolescenti senzatetto. Alcuni sono orfani, altri sono stati abbandonati dalle proprie famiglie, altri ancora sono fuggiti dagli orfanotrofi e dai riformatori per trovare un senso di appartenenza in una delle molte gang di strada. Quella dei Fratelli di sangue è una di queste, formata da otto minorenni che si aggirano tra i vicoli nei dintorni di Alexanderplatz, vivendo di piccoli furti e prostituzione e costantemente in fuga dalle forze dell’ordine. Uniti da una catena invisibile fatta di regole non scritte, cercano il proprio posto nel mondo e sono avidi di libertà. Insieme a loro ci si addentra nelle viscere dell’underworld di una Berlino gelida, disperata, affamata: bettole maleodoranti dove la musica imperversa fin dal mattino, teatri abbandonati trasformati in ospizi di fortuna, spettrali luna park dove prostitute bambine si offrono per un paio di giri di giostra. Un universo popolato da vagabondi e vecchi mendicanti, da artisti di strada e suonatori invalidi, da gigolò, borsaioli e spazzaneve, raccontato con il realismo più crudo, senza lasciare spazio a pietismi. Una storia vera e necessaria di amicizia e disperazione, ma soprattutto un profetico documento storico, una testimonianza dell’atmosfera di apocalittica decadenza che dominava la Germania prima di Hitler.


COPIMMAGINA12 MARZO La tela del ragno. Somiglia a una ragnatela “Immagina. Racconti, disegni e sogni di un genio” di John Lennon, che il Saggiatore ha pubblicato, nella collana “La Cultura”, al prezzo di 19,00 euro. Esiste un mondo prima e un mondo dopo John Lennon: pochi artisti come lui hanno saputo incarnare un’epoca e mutarla nel profondo, unendo la sperimentazione alla capacità di conquistare un pubblico vastissimo grazie alla fantasia, alla bellezza, alla libertà creativa e intellettuale. Tutti conoscono il genio immaginifico del John Lennon musicista, eppure Lennon mescolò per tutta la vita l’attività musicale con quella di giocoliere della parola, dimostrandosi scrittore arguto e precoce, creatore di metafore vertiginose e omofonie esilaranti, di invenzioni che sembrano uscite da “Alice nel paese delle meraviglie”. “Immagina” raccoglie brani in prosa, poesie e disegni tratti dagli unici due libri pubblicati in vita da Lennon, scritti mentre i Beatles stavano diventando un fenomeno culturale planetario. Le sue pagine, influenzate da Ginsberg, Ferlinghetti e dagli altri poeti della Beat Generation, aprono la strada a un mondo fantastico, grottesco, a volte malinconico, insieme tenero e rabbioso; aperto agli echi della politica, dell’amore, della musica


COPDONNACHESCRIVEVA11 MARZO Raccontare in fotogrammi. È quello che riesce, in maniera indimenticabile, a Lucia Berlin in “La donna che scriveva romanzi”, pubblicato da Bollati Boringhieri, nella collana “Varianti”, al prezzo di 18,50 euro. Una donna molto bella che ha avuto una vita difficile e la racconta in tanti piccoli quadri: protagonista la narratrice onnisciente o vari personaggi secondari, diversissimi tra loro: un vecchio indiano americano incontrato in una lavanderia; una ragazza giovanissima che scappa da una clinica messicana di aborti per ricche americane; la suora di una scuola cattolica; un’insegnante gay. Ma soprattutto, una domestica che ritrae, lapidaria ma benevola, le “signore” per cui lavora: una storia indimenticabile, che dà il titolo all’edizione americana del libro, “Manuale per donne delle pulizie”. “Indimenticabile” è l’aggettivo che definisce il valore di una storia breve. Tutti ricordano la signora con il cagnolino di Cechov, o la famiglia Glass di Salinger, o l’anziana donna malata di Alzheimer che si innamora di un compagno di sventura, di Alice Munro. Più difficile è ricordare uno qualunque dei protagonisti dei racconti di Raymond Carver, tutti molto simili: uomini che traslocano continuamente per sopravvivere a una crisi economica non solo individuale. O quelli di Charles Bukowski, l’eterno disadattato che ama l’alcol e le donne. Non che sia possibile ricordare tutti i personaggi di Berlin, diversissimi, variegati per sesso, razza, colore e censo, ma di certo il tratto dell’autrice è capace di fissarli nella mente; grazie anche a una scrittura apparentemente semplice, chiara, essenziale, imprevedibile come la musica jazz ma altrettanto ipnotica. La vita di Lucia Berlin fu più che difficile, tormentata dalla scoliosi e dalle sue conseguenze, da un primo matrimonio sfortunato, dalla povertà, e dai lavori tipici degli americani senza radici. Ma le esperienze di centralinista, domestica, insegnante precaria o infermiera, e di madre single, le hanno fornito un materiale prezioso e vastissimo, che ha usato per raccontarsi con eccentrico e personalissimo talento.


COPULTIMILIBERTINI10 MARZO La cultura del peccato. Non solo questo, ma anche in “Gli ultimi libertini” di Benedetta Craveri, edito da Adelphi, nella collana “La collana dei casi”, al prezzo 27,00 euro. “Questo libro” dice Benedetta Craveri nella prefazione “racconta la storia di un gruppo di aristocratici la cui giovinezza coincise con l’ultimo momento di grazia della monarchia francese”: sette personaggi emblematici, scelti non solo per “il carattere romanzesco delle loro avventure e dei loro amori”, ma forse soprattutto per “la consapevolezza con cui vissero la crisi di quella civiltà di Antico Regime … con lo sguardo rivolto al mondo nuovo che andava nascendo”. Sfruttando, infatti, le qualità migliori della loro casta (“la fierezza, il coraggio, l’eleganza dei modi, la cultura, lo spirito, il talento di rendersi gradevoli”) il duca di Lauzun, il conte e il visconte di Ségur, il duca di Brissac, i conti di Narbonne e di Vaudreuil e il cavaliere di Boufflers non furono soltanto maestri nell’arte di sedurre, ma da veri figli dei Lumi ambirono ad avere un ruolo nei grandi cambiamenti che si preparavano. Dopo il 1789 seppero affrontare le conseguenze delle loro scelte (la povertà, l’esilio, in qualche caso il patibolo ) senza mai perdere l’incomparabile “alterigia” che li contraddistingueva. La Craveri, con tutta la sua cultura e la sua curiosità percorre queste sette vite parallele fino alla Rivoluzione, evento in cui tutte quelle esistenze convergeranno e dopo il quale ciascuno degli “ultimi libertini” sceglierà, o sarà scelto, dal proprio destino.


COPMUSICASEGRETA9 MARZO Spostarsi dal centro. No, non si tratta di un saggio politico. E nemmeno di un invito a premiere e segretari. Parliamo del libro “La musica segreta”, romanzo di John Banville. Lo ha pubblicato Guanda, nella collana “Narratori della Fenice”, al prezzo di 19,50 euro. Erede designato dell’impresa commerciale paterna, un labirinto di uffici e magazzini affacciato sul brulicante porto fluviale di Toruń, Nicolaus Koppernigk capisce subito, un po’ terrorizzato, un po’ euforico, che lo attende un destino più grande. Sensibile, brillante, molto più dotato dei fratelli, come pure di compagni e professori, è attratto dalle stelle e dal funzionamento della “macchina del mondo”. Alle prese con uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi, John Banville fa la sua scommessa. Non si ferma ai fatti, alle circostanze storiche, ma se ne serve per forzare e sondare dall’interno il mistero di una mente e di un’esistenza del tutto singolari. Così, con stile fra l’immaginoso e il pittorico, prendono forma con straordinario nitore paesaggi esteriori. Come la cittadina natale,Italia con le sue università a Bologna, Padova, Ferrara, il rifugio di Frauenburg. Ma scoppiano anche lancinanti dilemmi interiori. Se fuori infuriano guerre e congiure, dentro si fronteggiano con esiti incerti la consapevolezza e l’imbarazzo di un’intelligenza superiore, il grande bisogno d’amore e l’incapacità di viverlo fino in fondo, la visione folgorante di un sistema e lo sgomento, assai comprensibile, di fronte alle conseguenze delle proprie scoperte. Un peso, troppo grande da reggere da soli. Come si sarà sento Copernico nel dover scacciare la Terra, e dunque l’uomo, dal centro di un universo, godendo del raro privilegio di sapere ascoltare la “musica segreta”?


