Libreria Bene Comune

LOGOLBC250%Nel settembre 2014, stimolati anche da una scherzosa lettera di “protesta” inviata a Michele Serra e dallo stesso molto amichevolmente pubblicata con conseguente simpatica risposta, abbiamo lanciato un’iniziativa fra lettrici e lettori a sostegno delle librerie “indipendenti”.
Alla campagna abbiamo dato il nome di “Libreria bene comune”.
Abbiamo messo su carta le nostre idee in un “manifesto”, tradotte le nostre proposte in tre distinte petizioni (inviate al Presidente della Regione Toscana, al Sindaco del Comune di Firenze, al Presidente del Quartiere 1 di Firenze), avviato una raccolta di firme ai tre documenti. Con l’aiuto di un sacco di lettrici e lettori, che ringraziamo di cuore, abbiamo raccolto quasi 10.000 firme.
Il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, con grande sensibilità è venuto in libreria a ritirare le firme indirizzate alla Regione e a esprimere il suo impegno a prendere concretamente in carico la questione. Cosa che sta effettivamente facendo.
Il Sindaco di Firenze e il Presidente del Q1 non si sono ancora manifestati, ma non disperiamo che lo facciano. Le firme, di relativa competenza, sono gelosamente custodite, in attesa di una loro, possibile, visita.
A futura memoria e per ricordare questa bella esperienza conserviamo qui sulla pagina il manifesto e le tre petizioni.

Il manifesto

Una squadra, sommersa dai fischi, finisce il primo tempo sotto di tre goals.
Molti i motivi del disastro.
I giocatori non fanno squadra e ognuno va per conto suo.
I tifosi sono disamorati. L’allenatore fissato una tattica antiquata.
Il presidente non spende da tempo e punta a vendere per lanciare una catena di fast food. Lo sponsor piange sull’investimento fatto.
E il Comune, diamine, rimanda da anni i lavori per ristrutturare lo stadio.
Nello spogliatoio i giocatori si guardano negli occhi e si interrogano: “Che fare?”.
Tornare in campo per accelerare l’agonia o, ricordandosi di quando erano davvero forti, provare a ribaltare il risultato?

La squadra è la libreria indipendente; i giocatori sono librai/e che, di mestiere, tengono su, con fatica, questa specie di impresa.
È sotto gli occhi di tutti/e il rischio dell’estinzione, più o meno lenta, della specie.
E allora? Si sono estinti i dinosauri, potranno estinguersi pure le librerie.
E poi, diciamo la verità, la categoria ha tutti i numeri per togliersi di torno:

  • Vende un prodotto che non ha nessun appeal per 6 italiani su 10
  • Rappresenta un tessuto di micro-imprese: orrore! Già le piccole sono moribonde, figurarsi le micro
  • Compete (scusate l’iperbole) con colossi sovranazionali che hanno nella manica non un asso, ma due. Comodità e convenienza. Merce molto pregiata di questi tempi.

La razionalità mostrerebbe pollice verso. Ma, come diceva un filosofo “il cuore ha ragioni che la ragione non può capire”.
E forse non si può, così a cuor leggero, decretare la fine di un mestiere e di un luogo che hanno oltre 300 anni di storia. O sì?
Né dimenticare che il nostro Paese ha compiuto, fra contraddizioni e lutti, il più poderoso balzo in avanti mai visto sul rettilineo del progresso civile, culturale, sociale ed economico.
Mica tanti anni fa: molti/e c’erano e se lo ricordano e i più giovani ne hanno ancora fresco il racconto. E in quegli anni di emancipazione, libri e librai svolsero una funzione non secondaria.
E magari riflettere che le piccole librerie hanno tutta la potenzialità per diventare luoghi di relazione e socialità diffusa e di animazione intelligente, cose di cui oggi c’è fame.
E, per finire, domandarsi come mai, benché il mestiere di libraio sia sinonimo di francescana povertà, ancora tanti giovani sentano il fascino di questa antica professione.
E si lancerebbero, beata ingenuità, nell’impresa. Se solo sapessero come fare e come contare su un piccolo aiuto nella partenza (traduzione: start-up).
Insomma ci sono ragioni e opportunità per sostituire a un triste funerale un più allegro e vivace battesimo.

Come “Libreria dei Lettori” e associazione “Pagine & Costole” lanciamo la campagna:

Libreria Bene Comune

Con amiche e amici, già attive/i e/o pronte/i ad attivarsi, ci poniamo due obbiettivi:
Lanciare un dibattito aperto fra lettrici/ori, intellettuali, autori/ici, libraie/i, editori, per far circolare informazioni (spesso riservate ad addette/i ai lavori) e per suscitare un pensiero collettivo su come le librerie possano crescere, rigenerarsi, essere moderne, senza però perdere la propria vocazione e identità di fondo
Chiedere la concreta attenzione della Pubblica Amministrazione sull’argomento con tre distinte petizioni rivolte a:
Regione Toscana, Comune di Firenze, Presidenza del Quartiere 1 del Comune di Firenze

Invitiamo chiunque abbia il cuore il problema a manifestarsi.

Le tre petizioni

Nel 1994 c’erano in Toscana circa 350 librerie, oggi sono circa la metà.
Ma cambiare si può..