COPPURITY8 MARZO È una storia incasinata. È la storia di Pip in “Purity” di Jonathan Franzen, edito da Einaudi, nella collana “Supercoralli”, al prezzo di 22,00 euro. Sua madre, per un motivo misterioso, non vuole rivelarle chi è suo padre, l’uomo dal quale è fuggita prima che Pip nascesse, cambiando nome e ritirandosi a vivere nell’anonimato tra i boschi della California settentrionale. Pip è povera: ha un pesante debito studentesco da ripagare e vive in una casa occupata a Oakland, frequentata da un gruppo di anarchici. Ed è proprio lí che incontra Annagret, un’attivista tedesca che le apre le porte di uno stage con il Sunlight Project, l’organizzazione fondata dal famoso e carismatico Andreas Wolf, un hacker rivale di Julian Assange, allo scopo di rivelare i segreti dei potenti. Pip parte per la Bolivia, dove ha sede il Sunlight Project, con la speranza di poter usare la tecnologia degli hacker per svelare il segreto dell’identità di suo padre. Ma l’incontro con Andreas Wolf si rivela sconvolgente per molti motivi. Anche Andreas ha un terribile segreto nascosto nel suo passato, negli anni in cui viveva a Berlino Est come figlio ribelle di una madre squilibrata e di un padre pezzo grosso del Partito Comunista. Lo rivela proprio a Pip, con la quale instaura una relazione intensa e morbosa. Forse i suoi moventi segreti sono legati a Tom Aberant, il giornalista di Denver per il quale Pip andrà a lavorare dopo lo stage con il Sunlight Project, destabilizzando la relazione di Tom con la sua compagna Leila e portando un grande sconvolgimento anche nelle loro vite…


COPGIUDICE6 MARZO Maestre di vita e di voto. Sono le dieci maestre elementari protagoniste di “Il giudice delle donne” di Maria Rosa Cutrufelli, edito da Frassinelli al prezzo di 18,00 euro. “Nel 1906 dieci maestre elementari delle Marche si misero in testa di ottenere l’iscrizione alle liste elettorali, nonostante il voto fosse riservato ai soli uomini. La cosa straordinaria è che ci riuscirono.” Teresa non è una bambina come le altre: nasconde un segreto e per questo ha scelto di chiudersi in un mutismo che la isola e, al tempo stesso, la protegge. Alessandra, al contrario, è una giovane maestra esuberante. Fa parte di quella folta schiera di donne che, all’inizio del Novecento, si spinse nei paesini più sperduti a insegnare l’alfabeto. Un lavoro da pioniere. Difficile, faticoso, solitario. Anche Alessandra è sola, per la prima volta nella sua vita. Ma le piace insegnare e sfida con coraggio i pregiudizi e le contraddizioni di una società divisa tra idee antiche e prospettive nuove. Nuovo è pure il mestiere di Adelmo, che cerca di farsi strada nel mondo appena nato del giornalismo moderno. Una sfida esaltante per un giovanotto ambizioso e di talento. E le occasioni non mancano in questa Italia ancora giovane, una nazione tutta da inventare. È il 1906, siamo nelle Marche, all’epoca una delle zone più povere della penisola. La maestra e la bambina sono nate qui. Una ad Ancona, l’altra a Montemarciano. Un piccolo paese sconosciuto, che di lì a poco conquisterà, insieme alla vicina Senigallia, le prime pagine dei quotidiani nazionali. Il nuovo secolo infatti porta sogni strani. Come il suffragio universale. Esteso alle donne, addirittura. Ed è per inseguire questo sogno che dieci maestre decidono di chiedere l’iscrizione alle liste elettorali. Sarà un giudice di Ancona, il presidente della Corte di Appello, a dover prendere la decisione. Lodovico Mortara, il giudice delle donne. Maria Rosa Cutrufelli ha recuperato questo episodio storico ingiustamente dimenticato e lo ha reso vivo e attuale in questo suo romanzo. Perché la battaglia iniziata dalle dieci maestre e da Lodovico Mortara segna uno dei tanti avvii della nostra, ancora oggi non proprio compiuta, modernità.


COPSUD 5 MARZO Come leggere l’antico. Si prefigge questo scopo Emanuele Lelli in “Sud antico. Diario di una ricerca tra filologia ed etnologia”, edito da Bompiani, nella collana “Saggi Bompiani”, al prezzo di 19,00 euro. In quanti modi si può “leggere” e “raccontare” il mondo antico? Emanuele Lelli, da alcuni anni, propone di indagare i testi, e non solo, delle civiltà greca e romana con uno “sguardo folklorico” attento a quei tratti popolari che avvolgono anche i più idealizzati “classici”. Per metterli in luce, e interpretarli, è partito dall’ipotesi per cui la forza della tradizione culturale, di generazione in generazione, avesse potuto conservarli, almeno nella memoria, in comunità agropastorali di antichissime origini greco-romane, quali ancora oggi si presentano numerosi centri del nostro Meridione. Un’ipotesi da verificare sul “campo”. Collegando filologia classica ed etnologia, attraverso numerosi campi in tutte le regioni meridionali, in decine e decine di interviste, il diario di questa laboriosa ricerca scientifica rivela, pagina dopo pagina, che la memoria degli anziani contadini dell’Aspromonte o dei pastori abruzzesi, degli allevatori salentini o dei caprai dei Nebrodi, ha conservato in modo impressionante credenze, superstizioni, gesti quotidiani, rimedi terapeutici, motivi di canto, proverbi ed espressioni idiomatiche che derivano, per ininterrotta tradizione orale, dal mondo antico. Un viaggio della memoria in una duplice direzione: dall’oggi al passato, dagli antichi ai contemporanei.


COPMISONOPERSO4 MARZO Una comunità di stupidotti? Con molta “pietas”, per sé e per gli altri, deve essere quello che pensa Giuseppe Culicchia con “Mi sono perso in un luogo comune. Dizionario della nostra stupidità”, pubblicato da Einaudi, nella collana “L’Arcipelago Einaudi”, al prezzo di 14,50 euro. Ma quanto siamo stupidi? E soprattutto: come? Inutile girarci intorno: ogni volta che ci scappa una frase fatta, è l’ottusità del mondo che si sta impossessando di noi. Basta ascoltare le conversazioni sui tram, guardare i telegiornali, partecipare alle cene di sedicenti intellettuali. Oppure, semplicemente ascoltare ciò che ci esce di bocca. È questo che ha fatto qui l’autore: con molta voglia di giocare e altrettanta di mettersi in gioco, ha dato forma a una sua personalissima versione del Dizionario dei luoghi comuni. Perché capita a molti, molte volte al giorno, di perdersi in un luogo comune. E questo libro farà ridere prima di tutto di sé stessi. “Mi sono perso in un luogo comune” contiene frammenti di comicità pura, ma anche riflessioni piú malinconiche. È un testo che si può leggere come si vuole: rispettando l’ordine alfabetico o aprendo le pagine a caso, leggendolo in una sola notte o a poche pillole al giorno. Comunque è uno specchio, perché è un ritratto della società di tutti i giorni. Pronta a parlare spesso senza pensare davvero. Per nulla timida nel pronunciare frasi impronunciabili.


COPCOMEVIAGGIARE3 MARZO A spasso nel tempo. Vecchio sogno attualizzato dal saggio “Come viaggeremo nel tempo. Una guida scientifica alle scorciatoie del nostro universo” di Allen Everett e Thomas Roman. Lo ha edito il Saggiatore, nella collana “La cultura”, al prezzo di 24,00 euro. Possiamo viaggiare nel tempo? Riusciremo mai a prendere scorciatoie in grado di coprire le distanze interstellari in pochi secondi? Da “Star Trek” a  “Interstellar”, passando per i più diversi tipi di incontri ravvicinati, la fantascienza ci ha abituato a salti nell’iperspazio, esplorazioni intergalattiche, ipervelocità, wormhole attraversabili e motori a curvatura, ma quante di queste visioni saranno effettivamente realizzabili, se non oggi, nel nostro immediato futuro? In questo libro gli autori affrontano queste domande e passano in rassegna le possibilità più allettanti aperte dalla ricerca contemporanea: dai paradossi della relatività ristretta alle inaspettate connessioni teoriche fra viaggi a ritroso nel tempo e moti a velocità superiori a quella della luce, dalle differenze paradigmatiche fra i viaggi nel futuro e nel passato alle macchine del tempo concepite dall’uomo. Queste “macchine” poco hanno a che vedere con le più sofisticate astronavi o i più improbabili macinini dell’immaginario fantascientifico, ma sono piuttosto costruzioni fisiche squisitamente ipotetiche. Nato da un manifesto amore per la fantascienza e i suoi autori, H.G. Wells per primo, e da un’altrettanto evidente passione per il rigore analitico, “Come viaggeremo nel tempo” non è solo un libro sullo spazio e le sue imperscrutabili distanze, sulla materia e l’energia, ma anche un racconto di come la fisica e le tecnologia stanno cambiando le nostre percezioni…


COPAMBASCIATORI2 MARZO Ambasciator non torna indietro. Succede a più di uno degli “ambasciatori” raccontati da Henry James in “Gli ambasciatori”, edito da Elliot, nella collana “Biblioteca”, al prezzo di 22,00 euro. Gli ambasciatori sono persone fidate che la signora Newsome, ricca possidente di Woollett, cittadina industriale del New England, spedisce a Parigi perché riportino a casa il figlio Chad, sospettato di sprecare il suo tempo in bagordi. Il primo di questi “ambasciatori” è Lambert Strether, cinquantenne di bella presenza, intelligente e interessato alla mano della signora Newsome. Giunto a Parigi, scopre che il vero motivo che trattiene Chad dal tornare è una relazione con Madame de Vionnet. Invece di impegnarsi nel convincere il giovane a far ritorno a casa, Strether si lascia sedurre dal fascino della vecchia Europa e della scoppiettante capitale francese, dimenticando del tutto il motivo del viaggio e mettendo in crisi non solo il ruolo di “ambasciatore”, ma il senso stesso del suo intero percorso esistenziale. Intanto la signora Newsome, non sapendo cosa pensare, invia uno dopo l’altro nuovi ambasciatori che, puntualmente, cadono a loro volta nella rete di fascinazioni del “beau monde”, rimanendone invischiati. Scritto tra il 1900 e il 1901 e pubblicato nel 1903, “Gli ambasciatori” è fu considerato dallo stesso James come il suo capolavoro.


COPNIENTESU1 MARZO I libri con passione. È la passione per i libri che ha spinto l’autrice, Françoise Frenkel, a tante scelte nella vita, non ultima quella di scrivere questo “Niente su cui posare il capo”. Lo ha pubblicato Guanda, nella collana “Narratori della Fenice”, al prezzo di 18,00 euro.  Nel 1921 la giovane Françoise Frenkel, ebrea di origine polacca, fonda la Maison du Livre, la prima libreria francese di Berlino, frutto della sua grande passione per la lingua e la cultura del paese in cui ha vissuto a lungo e studiato. Ben presto la libreria diventa un luogo di ritrovo e confronto, dapprima nella Germania cupa e traumatizzata dalla Grande guerra, poi nell’atmosfera più aperta e vivace della Repubblica di Weimar. Con l’ascesa del nazismo il clima cambia, e per Françoise diventa impossibile proseguire questa attività. A pochi giorni dallo scoppio della guerra ritorna a Parigi, ma le persecuzioni la raggiungono al seguito delle truppe tedesche e la costringono a riparare a sud, prima ad Avignone, poi a Nizza, Grenoble, Annecy. Per più di tre anni, fino a quando nel 1943 riesce a passare clandestinamente la frontiera svizzera, vive da fuggiasca e registra incredula la trasformazione della sua patria elettiva: la cancellazione dei diritti, i rastrellamenti, le deportazioni, la propaganda razzista alla radio e i discorsi antisemiti della gente, la codardia e l’ignoranza di chi è pronto a giustificare qualunque nefandezza. Ma c’è anche chi la aiuta, per istintivo eroismo o per scelta politica, per spirito cristiano o per orgoglio nazionale, per interesse o per pura solidarietà umana. Ogni medaglia ha sempre un’altra faccia.


COPALBERT28 FEBBRAIO Come costruire universi. Lo spiega e lo racconta Vincenzo Barone in “Albert Einstein. Il costruttore di universi”, edito da Laterza, nella collana “I Robinson. Letture”, al prezzo di 14,00 euro. Nel 1921 la figlia del matematico Federigo Enriques, Adriana, andò ad accogliere Einstein alla stazione di Bologna. Non conoscendone l’aspetto, cercò di individuarlo tra i viaggiatori di prima e di seconda classe. Quando, da un vagone di terza classe, vide scendere un signore imponente, con un cappello da artista a larghe falde e i capelli che ricadevano sulle orecchie, non ebbe dubbi. “Era lui, non poteva che essere lui. L’impronta del genio era scritta sulla sua fronte”. La letteratura su Einstein è sterminata, ma è composta quasi sempre da testimonianze classiche, corpose biografie e studi sull’opera scientifica. A cento anni dalla formulazione della teoria generale della relatività, il libro di barone coniuga il racconto della vita del grande fisico con l’esposizione della sua scienza e delle sue idee. Il tutto con buon stile narrativo, senza però rendere superficiale la fedeltà storica e il rigore scientifico.


COPALPOSTO27 FEBBRAIO Come state fra i robot? Ce ne sono tanti nell’ultimo libro di Riccardo Staglianò “Al posto tuo. Così web e robot ci stanno rubando il lavoro”, edito da Einaudi, nella collana “Passaggi”, al prezzo di 18,00 euro. Qual è l’ultima volta che avete comprato un biglietto del treno allo sportello invece di farlo online? O un cd in un negozio di dischi? O che avete messo piede in banca? Non siete i soli. Il risultato individuale è una maggiore convenienza immediata, quello collettivo è la fine di quei lavori. È una schizofrenia che ci riguarda tutti. Le macchine hanno sempre rimpiazzato gli uomini. Prima però lo facevano nei compiti pesanti, colpendo i colletti blu. Ora sostituiscono il lavoro dei colletti bianchi. In passato l’aumento della produttività dato dalla tecnologia si trasformava in piú ricchezza per la società: se uno perdeva il lavoro in manifattura ne trovava un altro nei servizi. Ormai le macchine corrono troppo forte e distruggono piú posti di quanti non riescano a creare. Web e robot, dunque, dopo globalizzazione e finanza, stanno uccidendo la classe media. Perché piú le macchine diventano a buon mercato, piú gli esseri umani sembrano cari in confronto. Il saggio di Staglianò è un viaggio in un futuro che è già arrivato, a cui forse si sta pagando un prezzo cruento, ma dall’esito non inevitabile. Saranno possibili adeguate contromisure?


COPDIARIKLEE26 FEBBRAIO I diari di un eclettico. Sono appunto i “Diari 1898-1918” di Paul Klee, ripubblicati da il Saggiatore con una nuova introduzione di Hans Ulrich Obrist, nella collana “La cultura”, al prezzo di 29,00 euro. L’arte di Paul Klee è stata un esempio travolgente di eclettismo, un continuo attraversare le soglie che dividono discipline e linguaggi: pittore tra i più significativi dell’astrattismo, non ha mai abbandonato del tutto il figurativo; ha unito la sperimentazione grafica e pittorica all’attività come violinista con l’orchestra di Berna, e un costante impegno teorico alla ricerca nel disegno e nell’incisione. Soprattutto, non ha mai smesso di varcare i confini tra vita e pittura, e tra natura e arte, considerando l’opera come una pianta il cui sviluppo non è mai separato dal terreno da cui emerge. Custodi della straordinaria avventura umana e creativa di Paul Klee, questi diari sono una testimonianza tra le più coinvolgenti del XX secolo: dai ricordi dell’infanzia in Svizzera all’amore per Lily, dai primi passi del figlio Felix all’amicizia con Kandinskij, fino ai mesi passati sul fronte occidentale durante la Grande guerra. E poi i viaggi cruciali. In Italia, dove ritrova una natura amica (mai imitata, ma svelata fino all’intimo) e dove conosce e rifiuta il barocco.