ALLA REGIONE TOSCANA CHIEDIAMO

  • Di riconoscere le “librerie indipendenti” come tema che esige uno specifico piano di intervento di sostegno e promozione, anche al di là delle tradizionali politiche culturali, se necessario avviando anche il percorso per un’apposita normativa. Partendo anche dal riconoscimento della libreria come “bene comune” ad alta valenza sociale per le nostre comunità
  • Di istituire e di aggiornare periodicamente, previa definizione dei requisiti necessari, un albo delle librerie indipendenti, che potranno essere destinatarie del piano di intervento (requisiti quali il catalogo, la forte preminenza di veri libri fra la gamma dei prodotti in vendita, lo spazio riservato all’editoria locale, l’ospitalità accordata a forme di associazionismo)
  • Di promuovere l’affidamento alle librerie, esistenti e future, di funzioni e servizi di rilievo sociale e di prossimità (per esempio di informazione turistica, di alfabetizzazione digitale, di servizio postale ecc.), con particolare riferimento ai comuni più piccoli e alle zone montane e individuando le relative possibilità di accesso anche a risorse pubbliche e a bandi comunitari
  • Di sostenere finanziariamente l’apertura di nuove librerie indipendenti, in particolare, con gli strumenti destinati all’imprenditoria giovanile, ma anche con piccoli contributi di avvio a fondo perduto e successivo accesso a forme di credito agevolato e di microcredito. Obiettivo, l’apertura di 50 piccole librerie entro i prossimi 5 anni, preferibilmente in quartieri periferici dei capoluoghi e in piccoli medi comuni dove una libreria manca
  • Di promuovere incentivi alle proprietà per la locazione di spazi commerciali a librerie con canoni sostenibili
  • Di promuovere specifici percorsi di formazione e aggiornamento professionale per una nuova generazione di librai toscani, nell’ambito della programmazione di GiovaniSì, istituendo anche una funzione di “tutoraggio” per le nuove librerie che monitori l’andamento dell’impresa e suggerisca correttivi e innovazioni
  • Di promuovere e sostenere programmi integrati di promozione della lettura e animazione socio-culturale insieme a scuole, biblioteche pubbliche, organizzazioni del terzo settore, ospedali, carceri e altre realtà socialmente significative
  • Di incentivare l’ospitalità e l’accoglienza di circoli di lettura, di programmi di animazione culturale per l’infanzia e la terza età, e di varie forme di associazionismo culturale
  • Di coinvolgere librerie indipendenti, insieme agli editori locali, in iniziative di promozione, a partire dalla presenza della Toscana a manifestazioni e fiere del libro
  • Di mettere in rete le librerie indipendenti, assieme ad altre realtà del libro toscano, dotandole di uno strumento di network e di comunicazione digitale sulle varie iniziative.
  • Di incentivare e di affidare a librerie servizi di bibliobus e di libreria itinerante

Nel 1994 c’erano a Firenze più di 60 librerie, oggi sono meno della metà.
Ma cambiare si può

AL COMUNE DI FIRENZE CHIEDIAMO

  •   Di assumere per la città di Firenze il concetto di “libreria come bene comune”, con particolare attenzione alle librerie indipendenti che ancora operano nella città.
  •  Di aprire un tavolo di discussione sull’argomento non solo, anche se soprattutto, con le libraie e i librai interessate/i, ma anche con cittadine e cittadini, associazioni, “communitas” della cultura sensibili all’argomento. Con l’obiettivo di rilanciare il ruolo e l’operatività delle librerie esistenti e di creare le migliori condizioni per la nascita di nuove.
  •  Di farsi promotore e organizzatore di una manifestazione della durata di due o tre giorni che abbia come obiettivo fornire un aiuto concreto in termini di possibilità di vendita e opportunità di comunicazione per le librerie indipendenti di Firenze e dell’area metropolitana che vorranno partecipare.
    Esisterebbe già un esempio concreto e funzionante di iniziativa analoga ed è “Portici di Carta”, che si svolge a Torino con notevole successo e che festeggia a ottobre 2014 la sua ottava edizione.  La manifestazione potrebbe svolgersi nelle belle piazze centrali della nostra città.
  •  Di prevedere nell’edizione del 2015 dell’Estate Fiorentina uno spazio specifico di presenza, vendita e comunicazione per le librerie cittadine interessate.

Nel 1994 c’erano nel centro di Firenze un sacco di librerie, oggi no.
Ma cambiare si può..

 ALLA PRESIDENZA DEL QUARTIERE 1 DI FIRENZE CHIEDIAMO

Di farsi promotore e organizzatore di una manifestazione che porti per una domenica al mese in una piazza del centro le librerie indipendenti di Firenze, con lo scopo di fornire un aiuto concreto in termini di possibilità di vendita e opportunità di comunicazione alle librerie che vorranno partecipare.

L’iniziativa avrebbe anche lo scopo di identificare nel centro di Firenze uno spazio aperto, democratico e popolare di cultura e di socialità.

Ogni libreria potrebbe invitare in piazza le/i proprie/i clienti e far diventare quella domenica un appuntamento stabile per chi ha consuetudine con i libri e per chi non ce l’ha.
Si potrebbe chiamare “LA DOMENICA DEL LETTORE”.

Esistono già esempi concreti in questo senso in varie città d’Europa.

Quello che ci sembra più vicino è stato attivato a Barcellona, nel vivace quartiere della Gracia, grazie all’intervento del sindaco del quartiere e dalla rete di librerie indipendenti che animano lo stesso.

E poi, perché no se la cosa funziona, gemellare i due quartieri e le due città.

 

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