COPULTIMI25 FEBBRAIO Ultimi, saremo primi? Cristianamente forse sì, statisticamente decisamente no. Lo afferma Antonio Galdo in “Ultimi. Così le statistiche condannano l’Italia”, edito da Einaudi, nella collana “Passaggi”, al prezzo di 16,00 euro. Siamo diventati ultimi. Ad assegnarci questo posto nel girone dei Paesi avanzati del mondo globale, e innanzitutto in Europa, non è il nostro autolesionismo o la solita polemica tra opposte tifoserie politiche. No, questa volta a parlare, con una pioggia di sentenze senza appello, sono le classifiche internazionali. Quelle che misurano i progressi, o i regressi, di un Paese. Quelle che indicano chi fa piú strada, chi è fermo e chi va indietro. Quelle che riscrivono le gerarchie nel mondo sviluppato. E l’Italia in questi ultimi anni non ha fatto altro che retrocedere, passo dopo passo, statistica dopo statistica. Fino a piazzarci in quel gradino, l’ultimo di ciascuna classifica. Scuola, università, lavoro, competitività, giustizia, digitale: ovunque siamo in fondo, mentre primeggiamo in corruzione e pressione fiscale. Ma spogliarsi della maglietta di ultima della classe forse non è proprio impossibile e “Ultimi” racconta anche da dove l’Italia potrebbe ripartire per risalire la classifica.


COPEDIMBURGO24 FEBBRAIO A piedi per Edimburgo. Con una guida d’eccezione che è Robert Louis Stevenson in “Edimburgo. Tre passeggiate a piedi”, pubblicato da Elliot, nella collana “Antitodi”, al prezzo di 17,50 euro. Una serie di saggi che descrivono angoli diversi della città scozzese di Edimburgo, e tre itinerari da intraprendere a piedi per le campagne inglesi. Nel raccontare la sua città natale, Stevenson la descrive come una città di polvere e pioggia, foriera di malumore, ma anche un luogo ricco di memorie, episodi storici e pittoreschi, leggende e narrazioni che ne rivelano lo spirito rendendola indimenticabile. Seguono i consigli per avventurarsi a piedi, armati di comode scarpe, lungo le strade rurali che conducono nelle cittadine di Cockermouth e Keswick, tra le località intorno a High Wycombe e nei distretti di Calloway e Carrick, per visitare villaggi, antichi castelli e sentieri campestri, immersi nella stessa atmosfera che conobbe il grande romanziere. Una guida elegante, arricchita da un tono a volte ironico e dal fascino dei viaggi di una volta.


COPALDILA23 FEBBRAIO Grigi e cattivi. Sono così molti dei personaggi di “Al di là del nero”, romanzo “gotico” di Hilary Mantel, pubblicato da Fazi, nella collana “Le strade”, al prezzo di 19,00 euro. Nella grigia periferia inglese, dove il cibo è insapore e la vita è offuscata dalla nebbia del disincanto, la corpulenta Alison si guadagna da vivere come medium, interpellando i morti durante affollate sedute. La sua assistente è Colette, donna scheletrica dal cuore di pietra, cinica quasi quanto lei e reduce dalla rottura con l’inetto marito. A completare il quadro c’è Morris, fantasma volgare, lascivo e dispettoso, sempre tra i piedi. In un bizzarro viaggio on the road lungo le desolate tangenziali del Sudest, i tre si spostano di spettacolo in spettacolo, di motel in motel, dando vita a una serie di performance architettate ad hoc per soddisfare i clienti. Alison sa bene come coniugare le sue doti di deduzione psicologica con la credulità del pubblico, eppure non è una ciarlatana: sa leggere davvero nella mente delle persone ed è davvero in contatto con il mondo degli spiriti, il luogo “al di là del nero”. Lei stessa è perseguitata di suoi demoni: inquietanti figure maschili, spauracchi di un passato di cui porta ancora le cicatrici che s’impadroniscono della sua casa, del suo corpo e della sua anima, e più cerca di liberarsene più loro acquistano forza e cattiveria.


COPCACCIA21 FEBBRAIO Zero in Cambogia. Non è il voto di una pagella ma il risultato della caccia intrapresa da Amir D. Aczel in “Caccia allo zero. L’odissea di un matematico per svelare le origini dei numeri”, pubblicato da Raffaello Cortina, nella collana “Scienze e idee”, al prezzo di 21,00 euro. Le origini dei numeri che usiamo, e dai quali dipende la nostra esistenza, sono state per secoli avvolte dal mistero. La storia comincia con il sistema cuneiforme babilonese, seguito più tardi dai caratteri dell’alfabeto greco e latino. Ma da dove provengono i numeri che usiamo oggi, quelli che vengono definiti indo-arabici? Per scoprirlo, Amir Aczel si è avventurato in territori inesplorati, attraversando l’India, la Thailandia, il Laos, il Vietnam e infine la giungla della Cambogia. Qui, finalmente, ha trovato il primissimo zero, il cardine del nostro sistema numerico, su una lastra di pietra che tanto tempo fa si trovava sulla parete ora ricoperta di viticci di un tempio del VII secolo in rovina. L’odissea di Aczel è accompagnata da una serie di stravaganti personaggi: accademici in cerca della verità, avventurosi esploratori della giungla, uomini politici sorprendentemente onesti. Alla fine, tutti contribuiranno a rivelare il luogo nel quale sono nati i nostri numeri.


COPSTORIEAMORE20 FEBBRAIO L’amore nella Storia. Come l’amore possa essere causa di cambiamenti anche epocali lo racconta Gilbert Sinoué in “Le storie d’amore che hanno cambiato il mondo”, edito da Neri Pozza, nella collana “I narratori delle tavole”, al prezzo di 18,00 euro. È noto che il “dramma sublime” che si svolge sull’”eterno teatro della storia” (Walt Whitman) non è animato soltanto da nobili ideali e gesta eroiche; spesso è fatto di azioni mediocri, persino ignominiose, così come di menzogne e raggiri, infamie e follie. Non altrettanto noto è il ruolo che giocano nel “dramma della storia” le passioni amorose. L’amore, infatti, non muove soltanto il sole e l’altre stelle, ma anche la storia degli uomini, trascinandola spesso lungo le vie tortuose e cieche della passione o su quelle dritte e linde del sentimento. In questo libro Gilbert Sinoué narra di alcuni grandi amori che hanno letteralmente determinato il corso della storia in un verso piuttosto che in un altro. Dalla folle passione di Dom Pedro per Inès de Castro, che si concluse con l’assassinio di quest’ultima e una sanguinosa guerra che fu sul punto di devastare il Regno del Portogallo, alla storia d’amore tra Nehru e Lady Mountbatten, che rese possibile la conquista dell’indipendenza dell’India in una maniera molto meno conflittuale del previsto; dall’amore di Lady Hamilton per Nelson, che la spinse a intercedere presso Maria Carolina e a fare in modo che l’ammiraglio non soccombesse con la sua flotta nella baia di Abukir, ai tormenti del cuore di Édith Piaf, che impedirono a Cerdan di affrontare Jake La Motta e di riconquistare il titolo di campione del mondo, dall’amore “maledetto” tra un sedicenne Arthur Rimbaud e uno squattrinato Paul Verlaine alla passione “incosciente” che spinse Edoardo VIII a rinunciare al trono pur di sposare Wallis Simpson; Sinoué mostra come tutti i frammenti che compongono l’universo siano uniti tra loro e sia sufficiente modificarne uno perché tutti quelli a esso collegati risentano di tale cambiamento. Frida Kahlo e Diego Rivera, Rodin e Claudel, la coppia Burton e Taylor, Hugo e Juliette…


COPNOTTEFUOCO19 FEBBRAIO Un Sahara mistico. È quello che ha avuto in sorte Eric-Emmanuel Schmitt e che racconta in “La notte di fuoco”, edito da e/o, nella collana “Assolo”, al prezzo di 12,50 euro. “La notte di fuoco” è forse uno dei libri più potenti dello scrittore francese, con questa testimonianza, piena di emozione, dell’incredibile “illuminazione” spirituale avuta dall’autore nel deserto del Sahara. Poco più che ventenne, Eric-Emmanuel parte alla volta dell’Algeria per girare un film. La sua spedizione, guidata da un Tuareg a cui il giovane Schmitt si legherà di profonda amicizia, attraversa il Sahara fino ai piedi del massiccio dell’ Hoggar. Qui l’autore perde le tracce del resto del suo gruppo e si smarrisce nell’immensità del deserto: caldo soffocante di giorno, freddo siderale di notte. Quando disperato crede di aver perso ogni speranza di ritrovare i suoi amici e si prepara a morire, una forza misteriosa lo avvolge, lo rassicura e lo illumina. Questa notte di fuoco (come il filosofo Pascal chiamava la sua notte mistica) lo cambierà per sempre. Cosa è successo? Cosa ha vissuto? Cosa fare di un’irruzione così brutale e sorprendente per un giovane formato in un credo razionalista? In questo racconto autobiografico in cui avventura e viaggio interiore si mescolano, Schmitt scopre tutta la sua intimità spirituale e sentimentale, ricordando come la sua vita di scrittore e di uomo sia stata poi segnata e indirizzata da quel quasi miracolo.


COPPERTOMBA18 FEBBRAIO Un funerale solitario. Si parte così in “Per una tomba senza nome” di Juan C. Onetti, edito da Sur al prezzo di 14,00 euro. Con “Per una tomba senza nome” continua la saga di Santa Maria, il luogo mitico e immaginario creato da Onetti. La voce narrante è quella di Diaz Grey, il medico locale, che tutto osserva e racconta. Jorge Malabia, unico partecipante a un misero funerale, riferisce a Grey la storia di Rita. Rita, la donna che ha fatto seppellire, viveva in simbiosi con il suo inseparabile capro. La sua vita era fatta di raggiri, trucchi per ottenere infinite elemosine, squallide frequentazioni maschili. Quando finalmente la vicenda sembra chiarirsi, Jorge pone in dubbio la veridicità della storia che lui stesso ha raccontato. Rita è davvero Rita o tutt’altra persona? La narrazione ricomincia, non si sa più a quale versione credere e viene il dubbio che forse sia impossibile conoscere una verità univoca. Ma questo dubbio ha tutto il fascino di una scrittura avvolgente.


COPFAMIGLIAPERLMUTTER17 FEBBRAIO Con gli occhi dei perdenti. Con questa ottica si dipana “La famiglia Perlmutter” il romanzo scritto a due mani da Panait Istrati e Josué Jéhouda. Lo ha edito Elliot, nella collana “Raggi”, al prezzo di 14,50 euro. Siamo nel 1906. Sotir, marinaio di un piroscafo che segue la rotta tra la Romania e l’Egitto, torna a Costanza, principale porto romeno sul Mar Nero, e decide di andare a trovare la famiglia ebrea dei Perlmutter per recare notizie dei loro figli espatriati ad Alessandria. Nella Romania del primo Novecento, da poco indipendente, soffia il vento rabbioso di uno spirito nazionalista nemico delle minoranze e istigatore di violente azioni antisemite. Molti romeni di etnie diverse decidono così di espatriare in Egitto, dove vengono accolti con la stessa indifferenza ebrei, zingari, disertori. La narrazione di Sotir ricostruisce non solo le vite dei Perlmutter, ma le vicissitudini di un’intera epoca vista dalla prospettiva dei più ostinati e fieri tra i “perdenti”. È un romanzo storico, colorato e picaresco, che racconta un’umanità coraggiosa e oltraggiata che va, senza rendersene troppo conto, verso il conflitto mondiale.


COPPROVVIDENZA15 FEBBRAIO Credete alla Provvidenza? Si o no, potreste credere a “La provvidenza rossa” di Lodovico Festa? Lo ha pubblicato Sellerio, nella collana “La memoria”, al prezzo di 15,00 euro. Un magnifico viaggio nella vita quotidiana del PCI ambrosiano degli anni Settanta: una burocrazia di partito articolata nel territorio che riesce a organizzare e controllare tutto e tutti, distretti, settori produttivi, sindacato, con una divertente meticolosità spinta fino ad avere responsabili delle prostitute, dei becchini e persino del settore della moda. 1977. Bruna Calchi viene trovata assassinata nel suo chiosco di fioraia nei pressi del cimitero monumentale di Milano. Il Partito comunista italiano vive il momento di massima espansione elettorale e di potere nel pieno della solidarietà nazionale mentre l’Italia è attraversata dal terrorismo brigatista. La Calchi è una militante del PCI, iscritta alla sezione Sempione, è attiva, polemica e battagliera; che si tratti di un omicidio politico? Le indagini dell’ispettore Modena, un poliziotto democratico e con simpatie a sinistra, si avviano caute, siamo in anni caldi e bisogna evitare facili semplificazioni; altrettanto cauta e ben più segreta parte quella del Partito, affidata al presidente della commissione probiviri Dondi e al suo vice Cavenaghi. Niente deve rimanere inesplorato: la vita privata di Bruna, che era bella e corteggiata, viene passata al setaccio, così come la sua abitazione dove fra i libri viene scoperto un consistente libretto al portatore. Quando viene fuori che l’arma del delitto è un vecchio Machinen pistol di fabbricazione tedesca i probiviri si allarmano, perché l’arma potrebbe far parte di una partita di mitra dell’ultima guerra poi tenuta nascosta dai partigiani proprio nella cantina della sezione. A quel punto si affrettano a occultare il tutto, a cambiare sede alla sezione per prevenire scoperte da parte della polizia che potrebbero compromettere l’affidabilità democratica comunista e, grazie alla presenza capillare del partito in città, riescono ad anticipare ogni mossa della polizia. A cerchi concentrici, come la città di Milano, l’indagine si allarga sempre di più, le piste battute sono tante e anche se cadono una dopo l’altra consentono agli investigatori di conoscere una galleria di fantastici personaggi, dall’oscuro militante al piccolo opportunista, dall’intellettuale di potere alle massime cariche, al funzionario zelante. E se li fa conoscere agli investigatori, li farà conoscere pure a lettrici e lettori.


COPRE14 FEBBRAIO Il mostro è normale? Va oltre cento anni indietro, per porsi questa domanda, Jean Giono con “Un re senza distrazioni”. Lo ha edito Guanda, nella collana “Narratori della fenice”, al prezzo di 18,00 euro. È il 1843. La sparizione improvvisa di due persone a distanza di tempo sconvolge la quiete di un paesino sperduto fra le montagne dell’Alto Delfinato. Il capitano Langlois, ex combattente e reduce della campagna d’Algeria, viene mandato a indagare. In breve tempo scopre i cadaveri degli scomparsi e si mette sulle tracce dell’assassino. Ma è qui che comincia il vero “giallo”, il mistero che troverà soluzione soltanto nelle ultime righe del romanzo. Ed è qui che le parti si rovesciano, e oggetto dell’indagine diventa lo stesso Langlois: perché si ostina a ripetere che quell’assassino  non è un mostro? Come ha fatto, prima ancora di arrivare a incastrarlo, a comprenderlo così a fondo? In quella vicenda lontana, in quella storia di sangue che poteva sembrare destinata a offrire soltanto qualche ora di “distrazione” a noi comuni, normali lettori, c’è qualcosa che tocca, che coinvolge profondamente. È questo il punto, il senso dell’indagine: quanto è grande la distanza che separa l’essere normale dal mostro?


COPINCANTESIMO13 FEBBRAIO Fate le civette? Se sì, spesso o qualche volta, non dovreste trascurare “L’incantesimo delle civette” di Amedeo La mattina, pubblicato da e/o, nella collana “Dal mondo”, al prezzo di 15,00 euro. Nell’estate del 1967 le Civette invadono Partinico. In questo paese siciliano vive Luca, un ragazzo di quattordici anni che odia i libri, la scuola e lo studio. Le sue uniche passioni, in una realtà senza stimoli, sogni e illusioni, sono il flipper e il calcio giocato su un campo spelacchiato conteso dai Mezzocuore, giovani semiumani e malfamati guidati dal mostruoso Saverio, chiamato Maciste. Contro questi selvaggi si battono Luca e la banda dei Signorini del quartiere bene, capitanati dal carismatico e affascinante Sasà. Sembra un’estate come le altre, ma improvvisamente arriva la troupe di Damiano Damiani con un cast stellare. Ci sono Franco Nero e, soprattutto, la perla del cinema italiano, la bellissima Claudia Cardinale. Luca se ne innamora perdutamente e non riesce a staccarsene. Il volo delle Civette è una scossa ad alta tensione per Partinico: le gonne delle ragazze si accorciano, i capelli degli studenti si allungano, gli affari dei commercianti esplodono, la mafia rimane a guardare fino a quando u Signuruzzu, il vecchio boss religiosissimo e anacoreta, scopre il vero tema del film. Entra in scena Liborio, un perditempo giocatore di carte, al quale viene affidato il compito di sequestrare Franco Nero. Luca scopre il piano e sogna di sventarlo per ritardare la partenza della Cardinale con la quale ha intrecciato un rapporto tenero, intenso, pieno di pulsioni erotiche adolescenziali. Non si capisce mai bene nella storia, raccontata da Luca quarant’anni dopo, quanto ci sia sogno e quanto di realtà.


12 FEBBRAIO Chi sono gli altri? Domanda da un milione di dollari in “Boy, Snow, BirdCOPBOY È una notte d’inverno del 1953 quando Boy Novak scappa di casa lasciandosi alle spalle il padre violento di professione acchiapparatti. Da New York il caso la porta a Flax Hill, una cittadina del Massachusetts. Qui conosce Arturo Whitman, un gioielliere rimasto vedovo: è antipatia a prima vista e infatti, dopo poco, si sposano. Corollario del matrimonio è il ruolo di madre, prima vicaria e poi naturale. Ma se inizialmente il rapporto con la piccola Snow è magico, quando nasce Bird cambia tutto. Arturo e la sua famiglia nascondevano un segreto che la bambina ha svelato e Boy si trasforma, con sua sorpresa, nella crudele matrigna delle fiabe. Sono tante e diverse le donne che popolano il libro: Boy, Snow e Bird in primis, ma anche Webster, Mia, Mrs Fletcher, Julia, Olivia, Agnes, Clara. Tutte, chi frivola, chi determinata, chi burbera, chi affettuosa, nascondono in maniera piú o meno consapevole una parte non trascurabile della loro natura. E poi, ovviamente, c’è Frances. L’identità è il tema centrale del romanzo di Helen Oyeyemi. Quanto c’è di vero in quello che appare quando un abito può mascherare, un viso può mentire? Possiamo scegliere chi essere? O il passato, prima o poi, tornerà a inchiodarci? Come reagire quando si scopre che la persona che ci dorme accanto e che ci ha tenuti in braccio da piccoli non è chi diceva di essere? I cattivi sono cattivi o hanno le loro giustificazioni? Non ci sono risposte semplici. E anche la protagonista, smarrita, ammette: “Non so piú chi o cosa siano gli altri”.


COPVITAELFI11 FEBBRAIO L’incanto dell’incanto. Questo stato d’animo riempie “Vita degli elfi” di Muriel Barbery, edito da e/o, nella collana “Dal mondo”, al prezzo di 18,00 euro. Questo romanzo è molto diverso dal precedente, fortunatissimo, “L’eleganza del riccio”. È decisamente lirico, intenso nella ricerca di ciò che è in grado di incantare in un mondo che sembra aver dimenticato l’esistenza stessa dell’incanto. Ricco di personaggi indimenticabili,”Vita degli elfi” è una meditazione poetica sull’arte, la natura, i sogni e il ruolo dell’immaginazione. Maria vive in uno sperduto villaggio in Borgogna, dove scopre di avere il dono di saper comunicare con la natura. Centinaia di chilometri più lontano, in Italia, Clara scopre di possedere uno sbalorditivo genio musicale e viene spedita dalla campagna a Roma per sviluppare queste sue portentose abilità. Vita degli elfi racconta la storia di due ragazzine in contatto con mondi magici e forze maligne grazie ai loro straordinari talenti. Se, a dispetto di tutti gli ostacoli, riusciranno a unire i loro destini, questo incontro potrebbe cambiare il corso delle loro storie.


COPPERTUTTI10 FEBBRAIO La cultura come più vi piace. Scegliete voi quale cultura preferite con l’ultimo saggio di Zygmunt Bauman “Per tutti i gusti. La cultura nell’età dei consumi”, edito da Laterza, nella collana “I Robinson. Letture”, al prezzo di 14,00 euro. La parola all’editore per presentare il libro. La funzione della cultura non è di soddisfare bisogni esistenti ma di crearne di nuovi pur mantenendo allo stesso tempo bisogni già radicati o permanentemente insoddisfatti. La cultura oggi è assimilabile a un reparto di un grande magazzino di cui fanno esperienza persone trasformate in consumatori. È fatta di offerte, non di divieti; di proposte, non di norme. È impegnata ad apparecchiare tentazioni e ad allestire attrazione, ad allettare e sedurre, non a dare regolazioni normative. Si può dire che, nell’epoca liquido-moderna, la cultura sia plasmata per adeguarsi alla libertà individuale di scelta e alla responsabilità individuale nei confronti di tale scelta. Inoltre si può dire che la sua funzione sia quella di garantire che la scelta debba essere e sempre rimanga una necessità e un dovere inderogabile di vita, mentre la responsabilità della scelta e le sue conseguenze restano là dove la condizione umana liquido-moderna le ha poste: ovvero sulle spalle dell’individuo, adesso chiamato al ruolo di amministratore capo della “politica della vita” e suo unico funzionario.


COPSABBIE9 FEBBRAIO Raffinata e sofisticata. Lei è Sybille Bedford, autrice di “Sabbie mobili”, edito da Neri Pozza, nella collana “Le Grandi Scrittrici”, al prezzo di 16,50 euro. Apparsa per la prima volta nel giugno del 2005, qualche mese prima che Sybille Bedford concludesse una lunga esistenza, “Sabbie mobili” è molto più che la semplice l’autobiografìa della donna che Bruce Chatwin citava come “una delle più brillanti esponenti della prosa inglese moderna”. È non solo il racconto di un secolo in cui “tutte le vite si spezzarono in due” ma pure dell’arte della scrittura. La Bedford nacque in Germania da Maximilien von Schoenebeck, il “beau Max” superstite del mondo scomparso nell’apocalisse della Grande guerra, il barone che nella sua residenza estiva teneva una coppia di scimpanzé, e da una madre ebrea molto più giovane del suo consorte. Una serie di circostanze (la morte prematura del padre, la fuga ancora più prematura della madre in Italia) costrinsero Sybille, detta Billi, a lasciare presto la Germania, alla volta prima dell’Italia presso la madre e poi dell’Inghilterra. Erano gli anni di Weimar e della Società delle Nazioni. Anni cominciati con grandi speranze e proseguiti con crack finanziari e paure sotterranee che si fecero presto palesi con l’avvento del fascismo e, nel 1933, delle camicie brune. Billi divenne subito consapevole del suo destino: essere una rifugiata, una sopravvissuta cui era toccata la sorte propria di ogni illustre espatriato negli anni tra le due guerre. Vivere in quella che era il Sud della Francia e avere per compagnia Aldous Huxley, Thomas Mann, Bertolt Brecht…


COPVITESEGRETE7 FEBBRAIO L’ultimo romantico. Non è il verso di una canzone zuccherosa ma il protagonista di “Le vite segrete di Lawrence D’Arabia” di Phillip Knightley e Colin Simpson. Lo ha pubblicato Odoya, nella collana “Odoya library”, al prezzo di 22,00 euro. Le imprese di Lawrence d’Arabia, ultimo eroe di stampo romantico, hanno colpito la fantasia di diverse generazioni; perfino Churchill, Bernard Shaw e Lady Astor, per non citare che alcuni dei grandi nomi fra i suoi contemporanei, subirono il suo ascendente. Eppure, pochi conoscono i risvolti segreti della personalità di quest’uomo molto speciale. Ne scrivono due giornalisti inglesi. Mesi di lavoro e l’accesso a documenti segreti hanno consentito agli autori di dimostrare che Lawrence, considerato per tanto tempo il paladino dell’indipendenza araba, agiva con l’intento di estendere in Medio Oriente l’influenza dell’Impero britannico, e faceva leva sul desiderio di libertà dei popoli arabi per affrettare la “sconfitta e lo sgretolamento dell’Impero Ottomano”. Ma la vita di Lawrence non si risolve nelle vicende arabe, e a buon diritto Knightley e Simpson l’hanno divisa in quatto periodi distinti, in ciascuno dei quali si inserisce un personaggio la cui influenza sulle azioni di Lawrence è stata determinante: Hogarth, il mentore che lo ebbe come allievo; l’enigmatica e misteriosa figura di S. A. a cui dedicò “I sette pilastri della saggezza”; John Bruce, strumento di espiazione masochistica; Charlotte Shaw, amica e vice-madre. Ne vien fuori un Lawrence inaspettato e amaro; un uomo che, sopraffatto dal senso di fallimento e di colpa che lo afflisse dopo la fine della guerra, cercò un’espiazione. Quasi il totale annientamento della sua personalità.


COPFRUTTI6 FEBBRAIO Alberi come figli. Questo sente il protagonista di “I frutti del vento”, romanzo di Tracy Chevalier, pubblicato da Neri Pozza, nella collana “I narratori delle tavole”, al prezzo di 17,00 euro. Nella prima metà del XIX secolo James e Sadie Goodenough giungono nella Palude Nera dell’Ohio dopo aver abbandonato la fattoria dei Goodenough nel Connecticut. La legge dell’Ohio prevede che un colono possa fare sua la terra se riesce a piantarvi un frutteto di almeno cinquanta alberi. Una sfida irresistibile per James Goodenough che ama gli alberi più di ogni altra cosa, poiché gli alberi durano e tutte le altre creature invece attraversano il mondo e se ne vanno in fretta. In quella terra, dove gli acquitrini si alternano alla selva più fitta, James pianta e cura con dedizione i suoi meli. Un frutteto che diventa la sua ossessione; la prova, ai suoi occhi, che la natura selvaggia della terra, con il suo groviglio di boschi e pantani, si può domare. La malaria si porta via cinque dei dieci figli dei Goodenough, ma James non piange, scava la fossa e li seppellisce. Si fa invece cupo e silenzioso quando deve buttare giù un albero. Finché, un giorno, la natura selvaggia non della terra, ma della moglie di James, Sadie, esplode e segna irrimediabilmente il destino dei Goodenough nella Palude Nera.


COPSTORIAREPUBBLICA5 FEBBRAIO Disagio per il presente? Documentazione possibile con “Storia della Repubblica. L’Italia dalla Liberazione a oggi”, l’ultimo saggio di Guido Crainz. Lo ha pubblicato Donzelli, nella collana “Saggi”, al prezzo di 27,00 euro. Settant’anni di storia: un percorso intenso e tormentato, intriso di speranze e di delusioni, di traumi profondi e di mutamenti inavvertiti. Un percorso cui attingere più che mai, questo è il senso del libro, nei disorientamenti dell’oggi. Nel disagio per il nostro presente. Nell’incombere di scenari internazionali che alimentano le inquietudini del nuovo millennio. Quanto siamo cambiati nei settant’anni della Repubblica? Come sono entrati in rotta di collisione i modi diversi di essere italiani? Come si è passati dalla società sofferente e vitale del dopoguerra, capace di risollevarsi dalle macerie di un regime e dalle devastazioni di un conflitto mondiale (e protagonista poi di uno sviluppo straordinario), all’Italia spaesata di oggi? In un unico sguardo tutte le stagioni della nostra vicenda repubblicana, nel succedersi di scenari sociali e politici, culture, generazioni: il dopoguerra, intenso e tormentato; le trasformazioni, le speranze e le disillusioni del “miracolo economico”; le tensioni e gli umori degli anni settanta, non riducibili al dilagare di conflitti e terrorismi; la grande mutazione degli anni ottanta, vera origine dei processi successivi. Sino agli ultimi vent’anni: la bufera di Tangentopoli, il crollo del precedente “sistema dei partiti” e la lunga stagione di Berlusconi, con corposi segni di un più generale declino civile; l’urgenza e al tempo stesso l’estrema difficoltà di invertire la deriva.


COPUOMOFUTURO4 FEBBRAIO Don Milani ci sfida ancora. La sfida di Don Lorenzo Milani si esprime ancora una volta nell’ultimo libro di Eraldo Affinati “L’uomo del futuro. Sulle strade di don Lorenzo Milani”, edito da Mondadori, nella collana “Scrittori italiani e stranieri”, al prezzo di 18,00 euro. A quasi cinquant’anni dalla sua scomparsa don Lorenzo Milani non smette di interrogarci. Eraldo Affinati riflette sulla di lui sfida esistenziale, ancora aperta e incompiuta, ripercorrendo le strade della sua avventura breve e fulminante: Firenze, dove nacque da una ricca e colta famiglia con madre di origine ebraica, frequentò il seminario e morì fra le braccia dei suoi scolari; Milano, luogo della formazione e della fallita vocazione pittorica; Montespertoli, sullo sfondo della Gigliola, la prestigiosa villa padronale; Castiglioncello, sede delle mitiche vacanze estive; San Donato di Calenzano, che vide il giovane viceparroco in azione nella prima scuola popolare da lui fondata; Barbiana, “penitenziario ecclesiastico”, in uno sperduto borgo dell’Appennino toscano, incredibile teatro della sua rivoluzione. Ma in questo libro, frutto di indagini e perlustrazioni molto sentite non si legge solo della storia dell’uomo con le testimonianze di chi lo frequentò. Affinati ha cercato l’eredità spirituale di don Lorenzo nelle contrade del pianeta dove alcuni educatori isolati, insieme ai loro alunni, senza sapere chi egli fosse, lo “evocano” ogni giorno: dai maestri di villaggio, che fanno da argine allo sfacelo dell’istruzione africana, ai teppisti berlinesi, frantumi della storia europea; dagli adolescenti arabi, frenetici e istintivi, agli italiani di Ellis Island, quando gli immigrati eravamo noi; dalle suore di Pechino e Benares, pronte ad accogliere i più sfortunati, ai piccoli rapinatori messicani, ai renitenti alla leva russi, ai ragazzi di Hiroshima, fino ai preti romani, che sembrano aver dimenticato, per lo meno alcuni di loro, la lezione di rigore lasciata dal priore-maestro.


COPNERO3 FEBBRAIO Tutti i coloro del nero. Sono esposti nel saggio di Michel Pastoreau “Nero. Storia di un colore”, ristampato dopo anni da Ponte alle Grazie, nella collana “Saggi”, al prezzo di 14,00 euro. Non Per secoli, nella storia dell’Occidente, il nero è stato considerato un colore come qualsiasi altro. All’inizio dell’epoca moderna, grazie all’invenzione della stampa e alla diffusione dell’incisione e della riforma protestante, si è addirittura guadagnato uno statuto particolare, accanto al suo antipode, il bianco. Qualche decennio più tardi, però, la scoperta dello spettro cromatico da parte di Newton ha introdotto una nuova gerarchia dei colori, dalla quale erano esclusi sia l’uno sia l’altro. Giunti infine al XX secolo, grazie all’arte prima, al costume e infine alla scienza, il nero ha riconquistato finalmente il suo status originario. Alla lunga e affascinante storia del nero nelle società europee è dedicato il saggio di Pastoureau, che mette l’accento sia sulle pratiche sociali legate al colore (linguaggio, tintura, abbigliamento, emblemi), sia sui suoi aspetti propriamente artistici. Un’attenzione particolare è riservata alla simbologia ambivalente del nero, che può essere considerato in modo positivo (fertilità, umiltà, dignità, autorità) o negativo (tristezza, lutto, peccato, inferno, morte). E poiché non è possibile parlare di un colore isolandolo dagli altri, questa storia culturale del nero è anche, in parte, quella del bianco, del grigio, del marrone, del viola e anche del blu.


COPLIBROSNOB2 FEBBRAIO Non nascondetelo. Lo siete o vi piacerebbe esserlo? Snob. Non manchi allora nella vostra biblioteca “Il libro degli snob” del Duca di Bedford redatto in collaborazione con Georges Mikes. Lo ha ripubblicato Elliot, nella collana “Antitodi”, al prezzo di 12,50 euro. Erede di una delle più antiche ed eccentriche famiglie inglesi, il tredicesimo duca di Bedford ha potuto osservare tra le mura domestiche vizi e virtù degli aristocratici d’Inghilterra. Nessuno meglio di lui poteva quindi compilare questa dettagliata e utile guida per ogni aspirante snob: un imperdibile compendio dello snobismo contemporaneo e internazionale. Una scrupolosa raccolta dei dati più attuali su quel mondo, basata sulla sua esperienza diretta e sui numerosi e divertenti aneddoti di famiglia. Il duca rivela ai lettori i segreti per aprirsi un varco tra le più alte sfere della società: come nominare le persone con la giusta intonazione, come diventare intimi di gente che non ne vuole sapere niente di te, come cenare a sbafo e guadagnarsi, cosa assai più rilevante, il favore dei domestici e, soprattutto, come sistemarsi sul mercato matrimoniale…


COPPICCOLICOMBATTENTI31 GENNAIO In guerra già da bambini. Questa è la storia di “Piccoli combattentidi Raquel Robles, edito da Guanda, nella collana “Narratori della Fenice”, al prezzo di 15,00 euro. Consapevole come una adulta, una bambina di dodici anni racconta la tenera storia, di come lei e il suo fratello minore si sono trovati loro malgrado a vivere come due piccoli combattenti. Nell’Argentina degli anni Settanta, all’inizio della dittatura, i loro genitori e militanti montoneros sono spariti misteriosamente, una notte, “portati via” in una battaglia silenziosa in cui non si è sentito risuonare neppure un colpo. Vanno a vivere con gli zii e le due nonne che litigano senza sosta. Una straparla, mentre l’altra non fa che piangere guardando fuori dalla finestra. I bambini sanno che adesso il loro compito è quello di organizzarsi, di elaborare una strategia per prepararsi all’attacco del Nemico. Con astuzia e con grande senso di responsabilità, affinano l’arte di dissimulare e camuffarsi, in attesa del ritorno dei genitori o del momento opportuno per fare la Rivoluzione. Nel duro cammino che li porterà a confrontarsi con “il Peggio”, si aggrappano all’affetto che li lega e agli ideali in cui sono stati cresciuti, per scoprire insieme che tutte le storie hanno diritto a un lieto fine. Raquel Robles fa diventare letteratura un’esperienza vissuta, raccontando la quotidianità ai tempi tragici della dittatura militare con la voce di una bambina, ingenua ma saggia. A volte addirittura ironica.


COPRANCURA30 GENNAIO Rancura di figli, rancura di padri. Si incontra da subito questo sentimento nel romanzo di Romano Luperini “La rancura”, edito da Mondadori, nella collana “Scrittori italiani e stranieri”, al prezzo di 20,00 euro. Rancura. Parola rocciosa e ruvida è usata da Montale per descrivere il sentimento che ogni figlio prova, in forme diverse, nei confronti del padre, per misurarsi con lui, per comprenderlo, per raccoglierne l’eredità. È in questa prospettiva umana, lungo quasi un secolo di storia italiana, dal fascismo a oggi, che tre generazioni di padri e di figli attraversano le pagine del romanzo di Romano Luperini. Tre protagonisti. Il padre è Luigi Lupi, maestro elementare e figlio di contadini, che dopo l’8 settembre combatte in Istria alla guida di una formazione partigiana, vivendo i giorni più puliti ed eroici della propria esistenza, in una zona di confine segnata dapprima dai crimini di guerra dei generali italiani e poi dall’odio verso gli italiani e dalle foibe. Il figlio è Valerio, docente universitario e militante comunista che partecipa al Sessantotto e al tentativo di creare in Italia un partito rivoluzionario negli anni di piombo. Il figlio del figlio, Marcello, è un quarantenne che da Londra torna in Italia negli anni di Berlusconi e del “Grande fratello” per vendere la casa paterna nella campagna toscana. In questa casa trova un diario del padre e, in esso, emozioni, fragilità e desideri insospettabili. In questo romanzo i figli tracce impreviste dei genitori (foto, appunti, lettere, diari, somiglianze fisiche) che provocano in loro reazioni di sfida, di ammirazione, di nostalgia o di odio, ma comunque un impulso a meglio conoscerli. Perché, per quanto incolmabili siano le distanze e forti i segni di disillusione e disimpegno che marcano il mondo presente, a resistere nel passaggio delle generazioni è la volontà di comprendere, di cercare un qualche senso della vita, di raccontare la propria versione dei fatti. È quanto Romano Luperini fa in questa sorta di “romanzo-bilancio”, molto ambientato in paesaggi toscani, marcato  dalle contraddizioni e dal disincanto. Disincanto che somiglia molto al rancore.


COPRIVOLUZIONEFRANCESE29 GENNAIO Un’altra rivoluzione tradita. Deve essere una specie di “conditio sine qua non”. Un esempio calzante viene dato dal poderoso saggio di Jonathan Israel “La Rivoluzione francese. Una storia intellettuale dai Diritti dell’uomo a Robespierre”, edita da Einaudi, nella collana “La biblioteca”, al prezzo di 42,00 euro. Per molto tempo gli storici hanno dato per scontato ciò che era evidente ai testimoni dell’epoca: che la rivoluzione francese fu causata dalle idee radicali dell’Illuminismo. Negli ultimi decenni gli studiosi hanno invece cominciato a sostenere che la rivoluzione venne portata avanti dalle forze sociali, dalla politica, dall’economia o dalla cultura; da quasi tutto insomma, escludendo però i concetti astratti di libertà e uguaglianza. In questo libro, uno dei maggiori storici dell’età dell’Illuminismo restituisce alla storia intellettuale della Rivoluzione la sua legittima centralità. Attingendo copiosamente a fonti di prima mano, Jonathan Israel ricostruisce il gigantesco dibattito intellettuale che produsse e accompagnò le varie fasi della Rivoluzione francese, dimostrando come tali idee divisero i capi rivoluzionari in blocchi ideologici violentemente opposti, e come questi conflitti sfociarono infine nel terrore. Nella rivoluzione culminarono gli ideali di emancipazione e di democrazia dell’Illuminismo; se poi le cose andarono non come ci si aspettava forse si può parlare di idee tradite.


COPSCALA28 GENNAIO Una lettura vertiginosa. È quella a cui prepararsi se si intraprende “La scala di ferro”, ultimo romanzo di Georges Simenon, edito da Adelphi, nella collana “Biblioteca Adelphi”, al prezzo di 18,00 euro. Tutto era cominciato (ma quando, esattamente? Lui stesso non riusciva a ricordarsene) con una improvvisa sensazione di vertigine, accompagnata da “un intenso e molesto calore alla gola”. Poi, in seguito al ripetersi delle crisi, aveva consultato vari medici, l’ultimo dei quali gli aveva consigliato di prendere nota di che cosa aveva fatto, e mangiato, prima di ogni crisi. In quegli appunti, buttati giù su un foglietto che nascondeva tra le pagine di un libro, aveva deciso di annotare anche altro: quello che sua moglie, a differenza di lui, non aveva mangiato. E, dall’appartamento collegato attraverso una scala a chiocciola con la cartoleria di cui sua moglie era la “padrona”, aveva cominciato a spiarla, ad ascoltare le sue telefonate, a cercare delle prove. A volte quasi si vergognava di rimuginare quei vaghi sospetti: si amavano da così tanto tempo, loro due! Altre volte, invece, gli veniva voglia di “afferrarla per le spalle” e, guardandola negli occhi “come si guardavano quando si stringevano appassionatamente l’uno all’altro”, dirle: “Ho vissuto qui, con te, per quindici anni. Abbiamo fatto di tutto perché i nostri due corpi fossero un corpo solo, perché la tua saliva fosse la mia, perché il tuo odore e il mio odore fossero il nostro odore. Ci siamo accaniti a far sì che il nostro letto diventasse il nostro universo… Dimmi la verità”. Ma sarebbe mai riuscito a formulare quella preghiera?


COPINCIDENTE27 GENNAIO Parigi di notte. È quella che racconta Patrick Modiano in “Incidente notturno”, edito da Einaudi, nella collana “Supercoralli”, al prezzo di 17,50 euro. Parigi. Durante una notte di foschia un giovane viene investito da un’auto e si ritrova in ospedale insieme alla donna che era al volante, anche lei leggermente ferita, e a un uomo bruno robusto dall’aria losca che, dopo avergli consegnato una busta, si allontana. Una volta dimesso, nonostante la gamba dolorante e la mente ancora un po’ confusa, il ragazzo decide di ritrovare la Fiat verde acqua e la ragazza dell’incidente, di cui conosce solo il nome, Jacqueline Beausergent. Un incidente piuttosto banale apre cosí un canale misterioso con il passato e dà vita a una serie di domande: chi è Jacqueline? Si tratta forse della stessa donna che lo aveva accompagnato da bambino in ospedale, quando aveva avuto un incidente simile uscendo da scuola? E cosa vuole da lui quell’uomo dall’aria losca? Ma prima di tutto il ragazzo conduce un’inchiesta su se stesso: nulla sappiamo di lui, neppure il suo nome di battesimo. Il suo ritratto prende forma partendo da una scarpa troppo stretta, persa durante l’incidente, da un vecchio giaccone sporco di sangue e da un passaporto con una data di nascita falsificata per diventare maggiorenne prima del tempo. In una Parigi misteriosa e notturna, fra i caffè del centro e una periferia in rovina, il giovane va alla ricerca del padre, un padre che già una volta lo ha abbandonato e che di nuovo scompare nel silenzio e nella nebbia.